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Continua la panoramica sulle canzoni cantate da Eric Woolfson, negli anni 1976-1987, insieme ad Alan Parsons. Stavolta il brano scelto è Silence and I anch’esso estratto dal’album  Eye in the Sky (1982) di Alan Parsons Project.
Buona lettura ed approfondimento
Mario Benenati

La traduzione del testo in Italiano è a cura di Fernando Simoni, del sito  italiano  dedicato al mondo di Alan Parsons, che Fernando ha curato in collaborazione con David Bellotti e Luca Berrafato.
Ringrazio Fernando, David e Luca per tutto il materiale che hanno messo a disposzione  di tutti gli appassionati di Alan Parsons e di Eric Woolfson.

Silence and I

Lead vocal (Eric Woolfson)

Silence and I Io e il Silenzio
If I cried out loud over sorrows I’ve known And the secrets I’ve heard, It would ease my mind Someone sharing the load, But I won’t breathe a word.
We’re two of a kind,
Silence and I.
We need a chance to talk things over.
Two of a kind,
Silence and I.
We’ll find a way to work it out.
While the children laughed,
I was always afraid
of the smile of the clown.
So I close my eyes
Till I can’t see the light
And I hide from the sound.
We’re two of a kind.
Silence and I.
We need a chance to talk things over.
Two of a kind,
Silence and I.
We’ll find a way to work it out.
I can hear the cry
Of the leaf on a tree
As it falls to the ground.
I can hear the call
of an echoing voice
And there’s no one around.
We’re two of a kind,
Silence and I.
We need a chance to talk things over.
Two of a kind,
Silence and I.
We’ll find a way to work it out.
Se urlassi a squarciagola per dolori che ho provato e per segreti che ho ascoltato, placherebbe la mia mente qualcuno che ne condivida il peso, ma non emetterò neppure una sillaba.
Siamo della stessa natura,
io e il Silenzio.
Abbiamo bisogno di un’occasione per discutere.
Della stessa natura,
io e il Silenzio.
Troveremo un modo per risolvere il problema.
Mentre i fanciulli ridevano,
ero sempre spaventato
dal sorriso del pagliaccio.
Così chiudo gli occhi
finchè non vedrò più la luce,
nascondendomi dal suono.
Siamo della stessa natura,
io e il Silenzio.
Abbiamo bisogno di un’occasione per discutere.
Della stessa natura,
io e il Silenzio.
Troveremo un modo per risolvere il problema.
Posso udire il lamento
di una foglia di un albero
mentre cade al suolo.
Posso udire il richiamo
di una voce echeggiante
ma non vi è nessuno d’intorno.
Siamo della stessa natura,
io e il Silenzio.
Abbiamo bisogno di un’occasione per discutere.
Della stessa natura,
io e il Silenzio.
Troveremo un modo per risolvere il problema.
Foto del duo Alan Parsons e Eric Woolfson, con le copertine di alcune edizioni dell'album Eye and Sky.
Foto del duo Alan Parsons e Eric Woolfson, con le copertine di alcune edizioni dell’album Eye and Sky. Per gentile concessione Photo of the duo Alan Parsons and Eric Woolfson, with the cover of some editions of the album Eye and Sky. Courtes

Commento al brano

al brano musicale Silence and I estratto dalla pagina web dei commenti all’intero Album, a cura di Fernando Simoni, all’interno del sito italiano già citato.

Silence and I: Ecco qua un capolavoro per lo più ignoto al grande pubblico. Molti critici hanno descritto l’album “Atom Heart Mother” dei Pink Floyd come grandioso, soprattutto per via del primo brano, completamente strumentale e ricco d’orchestra, durante la bellezza di 23 minuti circa! Nessuno di questi critici, però, ha degnato di due parole la canzone “Silence and I” che, oltre ad avere una grande orchestrazione (e qui la felice mano di Andrew Powell è facilmente riconoscibile), ha anche un testo di notevole bellezza.

Già dai primi sei versi si comprende che il tema del brano è la solitudine: “If I cried out loud/ Over sorrows I’ve known/ And the secrets I’ve heard,/ It would ease my mind/ Someone sharing the load,/ But I won’t breathe a word” (“Se urlassi a squarciagola/ per i dolori che ho provato/ e per i segreti che ho ascoltato,/ placherebbe la mia anima/ qualcuno con cui condividerne il peso,/ ma non proferirò parola”). Sembra che il narratore voglia confidarsi con qualcuno, poiché il peso della solitudine è troppo gravoso; tuttavia, benchè invochi un aiuto esterno, egli si ferma, proprio mentre sta per spezzare il silenzio (“But I won’t breathe a word”).Forse, l’io narrante non riesce ad aprirsi agli altri perché la vita sociale l’ha deluso. E così, l’unico suo confidente è il Silenzio, che viene ad assumere connotati spirituali in armonia con il narratore: “We’re two of a kind,/ Silence and I./ We need a chance to talk things over (“Siamo della stessa natura,/ io e il Silenzio. Abbiamo bisogno di una possibilità per discutere”). Molto poetico è il verbo “to talk over” riferito al Silenzio. Come si può discutere con il Silenzio se questi, essendo tale, non può parlare?La seconda parte della canzone si apre con la strofa “While the children laughed/ I was always afraid/ of the smile of the clown”, strofa che si chiude con la ripetizione del ritornello, di cui abbiamo già analizzato una parte.Innanzitutto, dovremmo chiederci per quale motivo, mentre tutti i bambini ridono, egli sia spaventato del sorriso del pagliaccio. L’unica spiegazione possibile è che il pagliaccio stia ad indicare l’ipocrisia, che ha sempre un volto sorridente. Generalmente, chi non è lungimirante non riesce a smascherare gli ipocriti, e quindi può ridere per le facezie escogitate dai pagliacci-ipocriti, che cercano sempre amici creduloni da ingannare. Non si lascia invece ingannare il narratore che, dopo aver meditato con il Silenzio (che è qui personificato), si spaventa. Forse per questo egli è costretto a chiudere gli occhi (“So I close my eyes/ Till I can’t see the light”) e a rinserrarsi nel suo amico Silenzio, che lo ristora (“And I hide from the sound”).L’ultima parte della canzone si apre con i versi “I can hear the cry/ of the leaf on a tree/ As it falls to the ground”; versi, questi, d’incredibile bellezza. Forse, solo chi per molto tempo non ha parlato se non con se stesso (questo forse è il Silenzio di cui il narratore fa menzione) è in grado di udire il sommesso lamento d’una foglia morente che cade al suolo. La foglia può chiaramente simboleggiare la caducità delle cose terrene, in ispecie dell’uomo, che brama l’eternità, ma che sempre infine al suolo cadrà

I successivi tre versi (“I can hear the call/ Of an echoing voice/ And there’s no one around”: “Posso udire il richiamo/ d’una voce echeggiante,/ ma non vi è nessuno qui intorno”) sembrano far capire che, per l’autore, la possibilità di dialogo con un altro essere umano sia preclusa per sempre. Chiude la canzone il ritornello. L’insistente chitarra di Ian Bairnson, nel finale, che si staglia su tutti gli altri strumenti, ben si adatta a rappresentare il dialogo interiore dell’autore, che non ha bisogno di parlare quando interroga se stesso. Quindi, in definitiva, il Silenzio è la coscienza dell’autore.


ENGLISH VERSION

Continuous overview of songs sung by Eric Woolfson in the years 1976-1987, along with Alan Parsons.
On this occasion the chosen song is 
Silence and I also extracted dal’album Eye in the Sky (1982) by Alan Parsons Project.
Ma.Be.

Commentary on the song Silence and I

…extracted from the web page of comments to the entire album, curated by Fernando Simoni, within the Italian site (which was dedicated to Alan Parsons, in collaboration with David Bellotti and Luca  Berrafato ).
Thank you for all the material put at our disposal To all fans of Alan Parsons and Eric Woolfson.

Here is a masterpiece for the most part unknown to the general public. Many critics have described the album “Atom Heart Mother” by Pink Floyd as great, mainly because the first track, entirely instrumental and full orchestra, while the beauty of 23 minutes! None of these critics, however, has deigned to two words, the song “Silence and I” which, besides having a great orchestration (and here the happy hands of Andrew Powell is easily recognizable), also has a text of great beauty. 

Even from the first six verses we understand that the theme of the song is the solitude: “If I cried out loud / Over sorrows I’ve known / And the secrets I’ve Heard, / It Would Ease My Mind / Someone sharing the load, / But I will not breathe a word “. It seems that the narrator wants to confide in someone, because the weight of loneliness is too much, but invokes although outside help, he stops, just as he break the silence (“But I will not breathe a word“).Perhaps, the narrator can not be open to others because the social life has disappointed.And so, her only confidant is the Silence, which is to become as spiritual in harmony with the narrator: “We’re two of a kind, / Silence and I / We need a chance to talk things over . Very poetic is the verb “to talk over” referring to the silence. How can you argue with them if the Silence, as such, can not speak?The second part of the song opens with the line “While the Children Laughed / I was always afraid / Of The smile of the clown,” verse that ends with the repetition of the chorus, which we have already analyzed part.First, we should ask why, while all the kids laugh, he is scared of the clown’s smile. The only possible explanation is that the clown is to show the hypocrisy that always has a smiling face. Generally, a non-sighted can not expose the hypocrites, and then laughably contrived witticisms from the clowns-hypocrites, who always try to deceive gullible friends.It can not be fooled but the narrator who, after meditating with Silence (which is here personified), gets scared. Maybe that’s why he is forced to close their eyes (“So I close my eyes / Till I can not see the light“) and lock up his friend in silence, it refreshes (“And I hide from the sound“).The last part of the song opens with the lines “I can hear the cry / of the leaf on a tree / As it falls to the ground ‘; ways, these, of incredible beauty. Perhaps only someone who has not spoken for a long time if not by himself (this is perhaps the silence of the narrator mentions) is able to hear the soft cry of a dying leaf falls to the ground. 


The leaf can clearly symbolize the transience of earthly things, ESPECIALLY the man who desires eternity, but always eventually fall to the ground.The next three verses (“I can hear the call / Of an echoing voice / And there’s no one around“) seem to understand that , for the author, the possibility of dialogue with another human being is forever barred. He closes the song the chorus. The insistent guitar Ian Bairnson, in the final set against all other instruments, is well suited to represent the author’s inner dialogue, which does not need to talk when questioned himself. So, ultimately, the Silence is the consciousness of the author.

Traslation by Haïfa Adam

COMMENTI

29/09/2012 alle 08:35
supermario ([email protected])

Grazie per i tuoi due commenti, Fernando.
Sono io che devo ringraziare te, che mi hai dato la possibilità di far riscoprire le informazioni, le traduzioni ed i commenti su questi brani cantati da Eric Woolfson, estrapolati dal sito che tanta passione hai curato tanti anni fa. Quel sito è un tesoro da non far perdere, e sono orgoglioso di poterne riprodurre almeno una piccola parte.

29/09/2012 alle 07:16
Fernando Simoni ([email protected]=

La canzone “Silence and I” ha in parte ispirato 2 poesie scritte
da me. “Io e il Silenzio” e “Ridere”. Cito solo la seconda:
Ridere, anche quando
il tuo animo e’ curvo
come un ramo di salice piangente.
Avere la forza di rialzare il capo,
di scrutar l’orizzonte e di piangere
per una foglia che cade.

29/09/2012 alle 07:11
Fernando Simoni ([email protected])

Mi commuovo a rileggere cio’ che scrissi tanti anni fa.
Se penso a tutta la mia vita, forse è proprio la solitudine interiore
evocata in questa canzone ad essere la mia unica compagna.
Un caro saluto
Fernando Simoni

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