Tredicesimo articolo tratto dal blog Fumetti di Carta, a cura di Orlando Furioso.

Superato “lo scoglio” dei primi 10 testi da ri-pubblicare, proseguiamo più tranquilli con gli articoli di Orlando F. dai più recenti, a ritroso fino a quelli del 2000, indicando la data originale, la firma del loro autore, le immagini, ed anche eventuali commenti, se ce ne fossero.

Il testo di oggi rientra, in quegli articoli che Dario Janese chiama TEMPOSLITTA.
Sono arrivati anche in Manga e gli Anime! Non che fossero mai mancanti in questo magazine ma, indubbiamente
quest’anno appariranno spesso. Si comincia con Sailormoon che, nel 2020 compiva venticinque anni (ora sono 31)

Seguiteci e condividete le nostre progettualità anche in questo 2026.

Mario Benenati, direttore culturale del Magazine di Fumettomania Factory APS

P.S.: il sito-blog Fumetti di Carta era dedicato a Maria Grazia Perini, questa omonima sezione della ‘stanza’ SCOPRI IL FUMETTO, continua ad essere dedicata a MGP.

L’Associazione FUMETTOMANIA FACTORY – APS, che opera dal 1991 a livello nazionale – senza mai dimenticare le attività svolte nel territorio della propria sede operativa a Barcellona Pozzo di Gotto (ME), – ha come finalità la promozione, la divulgazione e la valorizzazione delle tematiche correlate al linguaggio del fumetto.
La “mission” di Fumettomania, è quella di attrarre ragazzi di tutte le età promuovendo progetti a loro dedicati, che parlino di argomenti attuali e coinvolgenti, utilizzando il fumetto, che si profila come forma d’arte autonoma che contiene in sé il codice linguistico della letteratura (le parole), le sue modalità di fruizione, ma anche la sequenzialità del cinema e l’attenzione figurativa delle arti visive tradizionali.
L’impegno dell’Associazione – a 35 anni dalla fondazione – è quello di continuare a diffondere la cultura del Fumetto, e di continuare i progetti culturali e sociali sul territorio con laboratori rivolti a giovani appassionati e alle scuole, mostre personali e collettive dedicate al fumetto, all’illustrazione e affini, presentazioni di fumetti ed incontri con gli autori.


SAILOR MOON, il mio Venticinquennale (2020)

di Orlando Furioso (articolo originario del febbraio 2020)

Prima di tutto: se siete interessat* all’argomento Sailor Moon andate in questa pagina e poi in quest’altra pagina e poi, se googlate, trovate altri venticinquemila siti/blog che ne parlano, alcuni persino in maniera intelligente.

Con l’occasione del venticinquennale parlo anch’io di Sailor Moon [d’ora in poi SM] [esatto: come certe pratiche erotiche…] perché questo cartone animato giapponese – o anime – mi ha in un certo senso cambiato la vita e se quest’affermazione può sembrare esagerata, si veda il seguito.

Ho cominciato a interessarmi di fumetti giapponesi alla fine del 1990, in concomitanza dell’uscita nelle edicole italiane della rivista antologica Zero [vedi anche QUI] edita dalla mai abbastanza rimpianta Granata Press.

una mia personale versione di Sailor... Thor?!?... (2011)
una mia personale versione di Sailor… Thor?!?… (2011)

Il mio primo anime invece risale al 1978: avevo 18 anni e tornavo a casa di corsa in bicicletta dopo l’allenamento di canottaggio per vedere l’episodio di Goldrake – Atlas Ufo Robot [QUI uno splendido articolo a tema]. 

Non ricordo se all’epoca sapessi che si trattava di un cartone animato giapponese, ma suppongo di no. Mi piacque molto, anche se non vidi mai le puntate finali (le vidi circa 40 anni dopo, ma questo è un’altro discorso). La mia iniziazione, probabilmente inconsapevole, all’animazione giapponese si fermò lì. All’epoca avevo decisamente altro da fare che non occuparmi di cartoni animati.

Ci fu quindi una sorta di grosso buco che va dal 1978/79 fino ai primi Anni 90.

In quegli anni frequentavo ancora molto casa di mia sorella, di dieci anni più grande di me, e avevo (ce l’ho tuttora, a dire la verità) una nipote di quattordici anni più giovane di me che, come la maggior parte dei bambini e delle bambine dell’epoca, si incollava al televisore ingozzandosi dei più disparati cartoni animati giapponesi che venivano trasmessi da dozzine di televisioni commerciali a ogni ora del giorno e della notte.

Sailor Moon si fa fotografare insieme a un fan (2010 forse?...)
Sailor Moon si fa fotografare insieme a un fan (2010 forse?…)

Mia nipote non era granché studiosa (a essere gentili) e, dimostrando grande sensibilità e progressismo pedagogico, mia sorella e io davamo il 90% della colpa a “quei cartoni animati giapponesi”. Capitava, mentre chiacchieravo con mia sorella, che dessi un’occhiata molto distratta al cartone giapponese di turno e – mi vergogno a dirlo – voltandomi con espressione schifata suggerivo alla madre di mia nipote di limitarne la visione alla bambina.

Anticipo subito che chiesi poi scusa per anni interi a mia nipote – che ora è una splendida donna, madre a sua volta di una splendida bambina – e, anzi, ad un certo punto cominciò lei a sfottere me per la mia mania per i cartoni giapponesi!

Dunque, la mia opinione sugli anime era, in sostanza, pessima.

Poi, come dicevo sopra, usci Zero e le cose cambiarono, anche se all’inizio cambiarono molto lentamente. 

Zero uscì poco più di un anno dopo che si era riacceso prepotentemente [è un eufemismo!] il mio interesse per i fumetti in generale, americani in particolare. Dopo qualche anno di digiuno forzato, a partire dal 1989 mi buttai su qualsiasi cosa odorasse anche solo lontanamente di fumetto, cominciai a comprare – quasi letteralmente – tutto ciò che usciva e a pensare quasi esclusivamente ai fumetti.

Va da sé che con la lettura dei primi manga, lettura che per inciso fu molto faticosa perché la narrazione giapponese è molto diversa da quella cui siamo (eravamo) abituati, portò con sé l’interesse per l’animazione giapponese. Cominciai a frequentare qualsiasi gruppo, luogo, festival, associazione in cui si proiettassero cartoni animati giapponesi

Elio e le Storie Tese: Cartoni Animati Giapponesi (1992)

Anche questa nuova attività non era scevra da fatica: la visione di Akira (1987) o di Ghost in the Shell (1995) era per me tutt’altro che impresa lineare… in pratica le prime volte non ci capivo niente. Stesso problema l’avevo con la lettura dei manga [1].

In sostanza a trent’anni compiuti stavo iniziando un percorso che le bambine e i bambini italiani cominciavano “normalmente” all’asilo, ma avanzavo molto timidamente e cercavo sempre di ammantare tutto con una patina culturale (non a caso ho citato prima le associazioni…). Quindi rassegne di film di animazione giapponese degli Anni 60 rigorosamente in lingua originale e coi sottotitoli e classici tipo L’Isola del Tesoro e simili.

Poi arriva il 1995 e cambia tutto.

Dopo aver vissuto senza televisore dal 1979 al 1993, quel fatidico pomeriggio del 1995 accendo il televisore e dopo pochi minuti di zapping càpito giusto sull’inizio della sigla della prima puntata di Sailor Moon. Quando si dice le coincidenze

Cristina D’Avena – Sailor Moon [sigla della prima stagione]

Nonostante i miei 35 anni – un’età decisamente insolita per cominciare a guardare cartoni animati “per bambini”… – rimasi così colpito da questo cartone animato da restarne quasi ossessionato per anni. Sin dalla prima puntata, che magari non brilla per intreccio e intelligenza nei dialoghi, ho avuto la sensazione che in questo anime ci fosse un qualcosa di importante, che insomma ci fosse dentro più di quel che sembrava.

S’intende che all’epoca avevo già visto qualche puntata di altri anime, anche seriali, seppur non in modo continuativo, ma nessuno mi colpì come Sailor Moon.

Non starò a fare riassunti – che come detto si possono trovare ovunque in rete, a cominciare da Wikipedia, che peraltro ne censura due componenti importanti di cui si dirà in seguito – dico solo che a mio parere la serie decolla davvero a partire dalla Terza Stagione (ma ribadisco che io l’amai subito, sin dalla prima puntata), ma i presupposti per l’incredibile e complesso affresco che porterà al cosmico finale partono e si dipanano da quella prima, ingenua puntata.

la bellissima scultura di Sailor Moon inaugurata il 22 Febbraio 2020 al MUFANT di Torino.
Sedute, alcune Guerriere Sailor e la Principessa Serenity (pic by Tiziano Scanu)
la bellissima scultura di Sailor Moon inaugurata il 22 Febbraio 2020 al MUFANT di Torino.
Sedute, alcune Guerriere Sailor e la Principessa Serenity (pic by Tiziano Scanu)

Proprio per chi non sa cosa sia Sailor Moon dirò solo che la serie è incentrata su quattro ragazzine quattordicenni che non sono (solo) ciò che sembrano, ma sono (anche) le reincarnazioni di Guerriere Cosmiche preposte al mantenimento del Bene contro i tentativi, talvolta quasi riusciti, da parte delle Forze delle Tenebre di far vincere il Male. Detto così pare banale, ma la serie è tutt’altro che banale, specialmente dalla Terza Stagione in poi: doppelganger, salti temporali, reincarnazioni, divinità cosmiche, battaglie galattiche e, finalmente, lesbiche transgender, componenti del cartone bellamente ignorate – ossia censurate – da chi ha composto la pagine Wikipedia.

Per chi negli Anni 90 non c’era o si occupava d’altro, si sappia che Sailor Moon in Italia ha scatenato non solo un merchandising selvaggio, ma anche e soprattutto censure e polemiche: celebre quella di una certa ormai-non-più-celebre psicologa che da tutti i media possibili [ah cosa non si fa per un po’ di auto-promozione!] avvertiva i genitori che lasciando vedere ai maschietti il famigerato cartone animato, li avrebbero esposti al rischio di omosessualità o quantomeno di confusione sul proprio genere

un fotogramma della prima puntata, dalla conferenza su Sailor Moon al MUFANT di Torino (22/02/2020)
un fotogramma della prima puntata, dalla conferenza su Sailor Moon al MUFANT di Torino (22/02/2020)

In effetti due delle protagoniste dell’anime sono lesbiche e nell’ultima Stagione della serie compaiono pure tre personaggi transgender. Come a dire che il sottoscritto, che dai 12 anni ai 45 circa si è nutrito di film horror, è diventato lo Squartatore di Boston. Appunto.

Dicevo più sopra che l’anime di Sailor Moon mi ha “cambiato la vita” e non è un’esagerazione perché da quella prima puntata del Febbraio 1995 ho iniziato una intensa immersione nel mondo dell’animazione giapponese: in pratica ho cercato di guardare tutte quelle serie animate (o almeno, ho cercato di vederne quante più possibile) che per questioni generazionali e di pregiudizio non avevo mai visto.

Mi inoltrai quindi in un mondo fatto di Georgie, Ken il Guerriero, Candy CandyAnna dai Capelli RossiHeidiMazinga e tutti i robottoni (non il mio genere preferito, ma me li sono goduti ugualmente), ConanE’ quasi magia Johnny, Bia e la sfida della Magia, Ransie la Strega ecc. ecc., sino ad arrivare al mio anime (e manga) preferito di sempre – ex aequo con Sailor Moon, s’intende: Maison Ikkoku.

una deliziosa t-shirt a tema Sailor Moon + Bear by Soft Horno
una deliziosa t-shirt a tema Sailor Moon + Bear by Soft Horno

Guardando tutti questi cartoni animati giapponesi, per settimane e mesi senza soluzione di continuità, mi sentii bambino. 
Nonostante, come dire, “non avessi il diritto” per questioni di età a sentirmi bambino – e vergognandomi sempre po’ di avere questa passione [2] – i cartoni animati giapponesi mi riempirono di emozioni anche molto forti (anche fortissime) e, scusate se insisto, la mia vita non fu più quella di prima.

L’interesse per i cartoni animati si portò dietro un interesse per i manga e più in generale per il Giappone e la sua cultura. Quindi libri, conferenze, desiderio di studiare il Giapponese [desiderio che la mia fottutissima pigrizia – la tragedia della mia vita! – non mi permise mai di portare avanti]. Se posso dire, un vero e proprio arricchimento della e per la mia vita.
Tutto questo alla faccia dei “cartoni animati per bambini”.
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uno dei più bei doni di matrimonio che abbia ricevuto (grazie B, grazie D)
uno dei più bei doni di matrimonio che abbia ricevuto (grazie B, grazie D)

Ma tornando alla Bellissima Guerriera Vestita alla Marinarett (questo più o meno il titolo originale dell’anime) e alle sue amiche, ci furono anche specifici valori a colpirmi positivamente; cose che contribuirono ad aumentare l’amore per questo anime. Vado a elencarne qualcuna:

1. In un gruppo di ragazze non è la più forte né la più intelligente ad avere il ruolo di leadership; 

2. i valori più grandi sono la solidarietà, l’amicizia e la difesa dei deboli;

3. quest’ultimo valore è esercitato senza ottenere nulla in cambio, tant’è vero che “il mondo”, che viene letteralmente salvato più volte dalla Guerriere Sailor, non saprà mai il debito che ha con loro. Né loro mai lo reclameranno;

4. i difetti delle Guerriere, e per traslato i difetti di qualsiasi persona, non sono un ostacolo all’amore e all’amicizia e neppure alla realizzazione dei propri desideri;

5. presenza di personaggi gay, lesbiche e transgender in un cartone “per bambini” e quindi educazione al rispetto della “diversità”.

Oltre a tutto ciò l’anime di  Sailor Moon permette anche una lettura a più livelli, come tutte le opere di un certo valore e vi consiglio di andare in questo sito per leggere un ottimo articolo di eventuali tematiche occulto/esoteriche presenti nella serie di Sailor Moon (manga compreso). 

A proposito di diversi livelli di lettura, l’anime – a parere mio e non solo mio – va visto più di una volta per poter comprendere appieno il complesso meccanismo dell’avvicendarsi di passato, presente e futuro (non necessariamente in quest’ordine…) e per addentrarsi in eventuali misteri e simboli insiti nella serie. 
Mentre bambine e bambini possono goderselo senza troppi problemi, dato che la serie è avvincente e dinamica di per se stessa e consente anche una lettura più semplice e diretta per le persone più giovani.

Altra cosa che mi ha fatto amare moltissimo questo anime è stata l’ispirazione che ha fornito al grande Joss Whedon per la creazione del mio telefilm preferito di sempre: Buffy l’Ammazzavampiri (Buffy the Vampire Slayer, o BTVS). Alcune situazioni di BTVS sono prese quasi di peso da Sailor Moon, come ad esempio la comparsa improvvisa di una sorella minore mai esistita prima che, grazie a un incantesimo, tutt* sembrano conoscere da sempre [3].

Buffy e Sailor Moon: eccole insieme, le mie due Dee preferite...
Buffy e Sailor Moon: eccole insieme, le mie due Dee preferite…

Sia Sailor Moon che BTVS hanno inoltre stimolato la produzione di decine di migliaia di fan fiction in tutto il mondo ed entrambe sono diventate personaggi importanti per il mondo LGBTQ.

Fin’ora ho parlato esclusivamente dell’anime degli Anni 90 di Sailor Moon, trascurando volutamente il manga, opera molto diversa dalla versione animata e senz’altro interessante, ma che non è riuscita assolutamente a conquistarmi, e il remake animato partito nel 2015 che mi ha lasciato freddino alquanto e del quale non aspetto con particolare ansia il prosieguo. Quest’ultima serie animata è più fedele al manga e forse proprio per questo non mi ha conquistato, oltre al fatto che non ho amato il character design, a mio avviso troppo “winx-oso”. [4]

Infine, cosa non da poco, l’anime di Sailor Moon non è affatto invecchiato male! A rivederlo oggi si ride e ci si commuove come allora e ho visto divers* bambin* che all’epoca non erano nemmeno un’idea, apprezzare moltissimo le vecchie puntate di Sailor Moon e cogliere immediatamente lo spirito solidaristico della serie

Vorrei concludere questo scritto con un cordiale bleahhhh! a tutt* coloro – nessun* esclus* – che in questi ultimi venticinque anni hanno sputato merda e veleno sul cartone animato da Sailor Moon, spesso non avendone vista nemmeno una puntata. Il Potere del Cristallo di Luna punirà tutt* loro, se già non l’ha fatto.

OF

...un Sailor-fan sessantenne... (Torino, 2020)
…un Sailor-fan sessantenne… (Torino, 2020)

Note a Margine:

[1] Ancora oggi, talvolta, faccio fatica nella lettura di certi manga: mi capita di dover rileggere più d’una volta certi passaggi, certe pagine, in quanto non mi è chiaro cosa stia accadendo di preciso, chi stia parlando con chi e cose del genere. Sono convinto di non essere l’unica persona ad avere certe difficoltà coi manga, ma sono senz’altro un* dei poch* che lo ammette :))
.
[2] Lo so bene che non bisognerebbe mai vergognarsi delle proprie passioni, se non fanno male a nessuno. Ma un conto è la teoria e uno è la pratica. Negli Anni 90 non era poi così comune che delle persone adulte, intendo molto adulte, partecipassero attivamente alla vita delle/degli appassionati di anime e manga. Non era facilissimo per un trentasei/trentasettenne ritrovarsi – quasi unico con quell’età – a una conferenza o a un evento manga-animoso insieme a dozzine di ragazzine/i appena post-adolescenti. Così come non è stato sempre facile fregarsene delle risatine e degli sguardi di sufficienza, per non parlare dei veri e propri attacchi personali certe volte anche pesanti quando, nelle più svariate situazioni, veniva fuori questa mia passione.

[3] La piccola (non amatissima…) Chibiusa nel caso di Sailor Moon; la problematica Dawn nel caso di BTVS

[4] Ho anche scelto di non parlare dell’immenso merchandising che la serie animata ha generato negli Anni 90 e anche in seguito. Pur avendo anch’io acquistato l’impossibile [“Sa, è per la mia nipotina….”], non sono affatto un esperto in materia. Ma presto, al MUFANT di Torino, ci sarà una mostra proprio sull’argomento. Stay tune!


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ecco la relativa pagina con tutti i link

Biografia

Sono Orlando Furioso e col nome che mi ritrovo non ho mai avuto bisogno di un “nickname” 🙂

Leggo fumetti da 61 anni, avendo cominciato a 4 anni con Topolino e Almanacco Topolino. Ciò non fa di me uno specialista (non sono, ahimè, specialista in nulla), ma solo un appassionato o meglio: un innamorato.
Ho esplicitato questa mia passione dal 1992 al 1999 su una fanzine cartacea autoprodotta – una queerzine: Speed Demon – e dal 2001 al 2021 in un sito, poi blog, presente su vari “url” come Fumetti di Carta, chiuso poi nel 2021.

Ho sempre scritto con molto cuore e, giocoforza, poca tecnica e l’affetto di lettori, lettrici e collaboratori ha sempre colmato quell’inevitabile “gap” tra passione e (mancanza di) professionalità.

L’Amico Mario Benenati e l’Associazione Fumettomania mi concedono, e concedono alla vecchia Fumetti di Carta, la possibilità di avere ancora una affettuosa presenza in rete. A loro e a chi leggerà va il mio “grazie!”.

Orlando Furioso


TITOLI DI CODA

L’ARCHIVIO DI FUMETTI DI CARTA (2000-2021)

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il primo sito di fumettidicarta

Cosi scriveva Orlando furioso nel 2009 circa , e nel 2025 conferma più che mai quelle parole di16 anni fa.

Questo blog (http://fumettidicartarchivio.blogspot.com/, nel 2009, Ndr) è stato creato unicamente per non perdere o disperdere i vecchi articoli del sito www (punto) fumettidicarta (punto) it, una webzine di recensioni, commenti, articoli sui fumetti e su tutto ciò che ai fumetti attiene.

Fumettidicarta NON è, invece, un “sito-di-critica” né tantomeno una “raccolta di news” sui fumetti: per queste cose ci sono già online ottimi siti che svolgono benissimo il loro “lavoro”.
Ma se siete capitati qui è molto probabile che conosciate già fumettidicarta e quindi sapete già cosa trovare e cosa non trovare qui, in questo archivio.

Un tempo le persone che componevano la redazione di fumettidicarta (o anche i collaboratori occasionali) scrivevano anche di libri, cinema, musica e politica; da circa due anni, invece, la webzine si occupa solo di fumetti e di argomenti ad essi strettamente collegati.
Questo archivio serve anche per non perdere quegli scritti che coi fumetti non hanno nulla a che fare, ma molto hanno a che fare col clima, anche “affettivo”, che per un po’ si respirò all’interno della redazione “allargata” di fumettidicarta.

Bei ricordi, teneri ed affettuosi, che non ci impediscono però di amare ancor di più la nuova strada intrapresa – quella solofumetto – che ci permette di esprimerci come vogliamo e come sappiamo, con la stessa libertà (e la stessa assenza di wannabe-ismo…) di sempre.
Buona ri-lettura! 🙂
O.F.

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