Decimo articolo tratto dal blog Fumetti di Carta, a cura di Orlando Furioso.
Dopo 5 volumi USA, appartenenti ad universi fumettisti diversi: dall’underground alla critica, agli eroi in calzamaglia dai poteri strabilianti, un ottimo graphic journalism italiano sui migranti , una biografia suDavid Bowie, ed una bella graphic novel sul tema della disabilità di Mikaël Ross (Autore di origine Tedesca), e due fumetti dedicati all’umorismo italico non è stato facile scegliere questo decimo articolo.
Torniamo negli USA, e a New York esattamente, per leggere: <<il lavoro di un’artista – e questo delicatissimo termine non è usato a caso – che si propone(va) in un modo estremamente interessante e originale, che è stato pubblicato per la prima volta in Italia nel 2020, in una bella edizione da Purple Press. >> (frase estratta dall’articolo di Orlando).
Rammentiamo a chi ci legge che pubblicheremo gli articoli di Orlando F. dai più recenti, a ritroso fino a quelli del 2000, indicando la data originale, la firma del loro autore, le immagini, ed anche eventuali commenti, se ce ne fossero.
Seguiteci e condividete le nostre progettualità anche in questo 2026.
Mario Benenati, direttore culturale del Magazine di Fumettomania Factory APS
P.S.: il sito-blog Fumetti di Carta era dedicato a Maria Grazia Perini, questa omonima sezione della ‘stanza’ SCOPRI IL FUMETTO, continua ad essere dedicata a MGP.
L’Associazione FUMETTOMANIA FACTORY – APS, che opera dal 1991 a livello nazionale – senza mai dimenticare le attività svolte nel territorio della propria sede operativa a Barcellona Pozzo di Gotto (ME), – ha come finalità la promozione, la divulgazione e la valorizzazione delle tematiche correlate al linguaggio del fumetto.
La “mission” di Fumettomania, è quella di attrarre ragazzi di tutte le età promuovendo progetti a loro dedicati, che parlino di argomenti attuali e coinvolgenti, utilizzando il fumetto, che si profila come forma d’arte autonoma che contiene in sé il codice linguistico della letteratura (le parole), le sue modalità di fruizione, ma anche la sequenzialità del cinema e l’attenzione figurativa delle arti visive tradizionali.
L’impegno dell’Associazione – a 35 anni dalla fondazione – è quello di continuare a diffondere la cultura del Fumetto, e di continuare i progetti culturali e sociali sul territorio con laboratori rivolti a giovani appassionati e alle scuole, mostre personali e collettive dedicate al fumetto, all’illustrazione e affini, presentazioni di fumetti ed incontri con gli autori.
Fumetti di carta, è stato, dal 2001 fino al 2016, un sito-blog di recensioni e articoli sui fumetti, a cura di Orlando Furioso , originario di Torino, e con altri collaboratori sparsi. Il sito, trasportato nel 2009 circa su blogspot.com, ha avuto nel corso degli anni tante “incarnazioni” fino a diventare “Pensieri di carta”, blog quasi solitario di Orlando con scritti anche di libri, musica ed altro, e poi nel 2021 fu chiuso dal suo autore.
Nel 2017 anche il sito specialistico LO SPAZIO BIANCO aveva scritto di questo blog, in un speciale intitolato Pionieri della Critica fumettistica sul Web.
New York Diary, di Julie Doucet
di Orlando Furioso (articolo originario del 20 giugno 2021)
Per la prima volta viene pubblicato in Italia, in una bella edizione da Purple Press, il lavoro di un’artista – e questo delicatissimo termine non è usato a caso – che si propone(va) in un modo estremamente interessante e originale.
Dopo la lettura di New York Diary la perentoria dichiarazione riportata in apertura, tratta dalla postfazione-intervista a Julie Doucet al termine del volume, a cura di Giulia Zappa, assume un valore ancora più drammatico.
Come suggerisce il titolo stesso del volume, l’autrice, canadese francofona di Montreal, racconta il suo anno a New York (il 1991), partendo da antefatti risalenti al 1983. Sembra non avere dubbi sullo stile, sulla scrittura, sui temi e sul tipo di rappresentazione da usare: i suoi fumetti danno l’idea di essere realizzati con un assoluta sicurezza. Il suo uso del bianco e nero è davvero potente e suggestivo, debitore a certa scuola (ex) underground, quella graficamente più graffiante.
Il nero domina in ogni vignetta al punto che sembra di guardare disegni fatti con china bianca su carta nera, disegni fatti “per sottrazione”; come se in ogni tavola ci fosse originariamente tutto, ma proprio tutto e poi l’autrice togliesse qualcosa e poi ancora qualcosa, fino ad arrivare a un pieno-di-cose che è ancora vicino al tutto, ma non al punto di impedirne l’intelleggibilità.
Le poche, sgranate vignette riportate a corredo di questa recensione rendono appena l’idea dell’iperrealtà rappresentata da Doucet: la successione delle tavole dà realmente l’idea di movimento, interiore ed esterno, al punto da far quasi girare la testa.
Il “tutto” che c’è nel libro-diario di Doucet è un tutto sia mentale che fisico: è sorprendente quanto l’autrice si metta a nudo senza abbellimenti o mitologizzazioni di sorta.
Il diario è un puro resoconto dei fatti e non necessariamente dei fatti maggiormente accattivanti o “leggibili”, benché ovviamente ci sia una selezione a monte di quali siano i fatti da narrare e quali quelli da omettere (così come in ogni diario).
Non compie un’opera di novelization che renda l’eroina, cioè l’autrice stessa, bella forte e vincente né siamo di fronte a un percorso di sofferenza che porta a un lieto fine. Anzi, al di là della veloce descrizione dei rapporti dell’autrice con i vari “mostri sacri” dell'(ex)underground fumettistico newyorchese – Art Spiegelman, Charles Burns, Leslie Sternbergh, Glenn Head…. – parte, questa, che certamente solletica il lettore “colto”, il resto del racconto è quanto di più intimo e a-mitologico si possa immaginare; quindi vero.
Eppure tutto quello che racconta Doucet sarebbe oro puro per qualsiasi sceneggiatore italiano alle prime armi con la tentazione di “esotizzare” storie e idee altrimenti poco attraenti: New York, i fumetti, la droga, l’epilessia, il sesso promiscuo…
Tutte queste cose così appetitose per un qualunque carneade nostrano vengono descritte dall’autrice per quello che rappresentano in un immaginario che di esotico ha poco o nulla. New York è invivibile, caotica, pericolosa, sporca oltre ogni limite, ha distanze immense che la rendono difficilmente percorribile; la droga è noiosa, pura dannosa routine; fare fumetti è un lavoro con poche attrattive e il sesso, beh quello è ok, quando non trasmette certe fastidiose malattie; l’epilessia è una malattia per niente cool.
Julie Doucet ha per le cose uno sguardo disincantato, forse troppo disincantato per la giovane età che aveva quando realizzava i suoi diari a fumetti (circa 25 anni) ma nonostante le delusioni, gli entusiasmi presto scaduti nella routine (il corso d’arte all’università), gli amori rivelatisi gabbie rigide, le debolezze e le dipendenze dalle quali non è facile affrancarsi (droga, routine di coppia, pigrizia) non le manca la consapevolezza di ciò che vuole e di ciò che prima o poi dovrà pagare per ottenerlo.
Cos’è che differenzia New York Diary da tutti quei fumetti che vanno tanto di moda adesso nei quali l’autore si ripiega su se stesso con l’angolazione giusta per togliersi coscienziosamente tutti i pelucchi dall’ombelico?
Doucet lascia le Grandi Considerazioni Sulla Vita E L’Universo al lettore, lei è troppo occupata a realizzare storie autentiche, vissute, vere, con le quali è possibile identificarsi e sentire una comunione spirituale e culturale in barba alle coordinate spazio-temporali. In uno stile grafico tremendamente affascinante nella sua complicata semplicità. Il complesso esprime sensazioni forti e talvolta oppressive, ma assolutamente vive e viventi, non è raro sentirsi “strattonati” durante la lettura e ci sono anche momenti di (dura) ironia che strappano sorrisi a denti stretti. Un lavoro che non può lasciare indifferente nessuno (e da non dare in lettura ai propri bambini, va da se’…)
Da anni Julie Doucet non fa più fumetti, ha tenuto fede alla “nausea” della dichiarazione qui sopra. Si occupa di incisioni su legno, serigrafie, stampe, sculture; ha alle spalle un’abbondante produzione di libri d’arte, mostre individuali e collettive.
Comunque sia, una perdita per il Fumetto. L’importante è che lei sia felice.
O. F.
Nota a Margine:

NEW YORK DIARY
di Julie Doucet (2009)
brossurato con alette
104 pg., b/n
13,90 euro
Edizione Italiana: Purple Press, 2011
“Ho chiuso con i fumetti perché ne ero completamente nauseata”
Per leggere tutti gli articoli, che stiamo estraendo dal blog FUMETTI DI CARTA,
ecco la relativa pagina con tutti i link
Biografia

Sono Orlando Furioso e col nome che mi ritrovo non ho mai avuto bisogno di un “nickname” 🙂
Leggo fumetti da 61 anni, avendo cominciato a 4 anni con Topolino e Almanacco Topolino. Ciò non fa di me uno specialista (non sono, ahimè, specialista in nulla), ma solo un appassionato o meglio: un innamorato.
Ho esplicitato questa mia passione dal 1992 al 1999 su una fanzine cartacea autoprodotta – una queerzine: Speed Demon – e dal 2001 al 2021 in un sito, poi blog, presente su vari “url” come Fumetti di Carta, chiuso poi nel 2021.
Ho sempre scritto con molto cuore e, giocoforza, poca tecnica e l’affetto di lettori, lettrici e collaboratori ha sempre colmato quell’inevitabile “gap” tra passione e (mancanza di) professionalità.
L’Amico Mario Benenati e l’Associazione Fumettomania mi concedono, e concedono alla vecchia Fumetti di Carta, la possibilità di avere ancora una affettuosa presenza in rete. A loro e a chi leggerà va il mio “grazie!”.
Orlando Furioso
TITOLI DI CODA
L’ARCHIVIO DI FUMETTI DI CARTA (2000-2021)
Cosi scriveva Orlando furioso nel 2009 circa , e nel 2025 conferma più che mai quelle parole di16 anni fa.
Questo blog (http://fumettidicartarchivio.blogspot.com/, nel 2009, Ndr) è stato creato unicamente per non perdere o disperdere i vecchi articoli del sito www (punto) fumettidicarta (punto) it, una webzine di recensioni, commenti, articoli sui fumetti e su tutto ciò che ai fumetti attiene.
Fumettidicarta NON è, invece, un “sito-di-critica” né tantomeno una “raccolta di news” sui fumetti: per queste cose ci sono già online ottimi siti che svolgono benissimo il loro “lavoro”.
Ma se siete capitati qui è molto probabile che conosciate già fumettidicarta e quindi sapete già cosa trovare e cosa non trovare qui, in questo archivio.
Un tempo le persone che componevano la redazione di fumettidicarta (o anche i collaboratori occasionali) scrivevano anche di libri, cinema, musica e politica; da circa due anni, invece, la webzine si occupa solo di fumetti e di argomenti ad essi strettamente collegati.
Questo archivio serve anche per non perdere quegli scritti che coi fumetti non hanno nulla a che fare, ma molto hanno a che fare col clima, anche “affettivo”, che per un po’ si respirò all’interno della redazione “allargata” di fumettidicarta.
Bei ricordi, teneri ed affettuosi, che non ci impediscono però di amare ancor di più la nuova strada intrapresa – quella solofumetto – che ci permette di esprimerci come vogliamo e come sappiamo, con la stessa libertà (e la stessa assenza di wannabe-ismo…) di sempre.
Buona ri-lettura! 🙂
O.F.















