Cover di Three Littke Pigs

Marzo 1935: “I Tre Porcellini”, un successo annunciato

di Carlo Scaringi

Il 28 marzo del 1935 apparve nelle edicole un nuovo giornalino, “I Tre Porcellini”, il primo edito da Mondadori, che poi per circa mezzo secolo avrebbe monopolizzato i fumetti della Disney. Forse è eccessivo dire che fu subito un successo, anche se avrebbe presto raggiunto le 200 mila copie, mentre si può affermare che fu un successo annunciato. Per scoprirne i motivi facciamo un passo indietro, come nei vecchi romanzi d’appendice. Alla fine del 1932 l’editore Nerbini di Firenze cominciò a pubblicare il settimanale “Topolino”, che in pratica introdusse in Italia su vasta scala i fumetti disneyani, rendendo popolari tutti i piccoli eroi del singolare mondo inventato da Walt Disney. Nel 1933 apparve sugli schermi un cortometraggio animato ispirato a un’antica fiaba ottocentesca che aveva per protagonisti un lupo cattivo e tre porcellini. Al di là della suggestione delle immagini, il breve film ebbe successo anche per un’orecchiabile canzoncina, “Chi ha paura del lupo cattivo”, che divenne quasi un inno per esorcizzare le angosce della crisi economica dei primi anni Trenta. Intanto Nerbini aveva scoperto il grande fumetto d’avventura americano e nell’ottobre del 1934 cominciò a pubblicare l’”Avventuroso”, clamoroso successo di quegli anni, trascurando un po’ Topolino, un giornalino che faceva gola a Mondadori. Nerbini cedette, e l’editore milanese fece l’affare della vita, cominciando a pubblicare, dall’agosto 1935, quel giornaletto che per decenni fu ai vertici delle vendite. Ma prima volle fare una sorta di “prova generale”, con “I Tre Porcellini”, un titolo che sfruttava la popolarità dei personaggi disneyani, ovviamente presenza fissa, insieme ad altri, del settimanale. Il giornale, diretto da Antonio Rubino, uno dei padri del fumetto italiano, visse per quasi due anni, 98 numeri, fino al 4 febbraio del 1937 quando fu inglobato da Topolino. Furono due anni importanti perché su quelle pagine apparvero storie e autori che hanno lasciato un segno nella vita ormai centenaria del fumetto italiano. Per esempio vi esordì lo sceneggiatore Federico Pedroccchi, con una storia (I due tamburini) disegnata da Caesar, altro grande di quegli anni. In uno dei primi numeri, dal 6 giugno 1935, cominciò il primo fumetto western italiano, ovvero la storia di Ulceda, la figlia di un gran capo dei Sioux, disegnata da Guido Moroni Celsi, poi preciso interprete dei romanzi salgariani. Sugli ultimi numeri, invece, alla fine del 1936, iniziò la saga fantascientifica di Saturno contro la Terra, sceneggiata da Pedrocchi e Zavattini, che allora si occupava dei periodici Mondadori, con disegni di Scolari. Altrettanto vasta era la presenza di fumetti americani, spesso di qualità, come Brick Bradford (seppure trasformato in Guido Ventura), Johnny round-the-world (ovvero Gianni Giramondo) dell’americano William La Varre, oppure come Robin Hood di Flanders o Ming Fu di Fonsky o Little Annie Rooney e G-Men, la pattuglia senza paura, che ricordava il più celebre e quasi contemporaneo Radio Patrol. Tra i molti altri fumetti italiani va ricordato – accanto a storie con ragazzi italiani coraggiosi e generosi secondo la moda dell’epoca – anche Robottino di Yambo, un grande autore per l’infanzia del primo Novecento. Il settimanale nato giusto 75 anni fa dovette affrontare una forte concorrenza contro giornalini già affermati come l’Audace, Jumbo, Topolino e l’Avventuroso, e altri nati nel corso dello stesso 1935, come l’Intrepido, Cinecomico, il Giornale di Cino e Franco, oltre al Balilla e la Giovane Italiana, con cui il regime tentava di contrastare l’avanzata dei fumetti americani, poi messi al bando nel 1938.

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Per saperne di più

Il titolo del giornalino, “I Tre Porcellini”, derivò dal cortometraggio animato che Walt Disney produsse nel 1933. Se il protagonista era, come nell’antica fiaba, un lupo cattivo, i più simpatici divennero subito i tre porcellini, impegnati a sfuggire all’affamato carnivoro. I loro nomi originali erano Pratical, Fudder e Fifer, ovvero secondo una traduzione approssimativa, il Pratico, il Confusionario e il Pifferaio. Ma in Italia sono divenuti popolari con i nomi più facili e indovinati di Gimmi, Timmi e Tommi. Come tutti i filmati disneyani, anche questa storia è diventata un fumetto, nel 1936, con disegni di Al Taliaferro e altri, compreso Floyd Gottfredsson. Il lupo ha avuto anche un nome, forse insolito, come Ezechiele. Nell’immediato dopoguerra gli è nato un figlio, Lupetto, che con grande rabbia del padre è diventato subito amico dei tre porcellini. Nel cinema d’animazione la storia ha avuto varie versioni, compresa una negli anni della seconda guerra mondiale, con la famosa canzonetta di Frank Churchill usata per esorcizzare il nemico hitleriano. Oltre alla Disney, infine, anche la Warner Bros e la MGM hanno prodotto la celebre favoletta, affidandone la realizzazione a due maestri dell’animazione come Fritz Freleng e Tex Avery.

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