Banner del nuovo progetto SPECIALE: 210 ANNI DALLA NASCITA  di EDGAR ALLAN POE (1809)
L’illustrazione di questo banner promozionale è di Silvano Beltramo, che si ringrazia.
© degli aventi diritti

210 anni dalla nascita di EDGAR ALLAN POE (1809, 19 gennaio)
– TREDICESIMA PUNTATA –

Sarebbe dovuta essere l’ultima puntata dello speciale di Fumettomania dedicato a Edgar Allan Poe (in occasione dei 210 anni dalla nascita festeggiati lo scorso 19 gennaio 2019), ed invece sarà la penultima. Sicuramente vi piacerà il testo critico e storico del super esperto Dario Janese, che ringrazio per aver partecipato.

Mario Benenati , ideatore dei progetti dell’associazione culturale Fumettomania


Poe al mondo nasce poeta:
ed è stato un grande poeta.
di DARIO JANESE

Dal 1824 al 1831, per quindi circa un settennio, non scrive che componimenti in versi, alcuni dei quali non vedranno mai la pubblicazione in vita, mentre altri titoli rimarranno famosi: da “Tamerlan” e “Evening Star” sino a “Paean“, “City in the Sea” e “Israfel” i suoi poemi prendono il via dalla tradizione romantica, spezzando il confine tra verso e narrazione ed evocando quadri di eventi irreali e intrisi di suggestione che definirà i canoni stessi del genere gotico. La melanconia alchemica di spiriti inquieti nel profondo, empatici con una Natura enigmatica e torbida che rispecchia le anse oscure dell’animo umano, i sentimenti ai margini del racconto borghese che prenderanno vita anche nel Ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, la sofferenza e l’angoscia che non conoscono ragione, lo struggimento quasi voluttuoso nel concedersi all’oblìo che si corteggia, il senso di minaccia che ristagna e si annida subito intorno ai limiti della razionalità vittoriana (i cui paradossi sinistri verranno sviluppati nella parabola distruttiva di William Wilson, il sogno della scienza che si fa incubo scientista memore della Creatura di Mary Shelley): tutto questo essuda fin dall’inizio dalla poetica di Poe. Un autore che ha creato la sua stessa maniera, come solo i grandi riescono a fare, nutrendo di spunti intere generazioni a venire di epigoni tra i quali emergeranno a loro volta interpreti di genio come Lovecraft, W. Hope Hodgson, Ashton Smith. Un ingegno che ha sempre però perseguito l’altra costante della sua opera, cioè una costruzione tecnica oggettiva che esprime la lucida volontà di fondare una rappresentazione compiuta, un hortus conclusus che fonda le proprie norme interne, crea risonanze in modo causale nel lettore che vi accede e lo guida lungo uno sviluppo conseguente sino alla catarsi o alla nemesi (più spesso la seconda). Poe vantò una deliberata maestria tecnica che verrà ripresa dall’arte della provocazione poetica di Rimbaud, e che ha come ovvio e maggiore antecedente il poderoso e cupo racconto dell’Antico Marinaio di Coleridge.

Tamerlane Edition delle sue opere di Leslie Judge_1906
Tamerlane Edition delle sue opere di Leslie Judge_1906

La persistenza di Poe nel pubblicare tra il 1827 e il 1831 ben tre volumi di versi, “Tamerlane“, “Aaraaf” e “Poems“, malgrado ciascuno dei tre passasse pressoché inosservato, è l’indice dell’importanza che l’Autore dava loro e della convinzione che lo muoveva – da sostanziare in un contesto in cui ogni edizione richiedeva uno sforzo economico in una lunga fase in cui i soli proventi di Poe derivavano dalle sue attività di direttore presso svariate riviste tra New York (il Broadway Journal) e Philadelphia (il Gentleman’s e il Graham’s Magazine), incarichi derivanti dalla reputazione che dal 1835 si era costruito dirigendo il Southern Literary Messenger di Richmond. Fu infatti più come corsivista e critico che come autore che iniziò ad affermare il proprio nome nel difficile e conservatore ambiente delle lettere americane. Ed è proprio nella sua produzione poetica che Poe sovente smentisce almeno in parte il programmatico distacco da lui stesso posto alla base della sua concezione letteraria, volutamente tecnicista ed estetizzante, che non pare mirata solo alla produzione di reazioni emotive nel lettore, ma rivela altresì le dinamiche emotive dello scrittore medesimo, e soprattutto lo sfondo esistenziale della sua ispirazione: la contemplazione della natura provvisoria delle cose, l’idealizzazione della bellezza e il senso acuto e profondo della perdita, che configurano quello stato quasi mistico di melanconia che unisce e impregna le composizioni di “Lenore“, “To Helen” e ovviamente del suo capolavoro conclamato: “The Raven“. Il lascito definitivo di Poe al XX secolo può essere stato quello di un sentimento cupo e depressivo che ha percorso la cultura popolare creando un culto e uno stereotipo in continuità e contiguità coi suoi epigoni neo-gotici, Lovecraft su tutti: ma il vero nucleo e la sorgente del fascino duraturo e insidioso dei versi e della prosa di Poe è in questo conflitto continuamente rimosso e continuamente riaffiorante tra ragione e passione, tra la chiarezza geometrica del ragionamento che ha il suo complemento nell’impianto strutturale di poemi e racconti – quasi un labirinto forzato dove il lettore viene indirizzato alla catarsi o alla catastrofe finale – e la natura oscura del suo substrato, come un doppio primordiale alla William Wilson: la forza del nodo di desiderio e di paura al cui servizio la mente umana forma i suoi sistemi. Sonorità e ritmo, scansione periodica – come il ritornello di una ballata triste, o il coro ripetuto di un dramma classico – e allitterazione, l’intero arsenale delle figurazioni retoriche si sviluppano come tessuto connettivo intorno allo scheletro di un motivo primigenio che ogni volta ritorna al centro del palco buio del teatro dell’animo umano: brama, possesso, perdita e struggimento. Il tesoro della memoria che danna l’uomo alla rievocazione continua del Bene, da cui nasce il suo male di vivere, nella coscienza della caducità di amore, felicità, vita. Da questa condanna emerge la nigredo alchemica dell’operazione di trasformazione di sentimenti in versi del Poeta: il colore dell’assenza di colore, l’ombra che il Corvo stende sull’esperienza umana come un mantra del Vuoto che con la cadenza di una campana a morto annuncia all’Occidente l’eterno ritorno al Nulla. Mai Più: “Nevermore, Nevermore, Nevermore“.

IL CORVO di Edgar Allan Poe, il titolo di culto per intere generazioni di maniaci depressivi, il poema emblema del Gotico e bandiera della subcultura dark, è stato l'ultima opera di Gustave Dorè, pubblicata postuma nel 1884, l'anno dopo la sua comparsa.
Le immagini sono dalla mia edizione francese LE CORBEAU, Terrain Vague 1968, un'eccezione necessaria alla mia collezione di edizioni 800esche data la rarità estrema della prima versione del 1884.
https://www.facebook.com/Dor%C3%A8-Gallery-1941432245979261
L’immagine è stata estratta dalla pagina https://www.facebook.com/Dor%C3%A8-Gallery-1941432245979261, per gentile concessione di Dario Janese

The Raven

By Edgar Allan Poe

Once upon a midnight dreary, while I pondered, weak and weary,
Over many a quaint and curious volume of forgotten lore —
While I nodded, nearly napping, suddenly there came a tapping,
As of some one gently rapping, rapping at my chamber door.
“’Tis some visitor,” I muttered, “tapping at my chamber door —
Only this and nothing more.”

Ah, distinctly I remember it was in the bleak December;
And each separate dying ember wrought its ghost upon the floor.
Eagerly I wished the morrow;—vainly I had sought to borrow
From my books surcease of sorrow—sorrow for the lost Lenore —
For the rare and radiant maiden whom the angels name Lenore —
Nameless here for evermore.

And the silken, sad, uncertain rustling of each purple curtain
Thrilled me—filled me with fantastic terrors never felt before;
So that now, to still the beating of my heart, I stood repeating
“’Tis some visitor entreating entrance at my chamber door —
Some late visitor entreating entrance at my chamber door; —
This it is and nothing more.”

Presently my soul grew stronger; hesitating then no longer,
“Sir,” said I, “or Madam, truly your forgiveness I implore;
But the fact is I was napping, and so gently you came rapping,
And so faintly you came tapping, tapping at my chamber door,
That I scarce was sure I heard you”—here I opened wide the door;—
Darkness there and nothing more.

Deep into that darkness peering, long I stood there wondering, fearing,
Doubting, dreaming dreams no mortal ever dared to dream before;
But the silence was unbroken, and the stillness gave no token,
And the only word there spoken was the whispered word, “Lenore?”
This I whispered, and an echo murmured back the word, “Lenore!”—
Merely this and nothing more.

Back into the chamber turning, all my soul within me burning,
Soon again I heard a tapping somewhat louder than before.
“Surely,” said I, “surely that is something at my window lattice;
Let me see, then, what thereat is, and this mystery explore—
Let my heart be still a moment and this mystery explore;—
’Tis the wind and nothing more!”

IL CORVO di Edgar Allan Poe, il titolo di culto per intere generazioni di maniaci depressivi, il poema emblema del Gotico e bandiera della subcultura dark, è stato l'ultima opera di Gustave Dorè, pubblicata postuma nel 1884, l'anno dopo la sua comparsa.
Le immagini sono dalla mia edizione francese LE CORBEAU, Terrain Vague 1968, un'eccezione necessaria alla mia collezione di edizioni 800esche data la rarità estrema della prima versione del 1884.
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Open here I flung the shutter, when, with many a flirt and flutter,
In there stepped a stately Raven of the saintly days of yore;
Not the least obeisance made he; not a minute stopped or stayed he;
But, with mien of lord or lady, perched above my chamber door—
Perched upon a bust of Pallas just above my chamber door—
Perched, and sat, and nothing more.

Then this ebony bird beguiling my sad fancy into smiling,
By the grave and stern decorum of the countenance it wore,
“Though thy crest be shorn and shaven, thou,” I said, “art sure no craven,
Ghastly grim and ancient Raven wandering from the Nightly shore—
Tell me what thy lordly name is on the Night’s Plutonian shore!
”Quoth the Raven “Nevermore.”

Much I marvelled this ungainly fowl to hear discourse so plainly,
Though its answer little meaning—little relevancy bore;
For we cannot help agreeing that no living human being
Ever yet was blessed with seeing bird above his chamber door—
Bird or beast upon the sculptured bust above his chamber door,
With such name as “Nevermore.”

But the Raven, sitting lonely on the placid bust, spoke only
That one word, as if his soul in that one word he did outpour.
Nothing farther then he uttered—not a feather then he fluttered—
Till I scarcely more than muttered “Other friends have flown before—
On the morrow he will leave me, as my Hopes have flown before.”
Then the bird said “Nevermore.”

Startled at the stillness broken by reply so aptly spoken,
“Doubtless,” said I, “what it utters is its only stock and store
Caught from some unhappy master whom unmerciful Disaster
Followed fast and followed faster till his songs one burden bore—
Till the dirges of his Hope that melancholy burden bore
Of ‘Never—nevermore’.”

But the Raven still beguiling all my fancy into smiling,
Straight I wheeled a cushioned seat in front of bird, and bust and door;
Then, upon the velvet sinking, I betook myself to linking
Fancy unto fancy, thinking what this ominous bird of yore—
What this grim, ungainly, ghastly, gaunt, and ominous bird of yore
Meant in croaking “Nevermore.”

IL CORVO di Edgar Allan Poe, il titolo di culto per intere generazioni di maniaci depressivi, il poema emblema del Gotico e bandiera della subcultura dark, è stato l'ultima opera di Gustave Dorè, pubblicata postuma nel 1884, l'anno dopo la sua comparsa.
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This I sat engaged in guessing, but no syllable expressing
To the fowl whose fiery eyes now burned into my bosom’s core;
This and more I sat divining, with my head at ease reclining
On the cushion’s velvet lining that the lamp-light gloated o’er,
But whose velvet-violet lining with the lamp-light gloating o’er,
She shall press, ah, nevermore!

Then, methought, the air grew denser, perfumed from an unseen censer
Swung by Seraphim whose foot-falls tinkled on the tufted floor.
“Wretch,” I cried, “thy God hath lent thee—by these angels he hath sent thee
Respite—respite and nepenthe from thy memories of Lenore;
Quaff, oh quaff this kind nepenthe and forget this lost Lenore!”
Quoth the Raven “Nevermore.”

“Prophet!” said I, “thing of evil!—prophet still, if bird or devil!—
Whether Tempter sent, or whether tempest tossed thee here ashore,
Desolate yet all undaunted, on this desert land enchanted—
On this home by Horror haunted—tell me truly, I implore—
Is there—is there balm in Gilead?—tell me—tell me, I implore!”
Quoth the Raven “Nevermore.”

“Prophet!” said I, “thing of evil!—prophet still, if bird or devil!
By that Heaven that bends above us—by that God we both adore—
Tell this soul with sorrow laden if, within the distant Aidenn,
It shall clasp a sainted maiden whom the angels name Lenore—
Clasp a rare and radiant maiden whom the angels name Lenore.”
Quoth the Raven “Nevermore.”

“Be that word our sign of parting, bird or fiend!” I shrieked, upstarting—
“Get thee back into the tempest and the Night’s Plutonian shore!
Leave no black plume as a token of that lie thy soul hath spoken!
Leave my loneliness unbroken!—quit the bust above my door!
Take thy beak from out my heart, and take thy form from off my door!”
Quoth the Raven “Nevermore.”

And the Raven, never flitting, still is sitting, still is sitting
On the pallid bust of Pallas just above my chamber door;
And his eyes have all the seeming of a demon’s that is dreaming,
And the lamp-light o’er him streaming throws his shadow on the floor;
And my soul from out that shadow that lies floating on the floor
Shall be lifted—nevermore!

IL CORVO di Edgar Allan Poe, il titolo di culto per intere generazioni di maniaci depressivi, il poema emblema del Gotico e bandiera della subcultura dark, è stato l'ultima opera di Gustave Dorè, pubblicata postuma nel 1884, l'anno dopo la sua comparsa.
Le immagini sono dalla mia edizione francese LE CORBEAU, Terrain Vague 1968, un'eccezione necessaria alla mia collezione di edizioni 800esche data la rarità estrema della prima versione del 1884.
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NOTE EXTRA

A

Ho inciampato da poco in alcune rarissime edizioni di Poe di inizi anni '30, in volumi omaggio di un laboratorio farmaceutico....
Con dentro il Gatto Nero, la Morte Rossa, William Wilson, Ligeia, Rue Morgue, Discesa nel Maelstrom...allora era quasi sconosciuto da noi, tanto che viene intestato "Edgardo"
FOTO 1

Ho inciampato da poco in alcune rarissime edizioni di Poe di inizi anni ’30, in volumi omaggio di un laboratorio farmaceutico….
Con dentro il Gatto Nero, la Morte Rossa, William Wilson, Ligeia, Rue Morgue, Discesa nel Maelstrom… allora era quasi sconosciuto da noi, tanto che viene intestato “Edgardo”

Ho inciampato da poco in alcune rarissime edizioni di Poe di inizi anni '30, in volumi omaggio di un laboratorio farmaceutico....
Con dentro il Gatto Nero, la Morte Rossa, William Wilson, Ligeia, Rue Morgue, Discesa nel Maelstrom...allora era quasi sconosciuto da noi, tanto che viene intestato "Edgardo"
FOTO 2

B

… e non possiamo dimenticare, infine, il brano “THE RAVEN” di Alan Parsons Projects, dall’album TALES OF MYSTERY AND IMAGINATION EDGAR ALLAN POE (1976), che aveva come Lead Vocal: Alan Parsons e Leonard Whiting, e come Backing Vocals l’indimenticato Eric Woolfson di cui scriveremo nell’ultima puntata di questa speciale.

BREVE BIOGRAFIA

Dario Janese, torinese, 1964, sociologo e storico americanista, dall’infanzia cultore del Fantastico in tutte le sue forme espressive. Scrittore, saggista e curatore di laboratori letterari e di informazione civile, ha tenuto cicli di divulgazione dell’opera di Lovecraft, Ballard e Pasolini e di lettura storica delle Scritture. Da vari anni conduce un blog (Lone Ranger) di storia critica del fumetto e vari gruppi Facebook sulle espressioni del Fantastico nella cultura popolare.

Biografia di Edgar Allan Poe• 
Tormenti e visioni

Per gentile concessione del sito Biografie online, che si ringrazia.
(Il sito della biografia originale è
https://biografieonline.it/biografia-edgar-allan-poe)

  • Edgar Allan Poe nasce il 19 gennaio 1809 a Boston, da David Poe ed Elizabeth Arnold, attori girovaghi di modeste condizioni economiche. Il padre abbandona la famiglia quando Edgar è ancora piccolo; quando dopo poco muore anche la madre, viene adottato in maniera non ufficiale da John Allan, ricco mercante della Virginia. Da qui l’aggiunta del cognome Allan a quello originale.
  • Trasferitosi a Londra per questioni commerciali il giovane Poe frequenta scuole private per poi ritornare a Richmond nel 1820. Nel 1826 si iscrive all’università della Virginia dove però comincia ad affiancare agli studi il gioco d’azzardo. Indebitatosi in maniera inusitata, il patrigno si rifiuta di pagare i debiti obbligandolo in questo modo ad abbandonare gli studi per cercarsi un lavoro e far fronte alle numerose spese. Da quel momento iniziano forti incomprensioni fra i due fino a spingere il futuro scrittore ad abbandonare la casa per raggiungere Boston, e da lì arruolarsi nell’esercito.
  • Nel 1829 pubblica in modo anonimo “Tamerlane and other poems”, e con il suo nome “Al Aaraaf, Tamerlane and minor poems”. Nel contempo, lasciato l’esercito, si trasferisce presso parenti a Baltimora.
  • Nel 1830 si iscrive all’accademia militare di West Point per farsi però ben presto espellere per aver disobbedito agli ordini. In questi anni Poe continua a scrivere versi satirici. Nel 1832 arrivano i primi successi come scrittore che lo portano nel 1835 ad ottenere la direzione del “Southern Literary Messenger” di Richmond.
  • Il padre adottivo muore senza lasciare alcuna eredità al figlioccio.
  • Poco dopo, all’età di 27 anni, Edgar Allan Poe sposa la cugina Virginia Clemm, non ancora quattordicenne. E’ questo un periodo nel quale pubblica innumerevoli articoli, racconti e poesie, senza però ottenere grandi guadagni.
  • In cerca di miglior fortuna decide di trasferirsi a New York. Dal 1939 al 1940 è redattore del “Gentleman’s magazine”, mentre contemporaneamente escono i suoi “Tales of the grotesque and arabesque” che gli procurano una fama notevole.
  • Le sue capacità di redattore erano tali che gli permettevano ogni volta che approdava ad un giornale di raddoppiarne o quadruplicarne le vendite. Nel 1841 passa a dirigere il “Graham’s magazine”. Due anni più tardi le cattive condizioni di salute della moglie Virginia e le difficoltà lavorative, lo portano a dedicarsi con sempre maggior accanimento al bere e, nonostante la pubblicazione di nuovi racconti, le sue condizioni economiche restano sempre precarie.
  • Nel 1844 Poe inizia la serie di “Marginalia”, escono i “Tales” ed ottiene grande successo con la poesia “The Raven”. Le cose sembrano andare per il meglio, soprattutto quando nel 1845 diventa prima redattore, poi proprietario del “Broadway Journal”.
  • Ben presto la reputazione raggiunta viene però compromessa da accuse di plagio, portando Edgar Allan Poe verso una profonda depressione nervosa che, unita alle difficoltà economiche, lo portano a cessare le pubblicazioni del suo giornale.
  • Trasferitosi a Fordham, seriamente malato ed in condizioni di povertà, continua a pubblicare articoli e racconti pur non ottenendo mai vera fama in patria; il suo nome invece comincia a farsi notare in Europa e soprattutto in Francia.
  • Nel 1847 la morte di Virginia segna una pesante ricaduta della salute di Poe, che però non lo distoglie dal continuare a scrivere. La sua dedizione all’alcolismo raggiunge il limite: trovato in stato di semi incoscienza e delirante a Baltimore, Edgar Allan Poe muore il 7 ottobre 1849.
  • Nonostante la vita tormentata e disordinata l’opera di Poe costituisce un corpus sorprendentemente nutrito: almeno 70 racconti, di cui uno lungo quanto un romanzo – The Narrative of Arthur Gordon Pym of Nantucket (1838: in italiano, “Le avventure di Gordon Pym“) – circa 50 poesie, almeno 800 pagine di articoli critici (una notevole mole di recensioni che ne fa uno dei critici letterari più maturi dell’epoca), alcuni saggi – The Philosophy of Composition (1846), The Rationale of Verse (1848) e The Poetic Principle (1849) – ed un poemetto in prosa di alta Filosofia – Eureka (1848) – nel quale l’autore cerca di dimostrare, con l’aiuto della Fisica e dell’Astronomia, l’avvicinamento e l’identificazione dell’Uomo con Dio.

Per approfondire l’Allan Poe vi indico questo sito italiano molto carino e pieno di contenuti, https://edgarallanpoe.it/

logo dello spettacolo teatrale “Project Poe”, a cura della STEREOTOMY - The Alan Parsons Project Tribute Band

STEREOTOMY
The Alan Parsons Project Tribute Band

Biografia

Gruppo composto da 9 elementi provenienti da diverse esperienze musicali.
Si esibiscono in locali e teatri portando in concerto il sound del maestro degli ingegneri del suono Mr. Alan Parsons, noto per aver realizzato il sound del famosissimo capolavoro dei Pink Floyd “The dark side of the moon ” ed aver collaborato, oltre che con i Beatles, con decine di artisti che hanno fatto la storia della musica mondiale.
La band si distingue per il particolare alternarsi delle voci, caratteristica propria dell’Alan Parsons Project, che ha vantato negli anni la partecipazione di importanti nomi del panorama canoro mondiale quali ad esempio John Miles, Lenny Zakatek o Gary Brooker la voce dei Procol Harum. Ed è proprio insieme a Lenny Zakatek che gli Stereotomy hanno tenuto un concerto nel luglio 2014 a Torino, nell’ambito del Parsons Day, evento dedicato ai fan dell’Alan Parsons Project ancora oggi numerosi.

La band, nel tempo, si è anche cimentata in spettacoli teatrali quali il “Project Poe” e l’“I Robot Project” ispirati alle musiche dell’Alan Parsons Project ed ai racconti di Edgar Allan Poe nel primo caso e di Isaac Asimov nel secondo, nonché in concerti/spettacolo tematici, come “Eye in the Sky-Emozioni oltre il cielo”, ovvero, un viaggio musicale tra le stelle.

NOTA BENE: L’immagine del banner, di questo speciale, ci è stato concesso gratuitamente dalla STEREOTOMY – The Alan Parsons Project Tribute Band che ringraziamo (insieme all’autore dell’illustrazione Silvano Beltramo) e della quale IN OGNI PUNTATA proporremo il LOGO ed una breve BIOGRAFIA.

Questo SPECIALE è composto dai seguenti articoli:

Prima puntata – https://www.fumettomaniafactory.net/2019/11/02/silvano-beltramo-omaggia-edgar-allan-poe/

Seconda puntata – https://www.fumettomaniafactory.net/2019/11/09/project-poe-di-stereotomy-the-alan-parsons-project-tribute-band/

Terza puntatahttps://www.fumettomaniafactory.net/2019/11/16/alessando-boni-8-illustrazioni-per-omaggiare-allan-poe/

Quarta puntatahttps://www.fumettomaniafactory.net/2019/11/23/un-omaggio-ad-allan-poe-con-un-poker-di-illustrazione-di-abigail-larson/

Quinta puntatahttps://www.fumettomaniafactory.net/2019/11/30/il-gatto-nero-un-tributo-a-edgar-allan-poe-di-giancarlo-rizzo/

Sesta puntata – https://www.fumettomaniafactory.net/2019/12/07/il-corvo-un-tributo-ad-edgar-allan-poe-di-antonio-barreca/

Settima puntatahttps://www.fumettomaniafactory.net/2019/12/14/210-candeline-per-edgar-allan-poe-un-tributo-di-roberto-fiaschi/

Ottava puntata –
 https://www.fumettomaniafactory.net/2019/12/21/analogie-tra-battaglia-e-poe-di-vittoria-ceriani/

Nona puntatahttps://www.fumettomaniafactory.net/2019/12/28/raven-nevermore-brexit-red-by-kate-charlesworth/

Decima puntata – https://www.fumettomaniafactory.net/2020/01/04/ritratto-di-edgar-allan-poe-di-lorenzo-barruscotto/

Undicesima puntata – https://www.fumettomaniafactory.net/2020/01/18/poercezione-di-cesare-giombetti/

Dodicesima puntata – https://www.fumettomaniafactory.net/2020/01/25/il-maestro-e-lallievo-due-tributi-a-edgar-allan-poe/

Tredicesima puntata

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