vignetta tratta dal capolavoro Watchmen

di ALESSANDRO ASSIRI

Rileggere oggi Watchmen nei miei 55 anni, rileggerlo oggi nell’America di Trump ha un altro sapore, è confrontarsi con la visione di una morale, è battersi ancora per gli ideali di giustizia, è scavare ancora nella salvaguardia della diversità, ma come e in che modo il capolavoro di Alan Moore e Dave Gibbons riesce a riattualizzarsi come solo i grandi capolavori che travalicano gli anni riescono a fare?

“Specializzati in modelli obsoleti”
Le cose cambiano, ma non cambiano mai davvero, cambia il modo in cui la memoria giustifica lo sporco o tollera l’arroganza. In qualunque periodo ci si confronti con la lettura di Watchmen questo sapore, questo retrogusto da c’era una volta in America resterà sempre, perché il sogno americano è in fondo la grande nostalgia di chiunque, sono le interpretazioni che cambiano: il senso del noi possiamo col non possiamo fare altrimenti.

Watchmen esce in una data cerchiata di rosso nella memoria collettiva, quell’86 dove ogni nulla era già all’apice, dove le basi del disastro neoliberista erano già state gettate le basi del disastro è il futuro era una minaccia e non più promessa. Se facciamo una disamina onesta Watchmen allora fu una rivoluzione sì, ma una rivoluzione che tirava a campare. È troppo intelligente Moore per non sapere che ” non serve essere re sopra mucchi di cenere” ma importa solo chi è designato a fare il lurido lavoro di salvare il mondo, perché quelli che cercano di essere migliori non verranno mai ricordati. Qui è soltanto qui sta l’essenza di ogni supereroe e della cultura che li ha generati: la grande responsabilità è una bufala della major concorrente. Sorveglianti e sorvegliati diventano privi di senso quando non c’è più nulla da proteggere, quando le battaglie si confondono. È questa forma di umana debolezza che a maggior ragione oggi rende Watchmen un lavoro straordinario ancora oggi dove erigiamo muri che fraintendono il renderci sicuri con il limitare ogni libertà conquistata, oggi che questo populismo invoca uomini forti e soli al comando Watchmen stende di nuovo le basi di una critica dell’eroe senza rischiare di esaurirsi nell’elogio della vittima, Moore e Gibbons sono perfettamente consapevoli che l’epoca degli eroi è sempre in agguato e ne definiscono i limiti in quel fantastico modo che riesce a fare di un’elegia un avvertimento. Eccolo il sogno americano che si realizza e svegliandosi come un incubo prende forma ” dove tutto si aggiusta” tranne le persone” siano esse supereroi pensionati e imbolsiti o gente come noi già perduta e quotidiana compagna delle proprie miserie.

In fondo la cifra di questo capolavoro inossidabile è la potenza che annulla le differenze auspicando l’uguaglianza delle proprie paure. La solidarietà è sempre la solidarietà del timore, quella che si manifesta soltanto a catastrofe avvenuta e in Watchmen come sulla croce tutto è compiuto.


Watchmen Absolute

Alan Moore (Autore),

Dave Gibbons (Autore),

L. Rizzi (Traduttore)

Copertina rigida: 504 pagine

Editore Italiano: Lion (17 novembre 2016)

Collana: Absolute DC


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.