Damiano Gallinaro e Fabio Ciaramaglia sono amici da lunga data, oltre che collaboratori della mitica Glamazonia.
Il primo, scrittore e antropologo di Roma, scrive di alcuni fumetti di Oesterheld meno conosciuti; il secondo, insegnante di inglese nelle scuole superiori a Trieste, scrive di Dragon Age.

In questi primi mesi del 2022 sono di nuovo insieme virtualmente, in questa alternanza di articoli che presentiamo ogni settimana. Ed è un bel leggere.
Oggi Damiano pone la sua attenzione su un fumetto Western di OESTERHELD e JORGE MOLITERNI.

Buona lettura

Mario Benenati
Curatore del web magazine Fumettomania

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WATAMI: LE DUE VITE DI UN CHEYENNE.
L’ARTE DI RACCONTARE IL WEST DI OESTERHELD E JORGE MOLITERNI.

di Damiano Gallinaro

Copertina Watami da: IL GRANDE WESTERN 1 – WATAMI – Editoriale Cosmo

Ancora una volta viaggiamo nel mondo del grandissimo Oesterheld, stavolta però l’attenzione come vedrete, si sposta soprattutto sul creatore grafico del protagonista di queste storie, un grandissimo disegnatore a torto poco conosciuto in Italia, ma di cui possiamo rivivere l’arte in due storie ripubblicate recentemente, Jorge Moliterni.

La prima è proprio quella di cui scriviamo “Watami” , la seconda è la serie creata insieme a Gianluigi Bonelli, Yuma Kid, o meglio la seconda reincarnazione del personaggio.
Come vedrete ci sono alcune analogie tra le due serie, seppure nella loro diversità: prima di tutto il background, il favoloso e selvaggio Ovest Americano e poi quello che oggi chiameremo il reboot delle origini dei due protagonisti.

Ma iniziamo con Watami.

Quando nei primi anni sessanta l’editoriale Yago commissiona a Oesterheld per la rivista Supermix, una storia ambientata nel “selvaggio west”, Oesterheld immediatamente pensa a Molinterni per la realizzazione della veste grafica, vista la somiglianza, almeno nelle fasi iniziali della carriera, al tratto di Hugo Pratt.

Moliterni aveva già lavorato, infatti, con Oesterheld sulle serie Ernie Pike e Sgt. Kirk orfane proprio del grande Pratt. La prima serie di Watami consta di sette episodi e appare su Supermix tra il 1962 e il 1964. Ed è un successo.

Secondo Saccomanno e Trillo che hanno curato una riedizione argentina di Watami, e sono oltre che grandi autori di fumetti, tra i più importanti critici delle historietas argentine, Moliterni realizza con Watami il suo vero capolavoro, soprattutto, aggiungerei nella seconda versione del personaggio quando diviene autore completo.

Anche Oesterheld nelle storie degli anni sessanta è davvero in stato di grazia. e ci dona un’immagine inedita e realistica del mondo indiano.

Non pensiate di trovare nelle storie di Watami, soprattutto nel primo ciclo, la realtà edulcorata o angelicata della vita quotidiana di un cheyenne. Qui non ci sono epiche, non ci sono eroi nel senso che spesso ritroviamo nel fumetti. Non c’è la linearità delle storie di Tex, dove è quasi sempre possibile comprendere chi sono i buoni e i cattivi. Non c’è neanche una lettura, tra l’altro mirabile, pro indiani che si trova nelle storie di Ken Parker.

Niente di tutto questo, Watami non è un eroe, non è una persona giusta e soprattutto è legato completamente a quelle che sono le tradizioni del popolo cheyenne, che in molti casi sanno essere crude e dure non facendo sconti neppure ai “fratelli di sangue”.

Come rileva Andrea Rivi nella postfazione del volume della Cosmo edizioni:

“Gli aneddoti raccontati in questa serie sono violenti, della violenza istintiva e naturale che guida la sopravvivenza nel bosco, nella prateria, nella montagna. L’uomo che si sposta in questi spazi, prima della dominazione bianca, che infatti non appare quasi mai, non può essere giudicato sotto l’ottica della nostra civiltà. La giustizia del nativo non è né migliore, né peggiore di quella del bianco, è diversa, è un’altra”.

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El Kuyanka da: #Moliterni - Cerca su Twitter / Twitte

Ma chi è Watami?

Nelle storie degli anni sessanta, la prima vita di Watami, conosciamo un cheyenne in fuga, con una sola missione, vendicare la morte dei suoi, un uomo ferito che non si fermerà di fronte a nulla e che è pronto a sacrificare anche i suoi amici per la sua vendetta. Un uomo solo in lotta con la natura e i suoi simili, pronto ad umiliare la squaw che ha vinto in battaglia, ma che, ironia della sorte, alla fine riuscirà a vendicarsi insieme alle altre donne rese schiave umiliando il protagonista. Un uomo spesso sconfitto ma mai domo che sarà capace di sminuire ancor di più il suo avversario, anche quando, spesso, ne condivide il sangue.

L’uomo bianco, dicevamo, non compare quasi mai, se non di straforo, quasi per caso, nella figura di quello che viene considerato da Watami una sorta di fratello di sangue (Kuyanka in lingua Cheyenne viene chiamato il legame tra la persona salvata e il salvatore), Orso Appestato, un bianco che ha rinnegato la sua razza per vivere con gli Arapaho, ma che pure Watami, con una sorta di freddo disprezzo, considera sempre inferiore storpiando il suo nome in Orso Impestato.
I due litigano, combattono tra di loro, si sfidano, e alla fine sembrano quasi diventare compagni di viaggio. E qui finisce la prima vita di Watami.

Passano gli anni e arriva la crisi del fumetto in Argentina e Moliterni si ritrova obbligato a lavorare per editori europei, realizzando alcune storie mirabili sia per il mercato italiano, per cui su testi di Mino Milani (grande scrittore italiano scomparso recentemente), NdR) da vita al personaggio di Bob Crockett, il figlio del famoso esploratore Davy Crockett, che per il mercato americano, per la DC Comics lavora, ad esempio, su una manciata di episodi di Jonah Hex.

Negli anni settanta, però, Moliterni ritorna a lavorare in Argentina, ma è anche nello stesso periodo che gli viene diagnosticato un tumore con cui dovrà combattere per il resto della sua vita.
Nonostante questo, lavora molto e riprende insieme a Oesterheld, il personaggio di Watami.

La seconda vita di Watami sembra quasi non avere legami con la prima incarnazione.

Delle dodici storie di questo nuovo arco narrativo Oesterheld riuscirà a scriverne solo quattro prima di entrare in clandestinità e finire nella triste lista dei Desaparecidos. Il tratto maggiormente politico si sente, Oesterheld è sempre più parte di quel movimento dei Montoneros che si oppone alla dittatura.

Quando il grande sceneggiatore scompare, sarà lo stesso Moliterni a completare le ultime storie come autore completo. E si tratta di storie in cui il dramma personale della malattia del disegnatore e quello umano e storico che fagocita Oesterheld emergono chiaramente.

Il Watami degli anni settanta è un personaggio meno violento, anche se ancora cupo, più umano, anche se ancora del tutto parte del suo mondo “selvaggio”. Il suo “fratello di sangue” ha, in queste storie, quasi un rapporto padre-figlio con Watami che sembra non ricordare di quando con disprezzo storpiava il suo appellativo. Come pure completamente diversa è l’origine della loro amicizia. Nella quarta storia intitolata il Kuyanka viene narrato il loro nuovo patto di sangue, e sarà proprio il personaggio di Orso Appestato a rendere più umano il racconto, soprattutto nei frangenti in cui non riesce ad accettare alcuni rituali della cultura cheyenne.

Un ruolo importante ha anche la donna che Watami ama, rivelando per la prima volta un vero trasporto emotivo, che verrà successivamente uccisa barbaramente e che apparendogli in sogno lo guida sulla strada della vendetta o della giustizia.

Nella ricerca dell’uomo che sterminato la sua famiglia, Watami si trova ad innamorarsi della figlia cieca di quest’ultimo, Kate, che decide di vivere tra i Cheyenne come una vera Squaw. Nel regolamento di conti tra Watami e il padre di Kate, Kirkpatrick, la giovane donna viene uccisa e Watami che potrebbe uccidere il padre decide si lasciarlo in vita perchè provi ogni giorno il dolore e il prezzo delle sue malvagità.

Ecco un altro aspetto da non sottovalutare.
Nelle storie degli anni sessanta, le squaw sono quasi delle schiave, sottomesse e sottoposte a chi le “vince in premio”, non hanno voce in capitolo, e sono oggetto di disprezzo.
Nelle storie degli anni settanta, anche questo cambia e la figura della donna indiana è decisamente piu’ “progressista”.

Nelle storie scritte da Moliterni, il tratto diviene sempre più cupo e cinematografico, siamo lontani dalla somiglianze con Pratt, (se proprio vogliamo cercare un termine di paragone possiamo pensare a Toppi), e la Morte stessa appare in persona a chiedere il tributo di sangue. Fino all’epifania finale.

Abbiamo parlato poco sopra dei lavori di Moliterni per alcune editrici italiane. Nei mesi scorsi è uscito un corposo volume dal titolo “Tex Presenta I due volti di Yuma Kid“, che ripropone al pubblico italiano le due “incarnazioni” del pistolero creato da Gianluigi Bonelli.

La prima incarnazione si deve alle matite di Mario Uggeri, uno dei grandi del fumetto italiano, ed è una tipica storia western che ricorda in parte le atmosfere e i clichè di Tex.
Nel 1976, però, ecco che Yuma Kid ritorna, non nelle edicole, ma nelle librerie e nelle cartolerie.
Il suo nuovo supporto è un volume brossurato di 112 pagine, in bianco e nero firmato da Giovanni Luigi Bonelli, che ho la fortuna di possedere in originale.

Il personaggio di Yuma Kid vive una storia creativa simile a quella di Watami, un primo lancio negli anni sessanta e un successivo vero e proprio reboot negli anni settanta, ed è il concentrato di tutto quello che per Gian Luigi Bonelli era il West.

Sergio Bonelli ricorda come il padre si fosse “innamorato” dello stile di questo grande disegnatore e di come lo volle con forza per lo Yuma Kid born again.
Anche in questo caso cambia il mood e anche la raffigurazione del personaggio, ogni tavola diviene quasi una sequenza cinematografica.

Chissà quanti altri capolavori grafici ci avrebbe potuto regalare Moliterni. Purtroppo il grande disegnatore muore il 18 aprile del 1979, perdendo inesorabilmente la lotta contro il cancro.
E mi piace immaginarlo come l’anziano della tribù Cheyenne che mirabilmente tratteggia in Watami, che sentendo vicina la morte decide di ritirarsi in un luogo solitario semplicemente attendendo che arrivi la pace.

Per ora è tutto, ma il viaggio nel mondo di Oesterheld e i suoi “pards” come direbbe Tex, continua.

3 – FINE

Foto del mio originale di Yuma Kid del 1976
Foto del mio originale di Yuma Kid del 1976

FOTO

  1. Copertina Watami da: IL GRANDE WESTERN 1 – WATAMI – Editoriale Cosmo
  2. El Kuyanka da: #Moliterni – Cerca su Twitter / Twitte
  3. Copertina nuova edizione di Yuma Kid Bonelli Avventura Magazine 2020 – Tex presenta i grandi Eroi di G. L. Bonelli: Yuma Kid! – Sergio Bonelli
  4. Foto del mio originale di Yuma Kid del 1976

Damiano Gallinaro Breve biografia

Antropologo è socio e ricercatore per l’Associazione Nazionale Professionale Italiana Antropologi (ANPIA). Nel 1996 si laurea in Giurisprudenza e  nel 2004 in Teorie e Pratiche dell’Antropologia. Nel 2011, dopo un percorso di ricerca di tre anni ottiene un PhD in Etnologia e Etnoantropologia presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Da sempre appassionato di fumetti ha collaborato alla rivista Glamazonia e nelle sue pause dal lavoro di ricerca antropologica si diletta nello scrivere storie che spera un giorno possano diventare fumetti. E’ sempre più convinto che da grandi poteri nascano grandi responsabilità.

Sotto trovate il link per accedere la suo nuovo sito

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NOTE EXTRA

Le puntate precedenti:

Articolo dell’8 febbraio 2022

Articolo del 25 gennaio 2022


UNIVERSO ETERNAUTA

L’Eternauta si può considerare una delle maggiori opere di letteratura disegnata di tutti i tempi, questo per una serie di motivi. Prima di tutto lo stretto legame della storia di Juan Salvo con la storia personale di Hector German Oesterheld e della sua famiglia, il dramma dei desaparecidos, e della nuova Argentina che sarebbe nata da quel terribile periodo storico.
In seconda battuta per il valore universale che la storia ha rappresentato e ancora rappresenta, come racconto della lotta degli oppressi contro gli oppressori, lotta che non sempre purtroppo porta alla vittoria finale e alla redenzione.

Ma l’Eternauta non è solo la prima opera di Oesterheld e Solano Lopez, è molto di più, è un romanzo incompiuto, una seconda parte scritta a pochi mesi dalla scomparsa di Oesterheld, il tentativo di Ongaro di continuare l’opera del grande scrittore argentino, fino alle ultime storie di Matzegui, Pol e Solano Lopez che disegnano un intero Universo Eternauta, spesso difficile da seguire anche nella stessa storia editoriale.

In tre appuntamenti cercherò di ricostruire la storia editoriale e umana dell’Universo Eternauta, cercando anche di rilevare quali sono le differenze tra le varie incarnazioni di Juan Salvo e come la figura dello stesso e dei suoi comprimari cambia nel corso degli anni al cambiare degli autori e dell’epoca di riferimento.
D. Gallinaro

Per rileggere le quattro parti di questo approfondimento critico dedicato all’universo de “L’eternauta” basta cliccare sopra le immagini di seguito:

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