Abbiamo chiuso il 2025 con 249 articoli pubblicati su questa rivista. Quest’anno cercheremo di fare ancora meglio. Dopo il primo articolo del magazine, il primo giorno del 2026, arriva su queste pagine (dopo aver atteso la diffusione del comunicato stampa di inizio d’anno che ne annuncia la notizia, NdR) un archivio incredibile di circa 1000 articoli colmo di contenuti crititi (articoli e di recensioni) che diventerà un appuntamento imperdibile per tutto l’anno ed anche oltre…
Fumetti di carta, è stato, dal 2001 fino al 2016, un sito-blog di recensioni e articoli sui fumetti, a cura di Orlando Furioso , originario di Torino, e con altri collaboratori sparsi. Il sito, trasportato nel 2009 circa su blogspot.com, ha avuto nel corso degli anni tante “incarnazioni” fino a diventare “Pensieri di carta”, blog quasi solitario di Orlando con scritti anche di libri, musica ed altro, e poi nel 2021 fu chiuso dal suo autore.
Nel 2017 anche il sito specialistico LO SPAZIO BIANCO aveva scritto di questo blog, in un speciale intitolato Pionieri della Critica fumettistica sul Web.
Molti credono, conoscendoci poco, che Fumettomania sia solo il sottoscritto, invece sono fiero di essere stato il catalizzatore di tante persone che riconoscendo il valore delle nostre proposte si sono riavvicinate al fumetto ed alla scrittura o più semplicemente hanno accettato il mio invito a partecipare al magazine digitale; è successo così per Marcello Vaccari (che ha mantenuto in rete il sito storico di Glamazonia) per Damiano Gallinaro, per Fabio Ciaramaglia, per Daniele Tomasi (che sta collaborando per alcuni dossier-speciali) e prima ancora era successo per Cesare Giombetti e per Dario Janese. Fumettomania insomma mette al centro le persone (grazie ad ognuno di voi cari amici) e le loro competenze e la lora passione per la nona arte.
Tutto questo per dire che , dopo averlo contattato Orlando ( amico di vecchia data nonché donatore di fumetti per la Biblioteca-Archivio-Museo del Fumetto), al termine di una lunga e bella chiacchierata ha accettato di trasferire sul nostro sito (che ora diventa anche suo) tutto l’archivio di fumettidicarta.
Da oggi, dunque, pubblicheremo i suoi articoli dai più recenti, a ritroso nel tempo, a quelli del 2000, indicando la data originale, la firma del loro autore, le immagini, ed anche eventuali commenti, se ce ne fossero.
Non c’era modo migliore di iniziare questa nuova avventura che con la recensione di “Maledetti Fumetti!”, di David Hajdu (Tunué, 2010) un saggio storico che riguarda uno dei periodi più “bui per” il per fumetto americano e che lasciò per vari decenni degli strascichi, delle limitazioni, delle censure, nei fumetti successivi alla pubblicazione del libro del dottor Fredric Wertham (“La seduzione dell’innocente”), il famoso Comics Code Autoruty che venne ‘sdoganato’ intorno alla metà degli anni 80 e poi eliminato nel 2011.
Felicissimi di questa bella novità e di questa possibilità che migliorerà le proposte del sito e dell’associazione, in termini culturali, l’intera associazione culturale ringrazia Orlando e diamo il bentornato al nostro amico e collaboratore.
Seguiteci e condividete le nostre progettualità anche in questo 2026.
Nota bene: Abbiate pazienza, perché l’inserimento di questi articoli è ancora in fase di pianificazione, desideriamo infatti trovare la forma migliore per farlo, magari accorpando eventuali scritti della stessa serie /o personaggio, ove ce ne fossero.
Mario Benenati, direttore culturale del magazine di Fumettomania Factory APS
P.S.: il sito-blog Fumetti di Carta era dedicato a Maria Grazia Perini, questa omonima sezione della ‘stanza’ SCOPRI IL FUMETTO, continua ad essere dedicata a MGP.
L’Associazione FUMETTOMANIA FACTORY – APS, che opera dal 1991 a livello nazionale – senza mai dimenticare le attività svolte nel territorio della propria sede operativa a Barcellona Pozzo di Gotto (ME), – ha come finalità la promozione, la divulgazione e la valorizzazione delle tematiche correlate al linguaggio del fumetto.
La “mission” di Fumettomania, è quella di attrarre ragazzi di tutte le età promuovendo progetti a loro dedicati, che parlino di argomenti attuali e coinvolgenti, utilizzando il fumetto, che si profila come forma d’arte autonoma che contiene in sé il codice linguistico della letteratura (le parole), le sue modalità di fruizione, ma anche la sequenzialità del cinema e l’attenzione figurativa delle arti visive tradizionali.
L’impegno dell’Associazione – a 35 anni dalla fondazione – è quello di continuare a diffondere la cultura del Fumetto, e di continuare i progetti culturali e sociali sul territorio con laboratori rivolti a giovani appassionati e alle scuole, mostre personali e collettive dedicate al fumetto, all’illustrazione e affini, presentazioni di fumetti ed incontri con gli autori.
Maledetti Fumetti!, di David Hajdu
di Orlando Furioso (articolo originario del 2 ottobre 2011)
“La più infima, deprecabile e pericolosa forma di spazzatura”
[John Mason Brown, cap. 5, pag. 121]
Una gran parte del pubblico adulto dei fumetti conosce, o almeno ha sentito nominare, sia il dottor Fredric Wertham che il suo libro del 1954 “La seduzione dell’innocente”.
Fu soprattutto grazie a quel testo dello psichiatra tedesco naturalizzato americano che i comics subirono un potente attacco che causò la loro quasi scomparsa dal mercato statunitense. E conseguentemente si passò dalla Golden Age – l’Età d’Oro del Fumetto – alla Silver Age.
Quello ai comics fu un attacco talmente mirato ed efficace, che i fumetti ci misero anni per tornare ad essere un fenomeno commerciale e culturale degno di nota.
La seduzione dell’innocente è uno spartiacque fondamentale per la storia dei comics, determinò per sempre un “prima” e un “dopo”, dette il via a un cambiamento epocale nel fumetto americano, e riguarda ancor oggi la sua storia, la sua percezione di massa, la sua realizzazione, la sua stessa concezione.
Questa è storia ed è storia importante, imprescindibile. Oltre che dannatamente interessante. Maledetti Fumetti! di David Hajdu è imprescindibile, visto che a tutt’oggi è l’unico saggio organico che affronta l’argomento dell’attacco “maccartista” ai comics.
Il libro comincia con la descrizione del commovente incontro tra l’autore e Janice Walleau Winkleman un’anziana pittrice che per oltre cinquant’anni non fece menzione a nessuno del suo ex lavoro da fumettista, al punto che neppure sua figlia, lettrice di comics, ne era al corrente. “Mio dio – dice – non potevo tornarmene là fuori, ero spaventata a morte. Non sa quello che ci hanno fatto?”
No, prima di leggere il libro di Hajdu non sapevamo precisamente cosa avessero fatto loro e perché non potessero tornarsene là fuori …
Ce lo spiega David Hajdu col suo straordinario lavoro di documentazione, frutto di ricerche e interviste, confronto di dati e analisi della situazione dell’epoca. Il suo lavoro benché incentrato su un argomento che più specifico non si può, risulta essere avvincente e affascinante principalmente perché tratta di situazioni – ed emozioni – che qui in Italia abbiamo sempre e solo sentito “di seconda mano”, malamente e quasi senza dati a disposizione, senza poterci soffermare a riflettere, o anche solo a dare un’occhiata, alla situazione reale così come si presentava negli Stati Uniti dal dopoguerra alla seconda metà degli Anni 50.
Grazie a Maledetti Fumetti! possiamo sapere, conoscere e capire, in modo da dare alle nostre idee, sino a ieri preconcette, una base più solida sulla quale poggiare.
Non si pensi ad un’opera freddamente specialistica ed ipertecnica: niente di più lontano dal lavoro di Hajdu. Decine e decine di citazioni da interviste con importanti autori di comics (uno per tutti: Will Eisner) molti dei quali non sono più con noi, garantiscono l’ascolto della “vera voce” di chi quel periodo lo visse in prima persona.
Hajdu racconta tramite le voci dei protagonisti il processo di nascita dei comic-book, il formato che rivoluzionò l’intera concezione del racconto a fumetti; e insieme racconta il processo di lavorazione dei comic-book: in queste descrizioni forse non c’è molta “poesia”, retoricamente intesa, ma ci sono invece molta fame e sudore. E ci sono anche eccitazione e senso di avventura perché la nascita di questa nuova forma espressiva, per quanto “commerciale”, dava a molti dei protagonisti, soprattutto ai più consapevoli, un’euforia che si percepisce perfettamente e gioiosamente leggendo il libro di Hajdu.
Si tratta di un momento storico in cui si stavano inventando stili, nuovi canoni, nuove concezioni del fumetto che sino ad allora era stato pensato e creato esclusivamente per le strisce sui quotidiani. Un periodo di folle creatività (e sudore, quello sempre!) forse mai più ripetutosi nella storia dei comics.

Ma tutta questa eccitante, incontrollata libertà ad un certo punto finisce.
I capitoli centrali di Maledetti Fumetti! sono dedicati al racconto degli attacchi feroci che i comic-book cominciano a subire da giornalisti, educatori, figure istituzionali e religiose, critici e scrittori fin dal tempo della II Guerra Mondiale. Nonostante la maggior parte degli eroi di carta partecipi da subito alla battaglia contro la Germania nazista e l’esercito di Hitler (prima ancora del vero esercito degli USA), molte delle accuse rivolte agli eroi dei fumetti vertono proprio sul concetto di “superomismo”: “I supereroi erano falsi déi di carta: pagani e, ancora, fascisti”.
L’attacco frontale ai comic books non arriva di colpo né magicamente: già da tempo doversi scrittori, come ad esempio lo scrittore “per ragazzi” Sterling North, assegnavano alla diffusione dei fumetti la perdita di un “immaginario letterario” tradizionale da mantenere, evidentemente, per sempre. In un suo celebre articolo del 1940 intitolato “Una disgrazia per la Nazione” lo scrittore afferma, tra le altre cose che:
“[…] l’effetto di questi incubi su cartaccia porosa è quello di un violento stimolante. […] la loro iniezione sottopelle di sesso e violenza rende il bambino insofferente per le storie migliori ma più pacate. […] i genitori e gli insegnanti in tutta l’America devono unirsi per sconfiggere le riviste “a fumetti”.” [Maledetti Fumetti!, pag. 59]
A seguito dei violenti attacchi cominciarono i roghi pubblici: montagne di fumetti bruciati pubblicamente in un rito isterico di massa che ha tristi precedenti e che oggi non viene ricordato con particolare orgoglio.
Insieme all’attacco ai supereroi venne quello, ancor più feroce, contro i fumetti sul crimine e horror, editi per la maggior parta dalla EC Comics di Bill Gaines, e su quelli d’amore e parodistico-umoristici (Mad) e la faccenda cominciò ad occupare non più solo le prime pagine di quotidiani e riviste, ma anche le aule dei consigli comunali e quelle dei tribunali.
Sino ad arrivare alle interpellanze parlamentari (ne sappiamo qualcosa anche qui in Italia: i più grandicelli ricorderanno [1]), alle audizioni delle commissioni del Senato americano trasmesse in diretta alla televisione, all’autocensura (Comics Code) e alla quasi completa distruzione dell’industria del fumetto americana.
Il libro di Hajdu intende dimostrare che la censura che si abbatté sui comics nella seconda metà degli Anni 50 fu il primo fenomeno di criminalizzazione di una forma di intrattenimento di massa rivolto principalmente ai giovani, prima dell’analogo fenomeno censorio che si scatenò sul rock’n’roll. “Elvis Presley e Chuck Berry – scrive Hajdu nel Prologo – aggiunsero solo la colonna sonora a un mondo creato e messo in scena negli albi a fumetti”.
L’autore si schiera con decisione e senza tentennamenti di sorta dalla parte dei comics e dei loro autori ed editori, prima ancora che dei lettori: non ci sono per Hajdu tonalità di grigio, il torto sta tutto e solo da una parte, cioè da quella di Wertham e di coloro che criminalizzarono i fumetti.
Hajdu snocciola dati, e non solo opinioni, come ad esempio il dato che la censura fu causa della perdita di oltre mille posti di lavoro nell’industria del fumetto, mille posti di lavoro cancellati quasi di botto. Gli autori di fumetti furono vittime di un vero e proprio ostracismo addirittura a livello sociale: padri di famiglia che si vergognavano di “confessare” la propria professione ai figli e ai loro insegnanti, insultati sui mezzi pubblici, considerati criminali o quasi.
Una grossa percentuale di autori e autrici non si accostarono mai più al mondo dei comics, neppure incidentalmente e neppure se quello che svolgevano un tempo era il lavoro dei loro sogni.
Interessante che Hajdu sottolinei particolarmente la questione di classe: i fumetti oltre che essere rivolti alle classi sociali meno abbienti, erano spesso realizzati da persone appartenenti a categorie di persone oppresse, come “immigrati, donne, ebrei, italiani, latinoamericani, asiatici”.
Ma la questione di classe riguarda anche Wertham: quanti appassionati italiani di fumetti sapevano che il tanto vituperato dottor Wertham fu un ardente antisegregazionista (negli Anni 40 e 50 non era affatto scontato esserlo…) e che per anni operò come volontario presso strutture gratuite per persone disabili, principalmente neri, poco abbienti? Nonostante Hajdu consideri Wertham una specie di babau, quasi il male incarnato, lo psichiatra tedesco-americano può essere visto come una specie di liberal ante litteram perché – comics a parte – non si può certo dire che le sue convinzioni politiche e sociali fossero arretrate o tantomeno reazionarie. Certamente paternalistiche, ma eravamo comunque negli Anni 50…
Ciò non toglie che la parte attaccante – i reazionari di ogni risma – pur di ottenere la loro vittoria arrivarono a servirsi di montagne di falsità, falsi documentari con attori bambini, falsi dati, creazioni di istituzioni para-fasciste per la censura, fondamentalismo religioso ecc. Alla fin fine cose non molto diverse da quelle che caratterizzano una certa America di oggi, quella dei “benpensanti”, la “maggioranza silenziosa”.
Così giusto per farci due risate: quanti giovani genitori farebbero leggere oggi, a cuor leggero, ai loro bambini storie a fumetti con decapitazioni, squartamenti a suon d’accetta, cadaveri putrescenti che mangiano esseri umani vivi, scuoiamenti o anche solo ammazzamenti a decine, perpetrati con colpi di pistola in faccia, quando la morte è rapida?

Il Comics Code, frutto compromissorio dell’autocensura delle case editrici americane di fumetti, creato per non soccombere totalmente (non si dimentichi che i fumetti venivano continuamente attaccati non solo per ciò che veicolavano, ma per il fatto stesso di esistere, cioè di “essere fumetti”, ossia intrinsecamente antieducativi, volgari, sciocchi ecc.) cambiò radicalmente non solo i fumetti, ma la concezione stessa di “fumetto”: fino all’arrivo del cosiddetto fumetto underground nessuno osò più “uscire dal seminato” e, com’era prevedibile, in molte situazioni si assistette all’abbassamento della qualità degli stessi fumetti. Fu anche, certo, uno stimolo (comunque forzato) in quanto gli autori e le (poche) autrici dovettero inventarsi storie senza “situazioni proibite”, e quindi per un po’ di tempo le storie si fecero sciape e ripetitive. Poi la creatività in moltissimi casi vinse e si ricominciò a produrre ottimi fumetti anche sotto lo stretto controllo del Comics Code.
Per concludere: al di là delle iperboli Maledetti Fumetti! è, come si diceva all’inizio, una lettura imprescindibile per chiunque sia appassionato di fumetti, specialmente americani. Anzi, per chiunque sia appassionato di fumetti.
O. F.
NOTE A MARGINE:
[1] Nella prima metà degli Anni 60 il procuratore di Lodi fece sequestrare Diabolik e negli anni successivi toccò a Kriminal, Satanik e altri fumetti, chiamati “giornalini istigatori del crimine”; il deputato democristiano Agostino Greggi portò alla Camera i fumetti incriminati per chiedere un’interrogazione parlamentare dichiarando che “Diabolik fomenta la nascita di problemi sociali”.
Ma non dimentichiamo che anche “l’invasione dei cartoni animati giapponesi” portò a posizioni simili, anche da parte di esponenti parlamentari che per la loro collocazione avrebbero dovuto essere meno… bigotti!
Nei seguenti articoli,
https://www.fumettomaniafactory.net/jack-kirby-la-vera-vita-del-re-dei-comics/ di Gordiano Lupi (04 -10-2023)
https://www.fumettomaniafactory.net/tesi-di-laurea-dialettica-della-diversita-nei-fumetti-di-supereroi-statunitensi-fino-ai-primi-anni-del-xxi-secolo/ di Cesare Giombetti (22-09-2020)
Fumettomania aveva già accennato affrontato alcune tematiche legate al libro del dottor Fredric Wertham (“La seduzione dell’innocente”).
NOTE EXTRA

Maledetti Fumetti!
Come la grande paura per i “giornaletti” cambiò la società statunitense
David Hajdu
saggio
454 pag. con illustrazioni in b/n
Euro 28
Tunué, 2010
Biografia

Sono Orlando Furioso e col nome che mi ritrovo non ho mai avuto bisogno di un “nickname” 🙂
Leggo fumetti da 61 anni, avendo cominciato a 4 anni con Topolino e Almanacco Topolino. Ciò non fa di me uno specialista (non sono, ahimè, specialista in nulla), ma solo un appassionato o meglio: un innamorato.
Ho esplicitato questa mia passione dal 1992 al 1999 su una fanzine cartacea autoprodotta – una queerzine: Speed Demon – e dal 2001 al 2021 in un sito, poi blog, presente su vari “url” come Fumetti di Carta, chiuso poi nel 2021.
Ho sempre scritto con molto cuore e, giocoforza, poca tecnica e l’affetto di lettori, lettrici e collaboratori ha sempre colmato quell’inevitabile “gap” tra passione e (mancanza di) professionalità.
L’Amico Mario Benenati e l’Associazione Fumettomania mi concedono, e concedono alla vecchia Fumetti di Carta, la possibilità di avere ancora una affettuosa presenza in rete. A loro e a chi leggerà va il mio “grazie!”.
TITOLI DI CODA
L’ARCHIVIO DI FUMETTI DI CARTA (2000-2021)
Cosi scriveva Orlando furioso nel 2009 circa , e nel 2025 conferma più che mai quelle parole di16 anni fa.
Questo blog (http://fumettidicartarchivio.blogspot.com/, nel 2009, Ndr) è stato creato unicamente per non perdere o disperdere i vecchi articoli del sito www (punto) fumettidicarta (punto) it, una webzine di recensioni, commenti, articoli sui fumetti e su tutto ciò che ai fumetti attiene.
Fumettidicarta NON è, invece, un “sito-di-critica” né tantomeno una “raccolta di news” sui fumetti: per queste cose ci sono già online ottimi siti che svolgono benissimo il loro “lavoro”.
Ma se siete capitati qui è molto probabile che conosciate già fumettidicarta e quindi sapete già cosa trovare e cosa non trovare qui, in questo archivio.
Un tempo le persone che componevano la redazione di fumettidicarta (o anche i collaboratori occasionali) scrivevano anche di libri, cinema, musica e politica; da circa due anni, invece, la webzine si occupa solo di fumetti e di argomenti ad essi strettamente collegati.
Questo archivio serve anche per non perdere quegli scritti che coi fumetti non hanno nulla a che fare, ma molto hanno a che fare col clima, anche “affettivo”, che per un po’ si respirò all’interno della redazione “allargata” di fumettidicarta.
Bei ricordi, teneri ed affettuosi, che non ci impediscono però di amare ancor di più la nuova strada intrapresa – quella solofumetto – che ci permette di esprimerci come vogliamo e come sappiamo, con la stessa libertà (e la stessa assenza di wannabe-ismo…) di sempre.
Buona ri-lettura! 🙂
O.F.
















