immagine disegnata da Hugo Pratt

Quarto ed ultimo appuntamento con l’universo mutante, dalle origini agli anni duemila. Dario Janese, termina il suo approfondimento con una panoramica sui nuovi X-Men e sulla congiunzione magica che nel tardo 1973 mise insieme Chris Claremont e John Byrne.
Buona lettura e se l’articolo vi piace condividetelo, grazie.

Mario Benenati, curatore di Fumettomania Web Magazine

Nota introduttiva per chi ci legge: questi articoli (estratti dal blog di Dario: “Lone Ranger, di storia critica del fumetto”) vengono ri-pubblicati, a distanza di oltre sette anni, nel nostro web magazine e completati con l’aggiunta di immagini.


da LONE RANGER, un BLOG DI STORIA CRITICA DEL FUMETTO

X-MEN: L’ODISSEA DELLA DIFFERENZA
la conclusione

(Articolo originario del 04.03.13)

Strano a dirsi, X-MEN fu l’unica di tutte le nuove serie Marvel a non incontrare un durevole successo di pubblico. Dopo un primo periodo importante sotto la gestione diretta di Stan Lee e Jack Kirby,  le redini grafiche passarono a disegnatori di secondo piano come Jay Gavin e Werner Roth, e presto anche Lee cedette il lavoro di sceneggiatura al suo assistente Roy Thomas. Anche il tentativo di rilancio, brillantemente operato chiamando in causa l’innovatore Neal Adams (autore di una storica sequenza di storie di Lanterna Verde e Freccia Verde per DC Comics), non riuscì a colmare la lacuna fondamentale nel tessuto narrativo,
che era la scarsa differenziazione rispetto alle storie degli altri gruppi in costume Marvel: FANTASTIC FOUR e AVENGERS possedevano nomi di spicco e maggior spessore di personalità rispetto a cinque teenager complessati, mentre il potenziale della tematica sociale di emarginazione e persecuzione rimase quasi del tutto inespresso.

spash page di neal adams da x-Men #58
spash page di neal adams da x-Men #58. tavola di Scott Williams
Proprietario della Galleria Premium. immagine utilizzata solo a scopo divulgativo

Alla potente trama della creazione delle Sentinelle, automi superpotenziati creati per cacciare i mutanti per conto del Governo americano, succedette un’anonima teoria di colorati e spesso grotteschi villain senza alcun fascino. La collana si trascinò con vendite mediocri sino al n.66, ma Lee preferì non interromperla, bensì proseguire ristampando le storie precedente per creare una parvenza di continuità in attesa di un’idea per rinnovarne radicalmente l’impianto.
L’idea giunse nel tardo 1973, preparata commercialmente dall’uscita di una serie specifica di ristampe della sequenza delle origini di Lee/Kirby dal titolo AMAZING ADVENTURES, e si rivelò esplosiva.

Chris Claremont era un giovane scrittore di nascita inglese, freelance distintosi per la gestione di Iron Fist – un personaggio minore che compariva su MARVEL PREMIERE, per i cui disegni si era associato a un altro emergente, il canadese John Byrne. Fu deciso di affidare a lui la direzione del nuovo corso di X-MEN, il cui organico stava per essere composto dalla coppia  Len Wein / Dave Cockrum nell’epico GIANT SIZE 1 che sarebbe servito a introdurre con lo stesso nome un gruppo completamente diverso.

la prima pagine dei nuovi x-Men #94

L’idea di Wein era di introdurre il primo collettivo multietnico e multiculturale Marvel, riunendo elementi da ogni contesto e di ogni attitudine: quella che sarebbe col tempo divenuta la punta di diamante della squadra, il canadese WOLVERINE, era una sua creazione di 6 mesi prima (al debutto su INCREDIBLE HULK 180/81) e componeva con GHOST RIDER – 1972- e THE PUNISHER – metà 1974 – l’ideale nuova generazione Marvel di eroi cupi e violenti che avrebbe dominato gli anni futuri. Una vecchia conoscenza della prima serie era lo scozzese BANSHEE, ex agente governativo, come pure il giapponese SUNFIRE, il “samurai atomico”: e si decise che Scott Summers/CICLOPE sarebbe rimasto come elemento di continuità alla guida del team.

ORORO MUNROE detta TEMPESTA (Storm), nera africana, offriva vari spunti dirompenti per l’epoca: dotata del potere di controllare gli elementi naturali, era in assoluto l’elemento più potente di un gruppo di soli maschi; nell’infanzia ladra nei vicoli del Cairo e poi venerata come dea adolescente nella savana, la sua assenza di inibizioni borghesi la faceva uscire nuda da una piscina sbigottendo i compagni di squadra. A differenza di alcuni dei quali, non mostrava esitazione a impiegare l’uso della forza letale per autodifesa.

PIOTR RASPUTIN detto COLOSSO, nome probabilmente mutuato da una creatura-arma sovietica dalla serie STRANGE TALES dell’età ATLAS, e un giovane e imponente russo il cui corpo può trasformarsi in acciaio organico. Cresciuto in una comunità agricola, animo sensibile e pittore dotato, è stato il primo X-Man a vedersi costretto a uccidere un nemico, il mutante assassino Proteus nel n.128.

KURT WAGNER detto NIGHTCRAWLER, acrobata e teleporta tedesco dalle pelle blu e dall’aspetto demoniaco, è l’unico del gruppo ad apparire chiaramente non-umano: ciò non gli ha impedito di risultare più volte l’elemento considerato più sexy dal pubblico femminile. La sua fede cattolica lo ha più avanti portato addirittura al sacerdozio.

JOHN PROUDSTAR detto THUNDERBIRD era invece un nativo americano, straordinariamente forte e veloce, il cui carattere impulsivo lo portò però ad essere la prima di una lunga serie di vittime nella storia del gruppo (già alla fine del terzo numero del nuovo corso, il 95): un espediente narrativo già sperimentato con il caso della falsa dipartita del Professor X, e che diverrà ricorrente nel futuro – da lì ad oggi sarebbe morto ciascuno dei membri del gruppo con la sola eccezione di Wolverine, ma mai molto a lungo.

stralcio di un'altra pagina dei nuovi x-Men

Il giovane Claremont si trovò quindi già servito un organico di prima classe, cui provvide quasi subito ad aggiunte per colmare il deficit femminile: la teenager ebrea KITTY PRYDE e la reimmissione di JEAN GREY, che sarebbe presto divenuta la figura-chiave della più famosa x-storia di sempre, la “saga di Fenice Nera”. Ma la sua intuizione, destinata a dare una svolta epocale al modo di sceneggiare il fumetto, fu di dare a una serie di gruppo lo stesso trattamento dello SPIDERMAN di Stan Lee, scomponendo le storie in vicende individuali e creando sottotrame a medio e lungo termine, importando di fatto nei comics la struttura delle soap operas (Claremont professionalmente era un attore mancato).

Il nodo centrale divenne il tema del rapporto tra umanità e mutazione, sintetizzato dal tormentone “dobbiamo proteggere un mondo che ci teme e ci odia”, il che creò un sottofondo di dramma e tensione in gran parte degli episodi: la paura del diverso, il cinismo dei governi, le divisioni interne al mondo mutante tra il senso di responsabilità civile della fazione di Xavier e il rancore e la violenza capeggiati da un Magneto trasformato in carismatico e tormentato leader politico: tutto questo che era sotteso nella prima gestione Lee/Kirby fu esaltato e rifratto all’attenzione dell’ America tradita del Watergate, lacerata dal Vietnam, costernata dall’incapacità di mediare il conflitto arabo-israeliano.

phoenix-la-prima-apparizione

Il risultato fu un’onda di piena di vendite, sollecitata da trame importanti e a volte struggenti: il ritorno delle Sentinelle (giganteschi robot governativi cacciatori di mutanti) e la visione di un possibile avvenire totalitario in cui si compie l’Olocausto dell’Homo Superior (“Giorni di un Futuro Passato“); la lotta senza quartiere contro il mostro mutaforma Proteus, la cui crudeltà legittima ogni paura umana nei confronti della mutazione; e soprattutto la morte e resurrezione di Jean Grey come FENICE, incarnazione di un’entità aliena la cui progressiva corruzione porterà a un genocidio cosmico e a un conflitto la cui escalation verrà interrotta solo dal suicidio della stessa Jean (all’epoca materia di un aspro contendere tra lo staff creativo e il direttore editoriale Marvel, Jim Shooter).

Il perdurante successo della serie darà vita a numerose aggiunte all’organico, alcune delle quali fondamentali: il figlio di Ciclope e di un clone di Jean, CABLE, messia cyborg di un futuro parallelo, la problematica coppia ROGUE (incapace di contatto fisico senza prosciugare memoria ed essenza vitale dell’altro) e GAMBIT (fascinoso ladro di ascendenza francese pronto a rischiare la vita per un bacio della sua amata),e molti altri; ma soprattutto imponenti figure malvagie: il mutante immortale APOCALYPSE, portatore di una ferrea idea di selezione della razza, MISTER SINISTER, sorta di vittoriano Mengele mutante, il RE OMBRA, mostro telepatico privo di corpo, SABRETOOTH, selvaggio omicida controparte viziosa di Wolverine e molti altri.

La complessità di alcuni cicli narrativi portò ad orchestrare incroci tra le varie collane nate dal successo della serie principale – NEW MUTANTS, X-FACTOR, X-FORCE etc – , i cosiddetti x-over: dal riscontro di INFERNO, il primo del 1989, seguì una lunghissima serie di maxi-eventi, sovente di natura sfacciatamente commerciale, di solito culminante con la morte di uno o più dei personaggi – così abbiamo avuto X-TINCTION AGENDA, X-CUTIONER’S SONG, AGE OF APOCALYPSE, ONSLAUGHT, THE TWELVE, HOUSE OF M, MESSIAH COMPLEX etc.

Nel 1992 il primo numero della seconda serie di X-MEN, scritto ancora da Claremont e disegnato dalla superstar Jim Lee, pubblicato con quattro diverse copertine che ne componevano una quinta (l’immagine
in apertura di articolo) doppiava ogni record di vendita di tutti i tempi, ancor oggi imbattuto. Il titanico successo della serie, nonostante le gravi difficoltà incontrate dalla Marvel verso la fine degli anni ’90, veniva amplificato dalla serie di 5 film cinematografici nel primo decennio del nuovo secolo.

Copertina completa da the X-men #1 (1992)

La costanza del messaggio acquisiva nel frattempo ancor maggiore attualità e risonanza nella frammentata realtà contemporanea, fatta ormai di una pluralità – spesso insulare – di minoranze con le relative sotto-culture:un mondo di contrasti etnici, emigrazione e alienazione, rivendicazione di diritti civili, endemici conflitti di civiltà,
non può che essere fortemente ricettiva verso il tema del mutante, del diverso. Quel che semmai tende a sfuggire a una chiara percezione è il contesto pacifista e umanitario del sogno originario di Charles Xavier:
quell’unità basilare ed eguaglianza dell’essere umano è spesso divenuta uno sfondo opaco di un teatro dell’identità dove si perde la specificità degli altri,  divenuti indistintamente i “cattivi “- le Sentinelle – , mentre i mutanti oppressi ed emarginati, le vittime, siamo sempre e solo noi. E dimenticando che per ogni Xavier fautore del dialogo e dell’integrazione esiste ed esisterà sempre un Magneto profeta dell’aggressione e dell’imposizione…e che il suo volto non poche volte risulterà essere il nostro allo specchio.

4 – fine, per ora

BREVE BIOGRAFIA

Dario Janese, torinese, 1964, sociologo e storico americanista, dall’infanzia cultore del Fantastico in tutte le sue forme espressive. Scrittore, saggista e curatore di laboratori letterari e di informazione civile, ha tenuto cicli di divulgazione dell’opera di Lovecraft, Ballard e Pasolini e di lettura storica delle Scritture. Da vari anni conduce un blog (Lone Ranger) di storia critica del fumetto e vari gruppi Facebook sulle espressioni del Fantastico nella cultura popolare.

NOTE EXTRA

GLI ARTICOLI DI DARIO su THE X-MEN sono :

25° articolo del 04-05-2020
https://www.fumettomaniafactory.net/fattore-x-lodissea-della-differenza/

26° articolo del 11-05-2020
https://www.fumettomaniafactory.net/x-men-lodissea-della-differenza/

27° Articolo del 27-04-2020
https://www.fumettomaniafactory.net/il-diario-di-guerra-della-nuova-america-parte-terza/

28° articolo del 25-05-2020
https://www.fumettomaniafactory.net/i-nuovi-x-men-il-primo-collettivo-multietnico-e-multiculturale-marvel/

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