14° articolo tratto dal blog Fumetti di Carta, a cura di Orlando Furioso.

Nei giorni scorsi sono stati ricordati due giganti del fumetto mondiale, Magnus scomparso 30 anni fa, e Jack Kirby, scomparso 32 anni fa, senza dimenticare l’immensa figura di Alfredo Castelli scomparso il 7 febbraio 2024 (già oggetto di un articolo lo scorso 2 febbraio).
Anche noi di Fumettomania dedicheremo loro tra oggi, domani e la prossima settimana, degli articoli alcuni dei quali estratti da Fumetti di Carta.

In queste settimane molte persone, stanno acquistando ed apprezzando la ristampa anastatica di Kriminal, uno dei personaggi più conosciuti tra quelli co-creati da Roberto Raviola, in arte Magnus. Ma ce ne un’altro che fa parte della storia del fumetto italiano, sempre co-creato e disegnata da Magnus, ed è Satanik.
Il testo di oggi è una recensione d’annata (o retro recensione), alla riscoperta di una delle più belle serie degli anni ’60 e ’70, da recuperare assolutamente.

Mario Benenati, direttore culturale del Magazine di Fumettomania Factory APS

P.S.: il sito-blog Fumetti di Carta era dedicato a Maria Grazia Perini, questa omonima sezione della ‘stanza’ SCOPRI IL FUMETTO, continua ad essere dedicata a MGP.

L’Associazione FUMETTOMANIA FACTORY – APS, che opera dal 1991 a livello nazionale – senza mai dimenticare le attività svolte nel territorio della propria sede operativa a Barcellona Pozzo di Gotto (ME), – ha come finalità la promozione, la divulgazione e la valorizzazione delle tematiche correlate al linguaggio del fumetto.
La “mission” di Fumettomania, è quella di attrarre ragazzi di tutte le età promuovendo progetti a loro dedicati, che parlino di argomenti attuali e coinvolgenti, utilizzando il fumetto, che si profila come forma d’arte autonoma che contiene in sé il codice linguistico della letteratura (le parole), le sue modalità di fruizione, ma anche la sequenzialità del cinema e l’attenzione figurativa delle arti visive tradizionali.
L’impegno dell’Associazione – a 35 anni dalla fondazione – è quello di continuare a diffondere la cultura del Fumetto, e di continuare i progetti culturali e sociali sul territorio con laboratori rivolti a giovani appassionati e alle scuole, mostre personali e collettive dedicate al fumetto, all’illustrazione e affini, presentazioni di fumetti ed incontri con gli autori.


SATANIK, di Magnus & Bunker

di Orlando Furioso (articolo originario del luglio 2015)


Se mi svegli di notte di soprassalto e mi chiedi a bruciapelo “Dimmi i tuoi 3 fumetti preferiti! Ora! Subito!” io, col cuore che batte all’impazzata per lo spavento e incapace di star lì a pensare chi mettere e chi escludere, strillerei “Fantastici Quattro di Lee-Kirby, Kriminal, Satanik!”.

Fine intro.

…poi, svegliatomi e presoti a schiaffoni (visto il mio sonno perennemente disturbato, se mi vieni a svegliare in quel modo, minimo ti prendo a schiaffoni) comincierei a lamentarmi del fatto che no, non posso escludere il Sandman di Neil GaimanWatchmen di Alan Moore, il Daredevil di Frank Miller, gli X-Men di Chris Claremont, i PeanutsThor di Stan Lee e Jack Kirby e una lunga sfilza di “eccetera eccetera”, perché i miei fumetti preferiti sono tantissimi.

Ma, se mi svegli di soprassalto o se mi fai una pera di pentothal, la risposta non potrà essere diversa: nei miei “primi tre” c’è e resta Satanik.

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Satanik, di Magnus & Bunker (storico marchio inspiegabilmente “capovolto” in “Bunker e Magnus” in queste riproposte/ristampe, ma insomma, la sostanza non cambia) è senza dubbio un fumetto che ha cambiato il fumetto, non solo italiano.
Un fumetto geniale, avanti anni luce rispetto al periodo in cui uscì (1964) e che – insieme al suo fumetto “fratello” Kriminal– fece scandalizzare torme di benpensanti, reazionari o progressisti che fossero.

Satanik aveva tutto ciò che di “sbagliato” si poteva chiedere a un fumetto nel 1964: era innanzitutto una donna, e inoltre era malvagia, avida, sessualmente predatrice, malvagia, arrogante, ma soprattutto Satanik era potente e non sottostava ad alcuna legge, morale o “civile” che fosse. Era, insomma, libera.

Il plot – un omaggio a Dr. Jekyll e Mr. Hyde – contemplava una storia di riscatto, nella quale una persona brutta e sfortunata, armata solo della sua intelligenza e della sua forza di volontà, riesce a ottenere potere e dominio; il lato innovativo, e non solo per il fumetto italiano, era che ad ottenere tutto ciò e a mettere in scacco la polizia e chiunque le intralciasse il cammino fosse appunto una donna. Una donna indipendente dal maschio, che viene da lei usato esclusivamente a fini utilitaristici, come giocattolo sessuale o come mezzo per arrivare a ciò che desidera, sia la gloria o il denaro.

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L’aria che si respira tra quelle pagine è malata, malsana, cupa, oppressiva, decisamente originale e, ancora una volta, incredibilmente innovativa per l’epoca.

Certo, era un fumetto “popolare”, era un fumetto “commerciale”, era un fumetto realizzato da uomini… ma era, probabilmente in modo inconsapevole, molto più rivoluzionario di mille altri fumetti autodichiaratisi “rivoluzionari”.
E infatti era un fumetto che usciva completamente dalla morale comune, più di Kriminal, ben più di Diabolik (questo è un caso in cui l’allieva supera il maestro); Satanik è un fumetto anti-consolatorio, in cui i buoni non vincono, ma muoiono ammazzati proprio come i cattivi: l’unica che vince sempre, magari a carissimo prezzo e rischiando sempre la pelle, è lei, Marny Bannister, meglio conosciuta come Satanik!

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Marny Bannister è una biologa intellettualmente molto dotata, nata con un’orribile “voglia” che le deforma il viso rendendola orrenda. Il cliché è quindi, inizialmente, quanto di più usuale ci possa essere: la donna intelligente non può essere anche bella.
Marny vive in una famiglia di falliti, lumpenproletariat modello sobborgo americano, in una catapecchia che ricorda più una spelonca che una vera casa.
Le sue due sorelle, “ovviamente” belle e sessualmente molto attive trattano la sorella-mostro con tutto il disprezzo di cui sono genuinamente dotate e non diversi sono i sentimenti che animano la madre e il padre di Marny.
Marny è l’unica in famiglia ad avere una certa coscienza di classe e intende ribellarsi alla sua povertà.

Non è una santa, come si suol dire: è ben cosciente di quello che si sta perdendo e non è disposta a rinunciarvi senza provare a lottare. Disprezza la povertà intellettuale ed economica della sua famiglia, cui non è legata da alcun affetto (comprensibilmente, aggiungerei) e quindi desidera. Si permette di desiderare pur non avendo apparentemente alcuna chance per ottenere ciò che vuole.
A meno che…

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…A meno che, basandosi sulle teorie proibite di Masopust e sulla sua abilità e preparazione di biologa, non provi a preparare un siero che rigenerando alchemicamente le sue cellule malate dovrebbe renderla bella e desiderabile, perché “Quello che non ha fatto la natura deve farlo la scienza!”
La forza della disperazione fa trovare a Marny il coraggio di sperimentare il siero su di sé e i risultati sono devastanti… e meravigliosi.

Da questo momento l’orrenda Marny Bannister diventa la splendida Satanik, donna di una bellezza abbagliante e di inaudita crudeltà e i primi a pagarla cara saranno proprio le persone a lei materialmente più vicine, quelle che più l’hanno fatta soffrire.

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Satanik non uccide i cattivi, non agisce, come la maggior parte degli anti-eroi dei fumetti, per un confuso desiderio di vendetta e seguendo comunque una qual certa morale, magari distorta ma pur sempre umana.
No.
Satanik è totalmente votata al male. E il male coincide col soddisfacimento dei suoi propri desideri, qualsiasi essi siano. Satanik non ammazza i cattivi: ammazza chiunque per qualsiasi motivo, anche senza colpa alcuna, intralci la sua strada. Ed è completamente priva di qualsivoglia pietà. E sì, ammazza persino degli animali innocenti!


Vi sembra una psicologia un po’ “tagliata con l’accetta”?
Io mi chiedo invece come sia stato possibile per il pubblico dell’epoca (io ero troppo piccolo allora: conobbi Satanik dal barbiere, reparto “fumetti proibiti”, solamente cinque anni dopo) leggere il primo numero e aspettare un intero mese per il secondo, tanta è la suspance, il coinvolgimento e la scioltezza e la gradevolezza nella sceneggiatura di Max Bunker; senza contare gli ancora acerbi ma già affascinantissimi disegni di Magnus!
E infatti le vendite del mensile, poi settimanale, non dovettero essere niente male se la Rossa del Diavolo restò in edicola per ben dieci anni, in un’epoca in cui fumetti nascevano e morivano e decine, a centinaia nel giro di pochi mesi.

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Altro che “tagliata con l’accetta” (casomai se qualcuno tagliava con l’accetta – la gente però – quella era Satanik!): le avventure della Rossa del Diavolo grazie alla inesauribile inventiva delle trame di Max Bunker sono come le ciliegie, una tira l’altra e moltiplica la gioia di abbandonarsi ad una piacevolissima esperienza estetica in cui è il Male a trionfare e la bellissima e satanica protagonista non si pente mai, esclusi gli ultimi 31 numeri della serie; fino al numero 200 infatti, per citare Wikipedia: “…Satanik era stata perfida e sadica fino all’inverosimile, con trame che toccavano l’horror e lo splatter.”.

Personalmente sono un adoratore di Magnus e ogni suo tratto, dal più acerbo – come nei primi numeri di Satanik – al più evoluto, mi procura sensazioni estetiche da brivido.
Questa premessa è necessaria perché devo dire che nonostante egli sia il creatore grafico del personaggio, e sicuramente il suo segno ha avuto una parte rilevante per il successo di Satanik (e della testata sorella e da me altrettanto adorata Kriminal), per me – so di rischiare il linciaggio da parte dei fans magnusiani – il merito maggiore va alle trame e alle sceneggiature di Max Bunker.
La riprova – ed è sempre e solo una mia opinione personale – è che seppure i numeri firmati Magnus & Bunker siano sempre ottimi e abbiano un quid in più, anche moltissimi altri albi non disegnati da Magnus, ma scritti però da Bunker, sono validissimi e coinvolgenti.

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Quanto può essere obiettivo ciò che sto scrivendo?

Sinceramente non mi pongo minimamente il problema.
Se si pensa che mi piacciono i fumetti “vecchi” per questioni di “nostalgia” si è lontanissimi dalla verità: non provo infatti alcuna “nostalgia” né per la mia infanzia né tantomeno per la mia adolescenza [parrà strano, ma sono ben felice di invecchiare].
Che forse, visto che adoro Little Nemo, ho “nostalgia” degli inizi del Novecento? Cavoli sono vecchio sì, ma non così tanto! 

Inoltre si tenga conto che amo moltissimi fumetti “nuovi” e soprattutto si tenga conto che i Capolavori del Fumetto lo sono e lo restano fottendosene allegramente delle nostalgie e di qualsiasi altra considerazione, e Satanik fa parte a buon diritto dei Capolavori del Fumetto, piaccia o meno ai diversi soggetti.

I Capolavori, infine, non sono mai “datati” se non nella mente di chi non li apprezza (ed è un problema loro): per quanto mi riguarda rileggendo per l’ennesima volta le storie della diabolica Rossa provo lo stesso divertimento – anzi probabilmente di più – di quando le leggevo quarant’anni fa – o trenta o venti i dieci anni fa – e il fatto di avere, ben incellofanati, (quasi) tutti i 231 numeri della serie, ho comprato molto volentieri questa ristampa proposta in edicola che contiene i primi cinque meravigliosi numeri di Satanik, tutti firmati Magnus & Bunker, o Bunker e Magnus che è assolutamente lo stesso. E comprerò anche i successivi volumi.

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I titoli contenuti in questo primo volumone da 612 pagine sono: La Legge del MaleNelle spire del DiavoloSete di GloriaMagia Nera e Angoscia, ossia i primi cinque numeri della serie.
I volumoni, a cadenza mensile, saranno in tutto 14 e raccoglieranno in ordine cronologico tutti gli episodi scritti da Bunker e disegnati da MagnusGiovanni Romanini Dario Perucca (quest’ultimo è stato il disegnatore del “ritorno di Satanik” nel 2008, di cui parleremo a tempo debito).

Per quanto riguarda i disegni di Magnus, come dicevo qui ancora acerbi sebbene già bellissimi, essi presentano già le caratteristiche che lo renderanno famoso e amatissimo: il tratto deciso, le sue profonde campiture nere che, come confessò molti anni dopo aver abbandonato la serie, erano dovuti a questioni di velocità dei tempi di consegna, più che ad esigenze estetiche; ciò non toglie che avessero e abbiano un significato estetico notevole e di bilanciamento (o sbilanciamento, a seconda delle situazioni da raffigurare); conferiscono inoltre quell’aria cupa e malata, dark ante-litteram, che tanto affascina chi legge Satanik, ieri quanto oggi.

Non poteva poi essere più azzeccata e coerente la scelta grafica ed estetica della raffigurazione della protagonista: sensualissima, con gli occhi allungati e freddi, una capigliatura rossa come le fiamme dell’inferno e un’acconciatura che non si era mai vista prima e che, insieme al bellissimo costume, è il marchio di fabbrica della Rossa del Diavolo.

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L’ultimo numero di Satanik uscì nel novembre 1974 e sapere che sarebbe stato l’ultimo numero mi intristì molto. Ricordo ancora l’edicola nel quale lo comprai e alla quale tornai, insistente, per mesi e mesi a chiedere “…se per caso non fosse uscito un nuovo numero di Satanik…”, ma non successe e infine mi rassegnai.

Questa nuova ristampa, sebbene non completa (non conterrà infatti i numeri non sceneggiati da Max Bunker) offre l’occasione di conoscere in modo accurato un Capolavoro del Fumetto Italiano, ma soprattutto di divertirsi un mondo seguendo le maligne, immorali avventure dell’anti-eroina del fumetto per eccellenza.
Chi conosce e già ama Satanik probabilmente non ha bisogno di leggere queste righe: avrà già il volume a casa e se lo sarà già gustato.
Buona lettura!

OF (Luglio 2015)

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Note a Margine:

Satanik_cover - volumi mondadori

SATANIK
vol 1: Dic 1964 – Mar 1965

di Magnus & Bunker
(Roberto Raviola e Luciano Secchi)

mensile, cartonato, 612 pag. b/n

euro 14,99

Mondadori Comics


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ecco la relativa pagina con tutti i link

Biografia

Sono Orlando Furioso e col nome che mi ritrovo non ho mai avuto bisogno di un “nickname” 🙂

Leggo fumetti da 61 anni, avendo cominciato a 4 anni con Topolino e Almanacco Topolino. Ciò non fa di me uno specialista (non sono, ahimè, specialista in nulla), ma solo un appassionato o meglio: un innamorato.
Ho esplicitato questa mia passione dal 1992 al 1999 su una fanzine cartacea autoprodotta – una queerzine: Speed Demon – e dal 2001 al 2021 in un sito, poi blog, presente su vari “url” come Fumetti di Carta, chiuso poi nel 2021.

Ho sempre scritto con molto cuore e, giocoforza, poca tecnica e l’affetto di lettori, lettrici e collaboratori ha sempre colmato quell’inevitabile “gap” tra passione e (mancanza di) professionalità.

L’Amico Mario Benenati e l’Associazione Fumettomania mi concedono, e concedono alla vecchia Fumetti di Carta, la possibilità di avere ancora una affettuosa presenza in rete. A loro e a chi leggerà va il mio “grazie!”.

Orlando Furioso


TITOLI DI CODA

L’ARCHIVIO DI FUMETTI DI CARTA (2000-2021)

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il primo sito di fumettidicarta

Cosi scriveva Orlando furioso nel 2009 circa , e nel 2025 conferma più che mai quelle parole di16 anni fa.

Questo blog (http://fumettidicartarchivio.blogspot.com/, nel 2009, Ndr) è stato creato unicamente per non perdere o disperdere i vecchi articoli del sito www (punto) fumettidicarta (punto) it, una webzine di recensioni, commenti, articoli sui fumetti e su tutto ciò che ai fumetti attiene.

Fumettidicarta NON è, invece, un “sito-di-critica” né tantomeno una “raccolta di news” sui fumetti: per queste cose ci sono già online ottimi siti che svolgono benissimo il loro “lavoro”.
Ma se siete capitati qui è molto probabile che conosciate già fumettidicarta e quindi sapete già cosa trovare e cosa non trovare qui, in questo archivio.

Un tempo le persone che componevano la redazione di fumettidicarta (o anche i collaboratori occasionali) scrivevano anche di libri, cinema, musica e politica; da circa due anni, invece, la webzine si occupa solo di fumetti e di argomenti ad essi strettamente collegati.
Questo archivio serve anche per non perdere quegli scritti che coi fumetti non hanno nulla a che fare, ma molto hanno a che fare col clima, anche “affettivo”, che per un po’ si respirò all’interno della redazione “allargata” di fumettidicarta.

Bei ricordi, teneri ed affettuosi, che non ci impediscono però di amare ancor di più la nuova strada intrapresa – quella solofumetto – che ci permette di esprimerci come vogliamo e come sappiamo, con la stessa libertà (e la stessa assenza di wannabe-ismo…) di sempre.
Buona ri-lettura! 🙂
O.F.

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