immagine disegnata da Hugo Pratt
Lone Ranger: Appunti di Storia del Fumetto dalle Origini a Oggi.
Disney, Marvel, DC, Bonelli e i grandi autori e personaggi indipendenti nell’Arte Grafica Sequenziale.

Lone Ranger: Seconda stagione

Dario Janese, ci racconta del Metodo Marvel, in questo primo approfondimento della seconda stagione di Lone Ranger, dopo una decina di articoli su rarità, aneddoti e curiosità.
Nello specifico leggerete di Joe Harper, del primo Hulk, di HANK PYM, e di tanto altro.
Buona lettura

Mario Benenati, curatore di Fumettomania Web Magazine


MARVEL.0 : JOE HARPER CONTRO IL PRIMO HULK

(ri-composizione degli articoli su FB, del 25-09-2014. del 03 e del 06 ottobre 2014)

Joe Harper, un elettricista, il primo eroe della fase embrionale Marvel, dall’albo JOURNEY INTO MYSTERY 62

Pochi ancora lo sanno, ma prima del Golia Verde che tutti amiamo e temiamo è esistito un altro HULK: un possente e malvagio alieno sconfitto da quello che in un certo senso è stato il primo eroe della fase embrionale Marvel: Joe Harper, un elettricista.
La prima denominazione HULK compare nel Novembre 1960 su JOURNEY INTO MYSTERY 62, e si riferisce a XEMNU, un gigantesco pelouche dall’intelletto criminale superiore, che finito sulla Terra in fuga da una colonia penale aliena sottomette la razza umana telepaticamente tramite le reti TV (!), e impone la costruzione di un enorme razzo la cui partenza provocherebbe la distruzione del pianeta. Joe Harper, che lo ha involontariamente riportato in vita, sarà però l’artefice della sua sconfitta ed esilio perpetuo in orbita satellitare sul mondo.

Il pubblico mostra di gradire, e HULK 1.0 ritorna poco dopo, nel Marzo 1961 in JIM 66: questa volta però Joe, per fermare i suoi intenti genocidi, lo disintegra.
Occorreranno 12 anni perché Roy Thomas, appassionato della mitologia dell’era Atlas, ripeschi il Puffo Demonio in una storia – la terza, in MARVEL FEATURE 3 del 1972 – del neonato gruppo dei Difensori: cioè Dr. Strange, Namor e lo stesso autentico Hulk, del quale diventerà una delle tante periodiche nemesi. Qualche tempo dopo, in una spassosa operazione meta-letteraria, Len Wein e un giovane Chris Claremont faranno sì che Xemnu ricrei in funzione anti-Hulk ben cinque dei mostri che un tempo campeggiavano sulle varie riviste Atlas, tra cui il mostro-albero Groot e Taboo, una creatura delle paludi simile a un proto-Swamp Thing. Nessuno, purtroppo, parve più ricordarsi di Joe Harper, l’elettricista che per ben 2 volte salvò il mondo, la cui memoria oggi abbiamo voluto onorare.

Dario Janese

NdR: E questo ci articolo ci conduce al Metodo Marvel 1.0 e ad Hank Pym

HANK PYM, EROE PER CASO ovvero IL METODO MARVEL 1.0

Collage di immagini con l'evoluzione di Hank Pym
Immagine estratta da http://www.hcrealms.com/forum/showthread.php?t=414568 (sito che si ringrazia) @ Marvel Comics

Novembre 1961.

Quello vero, non quello editoriale impresso su FANTASTIC FOUR 1, uscito nel mondo già 3 mesi prima incontrando un grande successo.
La giovane Marvel di Stan Lee, erede del patrimonio immenso di idee e spunti sedimentatosi in anni di pubblicazioni ATLAS, e forte di un ristretto ma eccelso staff di disegnatori – essenzialmente l’ “anziano” Jack Kirby , Steve Ditko, Paul Reinman e Don Heck – sulle già storiche testate antologiche STRANGE TALES, JOURNEY INTO MYSTERY, TALES TO ASTONISH e TALES OF SUSPENSE (in ordine di uscita), ora doveva impostare una vera politica editoriale.

Un concetto distonico col carattere di Lee, istintivo e magmatico nell’approccio, programmaticamente approssimativo, abituato a dare agli artisti mezza pagina in tutto di trama con un abbozzo di dialoghi, e poi a sopravvedere e vistarne il prodotto finale.

L’idea di base era la costruzione a mosaico, tassello per tassello, di un universo coerente di eroi simile ma alternativo a quello DC, più realistico e aderente agli sviluppi della storia sociale americana.La squadra F4 stava facendo il botto: occorreva consolidarla e far seguire a stretto giro di posta altri nomi, innanzitutto i villain per F4 e poi il lancio di 1-2 eroi solisti. Sul profilo dei quali, però, Stan non era ancora ben d’accordo con se stesso.

Il serbatoio da cui pescare erano le 4 riviste ex-ATLAS di fantafiction, cui si era aggiunta in “Giugno” AMAZING ADVENTURES, su cui Lee e Kirby avevano testato un tentativo di eroe magico di nome DR.DROOM, già però andato a vuoto.

Nato come classico stregone di fattezze orientali, era poi stato riarrangiato in corsa come calvo scienziato mistico, dal piglio già embrionale del futuro PROFESSOR X, ma senza alcun esito: il carattere era sbiadito, privo di consistenza.
Lee considerava alcuni temi come prioritari, ma non aveva chiare le relazioni narrative con cui collegarli: l’era atomica, innanzitutto; la mutazione genetica; l’alieno e il “diverso”; e l’uso di animali in versione fantastica, che il pubblico soprattutto giovane sembrava gradire al cinema (scimmie come King Kong, rettili come Godzilla, insetti come le terrificanti formiche atomiche di THEM! del 1954).

Alla fine, dopo aver dato al nascente universo Marvel la sua prima razza di invasori alieni (i mutaforma Skrull di F2, riciclati dall’epilogo di I AM X in AMAZING ADVENTURES #4 del Settembre prima), Stan si decide per una doppia opzione: l’usato sicuro di Sub-Mariner, re-introdotto come villain in F4 sulla scia della Torcia Umana basata sulla Torcia originale del 1939, con l’intenzione di riconvertirlo nel tempo al suo ruolo naturale di eroe; e una sorta di Frankenstein moderno di nome Victor Avery, uno scienziato che per amore trasforma se stesso in un colosso grigio invulnerabile e immortale, presentato in Aprile in JOURNEY INTO MYSTERY #79.

Victor Avery, uno scienziato che per amore trasforma se stesso in un colosso grigio invulnerabile e immortale, presentato in Aprile in JOURNEY INTO MYSTERY 79

Ma uno dei ripensamenti tipici di Lee portò a un’alterazione drastica del personaggio, che si preferì presentare come vittima di un incidente atomico, e dirottare da JOURNEY a una prova di testata personale:il nome civile divenne Bruce Banner (il cui cognome porta in sè la parole esule/esilio), mentre quello d’arte fu riciclato da una passata minaccia apparsa in JOURNEY 62 e 66, THE HULK. La serie partì in maggio, ma non ebbe grande fortuna – avrebbe chiuso dopo soli 6 numeri, diventato di fatto la prima mini-serie dell’Era Marvel.

Nel frattempo, Stan era fortemente determinato a basare un altro nuovo eroe solista su un archetipo animale, specificamente dal regno degli insetti: e qui la storia si fa intricata e affascinante. Nella sua mente, le specie cui ispirarsi per i tryout che regolarmente scaricava all’immaginazione dell’infaticabile Kirby erano tre: formiche, api e ragni. Due delle specie , la prima e la terza, avevano già avuto episodi di prova, rispettivamente in TALES TO ASTONISH #27 del Gennaio 1962 e in JOURNEY INTO MYSTERY #73 dell’Ottobre 1961.

Rimaneva da compiere una terza prova, e in fretta, perché il momento tradizionalmente più favorevole per le nuove uscite erano i mesi estivi. Il nuovo Signore delle Api avrebbe avuto quindi la sua chance nel n.32 di TALES OF SUSPENSE, dopodiché si sarebbero tratti gli auspici, e… “ne sarebbe rimasto solo uno”.
Forse

Era il Luglio editoriale del 1962 quando due progetti di prova uscirono sugli scaffali delle edicole americane: nel n.14 di AMAZING FANTASY veniva testato un adolescente che scopriva di avere poteri sovrumani e veniva emarginato dai propri compagni di liceo; il suo nome era Tad Carter, e nel successivo e finale numero 15 sarebbe divenuto Peter Parker, e con poteri differenti – non più mutanti ma indotti da un incidente con un aracnide radioattivo – si sarebbe presentato al mondo come lo Stupefacente Uomo Ragno.
In TALES OF SUSPENSE #32, invece, dietro una copertina che ricalcava in tutto e per tutto TALES TO ASTONISH #27 salvo il fatto che il protagonista veniva trascinato in un alveare anziché in un formicaio, il mutante Lucius Farnsworth poneva la sua candidatura a una carriera da fumetto solista come futuro Signore delle Api.

Tales of Suspense 32 - cover

In sessioni frenetiche di studio e tra aspri litigi tra Lee e i suoi collaboratori – soprattutto quando Stan bocciò i layout di Re Kirby per il nuovo Spiderman preferendogli la versione innovativa di Ditko, scartando poi però la cover di AMAZING FANTASY #15 dello stesso Ditko a favore dell’interpretazione più drammatica del Re – , l’Uomo delle Idee decise che il concetto di mutazione andava allargato ed esplorato in modo specifico e in una testata sua propria.

Farnsworth venne quindi accantonato a favore di quel mite biochimico che in ASTONISH 27 aveva sperimentato su se stesso un filtro in grado di rimpicciolirlo a livello delle formiche. Il suo nome era Hank Pym, e armato di un congegno in grado di comunicare con gli insetti avrebbe preso il suo posto nel Nuovo Mondo degli Eroi come ANT-MAN.

Ma Hank – scoop nello scoop – non era una figura veramente inedita: un personaggio del tutto simile a lui, un biondo fumatore di pipa di nome “Frank” (!), si era trovato di fronte una formica ingrandita a misura e intelligenza mostruosa in STRANGE TALES #73 (Febbraio 1960).
Molti anni dopo, la retcon Marvel stabilì che l’individuo era in realtà l’avventuriero immortale Ulysses Bloodstone: ma la parentela tra Frank e Hank è chiara e innegabile, per cui i fans che desiderino la prima embrionale apparizione del Dr. Pym la troveranno qui.

La retcon dell’epoca, invece, fece di fatto di lui il secondo eroe Marvel in assoluto, spostando la sua origine all’indietro rispetto a quella di Hulk , di Spiderman e di un certo Dio del Tuono cui Lee, cedendo alle insistenze di Kirby, cedette il palco nel numero di Agosto (l’83) di JOURNEY INTO MYSTERY.

La sfortuna di Ant-Man fu di trovarsi gettato allo sbaraglio in una compagnia con cui il confronto era difficile: Spidey colpì al cuore la gioventù americana con cui scattò un immediato e duraturo meccanismo di identificazione; THOR si impose immediatamente come fantasia di potenza del lettore medio, mentre lo schivo scienziato che cavalcava le formiche ricevette meno attenzione e tiepidi consensi, e di riflesso poca cura nello sviluppo delle trame e dei personaggi. I suoi nemici risultarono a volte involontariamente comici, come il perfido insetto mutante Coleottero Rosso o il barbone dai poteri ipnotici Voce d’Oro.

tales to astonish 35 - cover

Ma Stan Lee non era tipo da abbandonare facilmente le sue creazioni al loro destino, e iniziò una sorta di inseguimento ai gusti del pubblico che potessero mettere Hank in una luce migliore: nel numero 44 gli diede un passato segnato dalla tragica perdita della moglie (ponendo in lui anche il primo episodio di instabilità psichica), e lo provvide subito di un’avvenente e allegra compagna di nome Janet Van Dyne, cui assegnò i vacanti poteri della Vespa.

tales to astonish 44 - cover

Il mese dopo ne fece un membro fondatore del nuovo supergruppo dei Potenti VENDICATORI assieme a pesi massimi come Thor, Hulk – che, orfano di testata, Lee stava cercando di riportare in auge – e il recente eroe tecnologico IRON MAN, introdotto in TALES OF SUSPENSE #39 da Don Heck (recuperando, a sua volta, il visual e il concetto di uomo-robot di una sua storia nel n.9 della testata).

Ma l’Uomo-Formica non poteva avere alcuna chance in un contesto di iper-forza del genere, per cui già alla seconda uscita di AVENGERS, che avvenne a più di 3 mesi di distanza dalla prima, un drastico upgrade lo trasformò in TALES OF ASTONISH #49 del Novembre 1963 addirittura in un gigante che poteva guardare i suoi augusti compagni dall’alto, almeno in termini di statura.

tales to astonish 49 - cover

La galleria dei suoi nemici fu arricchita, ma non uno solo di essi riuscì a colpire l’immaginazione del grande pubblico: forse anche perché parte del processo creativo fu devoluto da Stan a suo fratello Larry, scrittore molto meno dotato di lui. La Trottola, il Porcospino e il Cavaliere Nero risultavano scialbi comprimari, mentre i suoi colleghi affrontavano calibri come Loki, il Mandarino e il Capo.

Quando l’unico picco di vendite risultò la comparsata dell’Uomo Ragno nel n.57 (eccezionalmente disegnato in copertina da King Kirby), Lee si arrese all’evidenza e decise di affiancargli le storie del rilancio di Hulk, in modo simile alla condivisione che su TALES OF SUSPENSE si decise tra Iron Man e il redivivo CAPITAN AMERICA, riportato sulla scena nel n.4 di AVENGERS.

In un certo senso, fu proprio l’esplosivo ritorno di Cap a decidere le sorti di Hank, rendendo ancor più marginale la presenza sua e di Janet in un gruppo che doveva misurarsi con dèi asgardiani rinnegati, conquistatori dal futuro come Kang e Immortus e la rivolta dello scatenato Hulk. Ma, al di fuori del team, ogni sopravvivenza editoriale autonoma di Giant-Man era priva di prospettive: per cui, usando la quasi uccisione di Janet come espediente narrativo, il ritiro della coppia a vita privata fu la ragione ufficiale della sparizione
dalla collana madre ASTONISH. Il loro posto venne preso dal Principe Namor, il fascinoso Sub-Mariner adorato dal pubblico femminile.
Quando le testate storiche STRANGE TALES, JOURNEY,ASTONISH e SUSPENSE vennero trasformate in serie soliste dei principali eroi che avevano lanciato (rispettivamente DR.STRANGE, THOR, HULK e CAP, mentre ebbero loro testate specifiche i coinquilini IRON MAN, NICK FURY e SUB-MARINER), Hank Pym fu l’unico a rimanere nel vuoto editoriale. E questo per un intero anno, dal 16 al 28 di AVENGERS, quando la difficoltà ad imporsi della nuova e più debole formazione con Cap, HAWKEYE, QUICKSILVER e SCARLET trovò in uno scienziato e forzuto del gruppo un valido e duraturo componente.

Da lì in poi, a prendere il centro progressivo della scena furono gli aspetti di sbilanciamento emotivo di Hank, che ben rispondevo alla richiesta di figure problematiche e tormentate di fine anni ’60, e che lo portarono allo sdoppiamento di personalità col quale dovette assumere la fortunata incarnazione di YELLOWJACKET... una sorta dell’originale Bee-Man – Lucius Farnsworth, nella sua unica apparizione, si era subito connotato come elemento sicuro di sè, ruvido e con una certa vena di sadismo – aggiornato e rivisto.

Avengers #69 - con il debutto di YELLOWJACKET


Questo particolare tragitto avrebbe trovato il suo apice indiscusso nella creazione di ULTRON, il villain definitivo, intelletto artificiale dalla lucida vocazione omicida teso alla sostituzione cruenta dell’umanità con il suo equivalente elettronico.

La successiva rivelazione che il modello-base di riferimento per l’autocoscienza di Ultron fosse stata la personalità di Hank stesso, chiuderà il cerchio emotivo di un cupo teatro di faida edipica che farà di Hank Pym uno tra i personaggi più densi, autentici e sofferti dell’intero universo del fumetto.

Ma non soltanto:
in una chiave di lettura meta-linguistica, Hank può essere visto come la sintesi della ricerca editoriale della rispondenza del pubblico attraverso un percorso di cambiamento che, aldilà dell’ovvio bisogno di profitto, si traduce alla fine nella costruzione di un’identità storica complessa, una sorta di vita artificiale che rende un personaggio in ogni senso una parte di noi.

1 – FINE


BREVE BIOGRAFIA

Dario Janese, torinese, 1964, sociologo e storico americanista, dall’infanzia cultore del Fantastico in tutte le sue forme espressive. Scrittore, saggista e curatore di laboratori letterari e di informazione civile, ha tenuto cicli di divulgazione dell’opera di Lovecraft, Ballard e Pasolini e di lettura storica delle Scritture. Da vari anni conduce un blog (Lone Ranger) di storia critica del fumetto e vari gruppi Facebook sulle espressioni del Fantastico nella cultura popolare.


NOTE EXTRA

Una precisazione, per chi ci legge:

TUTTI gli articoli sono estratti dalla pagina FB chiamata Lone Ranger (Appunti di Storia del Fumetto dalle Origini a Oggi. Disney, Marvel, DC, Bonelli e i grandi autori e personaggi indipendenti nell’Arte Grafica Sequenziale), e vengono ri-pubblicati, a distanza di oltre sei-cinque anni, nel nostro web magazine con alcune piccole modifiche, impaginati diversamente, e completati con l’aggiunta di immagini.

La prima stagione di Lone Ranger (articoli di approfondimenti scritti da Dario) la potete approfondire in questa pagina del web magazine:

https://www.fumettomaniafactory.net/appunti-di-critica-fumettistica/lone-ranger-un-blog-di-storia-critica-del-fumetto/