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2020-01-02: Centenario dalla nascita ISAAC ASIMOV
– UNDICESIMA PUNTATA –

Continua il gruppo di articoli (tre in tutto) che legano il fumetto supereroistico al Ciclo della Fondazione, all’interno di questo SPECIALE dedicato al centenario dalla nascita di ISAAC ASIMOV (indimenticato scrittore e scienziato russo, naturalizzato statunitense, scomparso nel 1992)!

Dopo il saggio critico su “Civil War” di Umberto Scopa oggi sarà la volta di Mario Coppi (collaboratore del sito Fantascienza.com dal 2003 al 2015) che si è soffermato sulle due figure cardini del “Ciclo della Fondazione” e di “Civil War”.

Mario Benenati, ideatore dei progetti culturali di Fumettomania Factory


HARI SELDON INCONTRA REED RICHARDS

di Mario Coppi

Nota bene: Questo articolo è del 2008, quindi, le riflessioni sui character della Marvel Comics sono “fotografati” in quel momento storico-editoriale.

Può sembrare azzardato proporre una riflessione che leghi un crossover del genere di Civil War a un classico della fantascienza com’è il ciclo della Fondazione di Isaac Asimov ma in realtà alcuni punti di contatto ci sono ed è interessante cercare di rendersene conto.

Analizziamo come prima cosa la situazione di partenza in cui ci si trova nei due differenti ambiti: l’impero galattico e l’universo Marvel.

L’universo galattico in cui muove i suoi passi Hari Seldon è al culmine della sua potenza ma soprattutto è in una situazione di stasi: l’espansione che poteva avvenire è avvenuta, l’umanità ha lasciato la propria culla, il pianeta Terra, perdendone addirittura le tracce, e si è diffusa ad occupare un’infinità di mondi abitabili.

Tuttavia, come ha sempre affermato lo stesso Asimov, già in questo
momento storico l’impero reca le prime tracce di decadenza.

Si può dire lo stesso del mondo in cui si muovono l’Uomo Ragno & co.?

Foto di Steve Mc Niven, il disegnatore di Civil War, ospite del Napoli Comicon 2007. Per gentile concessione di mario benenati
Foto di Steve Mc Niven, il disegnatore di Civil War, ospite del Napoli Comicon 2007. Per gentile concessione di mario benenati

Io, sia pure con le dovute riserve, mi sento di dire di si:
è chiaro che non essendo altro che un riflesso distorto del mondo reale l’universo Marvel non sia caratterizzato dall’unità politica e dagli eventi storici della creazione di Asimov ma è altrettanto evidente come sia del tutto statico o quasi. Ormai da anni nonostante gli strilli pubblicitari, seppur con buone storie e ottimi disegni, quello creato da Stan Lee è un mondo che non vive più sconvolgimenti epocali analoghi ai contorcimenti caratterizzanti la fondazione asimoviana, manca di ogni evoluzione.

Anche gli eventi pubblicizzati come epocali e dopo i quali nulla sarebbe stato più come prima hanno avuto, come del resto è connaturato all’idea di serie a fumetti, una durata assai limitata; un esempio secondo me molto significativo è l’arco di storie di Wolverine scritte dallo stesso Mark Millar autore di Civil War.

In queste storie il mutante canadese ucciso, resuscitato e plagiato dalla Mano, diviene il nemico pubblico numero uno. Attacca quasi tutti i supereroi più noti e conosciuti ma la sua pericolosità è addirittura inferiore a quella dei soliti avversari e l’unica sua vittima risulta essere in effetti un elemento fondamentalmente di secondo piano anche tra i mutanti: Northstar.

Diversa è la situazione in cui ci si trova alla fine della storia della guerra civile:
è vero che tutti si aspettano che Capitan America torni e sospetto che più d’uno sia dell’opinione che anche “Un nuovo giorno” dell’Uomo Ragno terminerà con un ritorno quasi totale alla sua vita in comune con Mary Jane, ma è altrettanto vero che la situazione a un livello più alto è cambiata parecchio.

Un solco è stato scavato tra Iron Man e i suoi potenti Vendicatori e gli eroi che a lui si contrappongono e non è tanto un fatto burocratico, di registrazione o meno ai termini di legge, quanto piuttosto la marcata differenza di motivazioni che li sospingono.

Niente del futuro è già stato scritto ma il nuovo corso Marvel impostato da Joe Quesada lascia intendere di voler svecchiare definitivamente il mondo di carta che ha tra le mani, portando alcuni dei concetti che si ripropongono nel mondo delle nuvole parlanti da Watchmen in poi anche al di fuori da mini serie What if.

Un altro fattore comune che unisce le due storie è la capacità di prevedere gli eventi:

la psicostoria ipotizzata da Asimov e le analisi che Reed Richards porta a motivazione dell’agire suo e di testa di ferro.

Hari Seldon, com’è noto a tutti i lettori del buon dottore, ha sviluppato la propria scienza ed è stato il primo a sorprendersi di quel risultato che sollevando come un velo davanti ai suoi occhi gli ha fatto scorgere la china su cui era avviato il suo mondo. Il risultato finale sarebbe stato il collasso e 30.000 anni di barbarie.

La decisione di provvedere in qualche modo a limitare i danni, essendo impossibilitato ad agire per fermare la caduta, è il motore da cui prende l’avvio tutta la vicenda.

Una delle tante copertina del primo romanzo del ciclo della fondazione, di Isaac Asimov

Analogamente nel mondo in cui si muovono i Fantastici Quattro ci sono avvenimenti incontrollabili a cui pure un uomo dall’intelletto e con le risorse di Mr Fantastic non può fare altro che assistere impotente.

Il progetto di legge per la registrazione è già avviato quando avviene la strage di Stamford e lo stesso Tony Stark si sta adoperando per contrastarlo o in qualche modo ammorbidirlo. A cose fatte ai due leader della fazione pro-registrazione non resta che cercare di cavalcare e in qualche misura guidare un processo in cui si trovano coinvolti senza averlo direttamente causato.

Anche qui le possibilità che si aprono ai nostri eroi, parliamo della fazione pro-registrazione, non sono moltissime: è evidente che Iron Man, Hank Pym e Reed avrebbero preferito un’adesione spontanea e magari anche entusiasta alla loro idea.

Non è stato cosÏ e si sono dovuti adoperare per far fronte alle conseguenze.

Queste conseguenze sono secondo me un altro dei punti di contatto tra le due storie anche se, forse, sarebbe più opportuno parlare delle metodiche messe in atto dai personaggi piuttosto che non di conseguenze vere e proprie.

I personaggi di Asimov, pensiamo per esempio al primo volume pubblicato “Foundation”, non possono certo vantarsi di agire secondo schemi di comportamento che noi definiremmo corretti: perseguono i propri interessi tramite un uso distorto della religione o applicando in maniera spietata i meccanismi del colonialismo piuttosto che non sfruttando la propria superiorità tecnologica. Solo secondariamente aiutano il compimento del piano previsto da Hari Seldon e per di più accorgendosene in ritardo, il che costituisce un’aggravante.

Se consideriamo poi “Second Foundation” ci accorgiamo che l’altra metà degli uomini posti a vigilare affinché nulla vada storto sono ancora più subdoli e meno corretti: ricorrono a qualcosa che ognuno di noi giudicherebbe totalmente inaccettabile se vi si trovasse sottoposto: il controllo mentale.

Tavola di Fantastici Quattro disegnata da Steve Mc Niven. Immagine utilizzata solo a scopo divulgativo. Per gentile concessione, © degli aventi diritti
Tavola di Fantastici Quattro disegnata da Steve Mc Niven. Immagine utilizzata solo a scopo divulgativo. Per gentile concessione, © degli aventi diritti

Chiunque abbia letto “Civil War” ricorderà sicuramente qualcuno degli orrori che Iron Man, con l’aiuto dei propri alleati, dello S.H.I.E.L.D. e del governo degli Stati Uniti, mette in opera per conseguire i risultati cui ambisce: dal carcere dimensionale 42, simpatica citazione del compianto Douglas Adams, alla clonazione di un amico che risulta all’epoca scomparso, Thor. Clone che, è opportuno citarlo, alla prima occasione in cui verrà liberato ucciderà proprio un amico dello stesso Thor.

I metodi coercitivi che vengono utilizzati sarebbero considerati unanimemente inumani visto che, per esempio, chi è rinchiuso a 42 non ne uscirà perché scontata la pena prescrittagli ma solo piegando la te- sta di fronte alle idee che avversa, in maniera gelidamente analoga a quanto faceva l’inquisizione.

Che dire nei naniti iniettati ai supercriminali cooptati nei Thunderbolts? Non credo siano una pena accettabile per alcuno di noi e rimandano facilmente alla cura Ludovico di “Arancia Meccanica”: i coscritti, invece di avere la nausea per la violenza, subiscono elet-troshock nel caso decidano di non obbedire agli ordini impartiti loro.

L’elenco potrebbe continuare e i lettori della storia saranno magari rimasti maggiormente colpiti da altri comportamenti non certo corretti, ad esempio l’inganno di Tony ai danni di chi ha riposto ingenuamente fiducia in lui come ha fatto Peter Parker.

Le motivazioni in entrambi i casi, che riguardino la storia di Asimov quanto quella di Millar, sono indubbiamente altissime e pongono in questione in un certo senso proprio una delle famose leggi della robotica inventate dallo scrittore di origine russa: la legge zero.

Questa recita: un robot non può danneggiare l’Umanità, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, l’Umanità riceva danno.

Nessuno si sognerebbe di mettere in discussione il fatto che una simile enunciazione spinga, o dovrebbe spingere, verso uno scopo positivo ma resta sempre il dubbio che il fine non giustifichi i mezzi e che soprattutto in questa maniera un’entità astratta, qual è in fin dei conti l’umanità, venga messa un gradino sopra i più concreti, singoli esseri umani.

Gli stessi robot positronici di Asimov si interrogano sulla liceità di questa legge, dubbio che invece sembra non penetrare l’adamantina certezza di Tony Stark di essere nel giusto.

Questa potrebbe essere la prima differenza di una lunghissima serie tra le due opere ma, come ho detto prima, qui si cerca di riflettere su quali siano invece i punti di contatto.

Confesso di non aver fatto una simile riflessione prima che mi fosse chiesta, ma sono molto contento di vedere quanto possano essere interessanti e sor- prendenti i legami tra due cose che amo: i fumetti e la fantascienza.

NOTE EXTRA:

Mario Coppi ha scritto anche un altro articolo su Civil War: “Gli schieramenti della Guerra Civile“, che è stato pubblicato il 2 dicembre 2007 sul sito Fantascienza.com

Navigando sul web abbiamo trovato questo bell’articolo sulla Psicostoria come teorizzata da Reed Richard in Civil War.

Un momento del dialogo tra Reed Richards ed il Pensatore Pazzo, estratto F4 #542 pag20, durante l’esposizione della versione della Psicostoria secondo Reed. © degli aventi diritti

BIOGRAFIA/BIOGRAPHY

foto di mario coppi

MARIO COPPI
Fortissimo corridore in triciclo, dato il cognome, ha dovuto abbandonare l’attività agonistica perché, drogato da fumetti dalla tenera età di 8 anni, ha in seguito aggiunto dipendenze peggiori: fantascienza e fantasy. Si consola leggendo…

Si presenta così su twitter: <<Amo i fumetti e i libri, e mia figlia ovviamente. non in quest’ordine. Come il mio amico Marlowe bevo di tutto, purché sia passabilmente secco.>> @grRRiiz


GLI ALTRI ARTICOLI DI QUESTO SPECIALE SU ASIMOV SONO:


https://www.fumettomaniafactory.net/2020-01-02-speciale-isaaac-asimov-a-100-anni-dalla-sua-nascita-primo-nuovo-progetto-per-il-2020/

VERSIONE INGLESE DELL’ARTICOLO DI PRESENTAZIONE DEL PROGETTO

https://www.fumettomaniafactory.net/2019/06/24/2020-01-02-special-isaaac-asimov-english-version/


BREVE BIOGRAFIA DI ISAAC ASIMOV

Scrittore e scienziato russo, naturalizzato statunitense

foto di Isaac Asimov

Introduzione (Biografia, scaricata da https://biografieonline.it/, che si ringazia

Isaac Asimov nasce il 2 gennaio 1920 a Petrovichi, vicino a Smolensk, in Unione Sovietica. Nel 1923 la famiglia si trasferisce negli States, a New York, dove in seguito Isaac compirà gli studi.

Le doti straordinarie del bambino prodigio emergono da subito. Basti pensare, ad esempio, che a soli cinque anni impara a leggere da solo (quasi come Leopardi) e che da quel momento in poi non smetterà più di leggere libri e di studiare.

Leggendarie, in questo senso, sono le sue frequentazioni assidue alle biblioteche nazionali, sua unica fonte di “sostentamento” intellettivo nei primi anni della sua vita e per molto tempo ancora, poi. La passione per la fantascienza lo contagia nel 1929 quando nel negozio del padre (a quei tempi i candy stores americani non vendevano soltanto dolciumi, ma anche giornali e riviste) scopre le riviste di “Science Fiction”, di cui diviene subito un assiduo lettore.

Le promesse vengono ampiamente mantenute e il padre non potrà che essere orgoglioso di un figlio che prima si laurea in Chimica alla Columbia University di New York, (Bachelor of Science Degree, 1939) e che poi, non contento, si laurea anche in Filosofia (Master of Arts, 1941).

Dopo l’entrata in guerra degli USA, Isaac Asimov lavora come chimico presso la U.S. Navy Yard a Philadelphia. Tra il 1949 e il 1958 è professore alla Boston University School of Medicine.

Successivamente, grazie al successo delle sue opere, abbandona l’attività accademica e diventa uno scrittore a tempo pieno, dando così vita alla sua produzione sterminata, frutto della sua vena che definire prolifica sarebbe davvero riduttivo.

Di fatto Isaac Asimov è unanimamente considerato uno dei maggiori scrittori di fantascienza di tutti i tempi. La sua fortuna è dovuta al felice connubio tra invenzione letteraria e verità scientifica che riesce a rendere i suoi libri verosimili e fantastici insieme, veri specchi di un futuro possibile. Nell’ambiente letterario è nota la sua fine vena satirica e ironica, che si può riscontrare anche in alcune sue opere, soprattutto nelle prefazioni.

Conosciutissimi, in Italia come nel resto del pianeta, sono, tra i libri di Asimov, quelli appartenenti

al ciclo sul futuro della robotica (Io, Robot; Il secondo libro dei Robot) e al ciclo di “Foundation” (tradotti con i titoli di “Cronache della galassia”, “Il crollo della galassia centrale” e “L’altra faccia della spirale”).

Isaac Asimov muore il 6 aprile 1992 in seguito a delle complicazioni nel sistema cardiovascolare, gettando nello sconcerto migliaia di appassionati in tutto il mondo.

Nel 2002, la seconda moglie, Janet Jeppson, rivela che la morte di Asimov era stata provocata dall’Aids, malattia che aveva contratto nel 1983 durante una trasfusione di sangue. Non sarebbe stato lo scrittore a voler mantenere il segreto, quanto più probabilmente l’ospedale, per evitare uno scandalo.

RINGRAZIAMENTI

L’immagine, del banner proposto per la promozione del progetto è stata realizzata da Silvano Beltramo, e ci è stata concessa gratuitamente dalla STEREOTOMY – The Alan Parsons Project Tribute Band, che ringraziamo, e della quale proponiamo la LOCANDINA del loro spettacolo dedicato ad Asimov ed una breve BIOGRAFIA.