LA CRISI DEL FUMETTO, DELLE FANZINE E LE NUOVE OPPORTUNITÀ PER FUMETTOMANIA

di Domenico Cutrupia

1. La crisi

La parola crisi vien dalla parola greco-antica krisis e significa “scelta, decisione” e sta ad intendere un momento di rottura, di difficoltà dalla quale si può uscire tramite una scelta, una decisione ben precisa e mirata al superamento dell’ostacolo. La crisi è il fatto e il suo superamento. La crisi è il momento della difficoltà e l’occasione per il suo superamento. Non si esce dalla crisi se non la supera con una scelta decisa. Così ogni crisi.

La scelta e la decisione hanno bisogno di un’osservazione critica per essere ben fondate. C’è un’efficace assonanza linguistica tra crisi e critica. Critico, dal greco kritikos deriva dal verbo krino “giudicare, distinguere”. Un’osservazione critica efficace e seria si propone di giudicare e comprendere per bene (distinguendone gli elementi) la situazione di difficoltà e suggerire la scelta più adatta per il superamento. Un’osservazione critica efficace e seria non si accontenta, e non si può accontentare, di rilevare la situazione di contrarietà descrivendone magari i particolari. Deve necessariamente andare oltre, conoscerne le ragioni. Perché c’è crisi? Come si è arrivati a ciò? Come fare per rimediare? Queste le domande da porsi e alla cui possibile risposta occorre credere ciecamente se si vuol davvero arrivare alla scelta decisiva per riemergere. Perché il fumetto è in crisi? Come si è arrivati a ciò? Come si può rimediare e cosa possiamo fare noi per porvi rimedio? Queste le domande che si deve porre un attento critico fumettistico, le risposte sono attese da tutti.

Da sinistra verso destra: Ambrogio (tesoriere dell'Associazione), Giuseppe, Mario (segretario di Fumettomania) e Luigi (nuovo presidente dell'Associazione)
Da sinistra verso destra: Ambrogio (tesoriere dell’Associazione), Giuseppe, Mario (segretario di Fumettomania) e Luigi (nuovo presidente dell’Associazione). Foto del 2001

1.1 La crisi del fumetto

Troppo spesso si parla di crisi del fumetto. Cosa sia lo sappiamo bene: si vendono molto meno fumetti rispetto ad una volta. Sul perché abbiamo tutti una certa idea: ci sono meno soldi a disposizione dei giovani lettori e tante alternative alla lettura, tipo playstation cinema e ricariche per i telefonini cellulari. Tutto giusto, tutto vero, è un’analisi precisa (un po’ superficiale) e presuppone una buona dose di rassegnazione (‘a da passa’ a nuttata, si dice). Ma ci siamo chiesti perché mai, avendo meno soldi a disposizione, i giovani lettori debbano tagliare, tra gli acquisti, giusto i fumetti? E perché mai i fumetti devono essere considerati un prodotto solo per giovani lettori e per adulti mai cresciuti appieno? Non c’è forse negli stessi operatori del mondo del fumetto la rassegnazione di chi è convinto di operare in un settore minore, di scarso valore culturale ed economico. Nel periodo di recessione economica in cui viviamo, in cui ci sono meno soldi a disposizione per tutti, giovani ed adulti, si comprano certamente meno cose o, quantomeno, le cose meno costose. E tra gli svaghi (irrinunciabili anche in periodi di recessione) la lettura dei fumetti non è tra i meno costosi? Non è che, in realtà, i fumetti hanno perso la capacità di far sognare chi li legge? Ed allora è forse vero che la crisi del fumetto è nella testa di chi li fa, che non riesce a parlare al cuore dei lettori e non sa mettere nelle sue storie quel “sense of wonder” di cui tutti abbiamo, più o meno segretamente, bisogno. Abbiamo tutti bisogno di credere di più nelle potenzialità del fumetto, prima di tutto chi li fa.

1.2 Il fumetto

Poche cose sono più serie di un buon fumetto. In un’ipotetica scala gerarchica delle arti il fumetto può ben stare al primo posto. In esso può trovare posto il meglio di tutte le altre arti: la letteratura, poiché occorre saper ben scrivere per fare una bella storia; la pittura e l’illustrazione, che possono creare una bella copertina; il disegno, che trova la sua più efficace applicazione nel fumetto; il cinema, che nella struttura assomiglia molto al fumetto ma ha il difetto di essere molto più costoso. Potrei fare un esempio simile per ciascuna altra arte. Tra le arti il fumetto è assai giovane ed è una sorta di brutto anatroccolo che non aspetta altro che una rivoluzione culturale per ritrovarsi bel cigno. Una rivoluzione culturale, ecco quello che occorre. Una rivoluzione copernicana che metta al centro il fumetto ed il suo mondo, finora tenuto ai margini. Una rivoluzione culturale che può partire dalle case editrici nel momento in cui decidano di realizzare materiale di ottimo livello qualitativo e storie che parlino al cuore della gente oppure dagli amatori, dai fanzinari, dai lettori di fumetti più consapevoli ed attivi che punzecchino, come implacabili tafani, gli operatori del mondo del fumetto (a qualunque livello essi siano) perché facciano il massimo per rendere giustizia al fumetto e facciano crescere il brutto anatroccolo fino a farlo diventare un bel cigno.

2. Le fanzine

Se comprare fumetti è una malattia, comprare le fanzine è una perversione bella e buona. Occorrerebbe domandare a chi compra le fanzine perché lo fa, prima di chiedersi perché gli altri non ne comprano. Chissà cosa credono di trovarci dentro quelli che periodicamente fanno il versamento su conto corrente postale per ricerverne una copia a casa o ne comprano una all’edicola o in fumetteria. Sarebbe davvero interessante sapere cosa passa loro per la testa.

illustrazione dedicata ad Alula con Cava. per gentile concessione
illustrazione dedicata ad Alula con Cava. per gentile concessione

Ma se comprare e leggere fumetti è una malattia allora è malattia il desiderio ancestrale dell’uomo di narrare ed ascoltare storie, di sognare e di rappresentare sogni, di comunicare e di meravigliarsi. Se tutto questo è malattia, la cura è cancellare quasi tutto della storia dell’uomo su questo pianeta. Non è assolutamente necessario tutto questo e se parliamo di fumettomania non intendiamo certo psicosi o stati patologici di sofferenza mentale bensì totalizzante entusiasmo per l’oggetto della nostra passione.

Comprare e leggere fumetti non è una (più o meno innocua) malattia e leggere le fanzine non è certo una perversione. Ma le fanzine hanno ragione di esistere, interessano ai lettori o esistono solo per soddisfare onanistiche pulsioni dei simpatici esaltati che stanno nelle loro redazioni? Le fanzine, in quanto riviste amatoriali, da un lato hanno la splendida occasione di dare un sguardo attento ed indipendente nell’affascinante meccanismo che genera le nostre passioni, dall’altro si scontrano coi strutturali limiti di piccole associazioni di soci squattrinati che non riescono a dare quanto vorrebbero perché forse non ci credono poi tanto neanche loro.

Eppure le fanzine, tutte le fanzine, hanno uno straordinario potenziale di cui, forse, solo in parte si rendono conto. Gli appassionati di fumetti esistono ancora, anche quelli che non ne comprano perché aspettano quello che gli piaccia davvero, e desiderano saper di più, sul loro sceneggiatore preferito, sul loro genere preferito, sul loro disegnatore. Le fanzine, che soffrono di riflesso della famigerata crisi del fumetto, hanno bisogno, pure loro, di parlare alla gente, ai lettori, e dir loro quello che desiderano mostrando professionalità (preparazione seria da parte di chi scrive, articoli ben documentati e completi) ed una chiara identità e linea editoriale.

Copertina del n.14. di Aex Boni

3. Fumettomania

Fumettomania è un’associazione ed una fanzine e la prima si identifica quasi totalmente nella seconda in quanto questa la esprime al meglio. Fumettomania è una fanzine tra le tante, una di quelle portate avanti con i denti da un minuscolo ma rumoroso gruppo di appassionati. Essa ha resistito negli anni attraversando trasformazioni e difficoltà, arrivando oggi ad un bivio che potrebbe portarla alla terribile scelta di annullarsi in una webzine.

3.1 La webzine

Internet, internet, internet. Mai parola d’origine forestiera ha avuto così implacabile risonanza. Internet, la pronunci e lasci intendere efficienza, produttività, notorietà, la soluzione. Perniciosa fata morgana nel deserto della modernità, il miraggio di un Internet risolutore ha sedotto tanti, arricchito pochi, rovinato altri. Ricordate la bolla speculativa di qualche anno fa, in Borsa, che quando è scoppiata (come una bolla di sapone) si è portata via tante illusioni e tanti soldini (un mucchio di soldini, milioni e milioni) tra risparmiatori ed avventurieri. Dici che una certa cosa è su Internet e lasci intendere che la vedono tutti, come se la possibilità di per sé potesse coincidere con la realtà. Con Internet, nella realtà dei fatti, pochi riescono a guadagnare (a fronte di fortissimi investimenti) e nel marasma del web è difficilissimo fare emergere un sito, pur se fatto bene.

Un anno fa o poco più nacque il sito di Fumettomania con l’intenzione di diventare la vetrina della fanzine cartacea e di promuoverne la diffusione. Se ora Fumettomania abbandona la forma cartacea e diventa webzine, confonde il mezzo col fine e si chiude in un angolino. La rivista su carta è insostituibile, la scomparsa della quale è un mito alimentato dalle fantasie di futurologi avventati.

3.2 La rivista

Un giorno, tanto tempo fa, Lenin, padre fondatore dell’ex-Unione Sovietica, disse: “Datemi un giornale e fonderò un partito!“. Con ciò volle intendere che un giornale, una rivista, la carta stampata con la sua naturale capacità di informare ed approfondire è in grado di creare movimento, un movimento di idee e di azioni in grado di fare una rivoluzione morale, culturale e (nel suo caso) pure politica. Naturalmente occorre che dietro l’organo di stampa ci sia un unico progetto di senso, una chiara weltanschaung (concezione del mondo), un linguaggio chiaro e diretto, un pubblico di riferimento preciso, obiettivi precisi. Non occorre chiaramente che Fumettomania si trasformi in una novella Pravda né inseguire l’insana utopia di un’unione delle repubbliche fumettistiche post-sovietiche. Tuttavia chiedersi, all’interno dello staff di Fumettomania allargato magari ai qualificatissimi collaboratori, quale sia e quale debba l’identità di Fumettomania come fanzine prima e come associazione dopo non può che fare bene alle attività presenti e future.

3.2.1 Una chiara identità

E’ una bella fanzine Fumettomania, a livello grafico si vede tutto l’amore e la cura di chi la impagina e ne segue la stampa scegliendo la migliore tipografia incurante nei costi volendo solo il meglio per la sua creatura. Chi scrive nelle pagine di Fumettomania è un cultore della bella arte del fumetto, un lettore attento e posato, intelligente ed arguto. Nessuno degli interventi ed articoli di discosta da queste caratteristiche. Chi legge la fanzine coglie queste cose e le apprezza. Ma chi legge Fumettomania? E’ un pubblico fisso, ben preciso ed affezionato o ha un forte ricambio da numero a numero? Cosa si aspetta di trovarci il lettore saltuario o quello affezionato? Chi è il lettore affezionato? Chi compra la fanzine attraverso la Pan Distribuzioni (principale e pressochè unico canale di vendita della nostra rivista amatoriale preferita)? Sarebbe utile lanciare un sondaggio dalle pagine della fanzine rivolto ai suoi lettori.

Il problema è che Fumettomania non vende abbastanza e non è utile dare la colpa a chi non compra nascondendosi dietro l’esile scusa che la gente non ha più voglia di leggere nulla figurarsi le rivista di critica. Non è utile perché non porta a nulla crogiolarsi nella rassegnazione.

Precisando subito che non intendo pontificare ma offrire un argomento articolato e preciso su cui dibattere (un’adesione convinta non può che derivare da una riflessione comune e da una decisione partecipata democratica), partirò dal presupposto che a Fumettomania manchi un unico progetto di senso, una chiara weltanschaung, un linguaggio chiaro e diretto, un pubblico di riferimento preciso, obiettivi precisi. Troppo utile e produttivo pensare che dobbiamo essere noi e Fumettomania a cambiare ed adattarci al mondo piuttosto che aspettare che il mondo si adatti a noi e a Fumettomania.

Disegno inedito di Pueroni. Per gentile concessione
Disegno inedito di Pueroni. Per gentile concessione

3.2.2 Un unico progetto di senso

Che significato diamo ai fumetti che leggiamo e recensiamo? Quanto crediamo nei fumetti recensiti? E nei fumetti in generale? Ciascuno di noi redattori e/o collaboratori ha una sua personalissima visione e un personalissimo approccio ai fumetti. Siamo in grado di arrivare ad uno comune che caratterizzi tutta la fanzine nella sua impostazione e ne diventi lo stile caratterizzante?

3.2.3 Una chiara weltanschaung

Fumettomania è una bella rivistina, apprezzata dagli operatori del settore che si rammaricano che venga letta da pochi. Ha articoli e interventi curati, mirati, misurati. Articoli e interventi curati, mirati, misurati ma un po’ troppo spesso scollegati tra loro, raccogliticci e appiccicaticci. Avrebbe ben altro spessore e forza la nostra fanzine preferita se vi fosse dietro una precisa visione del mondo ed essa trasparisse dietro ogni intervento in ogni numero editato. Assumiamo, ad esempio, come weltanschaung quella da me esposta al paragrafo 1.2 di questo mio intervento. Ogni articolo scritto per Fumettomania, qualunque intervista o recensione dovrebbe così portare il suo oggetto alle sue relazioni con le altre arti (figurative e non) e con la realtà di tutti i giorni. Porsi nell’ottica di fondare il fumetto come arte non più marginale ma centrale vuol pure dire che la critica stessa va riqualificata rendendo oggi intervento documentato (una biblioteca mirata all’interno dell’associazione diventa indispensabile).

3.2.4 Un linguaggio chiaro e diretto

Fortunatamente per quanto concerne questo punto la realtà attuale è più vicina all’obiettivo che ritengo auspicabile. Sono le storie personali di ciascuno di noi, le letture, l’esercizio costante che determinano una qualità oggettiva. Un indirizzo chiaro e unitario durante la programmazione redazionale del numero darà meno spazio a personalistiche esercitazioni di stile fine a sé stesse così come interventi tirati via e pubblicati solo per riempire uno spazio vuoto.

3.2.5 un pubblico di riferimento preciso

Ecco un punto assai dolente! Chi legge Fumettomania? A chi propone Fumettomania? Domande mai poste e a cui manca risposta. Nel mercato delle fanzine, come altrove, ogni prodotto ha un suo target di riferimento. A chi si riferisce Fumettomania? Ci sono le fanzine dedicate a manga e anime che sono punto d’incontro e di riferimento per gli appassionati delle storie dagli occhi a mandorla; e ci sono fanzine dedicate al colorato mondo dei comics, e a tutto ciò che li riguarda, ed attirano come miele gli adoratori dei mutanti e dei cavalieri marvel. Poi ci le fanzine generaliste che seguono il fenomeno del momento sviscerandolo o illustrandolo, a seconda delle capacità. Fumettomania cosa fa? E’ una rivista generalista, non privilegia alcuna scuola fumettistica anzi sembra rifiutare per principio di seguire le mode del momento temendo di essere considerata commerciale. Pare per vocazione una rivista di nicchia il chè non è necessariamente un difetto ma rischia di essere snob e di chiudere ogni possibilità di dialogo con un pubblico ben preciso. Ma chi legge Fumettomania? Magari ha un pubblico ben preciso e neanche se n’è accorta. Occorre aprire un esplicito dialogo coi lettori. Un pubblico di riferimento preciso può essere quell’insieme di lettori che non cercano il fumetto popolare, quello delle grandi case editrici, quello che trova (il poco) spazio nelle edicole. Il target di Fumettomania può quindi essere tutto quel mondo che va controcorrente, che non si riconosce nel fumetto mainstream. E’ un’opportunità, una strada che se scelta va intrapresa con convinzione e senza remore. Un’altra scelta può essere indirizzarsi ad un pubblico colto, desideroso di conoscere e cogliere le connessioni tra il fumetto e tutto il resto, curioso dei prodotti per palati fini come certe cose prodotte dal fumetto francese, argentino o altre realtà e scuole tutte da indagare, conoscere e far conoscere.

E’ certo, comunque, che senza un target preciso, un pubblico di riferimento preciso, non può essere posta in essere alcuna efficace riforma o miglioramento della fanzine.

Tavola tratta dalla miniserie HoC di Alessandro Boni. Per gentile concessione

3.2.6 obiettivi precisi

Cosa si propone Fumettomania? Quali obiettivi a medio-breve di propone? Presupposto che le finalità si identicano con la weltanschaung di cui al paragrafo 3.2.3, quali battaglie si propone Fumettomania e il suo staff. Perché scrive? Vuol fare pubblicare un tal fumetto o autore? Vuol sensibilizzare il suo pubblico a scoprire o riscoprire una certa scuola, un certo classico, un autore o altro? Obiettivi da perseguire con costanza, insistenza e decisione danno il carattere e la visibilità di un medium, di una rivista di critica nel nostro caso.

4. L’inizio

Ora comincia il bello! Scopo di questo mio breve intervento (se non mi fermavo a forza ne poteva venire fuori un libro) è dare inizio e spunto ad una riflessione attenta, consapevole e… articolata (anche un po’ meno del mio intervento). Mi auguro che quanto io scritto faccia capire quanto io creda alla forza e alle potenzialità del fumetto, delle fanzine e di Fumettomania.

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