Settembre intenso quello che stiamo affrontando, non solo per il ritorno a scuola dei nostri figli, ma sopratutto per l’attività preparatoria che bisogna svolgere in attesa degli impegni culturali dei prossimi mesi.

Si inizia il mese prossimo, come ho scritto la settimana scorsa, con una SUPER MEGA MOSTRA nella nostra città per FESTEGGIARE l’anniversario dei 30 anni dalla nascita dell’associazione!

In attesa proseguiamo la nostra “festa” virtuale con sempre nuovi testi estrattidall’edizione cartacea di Fumettomania; questa settimana gli articoli sono quelli estratti dal n. 3 della pro-zine dalla rubrica Obiettivo suFumetti USA.
Questi fumetti USA erano belli 30 anni fa e lo sono tutt’ora. Vi consiglio di recuperarli, tra l’altro molti sono acquistabili tramite amazon, ebay ed altri fornitori, a prezzi tutto sommato modici.
Ringrazio il caro amico e socio Domenico Alesci che ha trascritto anche questi testi.

Oggi mancano i ricordi legati al Salone di Lucca del 1991, tornano la prossima settimana.

Mario Benenati, responsabile del Web Magazine Fumettomania.

Nota bene: II festeggiamenti per l’anniversario dei trent’anni dell’associazione “Fumettomania Factory” sono in corso! Il prossimo appuntamento è tra due giorni, il 18 settembre, con altre testimonianze di amici ed ex collaboratori.


Fumettomania da 0 a 30, Trent’anni straordinari!

Nel numero 3 di Fumettomania ci furono dei cambiamenti nella pro-zine (chiamarla fanzine era riduttivo), i redazionali dei fumetti italiani, manga ed USA furono ampliati, la bande dessinèe ebbe uno spazio autonomo così come le numerose interviste, la maggior parte delle quali realizzate da Roberto Irace.

Sotto potete leggere l’introduzione alla nuova rubrica:

OBIETTIVO SU …
Recensioni su fumetti U.S.A. del 1990-91

di Giorgio Cambini, Salvatore Bonanzinga e Mario Benenati

(SETTEMBRE- OTTOBRE 1991)

HipComic Maze Agency #1-23 VF/NM complete series+annual+special - Copper Age, Comico-RID
HipComic Maze Agency #1-23 VF/NM complete series+annual+special – Copper Age, Comico-RID

Obiettivo su.

BENVENUTI. Da questo numero questa rubrica subisce qualche piccolo ritocco. Nelle innumerevoli manifestazioni cui abbiamo partecipato ci siamo resi conto della sovrapproduzione di fanzine legate ai supereroi (Marvel in particolare), e della pochezza di informazioni su pubblicazioni francesi e americane (INDIPENDENT PUBLISHER). Consapevoli della preparazione di alcuni nostri collaboratori, nonché delle informazioni che ci arrivano dalla Francia abbiamo deciso di legare queste pagine a tali pubblicazioni, sperando in un proficuo approfondimento su temi e su comics cui ci sentiamo molto legati, molto più che ad un Cap. America, tanto per intenderci.

In questo numero, il dossier su Angoulême ’91 risponde proprio all’esigenza prima accennata, ed insieme alle recensioni sono un primo passo verso questa nuova direzione assunta da FM per cui diamo spazio alle recensioni di questo numero 3.

Maze Agency - cover #17

MAZE AGENCY

di GIORGIO CAMBINI

MIKE BARR è conosciuto come autore dei testi per Batman e, soprattutto, per due fortunate Graphic Novels della DC che hanno come protagonista il Cavaliere Oscuro: Batman – Son of Demon e Batman – Bride of the Demon.

Chi però è attento alla produzione indipendente, conosce Barr come scrittore di una delle più intelligenti ed interessanti serie degli ultimi anni: Maze Agency.

Maze Agency è la traduzione a fumetti dei racconti di Ellery Queen, con in più un pizzico di romanzo e di azione.

Chi di voi ricorda la brillante serie di telefilm, riproposta continuamente dalle varie reti televisive, Ellery Queen? Era quella in cui, dopo un’oretta di strampalate (o almeno così sembrano) avventure di Ellery, il quale denuncia una preoccupante maldestra in ogni suo atto, si blocca ogni azione ed Ellery inizia un dialogo diretto con lo spettatore: “A questo punto so chi ha ucciso Sir Billingham: e voi? Avete tutti gli indizi per scoprirlo“.

A questo punto iniziava la spiegazione per i poveri mortali, che ovviamente non avevano capito nulla di ciò che accadeva, e che pensavano che l’assassino fosse il maggiordomo, perché tanto è sempre lui. E invece Ellery era li che, quasi avesse paura di ripetere l’ovvio, annunciava: ”Sir Billingham ha indicato l’orologio prima di morire. Tutti sanno che orologio nel dialetto della bassa Moldavia si dice Grows, quindi l’assassino è lei, Mr. Grows“.

Da qui tutti si davano delle pacche sulla Lesta esclamando: “Ma era ovvio, tutti ci potevano arrivare”. Sarà. Io non ci sono mai andato vicino. Con Maze Agency, invece, ci vado ancora più lontano.

Si, perché M.A. funziona proprio così: un Whodunnit (“Chi è stato?” la traduzione) – nome usato dai giallisti per designare una storia che fornisce al lettore gli stessi clementi dell’investigatore – ogni numero.

Il sottofondo ai misteri da risolvere è dato dalla storia d’amore tra Jennifer Maze, bellissima detective privata, e Gabriel Webb, scrittore e investigatore a tempo perso.

A loro si aggiunge un cast via via più fitto, contenente l’arci rivale di Jenny, una tenente di polizia dai modi bruschi ma dal cuore d’oro, ed una serie di sergenti di polizia, di amici dai mestieri più strani.

Tutto questo crea un sottofondo credibile entro cui si muovono le crime-story tanto amate da Barr. Il quale Barr ha più volte dichiarato il suo amore per Ellery Queen, tanto da offrirgli un numero, il 9, in celebrazione del 60′ anniversario di E.Q. Anche lo stesso Gabriel Webb, oltre ad essere un’idealizzazione autobiografica dello stesso Barr, è in realtà un doppione di Queen: stesso mestiere, stessa inettitudine per qualsivoglia attività manuale, stessa cultura enciclopedica.

Anche il carattere, scanzonato fino a quasi all’insopportabilità, è proprio di Queen, cd è proprio ciò che lo distingue dall’altro detective dei Whodunnit: Sherlock Holmes.

Dove Holmes è duro, sicuro di sé, e della forza del suo procedimento, Webb (cioè Queen) è incerto, va per tentativi e poi riesce ad unire le tessere del mosaico grazie ad un salto deduttivo.

Webb è più umano, quindi più simpatico e alla mano. I suoi problemi, cioè l’eterna goffaggine e il complesso di inferiorità nei confronti dell’amata Maze lo rendono un personaggio in cui è facile identificarsi e per il quale, alla fine, si finisce tutti per tifare.

maze agency #17 - doppia pagina

Un fumetto, ottimo, quindi, grazie ad una sceneggiatura attenta ed un trattamento della psicologia dei personaggi che non è facile ritrovare altrove.

Maze Agency creazione di Barr? Sicuramente, ma sarebbe un errore limitarsi all’aspetto delle storie senza riguardo per i disegni, che hanno sempre spiccato per la bellezza e la capacità di integrare, completandolo, lo script di Barr.

Gli artisti di partenza sono stati addirittura Adam Hughes e Rick Magyar, che hanno continuato la serie fino al n’ 5, quando ancora la COMICO non era fallita.

Si sono alternati poi altri disegnatori, sempre con le chine di Rick Magyar, finché il passaggio della testata alla INNOVATION si è trovato un assetto più stabile con Robb Phipps ad alternarsi con Adam Hughes. Negli ultimi numeri, tuttavia, siamo ritornati ad una rotazione, con risultati a dire il vero un po’ alterni dal punto di vista grafico.

Da segnalare comunque le copertine, sempre ottime, opera di Hughes, con un paio disegnate addirittura da Brian Bolland.

Da ricordare, in chiusura, il giudizio di Hughes che, pur costretto da altri impegni (Excalibur) ad abbandonare per lunghi periodi Maze Agency, ha dichiarato più volte che lavorare con Barr a questa testata era particolarmente stimolante perché si tratta di qualcosa realizzato con intelligenza.

Questo non poteva essere più vero, tanto che mi permetto di consigliare Maze Agency a tutti, anche ai non appassionati di gialli.

SCHEDA RIASSUNTIVA

MAZE AGENCY

Primo numero: dicembre ’88 (COMICO)

1-7 COMICO (Dec. 1988–June 1989)

8- 23 + Annual 1991 INNOVATION (Dec. 1989–Nov. 1991)

1-3 Caliber Comics (1997)

1-3 IDW Comics (2005)

Autore Mike W.Barr

Disegnatori: Adam Hughes, Joe Staton, Robb Phipps, Mike Okamoto, Scott Clark.

Inchiostratori: Rick Magyar.


GOTHAM GAZETTE:

PREY (DA LEGENDS OF THE DARK KNIGHT ## 11-15) - COVERS

PREY (DA LEGENDS OF THE DARK KNIGHT ## 11/15)

di SALVATORE BONANZINGA.

Come già annunciato sulle pagine di FM#2, la storia che Doug Moench, Paul Gulacy e Terry Austin hanno proposto sulle pagine di LEGENDS OF THE DARK KNIGHT si è rivelata un ottimo prodotto. Si intende che non si tratta di una vicenda che fa epoca o che fa la differenza nella storia del fumetto, ma un racconto di squisita fattura come non sempre è possibile vedere in una produzione seriale che è strutturalmente soggetta a cali di tono.

Se LEGENDS è spesso degna di essere recensita positivamente è proprio perché l’alternarsi dei team creativi, finora sempre di un certo livello, consente all’editor Andy Helter di tenere desto l’interesse dei lettori proponendo di volta in volta storie svincolate dalla continuity e libere di sviluppare temi diversi o proporre un diverso modo di inquadrare un argomento noto.

Tale caratteristica è per me vincente nei confronti della testata diretta rivale di LEGENDS, e cioè SPIDERMAN, nata come operazione commerciale e come palestra per il genio artistico di Todd Mcfarlane ed ora affidata per cinque numeri, dopo l’episodio curato da Nocenti/Leonardi/Austin, al clone Elric Larsen, in attesa di assumere una struttura analoga a LEGENDS.

Riguardo a PREY, come dice il titolo la vicenda vede Batman nel ruolo di preda, poco tempo dopo YEAR ONE. In realtà si vuole esaminare la reazione di Gotham City al vigilante da poco apparso (lo scontro che apre la miniserie costituisce la diciannovesima apparizione del Cavaliere Oscuro) e che genera diverse sensazioni nei cittadini.

La polizia lo vede come un prezioso collaboratore, nel caso di Gordon e di molti agenti, o come un criminale che si fa giustizia da solo, i media strutturano ampliamente il suo nome per titoli da prima pagina o per catturare audience, i politici sono pronti a lanciare una crociata per incrementare i consensi salvo poi riabilitarlo parzialmente; inoltre il villain di turno, per la prima volta su LEGENDS un avversario “classico”, è Hugo Strange, psichiatra lucido e alienato che si pone la domanda inevitabile sull’identità e i moventi di Batman, scardinando così il mito poco credibile dell’’intaccabilità del segreto dell’uomo dietro la maschera, che crolla definitivamente quando lo stesso eroe dà inconsciamente un importante indizio nel momento in cui teme di essere arrivato al capolinea.

Tutti gli avversari dei nostri cari eroi di carta cercano di scoprire l’identità del “buono”, ma pochi autori affrontano il tema con serietà come Moench; lo stesso cedere dei nervi di Batman non è casuale né incongruo, ma il frullo dell’azione intrapresa dal suo avversario con l’aiuto del media, del sindaco e del sergente Cort.

Strange si rivela ottimo cacciatore, ma nell’inevitabile scambio di ruoli tocca a lui essere preda del Cavaliere Oscuro quando questi, nell’ultimo capitolo, riemerge rigenerato dalle tenebre della sua caverna, dove ha potuto vincere i propri incubi.

PAGE of Batman- Legends of the Dark Knight comic - Issue #11

L’autore trova anche il modo di presentarci l’origine del bat-segnale e della batmobilc, il primo frutto della segreta intesa tra Gordon e Batman. un pericolo per la carriera del capitano, la seconda moderno destriero nel torneo finale con Night Scourge: non sono queste le uniche invenzioni, dal momento che Gulacy ci propone una nuova arma che si potrebbe definire uno shuhriken a forma di pipistrello, forse un ricordo delle tavole a suo tempo apparse su SHANG CHI.

A proposito di Gulacy, che i lettori italiani hanno potuto ammirare in Coldblood, bisogna dire che ha confermalo di essere al meglio quando deve narrare vicende di grande tensione narrativa, meglio se notturne, sempre in grado di avvincere il lettore con un segno abbastanza classico, con pochi rivali nell’’illustrare le scene d’azione ma ugualmente valido quando il dramma non è altrettanto “fisico”; ovviamente a tanto matitista corrispondono due numi del fumetto come Terry Austin e Steve Oliff con il suo staff.

Un’ultima annotazione riguarda il buon James Gordon, non solo per il suo “collaborazionismo” nei riguardi di colui che è visto come nemico pubblico, ma per il dubbio che egli conosca il segreto del protagonista, malgrado la DC Comics si ostini a smentire quando i lettori avanzano questa ipotesi, ricordando così l’indimenticabile figura del capitano Stacy. Al prossimo numero di “Gotham gazette” (ovvero “tutto quello che avreste potuto leggere se i diritti non li avesse la Rizzo i”).


Dark Horse Presents Fifth Anniversary Special TPB (1991 Dark Horse)_BY_ MyComicShop

INDIPENDENT PUBLISHER.

DI GIORGIO CAMBINI

 Dark Horse Comics Dark Horse Presents #1 (Frank Miller cover)

Un’altra stagione passata ad aspettare le nuove delizie con cui MARVEL e DC (ma soprattutto Marvel) tentano di ripulire le tasche dei farlocchi che comprano “a scatola chiusa”.

Per fortuna chi ci segue sa da tempo che non esistono solo Marvel e Dc, ma c’è la possibilità di rivolgersi ad altri, magari cercando un po’ dell’intelligenza che manca dai vari Ghost vs. Punisher vs, Spiderman vs. Toxic Avengers (?).

Le indipendenti, da un po’ di tempo a questa parte, vogliono dire soprattutto DARK HORSE.

La ditta di Milwaukie ha deciso di spennare l’oca dalla uova d’oro, e sta sfornando serie di Aliens, Terminator e Predator una dietro l’altra.

Inutile dire che qualche bidone c’è, come Predator: Cold war oppure Predator: big game (anche disegnato malino), ma nel complesso siamo al di sopra della media (e soprattutto siamo al di sopra di Sleepwalker).

Consigliato Dark Horse Present, antologia che continua a presentare nomi come Miller, Byrne e altri.

Menzione d’onore per Next Men, che uscirà a gennaio (1992, N.d.R.): acquistate il numero uno in quantità industriali e non ve ne pentirete: tra qualche anno varrà tanto oro quanto pesa.

Il disegnatore ed il creatore è John Byrne, il che mi sembra già sufficiente. Se poi aggiungo che siamo ai livelli degli X-Men (e non è un lavoro tirato via tipo She-Hulk o Man of Steel) dovreste scattare tutti verso il più vicino negozio.

Magnus- Robot Fighter #6 valint comics

Seconda indipendent che nomino è la VALIANT. Dopo l’esordio (felicissimo) con Magnus: Robot Fighter, è iniziata la costruzione di un universo Valiant (abitudine pessima, che di solito porta le serie all’inaridimento creativo). A Magnus si sono aggiunti Solarman of the atom, X-O manowar, Rai, Harbinger (un titolo mutante anche per la Valiant!) e Shadowman.

Consigliati Magnus per gli ottimi disegni di Bob Layton (che ci ha parlato di questa sua esperienza nell’intervista con Filippo Marzo, NdR), Harbinger se la storia riuscirà a mantenere i livelli attuali di tensione e realismo.

Anne Rice's Queen of the Damned cover (Innovation)

La INNOVATION continua con successo l’adattamento delle opere di Anne Rice, la “regina dei vampiri” tradotta anche in italiano da Feltrinelli (consigliatissima per chi, come me, ama i signori delle tenebre).

Dopo il grande successo di Vampire Lestat ecco il seguito con Queen of the Damned e il preludio con Interview with the vampire.

Vorrei poi menzionare quello che per me è uno dei tre migliori illustratori e disegnatori attualmente in circolazione: Rob Linsner.

Sento il vostro “ma questo chi è questo” vi rispondo subito: è il creatore/disegnatore/editore di Cry for Dawn, un titolo antologico giunto al numero 6.

I numeri 1-2-3 sono arrivati alla quarta ristampa, e buona parte del merito è proprio del tratto magico di Linsner e della bellissima Dawn che appare su ogni copertina e da il titolo al giornale.

La periodicità è casuale, ma non perdete l’occasione se vi capita un numero tra le mani.

Poche righe ancora per ricordare che Cerebus (AARDVARK-VANAHEIM) di Dave Sim ha superato il numero 150 e, con esso metà della sua durata.

Infatti, come promesso all’inizio della saga, il numero 300 vedrà la morte di Cerebus e la fine della testata. Consiglio poi a tutti coloro interessati alla vita degli U.S.A. ed alla satira di laggiù Comic Relief, magazine mensile che raccoglie il meglio della satira politica e di costume americana.

In più, le strisce di Doonesbury più The Far Side e Outland. Imperdibile.

Mi capitano tra le mani i dati di vendita negli U.S.A.: il primo indipendent che vedo, a parte Batman vs. Predator che è una coproduzione, è Star Wars: Dark empire della DARK HORSE, non ancora arrivato in Italia al momento di scrivere. Lo seguono Aliens: Genocide e il già citato Predator: Cold war. Dark Horse sugli scudi, dunque, e già pronta ad insidiare fette di mercato delle due “grandi”,

Siamo già arrivati al 9,64% per la DH contro il 29,51 della DC e il 47,03 della Marvel.

Speriamo che questo significhi un miglioramento del livello qualitativo medio dei comics americani: d’altronde non si può sperare in niente se al 22′ posto si vedono i New Warriors (!), poi Darkhawk, Web of Spiderman, Sleepwalker, Spiderman saga e simili.

Cattive notizie invece per le altre indipendent: 64′ Magnus: Robot Fighter, 93′ Rai e posizioni oltre la 100 per gli altri.

Sembra aver successo così la manovra Marvel di congestionare il mercato per costringere i collezionisti a mantenere le raccolte integre, impedendogli di addentrarsi in nuovi territori, come quello degli indipendenti.

A parte la Dark Horse, quindi il futuro è bigio: proviamo a dimostrare in Italia che l’intelligenza è meglio dell’abitudine e della minestra scaldata dei Thor, Ghost, Punisher e simili.

Altrimenti, ascoltate tutti M. M. Lupoi, disinserite il cervello, sintonizzatevi sulla Marvel che ha tanti bei mutanti da regalarvi, ognuno con otto copertine, raccoglibili per formare un poster gigante del cugino dell’amico del cognato di Jim Lee.

Acquistate tutte le copertine, mi raccomando, altrimenti la vostra raccolta non sarà completa; ma attenti a non soffermarvi a pensare: “COSA STO FACENDO?”.

La risposta potrebbe non piacervi.

Queen of the Damned -  cover #10 (Innovation)

10 Titoli consigliati

1) Cry for Dawn

2) Dark Horse Present

3) Comic Relief

4) Maze Agency

5) Groo

6) Omaha Cat Dancer

7) Green Arrow

8) Magnus:Robot Fighter

9) Hero Alliance

10) Metropol

10 Titoli sconsigliati

1) Acquaman

2) Toxic Avenger

3) Sleepwalker

4) Web of Spiderman

5) New Warrior

6) Marvel Comic Present

7) Thor

8) Wonderman

9) She Hulk

10) Adventure of Superman

NOTE EXTRA

Abbiamo della Valiant con Bob Layton l’anno scorso nella video intervista realizzata da Filippo (comicsreporter) Marzo e pubblicata lo scorso 23 novembre 2020 aprile su Fumettomania Web Magazine.

Mentre di Solar , abbiamo scritto tanto sia qui su Fumettomania Web magazine con Dario Janese, l’ultima volta lo scorso 9 agosto, sia sul sito di Glamazonia.it (trovate tutti i link nelle note dell’articolo di Dario)


GIVE ME LIBERTY

(MINI SERIE DI 4 NUMERI-DARK HORSE)

di SALVATORE BONAZINGA.

Quando, il 14 febbraio ’89, acquistai e divorai il paperback di BATMAN: YEAR ONE, appresi di tre progetti futuri di Frank MILLER: ELEKTRA LIVES AGAIN, HARD BOILED e, appunto, GIVE ME LIBERTY. Come accade quando viene annunciato un nuovo progetto di un grande maestro, è iniziata l’attesa nella certezza di leggere del fumetto di qualità, e non di assistere ad una delle tante operazioni di merchandising che negli ultimi anni falsano questo settore.

Copertina del n. 3 della rivista Nova Express, dedicata proprio alla miniserie GIVE ME LIBERTY
Copertina del n. 3 della rivista Nova Express, dedicata proprio alla miniserie GIVE ME LIBERTY

A proposito di GIVE ME LIBERTY, non era solo il nome dello scrittore a farne un must, dal momento che i disegni, affidati al Dave Gibbons di WATCHMEN, costituivano un richiamo sicuramente non inferiore. La prima sorpresa giunge dal nome dell’editore, quella Dark Horse che sta costruendo un solido impero sui sequel di celebri film di fantascienza, nel segno comunque della qualità, insidiando il secondo posto della DC Comics nel mercato statunitense. Ove qualcuno avesse visto l’edizione italiana sulla rivista NOVA EXPRESS e non conoscesse l’originale, è bene precisare che i quattro brossurati di cui è costituita la miniserie sono a colori (di Robin Smith) ed offrono in seconda e terza di copertina una semplice quanto suggestiva sintesi di quanto viene narrato all’interno mostrando la progressiva disgregazione degli Stati Uniti, tra il 1995 ed il 2012.

Il 1995 è l’anno di nascita della protagonista, la giovane di colore Martha Washington:

Mamma dice che sono nata prima che il Presidente fosse eletto. La prima volta che fu eletto. Un intero anno prima.” Già le prime 3 tavole sono sufficienti a dare al lettore una perfetta sintesi di sci anni di storia di un paese fortemente minato dal degrado sociale e dal distacco del popolo dalle istituzioni: a Gibbons basta mostrare il bagno di folla del presidente Rexall alla sua prima elezione circondato da un minimo servizio di sicurezza, con attorno cartelli che dicono un semplice “YES “; cinque anni dopo ha bisogno di forze di polizia in assetto da guerra e quei cartelli esclamano un ben più duro e probabilmente senza alternative ”HELL YES”; nel frattempo la repressione ha colpito chi, come il padre di Martha, ha sperato di poter uscire dal ghetto.

I temi sono quindi essenzialmente politici e più concreti di quanto possa apparire: una serie di emendamenti fa del Presidente un dittatore capace di stravolgere il ruolo mondiale degli USA, facendoli persino espellere dalle Nazioni Unite; il ghetto, chiamato eufemisticamente Green, è una prigione per innocenti che hanno il torto di essere poveri, i malati di mente (ma in passato, nel mondo reale, erano definiti così anche i dissidenti) sono rifiutati dalla stato assistenziale, un po’ come una certa legge italiana sulla chiusura degli ospedali psichiatrici; le minoranze in genere vengono calpestate o affrontate con le armi.

L’unica soluzione che questa realtà offre è l’arruolamento nel corpo militare denominato PAX, dove la protagonista diverrà un elemento catalizzatore degli eventi del suo paese, a causa di una singolare vendetta che il traditore Moretti cerca nei suoi confronti, parallelamente alla propria scalata al potere. Questo la rende testimone della storia di un mondo che cambia, a partire dalla fugace speranza data dal neopresidente Nissen.

Questa è una figura decisamente interessante e che suggerisce confronti, ad esempio, con i fatti sovietici: un presidente probabilmente sottovalutato da chi lo ha messo al potere che si rivela capace di scelte importanti. Dopo un inizio che sembrava far risorgere il sogno americano, viene trasformato in un fantoccio sempre meno responsabile delle proprie azioni, fino ad incontrare la fine in una congiura, pugnalato come si conviene quanto meno dai tempi di Giulio Cesare.

Questo falso dittatore dietro il quale si muovevano i veri burattinai della politica americana era però in grado di tenere unita la nazione, che con la sua fine si frantuma sotto le tensioni ormai esplosive in una serie di nuovi stati, il più potente dei quali è God’s Country, comandato dal folle Ministro della Sanità che si appoggia all’Iniziativa Neo-Calvinista, con il proposito di liberare il paese dalle “impurità”, da tutti i comportamenti che non fanno parte della morale più rigida.

doppia pagina da "Give Me Liberty (1990)

Tra gli altri stati è quanto meno da menzionare la Real America che fa capo alla società FatBoy Burgers, simbolo delle corporazioni che dal potere economico derivano quello politico; significativo, anche se di nessun rilievo nella narrazione, il fatto che resti una New England Federation of States comprendente un nucleo che si rifà alle 13 colonie del 1776.

Dopo il disfacimento, è necessario un nuovo “collante” per ricreare gli USA, e questo sarà il redivivo Rexall, minore dei mali cui si perdona anche di aver recitato un ruolo da Grande Fratello quando aveva imposto nelle scuole un quiz presidenziale nel quale la risposta esatta era quasi sempre Rexall, facendo dimenticare uomini come Lincoln e Washington (il colmo, quest’ultimo, per la protagonista); a proposito di Lincoln è da ricordare il monologo di Nissen rivolto al suo ritratto, un momento in cui affiorano le debolezze e le speranze deluse dell’uomo che era divenuto Presidente quasi per caso ed aveva creduto di poter riparare anche alla tragedia della nazione Apache.

La vicenda di Martha che in 17 anni dalla nascita nel ghetto arriva al grado di tenente nei PAX e soprattutto ad uno status di eroina nazionale può essere definita in breve un sogno americano (come suggerisce il sottotitolo) che sorge sulle ceneri degli incubi americani; un sogno che è pervaso dalla drammaticità e dalla crudezza che sono tratti distintivi di Frank Miller, ben lontano dall’ottimismo alla Frank Capra e forse per questo capace di suscitare polemiche per aver prodotto una storia capace di mettere l’America di fronte alle tensioni ed ambizioni storicamente presenti nella sua società, una vicenda terribile perché porta alle estreme conseguenze molti tratti che appartengono al mondo reale.

Comic Art "Give Me Liberty (1990)" art by Dave Gibbons

Se il racconto è crudo e drammatico, si deve alla riconosciuta abilità di Dave Gibbons il fatto che non siano venuti meno la violenza e la scansione cinematografica della tavole, elementi altrettanto tipici e fondamentali delle cose migliori che Miller ci abbia offerto fino ad oggi. In GIVE ME LIBERTY Gibbons dimostra di essere a proprio agio anche nel passare ad illustrazioni di respiro ben più ampio delle nove vignette per tavola di WATCHMEN: due modi di concretizzare col suo tratto sempre nitido e preciso i diversi stili narrativi di grandi scrittori, segno di una maturità artistica che non delude il lettore che sa apprezzare il suo tratto inconfondibile seppure classico. Probabilmente l’artista era atteso alla prova anche più di Miller, avendo l’arduo compito di disegnare un fumetto pensato come un film.

Dopo aver espresso le mie sensazioni, più che positive evidentemente, vorrei tornare in breve all’argomento Dark Horse: questa casa indipendente che sfida le majors ha dimostrato di saper pubblicare con ottimi risultati opere importanti, guadagnandosi la fiducia di artisti che continuano ad affidarle i loro progetti. È il caso di Miller con il nuovo serial SIN CITY e di Byrne con THE NEXT MEN, autori che riceverebbero fior di quattrini ovunque; eppure, preferiscono la libertà di un editore indipendente che da delle garanzie di professionalità. La crescita della DARK HORSE e, in un futuro non improbabile, della VALIANT di Jim Shooter può essere l’elemento fondamentale per non far tornare il fumetto americano ai suoi anni più bui, illuminato solo da fatue operazioni commerciali.


L’INTERO NUMERO TRE DI FUMETTOMANIA

La copertina del n, 3 della fanzine (prozine) Fumettomania. - secondo semestre del 1991. illustrazione inedita di John Bolton
FM#3 – Novembre 1991

LO POTETE VISUALIZZARE E SCARICARE DAL SITO DALL’APP HyperComix


NOTE EXTRA

FUMETTOMANIA INDEX 1990 -2021

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