E’ passato quasi un mese dall’annuncio della pubblicazione del capolavoro “Dotter of Her Father’s Eyes” di Mary&Bryan Talbot, da parte di Nicola Pesce Editore (NPE), ci sono oltre 200 persone che lo hanno già letto e tanti altri magari lo stanno ordinando in libreria e in fumetteria.
Torniamo a scrivere di questo graphic novel con una GUIDA ALLA SUA LETTURA , a cura di Cesare Giombetti.

Mario Benenati


Introduzione

L’edizione italiana di DOTTER …” , come già scritto qualche settimana fa, è un volume brossurato edito da Nicola Pesce Editore (NPE), leggermente più piccolo rispetto alla versione inglese (che è cartonata).
NPE non poteva iniziare che da questo romanzo a fumetti, la pubblicazione delle opere recenti di Bryan Talbot, che per tematiche trattate, stile grafico e scrittura sono molto diversi dalle precedenti..

Mario Benenati

Copertina dell'edizione italiana del graphic novel “Dotter of her father's eyes” (NPE, gennaio 2020)

Articolo-Guida
a “Dotter of her father’s eyes”

di Cesare Giombetti

In occasione dell’uscita in Italia per NPE del primo romanzo a fumetti di Mary Talbot, già docente universitaria che si è occupata della rilevanza sociale del linguaggio ( https://www.mary-talbot.co.uk/ ) e disegnato dal marito Bryan (che non ha bisogno di presentazioni per gli appassionati di fumetto e di cui citiamo soltanto l’opera seminale The adventures of Luther Arkwright), ho avuto l’occasione di occuparmi della consulenza linguistica del testo.

Bisogna premettere che moltissime opere letterarie creata in Gran Bretagna sono focalizzate sulla descrizione di fenomeni locali (anche quando le descrizioni stesse siano critiche nei confronti del sistema), che non sono molto noti al di fuori del Regno Unito.

In questo caso particolare gli autori sono entrambi del Lancashire, County nel quale vivo e di cui conosco credo sufficientemente le peculiarità specifiche. L’opera poi è decisamente incentrata su certe questioni sociali britanniche, ma anche in particolare del Lancashire appunto, e, soprattutto, sulle questioni di classe, fondamentali in questa nazione (o unione di nazioni), quasi ossessioni per molti.

Di seguito dunque troverete alcune delle mie note poi confluite nella traduzione e nell’edizione italiana, che spero e credo possano essere utili come guida alla lettura e come aiuto alla comprensione appunto di quelle peculiarità di cui si sa poco fuori dai confini britannici.

Pagina 10

“attorno al tavolo da tè”.
Questa è una specificità del nord dell’Inghilterra dove, per questioni di coincidenze d’orario, per “tea” si intende la cena. Dunque “at the tea table” equivale al nostro “a tavola”. La questione è sottile ovviamente perché si vede il tè, ma si vedono anche i sandwich, che possono essere dolci come la nostra merenda, ma probabilmente sono salati. In ogni caso loro non fanno le distinzioni che facciamo noi e per loro quella è la cena e si fa verso le cinque/sei. D’altronde il tavolo da caffè esiste ed è il nostro tavolino basso, ma non quello da tè, se non forse nelle famiglie altolocate. Al nord dell’Inghilterra un tavolo a parte per il tè non avrebbe senso proprio perché il tè è la cena.

Pag. 15

Stessa cosa. Qui al nord non si prepara il tè per prendere il tè coi biscottini come in certe immagini londinesi o simili. Il tè come pausa si chiama “brew”. Altrimenti “the tea is ready” significa la tipica chiamata per la cena. In questo libro questa esclamazione sarà un leit-motiv.

Pag. 16

Qui due cose, dove la seconda è effettivamente una sottigliezza. La prima forse però non lo è tanto. “Weekend holiday”. Blackpool era ed è luogo di villeggiatura proletaria. Dunque quella del fine settimana era proprio una villeggiatura. Probabilmente l’intento è far passare un concetto simile a “per due giorni di vacanza al risparmio”. La seconda cosa è veramente una sottigliezza e si può capire solo se si conosca Blackpool. In pratica dice “ho fatto il tram della passeggiata (sul lungomare)” perché il tram lì va avanti e indietro per la passeggiata/lungomare.

Sempre nella stessa pagina c’è un “job of the paying variety”, riferendosi al lavoro di mamma. Credo sia importante perché sottolinea come la donna lavori anche non pagata in casa.

Pag. 17

I “back” sono un’altra cosa fondamentale della vita nei quartieri popolari e sono i “backyard”. La scena iniziale di questa pagina è ambientata lì. Le case a schiera (“terraced houses”) hanno tutte un “back”. C’è dunque una schiera, dietro una schiera di “backs”, poi il vialetto (“backalley”) poi un’altra schiera di “back” e poi un’altra di case.

Sempre nella stessa pagina. Le “terraced” hanno infatti quasi tutte il bagno al piano di sopra.
Dunque una casa con il bagno anche al piano terra è una stranezza, oltre che un lusso e un progresso.

Pag. 34

La questione degli uomini che non sanno esprimere le emozioni è un dibattito vivo ancora oggi, proprio perché l’educazione tipica maschile di qui era basata sull’essere “unemotional” e solo recentemente si è iniziato a provare a metter in discussione questo modello.

Pag. 35

Di che diavolo parlano?

Qui abbiamo un altro problema. In italiano non c’è l’apartheid linguistico di classe che esiste in inglese, con due lingue fra loro molto distanti e confini netti fra la lingua dei poveri e quella dei colti. La famiglia della protagonista chiaramente più volte vive con tormento la difficoltà di collocazione, in quanto colti, ma tendenzialmente poveri.

Per noi l’incidente si creerebbe con una parolaccia, che invece qui sarebbe proprio impensabile in quel contesto. E l’essere rozzi/sgrammaticati non scandalizza tanto, proprio perché da noi non esiste questa separazione linguistica netta e soprattutto non ha conseguenze sociali.

Pag. 38

Questo conta poco, ma lo scrivo comunque. Oltre alla confusione fra tea e dinner e supper, qui al nord almeno c’è anche quella tra dinner e lunch, come in effetti era un tempo anche in italiano, fra colazione ecc. Dunque, nonostante in inglese dica “dinner”, si tratta di un pranzo, che è ufficialmente “lunch” se è di lavoro o simili, ma popolarmente “dinner”.

Pag. 39

Qui c’è qualcosa di peculiare britannico e anche importante per la connotazione sociale.

Qui si parla sia abilità matematiche che di “Grammar Catholic School”, comunicando così due cose importanti, ovvero che la scuola è cattolica e dunque di prestigio e grammar e dunque doppio prestigio. Non parliamo delle private (dette public…) che sono ancor più di prestigio, ma costosissime e per le élite, ma questo è il gradino inferiore diciamo, accessibile anche per i non ricchi.

E ciò spiega anche le ansie del padre. Nel Regno Unito la questione “quale scuola” conta tantissimo ed è correlata al classismo. È una delle cose fondamentali della vita di un britannico. Dunque se scegli una scuola di alto livello poi c’è l’ansia da prestazione. Anche oggi, ma tanto più allora. E soprattutto per la famiglia della Talbot che era in quella zona oscura sociale e dovevano assicurarsi che la figlia finisse (come poi accadrà) nella classe giusta. E dunque poi la figlia DOVEVA rendere a scuola per evitare fallimenti rispetto alla missione. E la valutazione è fatta soprattutto su matematica e inglese. Dunque fallire in matematica equivale a fallire più o meno tutto.

CONCLUSIONI

Si può notare come sia impossibile rendere queste importanti sfumature, benché il lavoro ottimo della traduttrice Gloria Grieco e nonostante la consulenza, perché comunque, non conoscendo gli antefatti e il peso sociale di certe questioni, anche la migliore traduzione possibile avrebbe i suoi limiti tecnici. In particolare in questo caso perché il modello anglo-sassone ha delle peculiarità note al di fuori dei confini, ma probabilmente non in maniera dettagliata. Soprattutto non sono chiare probabilmente le dinamiche e quanto centrale sia, nella vita dei britannici, per esempio, la scuola. Molto dell’impegno della vita è dato dal cercare di poter vivere vicino a una scuola di un livello alto o decente e sperare che i propri figli vi siano ammessi. È un sistema complesso e ghettizzante perché le case vicino alle scuole di qualità (o presunte tali) sono molto costose. Si crea dunque un circolo vizioso che crea classi e quartieri a comparti stagni. Le varie classi si incontrano solo di rado e comunque non si mischiano mai.

Ovviamente esistono le eccezioni e questo romanzo racconta proprio una situazione ambigua, ovvero delle persone colte che, per vari motivi, vivono nelle terraced house popolari e fanno di tutto perché i figli escano da quella situazione ambigua e di compromesso. Nel libro la protagonista parla di “twilight zone”, per descrivere la sensazione di zona crepuscolare, non più diurna, ma neanche notturna. La protagonista fatica a classificarsi, a collocarsi, in un mondo dove la collocazione sociale è uno dei fondamenti della società stessa.

Anche la scelta di studiare nell’Università non di certo di prim’ordine di Preston invece che in quelle prestigiose fu una scelta rivoluzionaria, riscattata solo poi dal Dottorato di ricerca. 

Questo perché in realtà poi chi merita non necessariamente esce dalle scuole migliori, ma la convinzione radicata è quella che tutto sia nelle mani dei genitori a partire dalla scelta della scuola elementare, all’età di quattro anni.

Il modello, infine, ha subito pochi cambiamenti negli anni e la situazione attuale non è per nulla distante da quella descritta dalla Talbot nella sua opera.

BIOGRAFIA/BIOGRAPHY

Cesare Giombetti

Laureato a Cagliari nel 2006 in Lingue e Culture europee ed extraeuropee con una tesi sul tema della diversità del supereroe nel fumetto statunitense. È stato responsabile editoriale Green Comm Services. Si occupa da anni di traduzione dall’inglese e diffusione del fumetto statunitense in Italia. Ha tradotto Bloody Mary di Ennis (2008), L’ira dello spettro di Fleisher (2008), JSA Classic 5 di Thomas (2009) per la Planeta DeAgostini, tradotto e curato le pubblicazioni Archivi del fumetto 1-2-3 (Daniele Tomasi Editore) e co-tradotto Cruel and unusual di J. Delano (2012, Green Comm Services). Si è occupato inoltre della cura editoriale di 2020 Visions di Delano (2011, Green Comm Services). Ha curato la rubrica “Seriali sul serio”, sull’uso del seriale come strumento narrativo, per la rivista Continua… (2010/11, Daniele Tomasi Editore). È stato ideatore e organizzatore della rassegna di incontri con autori e operatori del fumetto Crêpes Dessinées, che si è tenuta a Cagliari fino al 2011 raggiungendo le 5 edizioni annuali. Attualmente, nel poco tempo libero a disposizione tra un cambio pannolino e l’altro (non perché nel frattempo sia invecchiato così tanto da diventare incontinente) scrive qualche breve saggio sul fumetto per Fumettomania, per European Comics Journal, traduce libri, London Macabre di Savile e un libro di ricette e si è anche dato alla scrittura di un radiodramma, Problems , ed all’attività di agente letterario. Per Dana editore sarà  infatti pubblicato il primo romanzo di J. Delano.


NOTE EXTRA

Avevamo già scritto nel sito di questo graphic novel.

Vi riportiamo 4 link dove potrete approfondire il volume e gli Autori

https://www.fumettomaniafactory.net/2020/01/31/dotter-of-her-fathers-eyes-un-graphic-novel-intenso-e-poetico-di-mary-bryan-talbot/

https://www.fumettomaniafactory.net/2019/04/17/quindici-anni-insieme-allarte-di-mary-e-bryan-talbot/

https://www.fumettomaniafactory.net/2018/02/08/dotter-of-her-fathers-eyes-by-marybryan-talbot-speciale-le-donne-nel-fumetto/

https://www.fumettomaniafactory.net/2013/02/04/dotter-of-her-fathers-eyes-mary-m-e-bryan-talbot/

ALTRI ARTICOLI DI QUESTO WEB MAGAZINE SU Mary M. Talbot e Bryan Talbot

http://fumettomaniafactory.net/anche-fumettomania-e-contro-la-violenza-sulle-donne/

http://fumettomaniafactory.net/con-marybryan-talbot-barcellona-p-g-scopre-le-graphic-novel-i-romanzi-a-fumetti/

http://fumettomaniafactory.net/leggendo-un-romanzo-a-fumetti-ovvero-marybrayn-talbot-a-barcellona-pozzo-di-gotto-me/

https://fumettomaniafactory.net/2012/10/06/grandiville-mon-amour-di-bryan-talbot/


NOTE BIOGRAFICHE e LINK VARI

La biografia di Bryan Talbot  e quella di Mary M. TALBOT.

http://www.mary-talbot.co.uk (author’s website)

http://www.bryan-talbot.com/  (The Official Bryan Talbot fan page)

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