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Nuova puntata di Fumettomania Story!

Oggi pubblichiamo la prima parte degli articoli-interviste estratte dallo Speciale Dylan Dog Horror Fest 3, del 1992, e pubblicate originariamente nel n.4 della Prozine Fumettomania. Oggi incontreremo l’attore Robert Englund ed il regista Michele Soavi.

Ricordo a chi ci legge che l’artefice di questo splendido speciale fu Vito Di Domenico, allora studente della Scuola del Fumetto a Milano e l’amico Vittorio Cristiano. Buona lettura

Mario Benenati, responsabile del Web Magazine Fumettomania.


SPECIALE DYLAN DOG HORROR FEST 3 (1992)

Interviste raccolte da Vittorio Cristiano e da Vito Di Domenico. Testi e foto di V.D.D.

immagine di apertura del DDHF

Ecco il testo introduttivo dello Speciale:

<< E’ fatta! Il Dylan Dog Horror Fest 3 è finito ormai da un pezzo, e noi ci siamo sufficientemente ripresi dalla tremenda maratona sostenuta per potervi dare questo sostanzioso e – speriamo – interessante Speciale. Leggetelo e scriveteci dicendo cosa ne pensate e, soprattutto, se vi interessa di vedere su FM un angolo fisso dedicato al cinema fantastico.

Un saluto ed un ringraziamento a tutti coloro che ci hanno dimostrato la propria disponibilità, sebbene oberati dagli impegni di organizzazione dell’Horror Fest.

Questi eroici giovani rispondono ai nomi di: Luca Boschi, Ade Capone, Loris Curci, Stefano Marzorati e Mary Rinaldi. Un ringraziamento particolare al nostro amico Federico Galanetto, redattore della fanzine underground “NERO“, la cui consulenza si è dimostrata utilissima.Ma bando alle ciance e vediamo cosa è successo e chi c’era al FEST.>>

Introduzione allo speciale Dylan Dog Horror Fest 3

I GIORNALISTI

I più preparati ed arguti sono stati i fanzinari in generale ed i giornalisti stranieri (in particolare i redattori della bella rivista inglese SAMHAIN, seguiti a ruota da quei geniacci di FM. … )

Di bestie ce n’erano a bizzeffe, praticamente tutti i “seri giornalisti della seria stampa italiana”. La figura più meschina l’ha fatta una (più che quarantenne) inviata del noto mensile CIAK“: su 8 conferenze stampa ha partecipato solo a quella di Wes Craven, tirando fuori una domanda tanto idiota ed inutilmente contorta che nessuno dei presenti l’ha capita, nemmeno Craven …

Una piacevole sorpresa ci è giunta invece dalla giovane inviata del settimanale CIAO 2001che pur scrivendo per una rivista NON di settore, si è dimostrata intelligente e preparata.

GLI OSPITI

I più affabili e disponibili sono stati senza dubbio il “nostro” Michele Soavi, arrivato a sorpresa, Brian Yuzna, produttore di “RE-ANIMATOR, “FROM BEYOND”, DOLLS“, regista di SOCIETYe soggettista di TESORO, Ml SI SONO RISTRETTI I RAGAZZI”.

I più istriani si sono dimostrati Bruce Campbell e Ted Raimi, coppia dalla comicità irresistibile e, mentre Craven ed Englund sono stati i più attesi ed applauditi dalla gran massa del pubblico e dalla “stampa seria”, gli spettatori più smaliziati, i fanzinari ed i giornalisti di settore, hanno atteso ed applaudito maggiormente Frank Henenlotter, regista di culto, autore di film gore quali “BRAIN DAMAGE”, “BASKET CASE 1,2 E 3”, “FRANKENHOOKER”.

Tesissimi erano il regista David Price insieme ai suoi produttori, collaboratori, ed al giovanissimo attore Ryan Bollmann, in attesa della risposta che il pubblico del PALATRUSSARDI avrebbe dato alla proiezione ANTEPRIMA MONDIALE del loro film “CHILDREN OFTHE CORN 2”.

Fortunatamente hanno avuto modo di rilassarsi subito, vista l’esplosione di applausi alla prima scena di sangue. Tony Rande/ è stato il più “insipido” come ospite ( ma non certo come regista!), mentre piuttosto simpatici si sono dimostrati Steven Jacobs ed Anthony Timpone, del la famosa rivista americana FANGORIA”.

Grande assente Lance Henriksen, colui che è stato l’androide Bishop in “ALIENS SCONTRO FINALE” ed il grande cattivo cattivo Torquemada nel “POZZO DEL PENDOLO” di Stuart Gordon, presentato al Fest.

IL PUBBLICO

Spietato e mentalmente colonizzato. Mi spiego. Ospiti come il cantante Paolo Vallesi (capitato per caso, in veste di lettore di Dylan Dog), e come il regista Michele Soavi, venuto ad annunciare la sua prossima trasposizione cinematografica del romanzo di Sciavi “Dellamorte, dell’amore”, sono stati spietatamente fischiati dall’inizio alla fine della loro apparizione, senza nessun motivo apparente. Capisco che Paolo Vallesi possa non piacere a tutti, ma essere fischiato da 4000 persone è qualcosa a cui nessuno è preparato, specialmente se ci si presenta al pubblico con semplicità e senza nessuna pretesa, come ha fatto Vallesi.

Per Soavi il discorso è ancora più grave. Mi sembra che questo nostro regista abbia fino ad ora confezionato dei prodotti almeno più che decenti: “DELIRIA”, “LA CHIESA”, e “LASEITA”sonodei film abbastanza curati, magari con delle incertezze qua e là, ma non tanto da far dire “che brutto film”, nè tanto da permettere al pubblico di fischiare il regista.

Forse la reazione del pubblico potrebbe imputarsi alla mancanza di carisma di Soavi, al fatto che non è costui, almeno apparentemente, un personaggio di spicco, essendo vissuto quasi sempre all’ombra di Dario Argento.

Eppure anche gli americani più sconosciuti che hanno fatto passerella all’Horror Fest hanno ricevuto la loro dose, anche minima, di applausi.

Ritengo che il vero problema sia proprio questo, che questa sia la colpa più grande del pubblico presente all’Horror Fest: l’aver permesso al cinema americano di colonizzare le profane menti con i suoi modelli, i suoi stereotipi, i suoi registi ed i suoi attori.

Ma precisiamo, anch’io apprezzo il cinema statunitense, però non dimentico che c’e anche un cinema e degli autori italiani che si danno da fare per tirar fuori qualcosa di valido e di vendibile. E’ estremamente significativo (e fa una rabbia tremenda) che all’estero registi italiani da noi misconosciuti e maltrattati siano invece tenuti in grande considerazione.

In Francia, “DELIRIA” di Soavi è considerato un vero e proprio cu/t-movie, senza dimenticare che a suo tempo vinse il “Festival di Avoriaz”. Ma anche in Gran Bretagna ed in USA registi come Ruggero Deodata, Umberto Lenzi, Lucio Fulci ed altri, maggiori o minori che siano a nostro parere, hanno trovato un mercato accogliente ed un pubblico entusiasta.

Sul numero 32 {maggio/giugno) della già citata rivista inglese “SAMHAIN” si può leggere un articolo di ben 3 pagine (ed è solo la prima parte) sul cinema di Deodata!

Ma passiamo ad altro, prima di rovinarci il fegato ….

L‘ORGANIZZAZIONE

Praticamente impeccabile. Un pubblico di quattromila ragazzi, con punte di seimila nella prima ed ultima serata, poteva creare GROSSI problemi, ma il servizio di sicurezza è stato impotente ed ha svolto egregiamente il suo lavoro. Film e conferenze stampa sempre in orario, grande disponibilità per le interviste degli ospiti, gente competente e dinamica al servizio dei giornalisti.

Non per voler dire sempre bene di Bonelli, ma quel che è giusto è giusto.

LA TV

La prima sera erano presenti le telecamere della RAI e della BBC (!). Quest’ultima è rimasta per tutta la settimana.

LO STAFF DI DYLAN DOG

Disegnatori e sceneggiatori sono apparsi al gran completo nell’ultima serata (mancavano Piccatto, Dall’Agnol e, chiaramente, Sciavi), facendo una veloce passerella.

Gli applauditissimi sono stati Casertano, Castellini, Roi, Stano, Villa e …. udite! udite! … Montanari & Grassani! De gusti bus …

Molto apprezzato anche l’intervento degli sceneggiatori Castelli, Chiaverotti (che non so perché mi ricorda Gianni Morandi)!, Mignacco e Serra. Inutile dire che il capotribù Sergio Bonelli è stato presente tutte le sere, dialogando sempre con il pubblico in maniera molto diretta e spontanea.

FUMETTOMANIA

Abbiamo lavorato come dannati! Una settimana d’inferno tra conferenze stampa, interviste, proiezioni e tutto il resto. Il sottoscritto è dimagrito di quasi cinque chili!

Comunque ne è valsa veramente la pena. Abbiamo intervistato tutto e tutti, abbiamo fotografato ogni cosa, abbiamo rotto le scatole ad ognuno degli organizzatori (soprattutto a Loris Curci – scusaci!) Di certo non siamo passati inosservati. SE MARIO CI PAGASSE PER OGNI ORA DI LAVORO SAREMMO MILIARDARI!

I FILM

Sono stati 17. Quasi tutti di buona fattura, pur nella loro immensa diversità. Riportiamo una classifica da noi stilata che è, però, puramente soggettiva ed indicativa.

E’ sempre piuttosto difficile dire “questo film è più bello di quello ma un pochino più brutto di quest’altro”, di una cosa però siamo certi tutti e due “SEVERED TIES” di Damon Santostefano è la cosa più orrenda che abbiamo visto da quando siamo nati!

In compenso ci ha divertito tantissimo “MUTRONICS” di Screaming Mad George e Steve Wang, prodotto dal bravissimo Brian Yuzna (tratto dal manga di Takaya Yoshiki “The GUYVER”.

Questo film non lo abbiamo messo in classifica perché più che un film lo abbiamo considerato un cartone animato … un’unità elettronica che ricopre chi lo indossa di un’armatura invincibile, mostri alieni che si combattono a colpi di Kung-Fu, gag alla Tom e Jerry … Brian Yuzna, presentando il film, ha detto che per goderselo bisognava ritornare bambini.

Beh, noi ce lo siamo goduti veramente!

Dylan Dog Horror Fest 3: Gli attori Richard E. Grant e Julian Sands (a terra) in una scena del film "Warlock", diretto da Steve M
Gli attori Richard E. Grant e Julian Sands (a terra) in una scena del film “Warlock”, diretto da Steve M

CLASSIFICA DEI FILM VISTI

  1. WARLOCK – Film molto equilibrato: avventura, suspense, azione, horror, effetti. .. tutto mescolato in maniera sapiente. Un piccolo capolavoro.
  1. LA CASA NERA – Commedia horror scritta e diretta egregiamente dal grande Wes Craven. Umorismo nero, ritmo serratissimo e piccolo negretto come protagonista. Stupendo.
  2. HELLRAISER 3: HELL ON EARTH – Effetti mozzafiato in abbondanza condiscono una storia ottima. Proiettato in Anteprima Mondiale.
  3. CHILDREN OF THE NIGHT – Rivisitazione in chiave avventurosa-umoristica delle storie di vampiri. Coinvolgente come Indiana Jones con l’aggiunta di buoni effetti. Godibilissimo.
  4. THE AMBULANCE – Un giallo-thriller che di horror non ha niente. Realizzato ottimamente, rimarrà nel cuore dei fumettofili per l’apparizione di un minuto circa, del mitico Stan Lee e degli uffici della MARVEL.
  5. THE RESURRECTED – Suspense allo stato puro con pochi effetti speciali ma fatti bene e messi al momento giusto.
  6. HIRUKO THE GOBLIN – Film giapponese dal ritmo serrato che va subito al dunque. Sceneggiatura influenzata dallo stile dei cartoons nipponici. Buoni gli effetti MAKE-UP e le riprese in STOP MOTION.
  1. CHILDREN OF THE CORN 2 – Non inferiore al primo “Grano rosso sangue”. Buon esempio di film horror serioso, senza quell’umorismo che oggi va tanto. Anteprima Mondiale.
  2. AMITYVILLE ’92 – Effetti più che decenti (non eccessivamente sanguinolenti), ottima sceneggiatura, buona la recitazione. Nel complesso buono anche se con carenze nella trama. Anteprima Mondiale.
  3. BASKET CASE 3: THE PROGENY – Terzo film della serie diretta dal regista-culto Frank Henenlotter. Una storia “drammatica”, una decina di esseri mostruosi, effetti gore ed umorismo. Grottesco
  4. MINDWARP – Avventura massiccia condita da una dose extra di splatter puro …. non per niente è prodotto dalla Fangoria Films. Più che decente.
  5. LUNATICS – Non è affatto un horror, ma una storia d’amore tra 2 “pazzi”. Un film originale, ma con alcuni punti che si potevano sviluppare meglio. La l’ parte è troppo lenta.:
  6. PHANTOM OF THE OPERA – Bella la fotografia, le scene e gli effetti MAKE-UP. Purtroppo, nel complesso, è poco incisivo.
  7. IL POZZO E IL PENDOLO – Film troppo statico e con notevoli cadute di quel poco ritmo che ha. In complesso le scene di nudo integrale della protagonista hanno fatto impazzire il PALA TRUSSARDI.
  1. 976-EVIL 2 – La trama è praticamente inesistente ed i testi banali. I pochi soldi a disposizione sono stati spesi per gli stuntmen e gli effetti delle esplosioni.
  2. SEVERED TIES – Se lo abbiamo messo al 16 posto è perché ci sono stati solo 16 film in classifica … se ce ne fossero stati 200 sarebbe arrivato 200°

ROBERT ENGLUND: L’UOMO DAGLI ARTIGLI D’ACCIAIO. 
(da Fumettomania n. 4, ottobre 1992)

di VITO DI DOMENICO e VITTORIO CRISTIANO

Robert Englund nasce 43 anni fa (riferito al 1991 , NdR) in un paesino della costa californiana, dove trascorre la sua giovinezza. Vissuto in una famiglia abbastanza “LIBERAL” (anche se di fatto il padre lavorava per il governo disegnando aerei spia), Robert cresce come ogni giovane americano degli anni ’60 che si rispetti, allineando, le sue idee a quelle dei due fenomeni dell’editoria americana, quali MAD e NATIONAL LAMPOON, e diventando inevitabilmente un surfista, come tutti i giovani della costa californiana. 

Ad un certo punto decide di intraprendere la carriera teatrale e si reca così a Londra, dove inizia a studiare recitazione e ad interpretare commedie di Shakespeare. Impara anche l’arte del mimo grazie ad un’attrice della “commedia française”, diventando così un attore di teatro professionista. Nell ‘ambiente si fa conoscere per le sue interpretazioni di personaggi di autori come G.B. Shaw, Pirandello, Pinter.

Grazie al suo talento passa dal teatro alla televisione, dove ha all’attivo una cinquantina di parti in vari telefilm, una serie di successo come “V-Visitors” (era il timido Willy, ricordate) ed infine una quarantina di film nei quali ha avuto modo di lavorare anche con attori del calibro di Barbara Streisand e Jeff Bridge. 

Il vero successo, però, lo travolge solo dopo aver interpretato Freddy Krueger, il maniaco omicida dalle unghie d’acciaio, in “NIGHTMARE – DAL PROFONDO DELLA NOTTE” di Wes Craven. Da allora la impersona sei volte per il grande schermo e sei volte per la serie TV  “Freddy’s Nightmare” (in Italia uscito solo in videocassetta), cli cui firma anche la regia di tre episodi. 

Ed è proprio dopo questultima esperienza che decide di lanciarsi come regista cinematografico girando 976 Chiamata per il diavolo“. Il film non raggiunge il successo sperato, ma durante la sua lavorazione Englund incontra la art-director Nancy ( che ha lavorato per La bambae per Buckaroo Banzai” cult mo vie inedito per lItalia) e poco dopo si sposano. 

Grandi soddisfazioni gli arrivano comunque come produttore teatrale, con una versione di “Stregata dalla luna”, televisivo, con una serie ambientata nel mondo delle palestre ed una detective che parla del ritrovamento di scorie radioattive nascoste nel sottosuolo delle grandi metropoli. Le sue ultime apparizioni cinematografiche in Italia sono in “NIGHTMARE 6 – LA FINE” (che sembrerebbe l’ultimo, ma non è detto) e in “IL FANTASMA DELL’OPERA”, una rivisitazione in chiave horror del capolavoro letterario di Gaston Leroux

Di prossima uscita, in USA, “IL FANTASMA DI MANHATTAN” (seguito del precedente), “DANCE MACABRE”, e la serie TV “NIGHTMARE CAFE’ “, di cui ci parlerà Englund stesso nell’intervista che state per leggere … (tutti riferiti al 1991, NdR).

Dylan Dog Horror Fest 3: Robert Englund (alias Freddy) si è finalmente deciso a.far fuori Vittorio, esasperato dalla sua intervista!
Robert Englund (alias Freddy) si è finalmente deciso a.far fuori Vittorio, esasperato dalla sua intervista! 

F.M.: Come spiega l’enorme successo di Freddy Krueger? 

R.E.: Parte del successo di Freddy è dovuta al fatto che tutti gli episodi sono basati sul sogno, sull’incubo, cose che sono parte di ognuno di noi.  In più è una serie che sfugge ai binari del cinema “reale”.

Sembra che al provino per il “Nightmare” lei si sia presentato con un look particolare: tutto vestito di nero, con capelli pesantemente impomatati, il viso reso bianco dal cerone e gli occhi cerchiati da aloni scuri …. 

R.E.: Avevo una ragione per essere truccato in quella maniera: la notte precedente avevo rotto con la mia ragazza perciò arrabbiatissimo, ero andato in discoteca ed avevo passato tutta la notte fuori. A quel tempo girava la moda punk-rock ed io adoravo i gruppi dark tipo “Sioux and the Banshees” che utilizzavano un make-up particolare, per questo quando andavo in Disco utilizzavo anch’io quel trucco!

Il mattino dopo, senza tornare a casa a cambiarmi, andai da Wes Craven per il provino. Fui preso, anche se mi aspettavo al massimo un ruolo di secondaria importanza … non avrei immaginato di dover interpretare un maniaco omicida sfigurato e deceduto! 

Comunque, grazie alla sua interpretazione, il personaggio di Freddy è risultato notevolmente differente dai classici maniaci, tanto che il pubblico prova per lui un ambiguo sentimento di ammirazione … ed è per lui che il pubblico parteggia, non per le sue vittime! 
Stiamo forse diventando tutti maniaci? 

R.E.: Gli adolescenti in generale riconoscono che Freddy è un simbolo del male, e non un eroe. I media, scrivendo dì Krueger come di un cult-hero hanno dato un’impressione sbagliata del personaggio, falsificando l’interpretazione dell’ ammirazione che i giovani hanno nei suoi confronti. E’ chiaro che nessuno vorrebbe avere un’infanzia o una vita come la sua, con tutto quello che ne consegue.

La cosa che più attrae verso Krueger è cercare, nel buio di una sala cinematografica, di anticipare quello che Freddy farà, il modo in cui eliminerà le sue vittime. Il suo humour, poi, contribuisce molto a renderlo simpatico, ma non penso che stiamo diventando tutti maniaci. Gli adolescenti sanno distinguere tra la finzione cinematografica e la realtà della vita. 

Perché l’elemento umoristico è così marcato, nel personaggio? 

R.E.: E’ un modo per spaventare la gente! Se uno comincia a far paura e continua a far paura la gente alla fine si stanca. Uno dei miei film preferiti è il remake de “La Cosa” Carpenter. E’ bellissimo, ma ha un problema: manca assolutamente il senso dello humour e quindi, ad un certo punto, la tensione del pubblico si gonfia tanto che la paura non riesce ad andare oltre.

Freddy, invece, mette molto humour nei suoi dialoghi, e questo permette di sgonfiare la tensione del pubblico e di farlo ridere, e nel momento in cui ride dì fargli ancora più paura con una nuova trovata. 

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Freddy, da quando è stato creato, è stato ammazzato 5 volte, ma ogni volta è regolarmente resuscitato. Questo “Nightmare” è veramente la fine o per l’anno prossimo ci dobbiamo aspettare il 7°? 

R.E.: Questa volta la NEW LINE (la cosa di produzione, N.d.R.) ha voluto fare le cose in grande stanziando circa 10 milioni di dollari (più di tutti altri episodi, N.d.R., budget medio in USA per un film normale ma alto per un film horror, preferendo finire la serie con un boato piuttosto che vederla scemare. 

Ad Hollywood gira comunque voce che se la NEW LINE riuscisse a riportare Wes Craven alla guida di Freddy, allora ci sarà; un 7° episodio. Ma io penso proprio che ciò sia impossibile. 

Probabilmente, visti i problemi che egli ha avuto con la New Line per i diritti della serie “Nightmare”, di cui ora non è più proprietario. E’ vero che non ha approvato il modo in cui sono stati girati gli altri episodi? 

R.E.: Si. Nel primo episodio furono tagliate, in fase di montaggio, molte delle scene nelle quali Freddy appariva più goliardico, cosicché il film è risultato molto più serioso, tanto che nessuno s’aspettava avrebbe avuto il successo che ebbe. Dopo questo, Craven ha disapprovato le altre regie, con le quali ci si è spostati gradualmente verso la COMEDY. 

Non crede che il personaggio di Freddy finirà con l’ossessionarla? 

R.E.: Se io avessi iniziato la mia carriera di attore con Freddy Krueger, a quest’ora sarei steso su di un lettino psichiatrico. Ma sono stato fortunato e prima di “Nightmare” ha fatto tanto teatro e ho girato un sacco di film e telefilm. 

Krueger è stato visto al cinema, in TV, ed infine anche nei fumetti, con una testata tutta sua edita dalla MARVEL. Dopo soli 3 numeri, però, il “comics code” ne ha fatto interrompere la pubblicazione. Forse negli Stati Uniti, il sangue va bene al cinema ma non nei fumetti? 

R.E.: Per quanto ne so io, la MARVEL ha dovuto chiudere la stampa per motivi legali, infatti tra poco la serie sarà ripresa da un altra casa. E comunque in USA non c’è solo Freddy, basti pensare ai comic books di Hellraiser” che hanno riscosso un notevole successo.

Cosa ne pensa del problema della censura in America? 

R.E.: Io sono contro ogni forma di censura. Nessuno può decidere per gli altri. La censura in USA era nata come una cosa intelligente, ma poi si sono lasciati prendere la mano. Ormai la gente si è stufata che altri prendano decisioni per loro.

Come le è sembrato il sequel del suo “976 chiamata per il diavolo”? 

R.E.: A suo tempo mi fu chiesto di girare un sequel, ma io ero occupato, così il film è stato fatto da Jim Wynorski, che gli ha dato una impostazione molto simile a quella de “La Casa 2” di Sam Raimi, Comunque il film non l’ho ancora visto e spero di farlo qui al Dylan Dog Horror Fest

Ci parla della serie TV “Nightmare cafè”, che lei è in procinto di girare con Wes Craven? 

R.E.: La serie è stata concepita da Craven, che amo considerare “il mio Frankenstein” (nel senso di “suo creatore”, n.d.r.). E’ una serie abbastanza innovativa per la Tv americana. Ambientata negli anni ’30, tratta di un locale che è in realtà una specie di limbo. Io sono una specie di “angelo caduto” che, insieme agli altri due protagonisti, permette a coloro che ci capitano dentro di avere una seconda chance per poi decidere se mandarli all’inferno o in paradiso. 

Progetti futuri? 

R.E.: Forse dirigerò e produrrò “L’UOMO DEL CAMPO A SINISTRA”, una sorta di film alla Frank Capra. 

Apparirà mai nelle vesti di un mostro che lotta con Dylan Dog, nella nuova serie che si sta girando per la nostra televisione? 

R.E.: Bah, io appaio già in un fumetto di D.D. (“Horror paradise di Medda/Serra/Vigna e Castellini, n.d.r.). E comunque, chissà potrebbe succedere… 


MICHELE SOAVI: VISIONI DI SANGUE. 
(da Fumettomania n. 4, ottobre 1992)

di VITO DI DOMENICO e VITTORIO CRISTIANO

Dylan Dog Horror Fest 3: Il regista Michele Soavi, autore di "Deliria", "La Chiesa' e "La setta" mentre viene intervistato da Vito 
Il regista Michele Soavi, autore di “Deliria”, “La Chiesa’ e “La setta” mentre viene intervistato da Vito 

F.M.: Innanzitutto vorremmo sapere come ha iniziato la sua esperienza nel mondo del cinema. 

M.S.: La cosa risale ad un bel pò di tempo fa. Quando andavo a scuola, a 16-17 anni, mi accorsi di avere scarsi esiti con gli studi e cominciai a pensare di fare l’attore, convinto che gli attori facessero poca fatica nel proprio lavoro. Presa questa decisione contro il volere della famiglia e dell’ ambiente in cui ero, frequentai una scuola di recitazione a Roma, città dove vivevo e vivo tuttora, e li ebbi il mio primo approccio, anche se indiretto, con il mondo del cinema. 

Poi piccoli ruoli qua e là e, a causa delle mie caratteristiche fisiche e somatiche più americane che italiane cominciai a essere spesso scelto per interpretare ruoli in film di genere che, come “Zombi 2” di Pulci, si ispiravano ai modelli americani. Nei momenti di pausa delle riprese gironzolavo per il set chiedendo informazioni agli operatori, ai tecnici, al regista … e cominciai così a conoscere il modo di fare cinema e la gente che lo faceva. 

Intanto avevo scritto anche un pò di storie, di stampo horror visto che ormai questo genere mi affascinava sempre di più, e quando conobbi Dario Argento colsi I’ occasione per proporgliele. Così cominciò la nostra collaborazione, che un anno più tardi mi portò a diventare il suo assistente in “Tenebre”, ed in seguito aiuto regista.

Allora mi sono accorto che stare dietro la macchina da presa, oltre che essere più gratificante, mi permetteva di lavorare tutto I’ anno, invece di recitare una parte ogni tanto. La mia gavetta di aiuto regista è continuata a lungo con altri registi e produttori finché Aristide Massaccesi, alias Joe D’Amato, ha rischiato in proprio producendo il mio primo film. 

”Deliria”, che ha vinto il Festival di Avoriaz e quello di Tokio. Lei ha girato anche “Dario Arento’s World of Horror”, un documentario che, se non sbaglio, era stato commissionato dai giapponesi. Come mai i giapponesi si sono interessati a questa storia? 

M.S.: Quella è nata come una coincidenza. Stavo realizzando il video di Bill Wyman per l’edizione di “Phenomena” e, avendo avuto un contatto da un venditore estero che voleva parlare ad Argento della possibilità di un documentario su di lui, ho colto la palla al balzo e ho detto “lo faccio io”. 

Ho esposto a Dario le mie idee sul documentario e su come pensavo di farlo iniziare, e lui si è dimostrato subito entusiasta dandomi piena libertà. E’ stato un lavoro lunghissimo e laborioso. Praticamente 6 mesi di moviola durante i quali abbiamo dovuto montare centinaia di spezzoni, di cui molti riversati su pellicole 16 mm. 

Alla prima proiezione dell’opera completa Dario si commosse molto, tanto da piangere, forse perché era la prima volta che qualcuno si occupava di lui in quella maniera. 

Ma parliamo de “La setta”, il suo ultimo film. Molti critici lo hanno apprezzato . 

M.S.: ma molti altri no. Si sono letteralmente spaccati i due: alcuni lo detestano, altri lo amano. 

Forse per il modo in cui è stato girato, per il montaggio molto frammentato e visionario. Forse è questo che ha spaccato i critici e soprattutto il pubblico, visto che il film non è andato eccezionalmente bene … 

M.S.: E’ andato male, possiamo dirlo senza problemi. E’ andato meglio all’estero che in Italia. Ed io sono più amato ali’ estero che in Italia. 

Come sempre “nemo profeta in patria” .. 

M.S.: Esattamente. E tornando al film, molti del pubblico lo hanno trovato poco credibile o poco questo o poco quest’altro. lo mi sono impegnato tantissimo nel farlo, me lo sono studiato bene … l’ho amato molto. 

Ed in questo film non c’era la presenza di proporre una storia nuova, semmai di raccontarla in maniera un pò diversa del solito, anche perché la storia non esiste. Ho cercato di inserire la solita buona quantità di effetti speciali, ma sempre con l’intenzione di dargli un’aria nuova, un vestito nuovo. 

Penso che da questo punto di vista l’impresa sia riuscita. E’ difficile trovare un film montato in quella maniera, soprattutto nel panorama cinematografico europeo. 

M.S.: Credo che anche per la luce e per la regia sia un film abbastanza particolare; “visionario”, come hai detto tu, anche se ho cercato ugualmente di raccontare una storia realistica. 

A quanto ci risulta il copione de “La setta” ha avuto un parto piuttosto travagliato, essendo stato riscritto addirittura 5 volte. 

M.S.: Uhm .. no, non è vero. Solamente è successo questo: dopo “La Chiesa” Cecchi Gori doveva fare un film diretto da Luca Verdone, fratello di Carlo. Allora sono andati da Argento, perché Luca voleva fare un film di genere, e gli hanno detto “Senti, c’è questo ragazzo … fate sto film qui … lui ha già una cosa in mente, ha già un titolo … 

Insomma, all’inizio questo film si chiamava “Catacumba” ed al progetto hanno lavorato per mesi Verdone, Argento e Romoli che hanno scritto una storia ed hanno cambiato il titolo in “La Setta”. Il film però non è stato più fatto per vari motivi ma sono rimasti questo copione e questo titolo. Cecchi Gori ad un certo punto ha detto “Un titolo così bello non possiamo non farlo .. bisogna farlo per forza .. ” e siccome avevo un contratto con Argento per fare un film, lui mi dice che Cecchi Gori ne vuole uno che si chiami così. Io accetto e mi metto a scrivere una nuova storia con Argento e Romoli. 

Praticamente di “Catacomba” non è rimasto niente, come anche del copione del precedente “La Setta” … 

M.S.: Il mio è tutto un altro film, che col progetto precedente ha in comune solo il titolo. 

Lei è anche pittore, e per il “look” dei suoi film si è ispirato ad opere e stili di pittori differenti: in “Deliria” a Max Ernst, ne “La Chiesa” a Bosch e Vallejo … mentre ne “La Setta” appaiono addirittura alcuni suoi quadri. E’ deciso a continuare questo connubio tra cinema e pittura? 

M.S.: Più che mai. Secondo me il cinema ha tutto da imparare dalla pittura e dalla letteratura, mentre invece l’errore che spesso si commette è quello di scimmiottare o comunque citare ALTRI FILM, magari di altri paesi.

Una cosa da scoprire, invece, è tutto l’immaginario che c’è dietro la pittura, un tipo di visionarietà che è molto più ampia di quella che il cinema attualmente ci può offrire, nonostante abbia raggiunto un altissimo livello tecnico. Io considero la pittura la forma di atte più pura che ci sia, ed il cinema dovrebbe attingere a piene mani. 

Ha intenzione di fermarsi al genere horror o di cambiare? 

M.S.: Mah, non ritengo che rimanere nel campo dell’horror significhi fermarsi. Purtroppo in Italia siamo abituati ad etichettare tutto, e ciò è molto limitativo. Nelle mie intenzioni quella che porto avanti è una ricerca della visionarietà, dell’espressione del mezzo .. , e l’horror è una specie di “pretesto”. 

Penso che ormai a nessuno interessi più l’horror in se. Più o meno tutti vogliono che questo genere superi se stesso, diventando grottesco, ironico o che altro.  Per me l’horror è l’unica maniera di poter dire veramente quello che vuoi. 

Nel film hai dei vincoli superficiali, ed una volta dato un certo sfondo alla storia puoi costruirci dentro quello che ti pare. In una commedia o in un altro tipo dì film non si è così liberi. 
Rispondendo più direttamente alla tua domanda iniziale: “Si, ho intenzione: di continuare con questo genere”.

“La Chiesa” da che tipo di necessità e nato? 

M.S.: Hai detto bene … “necessità”. Secondo me, per fare un film, deve essere NECESSARIO farlo. E per “necessario” intendo qualcosa che ancora non è stato fatto o che comunque ha delle potenzialità di racconto non viste. 

“La Chiesa” è un film nato senza di me, tra Argento e Bava, con l’intenzione di essere il seguito dei primi due “Demoni”. Bava  poi non l’ha più fatto perché era impegnato con i progetti di una sua società e Dario lo ha proposto a me, appena reduce da “Deliria”. 

C’era già un buon soggetto, ma la sceneggiatura non mi piaceva e così abbiamo dovuto riscrivere il copione in un solo mese e mezzo. 

L’idea di base era quella di avere un luogo chiuso che facesse da contenitore de vari demoni, ma pian piano il discorso su questi è cominciato a cadere, lasciando spazio all’ambientazione gotica e a maggiori riferimenti con il passato. Forse è stato meglio così visto che, a parer mio, il filone dei demoni cominciava già ad essere ripetitivo. 

Ho rivisto “La Chiesa” un paio di volte, e quello che non mi ha convinto è stata la lentezza, meglio, la caduta di ritmo nella seconda parte. 

M.S.: Più che di caduta di ritmo parliamo pure di caduta di storia. Un film può anche avere dei ritmi lentissimi ma una tensione stravolgente … 

A 3 anni di distanza posso dire che il difetto de La Chiesa”, secondo me, è che mentre nella prima parte ha delle basi piuttosto forti che porta avanti, e coinvolge; da un certo punto in poi i personaggi di testa spariscono e quindi lo spettatore perde la possibilità di identificarsi in qualcuno. Da quello stesso punto il film diventa corale e cominciano le trovate che poi portano agli effetti speciali. Purtroppo queste trovate sono slegate fra loro, non c’è un vero filo conduttore ad unirle. E così il film perde di compattezza e diventa frammentario. 

E’ un peccato perché prese singolarmente, le trovate sono buone e creano una certa sorpresa … Come quella della metropolitana, o anche della vecchietta che suona la campana. 

M.S.: Sono perfettamente d’ accordo con te. 

Quali sono i registi che rispecchiano maggiormente il suo modo di fare cinema, o che semplicemente l’hanno influenzata? 

M.S.: Innanzitutto Hitchcock e poi tanti europei, anche se non sono registi di genere, come Bergrnan, Polanski, Tarkovskij, Dreyer, Von Stroheim … Di americani ce ne è solo qualcuno come Craven e Carpenter. Il problema degli americani, oggi come oggi, è che confezionano sempre dei bei pacchetti ma con poca ciccia dentro. 

Tanto è vero che negli USA va per la maggiore lo splatter, horror di grande impatto visivo ma tensione … più superficiale. Ora, visto che la intervistiamo per una rivista che si occupa prevalentemente di fumetti, vorremmo sapere qual’è il suo background fumettistico. 

M.S.: Il background fumettistico che ho è costituito da ciò che leggevo durante la mia infanzia, cioè Diabolik. Però devo dire che adesso mi si è aperto veramente l’orizzonte con Dylan Dog, un fumetto che mi piace moltissimo. E a questo proposito, se vi può interessare sto preparando per l’anno prossimo un film tratto dal libro “Dellamorte Dellamore” di Tiziano Sclavi.

Stiamo cercando di fare un operazione esclusivamente cinematografica, rimanendo indipendenti dalle televisioni per avere più libertà di movimento e di pensiero. Ad esempio ritengo che fare di Dylan Dog una serie TV a puntate significhi frustrare profondamente il personaggio .. per carità, non che io voglia giudicare l’ iniziativa .. magari sarà fatta bene … però ho un pò di paura. Secondo me la giusta dimensione per un fumetto del genere è il cinema. 

Altri progetti dopo questo “Dellamorte Dellamore”? 

M.S.: Prima di questo. Sto per fare un film prodotto da RAIDUE, che si chiama Coccodrilli” ed è un thriller/spionaggio. 

Per le sale o per la TV? 

M.S.: E’ per la televisione, ma loro vorrebbero farlo uscire anche al cinema. Prima vediamo come viene … 

Ora che ci penso … Allora sta già uscendo dal genere horror! Ha detto che questo sarà un film di spionaggio .. 

M.S.: Uhm … si … ma più che altro per un mio discorso di identità. Il fatto cli aver lavorato così tanto con Argento (il mio nome fa ormai “pendant” con il suo ed i miei film vengono quasi citati suoi … ) mi ha imposto una ricerca di identità. Quindi ha fatto la scelta precisa di diventare me stesso, anche se poi lo sono sempre stato. 

F.M.: Soprattutto per quanto riguarda il mercato, visto che li si tende ad accostare i due nomi. 

M.S.: Certo, ma anche il pubblico … “La Chiesae La Setta” sono film di Dario Argento, non c’è niente da fare. 

Effettivamente in quei film ho risentito della sua influenza per cui il film più puramente mio finora è stato “Deliria. “Coccodrilliè qualcosa di abbastanza nuovo per me, una cosa in cui mi voglio sperimentare. E poi significa anche avere nuove strade, con delle porte che mi apro e mi chiudo da solo. 

Le auguriamo buona fortuna per questi suoi progetti e la ringraziamo per l’estrema disponibilità dimostrataci. 

M.S.: Grazie a voi, è stato un piacere! 


L’INTERO NUMERO QUATTRO DI FUMETTOMANIA

FM#4 – Ottobre- Novembre 1992.
Copertina a colori. Illustrazione di Giuseppe Orlando

LO POTETE VISUALIZZARE E SCARICARE DAL SITO DALL’APP HyperComix


NOTE EXTRA

FUMETTOMANIA INDEX 1990 -2021

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