Tra i fumetti pubblicati a Lucca Comics&Games, lo scorso inizio novembre 2019, ne era presente uno avventuroso, fantastico e misterioso, che ha visto la partecipazione di un gruppo variegato di artisti (3 dei quali genovesi) che rispondono ai nomi di: Andrea Corbetta, Alberto Conte, Cecilia Formicola, Andrea Cuneo, Roberto Leoni e Joan Mudet.

Li abbiamo intervistati per conoscere meglio TESLA AND THE SECRET LODGE #0. A breve anche una recensione di quest’albo.

La redazione


FUMETTOMANIA: Abbiamo sfogliato e letto questo primo fascicolo con molto interesse, dopo aver letto lo script e abbiamo apprezzato questo tentativo, riuscito (a nostro avviso), di raccontare una storia utilizzando personaggi realmente esistiti, riuniti in un gruppo. Una sorta di “Lega degli straordinari gentiluomini” al rovescio: in quello di Moore personaggi della letteratura, in questo vostro personaggi reali.

Alberto Conte: Non è esattamente così. La creatura di Frankenstein, come Newton (protagonista del romanzo “L’uomo che cadde sulla Terra” di Walter Tevis) appartengono al genere dei personaggi letterari.

FUMETTOMANIA: Partiamo dalle due copertine. Sono entrambe belle, anche se a noi è piaciuta di più quella variant.

A.C.: Joan Mundet, valente disegnatore catalano, noto al pubblico italiano per Dago e amico di Roberto (Leoni), ha contribuito entusiasta all’iniziativa, e ha realizzato una copertina più… minacciosa.

illustrazione originale di Joan Mundet per la copertina variant

FUMETTOMANIA: L’impostazione delle tavole, molto vicina alla tradizione Bédé, rende scorrevole la narrazione anche visivamente, i colori sono molto funzionali e i disegni molto piacevoli, in stile ligne claire.

A.C.: Avete colto esattamente il punto.

FUMETTOMANIA: Il formato grande, da volume europeo, è una scelta azzeccata, “guai a voi” se aveste optato per il formato bonelliano, Avreste sicuramente mortificato la narrazione.

A.C.: Ancora una volta avete colto esattamente il punto. Senza sembrare spocchiosi, ma volevamo distinguerci dalla massa. Non aspiravamo all’ennesimo titolo “bonellide” e non è mai stato, per me almeno, un modello cui guardare. E’ stata quindi una scelta quasi naturale: il formato ci ha consentito di sfruttare al meglio le poche pagine a disposizione, potendo inserire un maggior numero di vignette. Devo confessare peraltro che anche i miei compagni sono abituati a lavorare con la struttura della pagina francese, Roberto traduce da anni fumetti francesi per L’Editoriale Aurea e Andrea è il disegnatore della serie “Les maîtres inquisiteurs”. Il progetto è assolutamente ascrivibile in toto al sottoscritto, mentre la gestione è stata un lavoro di squadra in cui ognuno ha contribuito con le proprie competenze.

FUMETTOMANIA: E’ ancora presto per dare un giudizio approfondito del plot, perché l’unica “pecca” di questo albo è il numero delle pagine. È vero che si tratta del n°0 e quindi è una sorta di “apribocca”, ma immaginiamo che per apprezzare pienamente la storia che hai ideato ci vogliano almeno 46 pagine, se non addirittura 64.

A.C.: Concordo con voi. E’ stata una vera e propria sfida realizzare una storia che narrasse qualcosa in poche pagine ed al tempo stesso fornisse un sommario quadro di quanto voglio raccontare, che presentasse i personaggi appartenenti ai due schieramenti e fornisse alcuni spunti della miniserie che ho ideato e che dovrebbe proseguire. Dai lusinghieri riscontri positivi ricevuti sinora, l’obiettivo parrebbe centrato.

FUMETTOMANIA: Dopo questo buon antipasto, siamo in attesa di assaggiare il primo piatto.

FUMETTOMANIA: Non è la prima volta che Nikola Tesla viene inserito in un fumetto. L’ultimo esempio che ricordo è S.h.i.e.l.d. (Marvel comics 2010-2018) di Jonathan Hickman, ma Mario (il nostro presidentissimo) ha il ricordo di una bellissima miniserie della Marvel, del 1986, chiamata “The Light and Darkness War” di Tom Veitch e Cam Kennedy, che aveva tra i vari protagonisti anche un discendente immaginario di Nikola Tesla.
Ci raccontate la genesi della storia e la scelta di questo personaggio?

A.C.: Il progetto nasce da uno spunto di Andrea Corbetta che, dopo l’esperienza della travagliata miniserie “The Professor”, ha voluto ritentare la sorte, selezionando un team di professionisti che potessero garantire un prodotto di qualità. Il punto debole del precedente progetto era la scrittura e quindi il primo passo è stato contattarmi. Ha faticato parecchio per convincermi, ma l’abbondante dose di alcool propinatami in diversi incontri, alcuni con Roberto, hanno avuto ragione del sottoscritto.

Tesla è un personaggio che da sempre esercita un fascino irresistibile per gli amanti della scienza, senza dimenticare un certo lato oscuro della sua esistenza, in sospeso fra carisma e credibilità scientifica ed il suo essere stato sistematicamente boicottato e screditato dagli organi di potere e dalle lobby connesse (vedi la sua costante battaglia con T.A. Edison).

Soggetto ideale, quindi, per iniziare la costruzione di un progetto. Il primo personaggio del cast e anche l’unica traccia rimasta, insieme al logo, dell’idea originaria di Andrea. Ho composto una squadra di personaggi storici (altri se ne aggiungeranno) con varie competenze e verificato la possibilità storica di questo incontro. Poi ho deciso l’inserimento di due personaggi estrapolati dalla letteratura.

matite del Character Elettrozombie
matite del Character Elettrozombie

FUMETTOMANIA: La storia inizia nel 1899, nel crepuscolo dell’epopea western e all’inizio del secolo della scienza, con due brevi inserti temporali nel 1966, sull’Himalaya. Immaginiamo che la scelta del 1899 sia dovuta alla necessità di far incontrare nel fumetto i quattro personaggi reali e poi li avete inseriti in un contesto anch’esso reale, facendoli diventare un progetto governativo…non mi suona nuovo, “Altrove” della serie “Martin Mystère”, il “Men in black cinematografico, con le dovute differenze. C’è anche un piccolo omaggio alla serie “Lost”, nel tombino che porta al nascondiglio del gruppo, nel sito minerario in disuso.
Vuole essere un gruppo avventuroso, misterioso, una spystory, o un fritto misto?

A.C. : Il periodo storico e la conseguente ambientazione, sono stati scelti per inserire un costrutto narrativo fantastico all’interno di eventi storici, rendendolo verosimile, ma anche per fornire una diversa chiave di lettura degli stessi eventi. Alcuni omaggi poi, come quello da te individuato, sono disseminati nelle tavole. E vengo alla vostra domanda: come tutti i miei progetti, anche questo si può definire un mix di generi.

Si potrebbe riassumere come “fantastoria”, con venature pulp e dark.

Lo stile di Cecilia, peraltro, mi ha fornito l’opportunità di giocare con i dialoghi o le scene, inserendo scambi di battute o scene di particolare violenza, dissimulata dal suo tratto ingentilente.

FUMETTOMANIA: Volutamente, nelle due pagine iniziali e quelle finali, lasciate intuire vari sviluppi avventurosi e misteriosi, accaduti tra il 1899 ed il 1966. Cosa avete in mente? L’origine dell’Area 51, portali dimensionali o altro? Senza spoilerare troppo…

A.C.: Posso dire soltanto che forse il complesso militare segreto che citi, ovvero la cosiddetta Area 51, è nata prima di quanto la storia ufficiale riporti, come Roswell forse non è stato il primo incontro con civiltà aliene. Non ci saranno viaggi nel tempo, ma la vicenda si svilupperà durante un arco di anni che porterà a variare la composizione del gruppo di eroi: qualcuno morirà ed altri arriveranno, ma lascio la scoperta ai lettori…

FUMETTOMANIA: Perché proprio Nikola Testa (uno scienziato), Mark Twain (uno scrittore), Mata Hari (una spia), Wyatt Earp (un celebre sceriffo), la creatura di Frankenstein (un personaggio horror di fantasia) e questo signor Newton? E nella penultima pagina se ne intravedono altri, attraverso foto ed alcuni oggetti conservati nelle teche del corridoio del rifugio himalayano.

A.C.: Parto dalla fine della domanda e mi ricollego alla precedente risposta. Alcuni personaggi si aggiungeranno a comporre il gruppo: sono chiaramente indicati nelle teche, come avete notato. Il motivo della presenza di elementi così variegati nasce dalla necessità di comporre un mix di personaggi che possa permettermi sviluppi diversi in cui ognuno di loro apporti qualcosa di diverso all’interno della narrazione. Per esempio, Twain era legato a Tesla da un forte sentimento di amicizia.

FUMETTOMANIA: A cosa si riferisce questa guerra segreta e contro chi, e questi due mondi degni di essere salvati ? Sempre senza spoilerare troppo.

A.C.: Non spoilerare diventa sempre più difficile e mi devo limitare al massimo nella risposta: la guerra segreta è quella che viene condotta da Tesla e i suoi compagni di avventure contro un Avversario e le sue macchinazioni, mentre il pianeta Terra non è solamente lo scenario di questo conflitto, ma buona parte della posta in palio.

FUMETTOMANIA: Una domanda per te, Cecilia (disegnatrice ed anche colorista): come sono state le fasi di lavorazione?

Cecilia Formicola: Per la realizzazione delle tavole di Tesla, ho seguito un approccio standard al lavoro. Alberto aveva un’idea estremamente precisa sulla regia e la griglia delle tavole, che ho riportato su carta in fase di storyboard, in cui si crea una bozza di come sarà la tavola.

La fase più libera e creativa è stata quella delle matite, in cui mi sono divertita a sperimentare una sintesi che mi facesse sentire a mio agio coi personaggi.

Ho poi pulito e rilavorato i disegni a matita con l’inchiostro e col colore digitale, grazie soprattutto al prezioso aiuto di Samuele Giannicola alle tinte piatte. La definitiva messa a punto delle tavole, così come si vedono stampate, è stata affidata al lavoro di editing di Roberto e al lettering di Andrea Cuneo.

FUMETTOMANIA: una domanda ora per Andrea Cuneo e per Roberto Leoni, quanto è stato il vostro apporto e quanto sarà nel proseguo?

Andrea Cuneo: Io sono subentrato negli ultimi giorni di produzione, prima di andare in stampa e mi sono occupato di lettering e onomatopee, insieme a ritocchi e correzioni varie dei disegni della storia. Sulle modifiche rispondevo direttamente al nostro valente editor, Roberto Leoni, che con le sue puntuali indicazioni al limite dell’ossessivo (l’ossessione è un pregio in questi frangenti) mi aiutava a rendere coerenti i ritocchi con la documentazione, rispettando in toto il segno di Cecilia. Questo è il compito che mi sono ritagliato sin dai tempi di The Professor e conto di mantenerlo nel prosieguo della serie, non escludendo qualche intervento più “disegnato” in futuro…

Roberto Leoni: Con Andrea (Cuneo) ci siamo conosciuti un po’ di anni fa: cercavo un disegnatore per una mia sceneggiatura. Il progetto si è arenato, ma è rimasta l’amicizia e i discorsi sul fumetto (cinema e serial tv)) che abbiamo fatto (e continuiamo a fare) hanno lasciato il segno. A suo dire, respiro fumetto e, quando per “The Professor” è stato necessario l’apporto di un editor, è stato lui a presentarmi ad Andrea Corbetta, l’ideatore della serie. La mia collaborazione ha riguardato gli ultimi tre numeri, troppo tardi per rimettere in sesto il progetto, ma è stata comunque l’occasione per Andrea (Corbetta) di comprendere il valore dell’operato dell’editor, figura oggi trascurata nel fumetto italiano, come possiamo constatare esaminando criticamente le attuali pubblicazioni, anche di case editrici rinomate. Sempre più spesso troviamo nelle storie errori e svarioni niente affatto veniali.

In una confusione di ruoli, l’autore o lo sceneggiatore spesso è anche il curatore. Questo, alla prova dei fatti, è un errore. L’ editor è un mix di varie conoscenze e competenze ed è figura terza.

È normale che in sua assenza l’errore sia più facilmente dietro l’angolo. Nel nostro team, invece, ognuno ha un proprio ruolo e tutti collaboriamo per il miglior risultato.

FUMETTOMANIA: Roberto, fare l’editor è un lavoro piuttosto delicato ed hai dovuto armonizzare il lavoro di scrittura di Alberto con la traduzione grafica dello stesso da parte di Cecilia.
Come hai organizzato il lavoro e come giudichi il risultato finale?

Roberto Leoni: Alberto, che conosco da molti anni prima dei due Andrea – ho iniziato come disegnatore e cercavo uno sceneggiatore per realizzare una storia poliziesca – è il segreto meglio custodito del fumetto italiano. Anche per colpa della sua feroce ironia, del suo non essere politicamente corretto (cosa che apprezzo e mi trova in sintonia) e, ai nostri giorni, della sua allergia ai social media. È’ uno scrittore brillante e raffinato, che conosce molto bene i meccanismi di genere, non a caso i suoi lavori sono stati pubblicati e apprezzati in Francia e negli States. La sua sceneggiatura scorre fluida, come vedere un film. Le tavole sono descritte nel minimo dettaglio e questo facilita molto il mio lavoro, perché gli errori di scrittura sono rari e tutto quello che riguarda i personaggi e l’ambientazione, la documentazione relativa e la verosimiglianza della storia, può essere curato, preparato e scelto al meglio.

In una storia, in un progetto come questo di Tesla, voglio sottolineare l’importanza della verosimiglianza, perché anche se molto è romanzato, tutto deve essere credibile. Come mi piace parafrasare: dalla verosimiglianza al vero. Allo stesso tempo, le tavole sono complesse: richiedono spesso cambi di velocità narrativi, fermi immagine, giochi di inquadrature. Meccanismi che possono mettere in difficoltà anche disegnatori di comprovata professionalità. Cecilia è ancora all’inizio della sua carriera, ma si è impegnata molto per mettersi al servizio della storia. Durante la realizzazione grafica, mi sono tenuto in disparte, aspettando le tavole finite, prima a matita poi inchiostrate, per l’approvazione. Cecilia ha lavorato in tandem con Alberto in un contraddittorio creativo e, una volta iniziate ad arrivarmi le definitive a colori, sono intervenuto (essere stato disegnatore mi aiuta) indicando ad Andrea (Cuneo) le correzioni da fare. Tutto considerato, salvo qualche sbavatura veniale, possiamo essere molto contenti del risultato e sappiamo di poter migliorare ancora, nel caso un editore interessato ci offra la possibilità di continuare a realizzare questo progetto.

FUMETTOMANIA: Voi che siete stati a “Lucca Comics e Games” e che magari avete avuto sentore dell’attuale situazione del mercato fumettistico, pensate che il panorama italiano, che oscilla tra manga e supereroi, con i bonelliani quale ultima roccaforte nelle edicole che diminuiscono sempre di più (se ne contano non più di 10.000), 300 librerie di fumetti e 6000 librerie di varia, possa sostenere un mercato fumettistico con ha un numero di produzioni sempre maggiore e ed un numero di lettori sempre minori?

Alberto Conte: Il problema è piuttosto complesso, in effetti, ma soprattutto non si prospetta una conclusione positiva. Non saprei indicare una possibile soluzione alla questione in oggetto. L’aspetto economico da constatare è che acquisto al dettaglio sta morendo ed il pubblico si va restringendo: le edicole non fanno eccezione e stanno chiudendo. L’aspetto editoriale è, purtroppo, estremamente confuso. Le proposte si sono moltiplicate, ma spesso non raggiungono il livello qualitativo e professionale auspicabile, non giustificando in realtà la pubblicazione. E’ un dato di fatto, purtroppo. La medesima deriva dei social media: accessibilità a chiunque non significa pari dignità di contenuti od attenzione. Troppi celebrati fenomeni, influencer d’accatto, abbinati ad un eccessivo marketing, soluzione di comodo che cerca di coprire la pochezza della proposta. Sento addirittura parlare di metafumetto come novità, ma solo i disinformati posso accogliere questa modalità narrativa in tale veste. SBE sta spostandosi verso un mercato di libreria/fumetteria, seppure trascurando due fattori importanti: questo non è il mercato francese e mancano da tempo gli autori di spessore. La cultura transalpina inerente al settore è, infatti, decisamente diversa: il fumetto ha pari dignità rispetto al romanzo ed il lettore è abituato a spendere in proporzione. In merito agli autori mi limito a segnalare il lavoro di Lorenzo Palloni, che stimo e seguo con grande apprezzamento.

R.L.: Vorrei dire la mia, se posso e non sarò tenero, perché amo questa forma espressiva: il problema è che gli editori veri, quelli che rischiano e non cercano di interpretare il gusto del pubblico, ma di fare proposte proprie, non ci sono più.

Il fumetto popolare langue e quello autoriale è per lo più velleitario, autoreferenziale e noioso, i fumetti buoni, scritti e realizzati bene sono pochi. Vengono chiamati maestri sceneggiatori che sono degli onesti mestieranti, mentre abbiamo bravi sceneggiatori al palo. Sempre più spesso, ormai da tempo, finita la lettura di una storia, mi dico “uhm, e allora?”. Autori con poca conoscenza del cinema, della letteratura di genere, dei meccanismi della narrazione, del montaggio… E anche con una conoscenza approssimativa della grammatica e della sintassi del linguaggio del fumetto. Insomma, i lettori ci sarebbero, ci sono, mancano le buone proposte, quelle che interessano, appassionano, catturano e divertono. La crisi del nostro fumetto sta essenzialmente qui. Il resto è corollario.

Credits 1 della storia
Credits 2 della storia