Seconda puntata anche per la Tesi di laurea di Cesare Giombetti.
Cesare ci guida nel primo capitolo della Dialettica della Diversità nei Fumetti di Supereroi Statunitensi fino ai primi Anni del XXI Secolo e sul confronto tra Supereroe DC e supereroe Marvel.

Mario Benenati
Curatore del web magazine Fumettomania


la prima pagina dell'originaria versione di The Superman, anno 1932
La prima pagina dell’originaria versione di The Superman, anno 1932

Tesi di Laurea:

Capitolo 1: Supereroe DC e supereroe Marvel

di Cesare Giombetti

Archetipi del supereroe DC: Superman e Batman

La DC (Detective Comics, nome successivo rispetto all’originario National Comics), nel 1938, inventò un personaggio nuovo nel mondo del fumetto, il primo supereroe: The Superman, il Superuomo (ricordiamo che, in Italia, sull’onda dell’abbandono di terminologie che potevano richiamare al fascismo, per lungo tempo, Superman venne chiamato Nembo Kid). Non parleremo diffusamente del raffronto fra Superman e l’Übermensch nietzschiano o col superuomo hitleriano, poiché in questa sede ci occupiamo di questo primo eroe solo per ragioni funzionali alla tesi, come archetipo del supereroe “tutto d’un mezzo”, il punto zero della dialettica della diversità, l’antitesi dell’eroe diverso. Ci limiteremo, per dovere di chiarezza, a far notare che Superman è esattamente l’opposto di un superuomo-evoluzione dell’uomo, autosufficiente rispetto alla divinità: Superman è una sorta di divinità di stampo giudaico-cristiano. Egli, infatti, è una sicurezza per l’umanità, non ciò a cui l’umanità può tendere.

Superman è una sorta di divinità di stampo giudaico-cristiano, nella versione di Alex Ross
Superman è una sorta di divinità di stampo giudaico-cristiano, nella versione di Alex Ross

In questo senso saranno più superuomini nietzschiani i primi eroi Marvel, uomini che diventano “super” in modi non inaccessibili, almeno teoricamente, spesso attraverso la scienza e l’ingegno. Afferma, infatti, Nietzsche nella Gaia Scienza, che l’Übermensch è caratterizzato da “una voglia e una forza di autodeterminazione” e da “una libertà della volontà in presenza delle quali uno spirito prende commiato da ogni fede e da ogni desiderio di certezza, abituato com’è a tenersi a funi e a possibilità lievi, continuando a danzare anche sull’orlo dell’abisso” (Nietzsche, Roma, 1993, p. 177).

Superman è un alieno, Kal-el, e viene dal pianeta Krypton.

Sul suo pianeta non è un superuomo, ma sulla terra sì, per questioni di gravità ecc. (non ci soffermeremo qui sulle questioni tecniche che spiegano i poteri, poiché sono state varie e contraddittorie negli anni, specie nelle serie di lunga durata, come quelle con protagonista Superman). Arriva sulla Terra perché spedito dal suo pianeta natale prima che questo andasse distrutto. Viene adottato, ancora infante, da una coppia senza figli, e cresciuto come un uomo. Diventerà poi un importante giornalista e condurrà la sua vita «civile» in maniera pressoché normale, con delle contraddizioni legate alla doppia identità, le quali non possono essere definite problemi veri e propri, anche perché Superman sembra reagirvi con una discreta dose di indifferenza pragmatica.

immagine di Kal-El spedito dal suo pianeta natale prima che questo andasse distrutto. immagine scaricata dal sito afnews.info (che si ringrazia)
Immagine di Kal-El spedito dal suo pianeta natale prima che questo andasse distrutto. immagine scaricata dal sito afnews.info (che si ringrazia)

E qui non procediamo oltre nell’esplorare il quasi infinito (il termine non è casuale perché, negli anni ‘60, la DC avrebbe complicato notevolmente il suo universo con l’introduzione di mondi paralleli, possibilità e identità alternative e simili, che, si sarebbe scoperto poi, erano degli altri mondi «realmente» esistenti, fino a non poterne venire più a capo in maniera razionale) mondo di Superman.

Ci limiteremo ad analizzare che: la testata (Action Comics), al suo esordio, fu un inaspettato successo e, dunque, il personaggio era ciò di cui il pubblico aveva bisogno; l’eroe è monolitico, senza dubbi su come operare, e nessuno discute il suo operato, se non nelle primissime storie a causa della novità del fenomeno per il pubblico rappresentato; Superman accetta, rispetta e ama l’umanità e, dato interessante per le analisi successive, la popolazione rappresentata nel fumetto reagisce come se conoscesse questi sentimenti, e non bada al fatto che, per distruggere un nemico, Superman demolisca case o automobili.

Dal terzo punto emerge un trucco narrativo, che sarà utilizzato, e lo vedremo, anche per gli eroi successivi: poiché il lettore conosce i retroscena e sa a che fine l’eroe compie quell’azione, l’opinione pubblica rappresentata nel fumetto rappresenta il lettore, pensandola come lui.

Fino al 1961, quindi, non sarà scardinato il manicheismo che separava il «buono» dal «cattivo», che diventavano, così, giudizi aprioristici e inconfutabili. Lo farà, in quell’anno, la Marvel, con i supereroi con superproblemi, e sarà la sua fortuna.

Tre vignette tratte dalle prime storie di BatMan (1939)

A onor del vero, è doveroso affermare che il tema della diversità e un accenno di relatività, erano già stati introdotti dalla DC, soprattutto, col ricco, filantropo e allo stesso tempo misantropo Bruce Wayne, noto anche come Batman, l’eroe forse più oscuro che si potesse inventare all’epoca (1939), con un occhio alla produzione horror (come succederà, poi, in maniera più esplicita, per uno tra gli eroi più tormentati: Hulk), creando, quindi, una sorta di mostro, che faceva il verso sicuramente al conte Dracula. Questa oscurità dell’uomo-pipistrello, inoltre, nasceva dallo sterminio della propria famiglia ad opera di un criminale.

È presente, quindi, in Batman, un disagio latente, a volte anche palesato, ma la socialità di fondo non è in discussione, così come non lo è, il plauso dell’opinione pubblica rappresentata, nonostante la coscienza di trovarsi di fronte ad un eroe nettamente differente rispetto a Superman, più oscuro, e, dunque, meno trasparente riguardo il suo operato.

Niente a che vedere, quindi, ancora, con gli eroi emarginati, denigrati, o, per lo meno, esposti al pubblico dubbio, prodotti dalla Marvel e di cui parleremo qui di seguito.  

Cover di Fantastic Four #3 nella quale sono messi in evidenza i nuovi (per allora) costumi
Cover di Fantastic Four #3 nella quale sono messi in evidenza i nuovi (per allora) costumi

Archetipo del supereroe Marvel: The Fantastic Four

Premettiamo che, nel proporre questo confronto fra archetipi antitetici, stiamo valutando il nuovo corso Marvel, a partire, dunque, dal 1961.

È doveroso spiegare, però, che la Marvel fu erede della casa editrice Timely (poi Atlas), che, all’epoca – anni ’30 – si occupò di supereroi. Questi eroi erano di vecchio stampo e vennero riciclati in parte in epoca Marvel (Torch, Captain America, Namor), ma presero personalità tipiche del nuovo stile. Non ci occuperemo, quindi, di questo primo periodo, che, anch’esso, meriterebbe un’analisi dedicata, magari per cercare di scoprire se, in nuce, qualcosa del tema del «diverso» fosse già presente. Passeremo, piuttosto, direttamente al nuovo corso, iniziato nel 1961 con “The Fantastic Fourn° 1.

La prima, rilevante, particolarità di questo supergruppo (questo termine starà ad indicare, da ora in poi, un’unione ufficiale, anche se disordinata – come nel caso dei Defenders – di supereroi, e non le alleanze sporadiche che spesso si presentavano in questi universi fumettistici), fu il richiamo netto, in particolare tramite le tute blu, alla fantascienza, di cui Jack Kirby, l’autore grafico, era ghiotto.

Il rimando non era più alla mitologia, mondo ormai troppo indirettamente rappresentativo dell’uomo, ma ci si spostava verso l’antropocentrismo.

Come si è accennato, infatti, gli eroi DC presentavano un richiamo frequente alle divinità (dalle ali ai piedi – o nel cappello – di Flash, all’effettiva divinità di Wonder Woman, alla pseudo-divinità di Superman). Questo primo gruppo di supereroi Marvel, invece, era formato da un gruppo di scienziati che, in viaggio verso la Luna, vengono investiti da radiazioni e assumono superpoteri: Reed Richards guadagna il potere di estendere e modificare il corpo a piacimento, Ben Grimm diventa roccioso e fortissimo, Johnny Storm una torcia umana a comando, Susan Storm, infine, invisibile. Ancora non erano maturi i tempi per l’esplicitazione del tema del «diverso» (ma lo sarebbero stati di lì a poco con Hulk), ma già si notano due elementi particolarmente pregnanti: Ben Grimm odia il suo aspetto, poiché è l’unico del gruppo ad avere costantemente l’aspetto da supereroe: riesce a fidanzarsi, non a caso, solo con una ragazza non vedente; Susan Storm è la fidanzata di Reed Richards (si sposeranno anni dopo e avranno anche un figlio) e, sicuramente, non si emancipa dalla condizione subordinata nei confronti del fidanzato (che è anche il capo) e del resto del gruppo (è l’unica, si noti, ad avere un potere difensivo), ma lo fa, comunque, rispetto al ruolo femminile classico del fumetto statunitense, ovvero quello di compagna svenevole nei confronti dell’uomo-protagonista, facendo, così, da apripista a supereroine con personalità forti, fino ad arrivare, non molti anni dopo, a Valkyrie, la prima supereroina «femminista».

Uno dei momenti topici in cui Sue Storm mostra un altro lato della sua personalità (Malice). Da Fantastic Four #281
Uno dei momenti topici in cui Sue Storm mostra un altro lato della sua personalità (Malice). Da Fantastic Four #281

Si potrebbe obiettare che, in nuce, e forse neanche troppo, Wonder Woman, benché creata dalla DC all’epoca (chiamata poi Golden Age) dei primi Superman, Batman, ecc., potrebbe essere considerata un personaggio più progredito rispetto agli altri della sua epoca nella dialettica della diversità. È sicuramente vero che Diana, alias Wonder Woman, fu, forse, il personaggio più rivoluzionario della DC fino all’avvento della Marvel, e che fu la vera apripista a proposito del tema della donna, ma è anche vero che, in Susan Storm, vi è un avanzamento dialettico poiché questa donna vive nel mondo reale e non in un mondo semi-divino, e, inoltre, è la prima compagna di un uomo ad iniziare ad essere emancipata, presentando, così, una situazione in cui il pubblico femminile poteva facilmente, e non solo idealmente, rispecchiarsi.

una vignetta con Wonder Woman (anni 40)
una vignetta con Wonder Woman (anni 40)

Fine Capitolo 1

2 – CONTINUA, fra 15 giorni


Bibliografia

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  • MEO, F. 2003 Chi sono gli X-Men, in “I classici del fumetto di Repubblica” n° 12, Roma, Gruppo Editoriale l’Espresso.
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  • MOORE, A. 1988 V for Vendetta, trad. it. in: “V for Vendetta”, supplemento a “XL”, marzo 2006, Roma, Gruppo Editoriale l’Espresso, 2006.
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  • O’ NEIL, D. (B) 1992 Green Lantern/Green Arrow n° 6, trad. it. in: “Play Book” n° 24, Nepi, Play Press, 1992.
  • RESTAINO, F.1991 Storia dell’estetica moderna, Torino, UTET.
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  • SCATASTA, L. 1992 Volo Alfa, in “Gli incredibili X-Men” n° 26, Bosco, Edizioni Star Comics.
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NOTE FINALI

Questa Tesi di laurea, riveduta e aggiornata per l’occasione, Cesare l’ha pubblicata qualche anno fa nel sito di La Zona Blu (della Luna), che si ringrazia.
Questo è il link: https://www.blue-area.net/dialettica-della-diversita a beneficio di chi volesse leggere la Tesi tutta d’un fiato senza aspettare la pubblicazione a puntate.

Logo del sito La Zona Blu (della Luna)

Qui troverete invece una edizione ulteriormente rinnovata, a beneficio di una fruizione più agevole.

Le tesi si compone di una premessa, di quattro capitoli e della Bibliografia, che pubblicheremo come indicato di seguito.

Indice

  • 1) Premessa
  • 2) Capitolo 1: Supereroe DC e supereroe Marvel
  • 3) Capitolo 2: Supereroe Marvel – (in tre parti, perché è molto lungo)
  • 4) Capitolo 3: Influenza del supereroe Marvel sul supereroe DC – (in due parti, perché è molto lungo)
  • Bibliografia (in coda ad ogni puntata)

BIOGRAFIA/BIOGRAPHY

Cesare Giombetti

Laureato a Cagliari nel 2006 in Lingue e Culture europee ed extraeuropee con una tesi sul tema della diversità del supereroe nel fumetto statunitense. È stato responsabile editoriale Green Comm Services. Si occupa da anni di traduzione dall’inglese e diffusione del fumetto statunitense in Italia. Ha tradotto Bloody Mary di Ennis (2008), L’ira dello spettro di Fleisher (2008), JSA Classic 5 di Thomas (2009) per la Planeta DeAgostini, tradotto e curato le pubblicazioni Archivi del fumetto 1-2-3 (Daniele Tomasi Editore) e co-tradotto Cruel and unusual di J. Delano (2012, Green Comm Services).

Si è occupato inoltre della cura editoriale di 2020 Visions di Delano (2011, Green Comm Services). Ha curato la rubrica “Seriali sul serio”, sull’uso del seriale come strumento narrativo, per la rivista Continua… (2010/11, Daniele Tomasi Editore). È stato ideatore e organizzatore della rassegna di incontri con autori e operatori del fumetto Crêpes Dessinées, che si è tenuta a Cagliari fino al 2011 raggiungendo le 5 edizioni annuali. Attualmente, nel poco tempo libero a disposizione tra un cambio pannolino e l’altro (non perché nel frattempo sia invecchiato così tanto da diventare incontinente) scrive qualche breve saggio sul fumetto per Fumettomania, per European Comics Journal, traduce libri, London Macabre di Savile e un libro di ricette e si è anche dato alla scrittura di un radiodramma, Problems , ed all’attività di agente letterario. Per Dana editore sarà  infatti pubblicato il primo romanzo di J. Delano.

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