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ll Novecento inizia con Happy Hooligan

di Carlo scaringi

Pubblicati sui quotidiani, che alla fine dell’Ottocento erano una lettura quasi esclusivamente maschile, i comics si proponevano di conquistare anche il pubblico infantile, attratto dai vivaci colori delle tavole dei supplementi domenicali. Per questo ai suoi esordi il fumetto presentava solo storielle e situazioni umoristiche, con un’infinità di bambini, monellacci per lo più, come Bibì e Bibò che facevano mille dispetti a Capitan Cocoricò e alla Tordella, o sognatori come Little Nemo, ma anche pargoli come Buster Brown, divenuto in Italia un improbabibile Mimmo Mammolo, esatto contrario del proletario Yellow Kid, il celebre monello giallo che viveva nelle strade, nei vicoli, nei cortili dei quartieri più poveri di New York. Sia Yellow Kid che Buster Brown erano disegnati da Richard Felton Outcault, il papà di tutti i fumetti, che è stato un autore quanto mai versatile, capace di accontentare sia i lettori delle classi più povere che quelli che non sopportavano nell’America fine Ottocento gli operai, gli immigrati, i poveracci. In mezzo a tanti bambini all’inizio del Novecento apparve – il 26 marzo 1900 – il primo personaggio adulto: Happy Hooligan, ovvero, potremmo dire, un teppistello felice, che in Italia giunse giusto un secolo fa, nel gennaio 1910, naturalmente sul Corriere dei Piccoli, dove fu battezzato Fortunello. Disegnato da Frederick Burr Opper, Happy Hooligan ebbe subito successo, tanto che già nel 1901 James Stuart Blackton lo interpretò in alcuni cortometraggi.

Il cinema ha sempre guardato con ammirazione Happy Hooligan, che fornì a Charlie Chaplin l’ispirazione per il suo Charlot, l’omino che, con un pizzico di poesia in più, ricordava tanto le storie di Happy Hooligan. Secondo il poeta Attilio Bertolucci Charlie Chaplin in uno dei suoi capolavori – Il Monello – fece un omaggio proprio a Fortunello e alla scatola di latta che usava per copricapo, utilizzando “come fosse un portasigarette di metallo prezioso tempestato di brillanti, la sua bella scatola di sardine, pulita e lustra, stupenda e fornita, naturalmente, della più estesa varietà di cicche possibile”. Happy Hooligan è una sorta di barbone, vestito alla meno peggio, con una giacca troppo corta, pantaloni rattoppati con pezze di vario colore e come cappello una lattina di pomodori vuota. Non ha un soldo, quando può fa qualche lavoretto, è onesto e soprattutto contento del suo stato. Nelle sue storie compaiono molti comprimari, compresa una mula testarda, Maud (in Italia la Checca) e una coppia di fastidiosi cugini francesi, Alphonse e Gaston, uno lungo lungo l’altro molto basso, cerimoniosi e appiccicosi come pochi, praticamente insopportabili. Oltre a Chaplin, Fortunello ha ispirato anche Petrolini, famoso comico romano del primo Novecento, che ne fece il protagonista di una demenziale filastrocca in rima: “Sono un tipo estetico, asiatico, sintetico, simpatico, cosmetico” e via continuando con un ritmo sempre più incalzante. Forse qui l’Happy Hooligan originale non c’entra, ma il fatto che sia stato imitato da altri personaggi dello spettacolo dimostra un successo e una popolarità che ha superato il passare degli anni.

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Per saperne di più

Frederick Burr Opper, americano, nato nel 1857 e morto nel 1937, cominciò giovanissimo a disegnare vignette umoristiche. Nel 1899 venne assunto al New York Journal di Hearst che lo destinò all’American Humourist, il supplemento domenicale che già raccoglieva i migliori autori del tempo, alcuni, come Outcault, strappati anche al World del concorrente Pulitzer. Le tavole di Happy Hooligan erano affollate di personaggi, alcuni molto graditi dai lettori, tanto che Opper decise di trasferirli in altre tavole autonome. Per primi, già nel 1902, uscirono i cugini francesi Alphonse e Gaston, insopportabili per le loro sdolcinature, ma graditi dal pubblico che si divertiva con il loro comportamento eccessivamente elegante non tanto nel vestire quanto nel modo di fare, tanto diverso dal forse rude mondo americano. Due anni dopo, nel 1904, anche Maud conquistò la … libertà, ma continuò a restare una mula bizzosa, testarda, capricciosa, che tirava calci a tutti, per il divertimento dei lettori. In Italia, come detto, divenne la Checca e riscosse grande successo sul Corriere dei Piccoli.

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