Videogame e fumetti.
L’approfondimento sul videogame Dragon Age, a cura dell’esperto Fabio Ciaramaglia (già apprezzato sullo storico sito Glamazonia), giunge al settimo appuntamento. Oggi Fabio si sofferma sul ” passaggio del tempo: da Dragon Age II al fumetto The Silent Grove”.

Da questa settimana questi articoli diventano settimanali, visto che Damiano Gallinaro si prende una breve pausa.
Attendiamo i vostri commenti. Buona lettura

mario benenati, curatore del sito-Web Magazine fumettomania


APPROFONDIMENTO:
DRAGON AGE dal videogame ai fumetti!

foto dei libri e sui fumetti su Dragon Age

Il passaggio del tempo: da Dragon Age II a The Silent Grove.

La saga di Dragon Age è normalmente molto accurata per ciò che concerne la cronologia degli eventi, un po’ come accadeva in passato alla continuity Marvel prima che subentrassero necessità di vario tipo legate anche, e forse soprattutto, alla graduale creazione del Marvel Cinematic Universe e che portarono a dei cambiamenti più o meno radicali o persino dei completi “reboot”.

Possiamo dire che, con l’esclusione probabilmente del fumetto pubblicato per IDW (su cui torneremo più in là), l’approccio del team creativo di DA ha finora tenuto insieme la continuity in maniera piuttosto rigida in tutti i prodotti del franchise, per cui è molto facile collocare delle storie, siano esse a fumetti, anime o contenuti in romanzi, in base agli eventi dei tre giochi principali.

Mappa del Thedas
Mappa del Thedas

Proprio il nome “Dragon Age” fa riferimento alla misurazione del tempo nel mondo di Thedas.

Ogni “age” ha la durata di un secolo ed è prassi che all’approssimarsi della scadenza dei cento anni, la Divina (il capo supremo della Chiesa di Andraste), in base a studi, previsioni, visioni e quant’altro, fornisca il nome per il secolo successivo. Il nome per il secolo del drago viene scelto per l’improvvisa ricomparsa in varie aree di Thedas dei grandi draghi, i quali, nei secoli precedenti, erano stati ritenuti estinti.

Nell’indicazione dell’anno in corso viene generalmente segnalato il secolo e l’anno: per esempio, gli eventi di Dragon Age: Origins iniziano in “9:30 Dragon”, ovvero nel trentesimo anno dell’era del drago, e durano all’incirca un anno.

La storia contenuta in Dragon Age II, come si diceva, si interseca con quella di DAO cronologicamente e avviene in un arco di anni più lungo, da 9:30 a 9:37 Dragon, ma viene narrata in flashback da Varric a Cassandra solo dieci anni dopo, nel 9:40 Dragon.

The Silent Grove, il primo arco di storie a fumetti in sei numeri pubblicato da Dark Horse, si svolge in 9:38 Dragon, quindi molti anni dopo DAO, ma solo poco tempo dopo DAII e sopratutto prima del lungo storytelling di Varric. E proprio questi è uno dei protagonisti della storia insieme alla sua ambigua compagna di avventure Isabela e ad Alistair.

La trama di per sé non è eccessivamente complessa, poiché narra del viaggio dei tre verso le terre del nord, Antiva prima e Tevinter poi, per una “quest”: Alistair ha ricevuto notizia, dal Principe Claudio Valisti, che suo padre Maric, scomparso dopo gli eventi del romanzo The Calling, è in realtà ancora in vita e prigioniero dei Crows, un gruppo di assassini molto influenti in Antiva.

Se la trama sembrerebbe abbastanza lineare e molto, potremmo dire, videoludica, con tanti combattimenti e ammiccamenti proprio ad alcuni degli attacchi speciali del videogioco, ciò che colpisce maggiormente sono i dialoghi, intrisi di rapide e taglienti battute tra i protagonisti oppure tra protagonisti e antagonisti.

Alistair, Varric e Isabela, Vignetta estratta da The Silent Grove, fumetto pubblicato da Dark Horse.
Alistair, Varric e Isabela, Foto della Vignetta estratta da The Silent Grove, fumetto pubblicato da Dark Horse.

Se tra Alistair e Isabela ci sono molti momenti di strano e reciproco corteggiamento, che a volte può arrivare anche al doppiosenso, Varric non perde la sua caratteristica di narratore, sottolineando le proprie azioni e quelle intorno come se stesse prendendo appunti mentali per una futura novella delle sue.

Graficamente si prende sempre come modello quello di DAII e, parzialmente, DAO, anche a livello cromatico. Varric, che chiaramente predilige il rosso, è sempre caratterizzato dall’essere un atipico nano senza barba, e dalle sue bluse aperte a mostrare il petto villoso, così come l’abbiamo visto sia nell’azione del gioco che nella cornice narrativa di DAII, aspetto poi mantenuto anche nel terzo gioco, Dragon Age: Inquisition.

Isabela mantiene le camicie tendenzialmente bianche e smanicate, i pantaloni corti azzurri, gli stivali alti fin sopra il ginocchio, e poi i caratteristici piercing sotto il labbro inferiore e la bandana a raccogliere la lunga chioma corvina.

Isabela. Vignetta estratta da The Silent Grove, fumetto pubblicato da Dark Horse.
Isabela. Foto della Vignetta estratta da The Silent Grove, fumetto pubblicato da Dark Horse.

Si ricordi che questo personaggio compare brevemente in DAO come personaggio non giocante tramite il quale il giocatore può sbloccare una classe speciale, il “duelist”, ma a parte il colore scuro della pelle non ha praticamente niente in comune con la rielaborazione, decisamente più seducente e ammiccante, di DAII.

Un discorso a parte merita Alistair: benché, come già detto, sia possibile a seconda delle scelte del giocatore intravvederlo in DAII, chiaramente la sua caratterizzazione grafica più vivida è quella di DAO. Forse per sottolineare il passaggio del tempo, i circa otto anni dalla sconfitta dell’arcidemone, e quindi per mostrare un Alistair più anziano, questo personaggio sfoggia un improbabile pizzetto -che poi sparirà quando reincontreremo il personaggio in Inquisition.

Tornando alla storia, bisogna ammettere che non è poi così lineare come sembra, poiché in realtà ci sono molti riferimenti alla “macro-narrativa” propria del setting. In particolare, se gran parte della storia di DAO è ambientata nel Ferelden con soli semplici riferimenti alle altre nazioni, questi riferimenti sono ampliati in DAII per poi essere decisamente espansi con tutta la letterale mappatura dell’Impero di Orlais e un maggiore approfondimento sulle origini diverse dei vari altri comprimari (Antiva, Nevarra, Tevinter, i Qunari, per esempio). Ma soprattutto, si entra molto nel merito dell’inizio del secolo del drago.

Dopo aver ottenuto accesso alla prigione dei Crow, le speranze di Alistair di ritrovare il padre sono frustrate dal fatto che nella sua cella non lo trova, ma un prigioniero gli rivela che Maric fu portato via quattro anni prima dalla strega Yavana, la cosiddetta “Beast of the Tellari Swamps”. Ovviamente i tre proseguono nella loro ricerca e trovano Yavana, protetta tuttavia da un alto drago.

Grove, fumetto pubblicato da Dark Horse.
Yavana. Foto della Vignetta estratta da The Silent Grove, fumetto pubblicato da Dark Horse.

Sebbene sia evidente il pericolo imminente dell’escalation di questo conflitto, Alistair ha bisogno di informazioni vitali, ma apparentemente anche Yavana ha bisogno di lui. Per questo motivo gli spiega che suo padre Maric in effetti fu salvato da Flemeth, che lei stessa indica come la propria madre.

E come di consueto, come succede in tutti i tre capitoli del gioco principale, Flemeth ha chiesto qualcosa in cambio. Il patto era che nel momento in cui Maric avesse finito di restaurare il Ferelden e che i suoi figli fossero grandi abbastanza, lui tornasse lì nel “silent grove” del titolo (il boschetto silenzioso), dove la stessa Yavana risiede.

Come si evince successivamente, la strega ha avuto bisogno del sangue di Maric per attrarre nelle caverne la “Regina dei Draghi”, affinché questa potesse proteggere e allevare altri draghi, che, come detto, prima di questo nuovo secolo erano sull’orlo dell’estinzione. A quanto sembra nel sangue della stirpe dei Theirin, a partire dal capostipite Calenhad, scorre anche sangue di origine draconica, cosa che evidentemente è valida anche per Alistair.

Maric tuttavia è stato sottratto anche a lei e si scopre anche il doppio gioco di Claudio Valisti che aveva bisogno di Alistair per poter trovare, ed entrare, nel covo di Yavana. Claudio viene ucciso da Isabela durante gli scontri, ma il suo spirito viene evocato dalla strega per conoscere perché, e soprattutto per chi, lui lavori.

Non finisce bene nemmeno per Yavana che viene praticamente giustiziata a sangue freddo da Alistair perché, secondo il suo giudizio, l’avere sottratto il legittimo re Maric al Ferelden ha causato enormi danni che sono sfociati poi nella guerra civile.

Alistair che ha appena ucciso Yavana. Foto della Vignetta estratta da The Silent Grove, fumetto pubblicato da Dark Horse.
Alistair che ha appena ucciso Yavana. Foto della Vignetta estratta da The Silent Grove, fumetto pubblicato da Dark Horse.

Sebbene in questo primo arco di storie compaiano come protagonisti anche Isabela e Varric, possiamo dire che gran parte dell’attenzione è decisamente su Alistair. Fondamentalmente cresciuto come figlio indesiderato, già in molti momenti del gioco Dragon Age: Origins Alistair manifesta il suo desiderio di famiglia: l’affetto verso Arl Eamon che lo ha trattato come un figlio e verso Duncan, il leader dei Grey Warden, ma anche la ricerca della sorellastra Goldanna e il suo sogno di vivere una vita felice con lei e i suoi nipoti (che poi si tramuta in incubo oltre il “Velo”).

Ma la ricerca di Maric non è semplicemente legata a questioni di famiglia, considerando che lui il suo vero padre quasi non l’ha mai incontrato in vita. La ricerca ha lo scopo evidente di portare a conclusione la restaurazione del Ferelden ripristinando sul trono Maric stesso. Se da un lato ciò sembrerebbe un atto egoistico, considerando che Alistair non nasconde mai che non si trovi a suo agio nel ruolo di re, dall’altro le sue parole finali a Yavana sottolineano il senso di responsabilità e di identità che lui stesso ha con il proprio regno.

L’esecuzione sommaria di Yavana non avviene prima che lo spirito evocato di Claudio faccia il nome di Aurelian Titus, Magister di Tevinter, che sarà il principale antagonista dei successivi due volumi della trilogia. Come vedremo nei prossimi articoli, il secondo volume si concentrerà maggiormente su Isabela, il terzo su Varric.

fine parte 7

The Silent Grove, fumetto pubblicato da Dark Horse.. Foto della copertina
The Silent Grove, fumetto pubblicato da Dark Horse..
Foto della copertina

Bibliografia minima

David Gaider e Alexander Freed (storia e dialoghi), Chad Hardin (disegni), Michael Atiyeh (colori, Anthony Palumbo (copertine): The Silent Grove, Dark Horse, 2012.
Pubblicato prima quindicinalmente tra il febbraio e il maggio del 2012 in sei parti da 14 pagine ciascuna, nel luglio dello stesso anno è stata pubblicata una versione cartonata, mentre nel marzo 2021 è stato pubblicato un trade paperback con le altre due storie che compongono questa trilogia e altre due storie successive e non collegate a questa (Magekiller e Knight Errant).

Per gli approfondimenti sul setting di questo articolo, oltre ai due volumi già citati The World of Thedas, è liberamente consultabile la stessa cronologia a cui ho fatto riferimento io su https://tvtropes.org/pmwiki/pmwiki.php/Timeline/DragonAge

Esiste una traduzione di tutta la trilogia in italiano in 216 pagine, Il sangue dei draghi, pubblicata dall’Editoriale Cosmo nel luglio 2018.


NOTE EXTRA

Le puntate precedenti:

Articolo del 29 marzo 2022

Articolo del 15 marzo 2022

Articolo dell’1 marzo 2022

Articolo del 15 febbraio 2022

Articolo dell’1 febbraio 2022

Articolo del 18 gennaio 2022


Biografia

FABIO CIARAMAGLIA

Con una laurea in letteratura inglese con una tesi su Shakespeare nei fumetti (2000) e con un dottorato con una tesi su Shakespeare nella televisione italiana (2004), ho sempre cercato di occuparmi della relazione tra letteratura e altri media.

Ho collaborato con varie riviste di fumetti, da Fumo di China a Fumettomania nella sua precedente incarnazione, ma ho anche tradotto due fumetti per la Magic Press e alcune poesie inglesi. Ho poi iniziato a insegnare inglese nelle scuole superiori prima a Roma e poi, dal 2015, a Trieste.

Non ho perso l’animo nerd nemmeno da insegnante, ma a partire dal 2006 ho virato più sul versante dei videogiochi, in alcuni dei quali, forse per deformazione professionale, ho riscontrato elementi degni di analisi che però prima di ora non avevo avuto il coraggio di affrontare con maggiore serietà.

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