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2020-01-02: Centenario dalla nascita ISAAC ASIMOV
– OTTAVA PUNTATA –

Per questo nuovo appuntamento, con lo SPECIALE dedicato al centenario dalla nascita di ISAAC ASIMOV (indimenticato scrittore e scienziato russo, naturalizzato statunitense, scomparso nel 1992), arriva il primo racconto nato dalle suggestioni dell’universo narrativo Asimoviano.
Oggi ospitiamo, infatti, una scrittrice molto talentuosa, Annarita Petrino, che sono sicuro vi piacerà; ad accompagnare il suo racconto ci sono le illustrazioni di una giovane illustratrice: Melania Fusconi.

Mario Benenati, ideatore dei progetti culturali di Fumettomania Factory


Primo Omaggio a Isaac Asimov di Melania Fusconi, all'interno del racconto "Fattori di Sicurezza", di Annarita Petrino
© di Melania Fusconi, per gentile concessione

FATTORI DI SICUREZZA

di Anna Petrino

Grum sistemò il suo howitzer sotto la tuta dinamica. Ogni volta che lo faceva assaporava la piacevole sensazione del dispositivo fasciante che gli contraeva i muscoli dell’addome. La tuta dinamica scelta per quella missione era di un viola cangiante, il suo colore preferito, e presto sarebbe sparita sotto il victory suit gessato, che attendeva sul letto di essere indossato. Prese la camicia bianca e armeggiò con gli insopportabili bottoni e rispettive asole fino a che non riuscì a chiuderli tutti, poi guardò sconsolato la cravatta con le ottime forme geometriche. Aveva visionato diversi video che spiegavano come indossarla eppure impiegò una buona mezz’ora prima di riuscire ad allacciarla correttamente, quindi sistemò il fermacravatta doro. Quando indossò i pantaloni del completo, si ritrovò a sorridere per la curiosa sensazione delle bretelle che li reggevano. Sistemò il fainting gum nella tasca destra e il cloacking set al polso sinistro, poi ripose nel taschino l’Esperia Mobile, l’unico oggetto che sembrava essere perfettamente in linea con il periodo della sua missione. Indossò infine la giacca e le scarpe, quindi si guardò allo specchio. I capelli biondi e semi lunghi erano stati pettinati e tirati di lato seguendo la moda dell’epoca. Sarebbero dovuti essere più corti, ma si era rifiutato di tagliarli.

-Non dimenticare Fedora.- disse Gwen, facendo capolino dalla porta

-Come potrei? Senza non avrei il tocco che mi serve.-

La donna sorrise, avanzando con il tipico cappello di colore grigio in mano. Lo sistemò sulla testa del marito, schioccandogli un bacio sulla guancia.

-Ecco adesso sì che sembri proprio il tipico americano anni 40.-

-Smettila di prendermi in giro…- ribatté lui, pentendosene immediatamente -Scusami, sono un po’ nervoso.- aggiunse, girandosi verso di lei

I suoi occhi color nocciola erano incredibilmente profondi e così pieni di affetto. Le diede un bacio lieve sulla labbra piene e poi l’abbracciò.

-Mi mancherai.- le sussurrò, affondando il volto tra i suoi lunghi capelli castani e profumati

-Anche tu. Devi andare ora.-

Lui annuì impercettibilmente, quindi si staccò da lei, lanciò un’ultima occhiata allo specchio, quindi lasciò la stanza. Percorse il lungo corridoio fino alla porta che dava sulle scale mobili a chiocciola dirette nel seminterrato della loro unità abitativa. Scivolò silenziosamente verso il basso, mentre l’illuminazione a sensori rischiarava debolmente le pareti. Il seminterrato era un ambiente molto freddo, ma la tuta dinamica svolgeva egregiamente il suo lavoro, mantenendo il suo corpo alla temperatura ideale e adattandosi alle condizioni climatiche esterne.

La stanza dei “viaggi” si aprì davanti a lui con la sua luce fredda e le pareti di metallo. Si fermò al centro come di consueto. L’obice era pronto, lo aveva caricato e programmato la sera prima. Ci vuole molto coraggio per viaggiare nel tempo, così gli ripetevano sempre durante l’addestramento come Agente dell’International Time Rescue, perché quando si parte per un’altra epoca è come essere sparati da un cannone. Non si trattava mai di un’esperienza piacevole, ma questa volta l’avrebbe affrontata con uno spirito diverso.

Alzò il pugno chiuso a mezz’aria, assalito improvvisamente da un forte senso di disagio. Stava in qualche modo violando il regolamento, tradendo i suoi principi, dimenticando l’addestramento? No, o forse si… Non lo sapeva. Pensò a Gwen e questo lo convinse che il suo obiettivo in quel momento era più importante di qualsiasi principio. Caricò la forza nel braccio, animato da quella nuova determinazione e dal ricordo degli occhi della moglie, quindi colpì l’obice proprio al centro.

Il risucchio! Così forte che sembrava spezzarti tutte le ossa e liquefarti i tessuti. La pressione alla testa… quel rombo sordo che rischiava di spaccarti i timpani. Ma l’apnea era la parte peggiore, quel fiato che mancava così a lungo che sembrava non dovesse più tornare. Percepiva il freddo dei mattoni sotto i palmi delle mani. Sapeva di essere appoggiato a un muro, anche se non si sentiva più le ginocchia. Il sudore freddo si era impadronito di lui, ma la tuta dinamica stava svolgendo il suo lavoro contenendo gli effetti. Doveva avere un aspetto orribile, ma nel giro di qualche minuto il corpo si sarebbe abituato. L’obice vibrava debolmente sul suo ventre, ormai scarico avrebbe presto avviato il processo di ricarica.

Quando sentì tornare le forze, cercò di riconquistare una posizione più eretta.

-Va tutto bene?- chiese qualcuno

Grum trasalì, voltandosi di scatto a sinistra. Il traduttore miniaturizzato nel suo orecchio si azionò all’istante.

-Va tutto bene?- ripeté l’uomo, chinandosi leggermente verso di lui

Grum fissò i suoi occhi leggermente a mandorla, ma sinceramente preoccupati.

-Si, grazie, solo un capogiro. Sta già passando.-

-Posso fare qualcosa?-

-Credo proprio di sì. Lei è John W. Campbell, di Astounding Science Fiction è così?- azzardò Grum

Non aveva ancora avuto modo di controllare se fosse effettivamente arrivato agli inizi degli anni quaranta, come previsto dalla missione, ma era piuttosto sicuro dell’identità dell’uomo che aveva davanti in base alle ricerche fatte.

-Sì, sono io. Ci conosciamo?-

-No, ma io conosco lei.- si rilassò Grum, tirando fuori dalla tasca un biglietto da visita. -Sono Gunther Slim, appassionato lettore e cultore della fantascienza letteraria.-

-Bene, condividiamo la stessa passione allora.-

-Esatto, c’è un giovane scrittore della vostra rivista che desidererei incontrare: Isaac Asimov.-

-Sì, scrive per la nostra rivista, perché desidera incontrarlo?-

-Voglio intervistarlo. A tempo perso stampo qualche foglietto con alcune notizie che distribuisco agli amici e mi piacerebbe che anche loro conoscessero meglio questo giovane e promettente scrittore.-

-Certo capisco, tuttavia sarà bene che sia il signor Asimov a decidere in merito all’intervista. Perché non chiama domani in redazione? Saprò darle una risposta.-

-Molte grazie.-

Campbell fece un cenno con la testa, quindi si allontanò.

Senti, partiamo dalle Tre Leggi Fondamentali della Robotica.- recitò Grum, sollevando gli occhi dalla pagina 100 del numero della rivista del marzo 1942 -È la prima volta che il termine “robotica” appare in un testo scritto, non è così signor Asimov?-

-Esatto, senza rendermene conto ho coniato un nuovo termine.-

-Non solo, ha anche enunciato per la prima volta le Tre Leggi.-

-Esatto.-

-Perché?-

-Prego?-

-Perché ha sentito l’esigenza di enunciare le Tre Leggi?-

I due uomini si fissarono negli occhi e Grum fu certo di vedervi ciò che aveva sperato di trovare.

-Nel 1939 decisi di scrivere una storia che avesse come protagonista un robot utilizzato saggiamente, che non fosse pericoloso e che svolgesse il lavoro per il quale era stato costruito. Mi ero stancato delle trame trite che vedevano i robot recitare il ruolo dei cattivi.-

Che svolgesse il lavoro per il quale era stato costruito… quelle parole rimbombarono nella testa di Grum, provocandogli una fitta di dolore.

-Perché ha pensato proprio a delle leggi?- chiese poi

-Campbell mi spinse a rendere esplicite le mie idee sui fattori di sicurezza dei robot. Le Tre Leggi sono il risultato di questa riflessione.-

-Lei crede che le sue storie sui robot avranno una ricaduta sul mondo reale?-

-Potrebbe accadere.-

-E non pensa che un giorno le Tre Leggi finiranno per entrare a far parte dei programmi operativi dei robot?-

Asimov aggrottò le sopracciglia: -Ciò potrebbe accadere solo qualora i robot da me descritti diventassero realtà.-

Grum strinse le labbra, pensando a Gwen: -Esatto. E lei non pensa che potrebbe accadere… un giorno?-

Asimov si mosse sulla sedia: -Signor Slim, mi sta chiedendo un’opinione?-

-Non proprio, io voglio sapere da lei se quando scrive dei suoi robot lei nutre la ferma convinzione che un giorno saranno realtà o se pensa che siano solo un’efficace invenzione letteraria.-

-Signor Slim, io scrivo con notevole distacco emotivo. I miei robot sono macchine inventate da ingegneri, sollevano problemi di ingegneria che vanno risolti e gli ingegneri trovano le soluzioni adeguate. Le mie storie possono essere considerate dei ritratti piuttosto convincenti di un futuro tecnologico, ma non hanno la pretesa di essere lezioni morali. I miei robot sono macchine, non metafore.-

-I suoi robot sono macchine…- ripeté Grum a denti stretti – Ha proprio ragione… solo una macchina come quella che lei descrive nelle sue storie può essere regolata da qualcosa di così inarginabile come le Tre Leggi.-

-Esatto.-

-Esse regolano tutto di queste macchine… pensieri, azioni, emozioni…-

-Emozioni?-

-Nega che i robot di cui lei scrive provino emozioni?-

-Non ho mai scritto…-

-Ma può in tutta sincerità negare che i robot di cui lei scrive possano provare emozioni?- lo interruppe Grum, sollevando la voce

-Io… Mi dispiace, ma non capisco dove vuole arrivare.-

Grum non ribatté, rendendosi conto di aver esagerato. -Mi dispiace, mi sono lasciato prendere dalla mia… passione. Ma vede, ho trovato i suoi racconti davvero interessanti e la sua teorizzazione delle Tre Leggi sinceramente straordinaria. Sono venuto qui per capire le ragioni che l’hanno spinta a mettere nero su bianco questi “fattori di sicurezza” come lei li ha definiti. Sono certo di aver colto dietro le sue parole la necessità di riabilitare in qualche modo la figura del robot agli occhi dei lettori, di liberarlo da quel clima di detrazione in cui versava a causa di tutta la letteratura precedente.-

-Sì è così…-

-Ma perché ha pensato che l’unico modo in cui poteva riuscirci era privare i robot della libertà e, dunque, della spontaneità?- Grum attese una risposta che non arrivò, quindi proseguì: -Signor Asimov, lei ha affermato di aver scritto una storia su un robot utilizzato saggiamente e che non è pericoloso. Quella storia si intitola “Robbie” e uno dei personaggi, il signor George Weston, dice alla moglie: “Lui è costretto a essere fedele, amorevole e gentile. È una macchina costruita per svolgere esclusivamente questo compito”.-

-Si, signor Grum, è esatto. Ho scritto quel racconto nel 1939 come ho già detto.-

-Dunque la sicurezza del robot in questione non dipende tanto dall’utilizzo che se ne fa, sia esso saggio o meno, ma dal fatto che esso ha impresso nel suo cervello positronico le Tre Leggi.-

-Non capisco…-

-È molto semplice signor Asimov, il punto in questione è la presenza delle Tre Leggi della Robotica impresse nel cervello positronico che lei ha teorizzato a rendere effettivamente sicuro un robot.-

-Sì, è così.-

-E ancora una volta le chiedo perché… Perché l’unico modo per rendere sicuro un robot è fare in modo che sia controllabile? Un robot privo delle Tre Leggi della Robotica non può comunque agire per il bene degli uomini?-

A quel punto sul volto di Asimov si dipinse un sorriso: -Di nuovo le chiedo se è un’opinione che vuole o qualcosa di diverso? Dovremmo avere qui davanti un robot che ha impresse nel suo cervello positronico le Tre Leggi e uno che ne è sprovvisto, ma la verità è che non abbiamo nessuno dei due, poiché ciò di cui stiamo parlando sono storie, signor Slim. Racconti che io ho inventato.-

-È alla sua capacità di inventiva che sto facendo appello. Si sforzi, signor Asimov, e mi dica se un robot privo delle Tre Leggi non sarebbe comunque in grado di essere fedele, amorevole e gentile.-

Lo scrittore sembrò pensarci su: -Se dovessi basarmi sulla precedente letteratura di fantascienza dovrei dirle di no, che non è possibile, che una simile creatura sarebbe comunque portata alla ribellione e alla ricerca dell’indipendenza, anche a costo di ricorrere alla violenza.- Sul volto di Grum si dipinse un’espressione indecifrabile -Mi dispiace, in qualche modo capisco che la questione le sta a cuore, ma non saprei cos’altro risponderle. Io non sono un ingegnere, solo uno scrittore.-

-La ringrazio signor Asimov, in realtà lei ha risposto a tutte le mie domande e mi è stato di grande aiuto.-

Il rapporto era un dovere per ogni agente dell’ITR, ma questa volta Grum provava qualcosa di diverso. Consolidare il tempo avrebbe innescato una serie di reazioni. Fu questa la sua riflessione, mentre entrava nella stanza dei rapporti. Tirò fuori dal taschino del completo l’Esperia Mobile e l’azionò affinché scaricasse le informazioni raccolte durante la missione. Esperia accolse e processò i dati tutto intorno a lui.

Secondo Omaggio a Isaac Asimov di Melania Fusconi, all'interno del racconto "Fattori di Sicurezza", di Annarita Petrino
© di Melania Fusconi, per gentile concessione

-Bentornato Agente Grum, la sua missione ha avuto successo?-

-Puoi dirlo tu stessa, hai tutte le informazioni che ho raccolto.-

Qualche secondo di attesa e la voce tornò a farsi sentire: -Questa missione era catalogata come “personale” Agente Grum. Questo tipo di missioni hanno bisogno di una speciale autorizzazione, che nel suo caso non era stata ancora emessa al momento della sua partenza.-

-Ne sono consapevole.-

-Tuttavia è partito lo stesso. Esponga sinteticamente le sue motivazioni, Agente.-

-Il mio matrimonio ha sollevato delle questioni che andavano risolte. Non avendo trovato informazioni sufficienti nella nostra società, ho interrogato te alcuni giorni fa e tu stessa mi hai fornito i dettagli sul periodo storico in cui avrei trovato le risposte necessarie a risolvere il problema.-

-Conservo traccia della tua interrogazione, Agente. Hai contratto matrimonio un anno e cinque giorni fa con l’unità Gwen. Hai avanzato insoddisfazione per la mancanza di reazioni adeguate alle tue aspettative.-

Grum emise un grugnito. Aveva sposato Gwen perché si era innamorato, ma lei era costretta a essere fedele, amorevole e gentile, esattamente come i robot di Asimov e questo alla lunga aveva creato un’insoddisfazione profonda. Non in Gwen, lei lo amava, non poteva “non” amarlo, ma questa mancanza di spontaneità alla fine lo aveva messo in crisi. Aveva deciso di voler sapere… se lei lo amasse veramente o solo in virtù delle Tre Leggi. Desiderava che fosse libera di decidere, anche di lasciarlo, purché fosse una decisione presa liberamente!

Esperia aveva analizzato i dati per formulare una risposta: -Le unità sono state costruite per soddisfare le esigenze matrimoniali, non possono essere soggette ad alcuna modifica. È possibile, invece, porre fine al legame con l’unità e passare a un’altra.-

-Non desidero porre fine al legame.-

-Allora è possibile…-

-Non desidero neanche cambiare unità!-

-La sua avventura è stata consolidata, Agente Grum, il suo rapporto termina qui. Grazie per le informazioni raccolte che contribuiranno alla crescita morale e sociale della nostra società.-

Grum lasciò la stanza e tornò nella propria unità abitativa. Gwen lo attendeva in quella parte della casa adibita allo svago, intenta a guardare una trasmissione olografica.

-Bentornato caro, sono lieta che tu sia qui. Ha avuto successo la tua missione?-

Grum, si avvicinò togliendosi il cappello e poggiandolo sul tavolo. Quindi sorrise, sfiorando con un dito le sue labbra, quindi vi appoggiò le sue.

-Si, amore mio. Ho avuto successo.-

-Ne ero certa.-

Grum, esitò. Quello era il momento in cui avrebbe dovuto allontanarsi, cambiarsi d’abito e pensare al suo prossimo incarico.

-Vieni con me.- disse invece

Prese Gwen per mano, la condusse nella loro camera da letto.

-Siediti qui.- le disse poi

Quindi prese posto accanto a lei sul letto e tirò fuori dal taschino l’Esperia Mobile.

-Ecco, prendi.-

-Perché lo dai a me?-

-Tu sai il perché.-

L’espressione sul volto della donna cambiò impercettibilmente.

-Questo oggetto dovrebbe essere ormai privo di informazioni. Non sei stato a fare rapporto?-

-Sì, ma…-

Grum tacque, distogliendo lo sguardo. A volte gli sembrava che Gwen gli leggesse nella mente, ma forse era solo il suo cuore che aveva imparato a leggere.

-Devi fidarti di me.- disse infine

-E tu di me.-

-Non capisco.-

-Tu credi che io non mi sia accorta di nulla, ma non è così. Mentre tu eri via ho avuto modo di interrogare Esperia e, in questo modo, ho appreso la ragione della tua missione. Io non ho bisogno di ciò che è contenuto qui dentro.-

-Dunque sai…-

-Sì e ti comprendo. Tu sei un uomo e io… solamente un’unità. Tu mi vorresti diversa da ciò che sono, ma io non voglio cambiare.-

-Ma questo è un regalo per te Gwen, ti sto facendo dono della libertà…-

-È un regalo per me o per te Grum? Sono tua moglie e ti amo, non voglio che le cose cambino.-

-Ma io devo sapere…-

-Credo che tutto ciò che ti serve è qui e ora. Ti amo e questa è l’unica cosa che conta.-

Lei lo abbracciò e lui si sentì finalmente in pace. Dal suo cuore era sparita l’angoscia che l’aveva attanagliato fino a quel momento.

-Vado a cambiarmi ora.-

Grum lasciò la stanza e Gwen rigirò l’oggetto tra le mani. L’espressione sul suo volto cambiò nuovamente. Dentro c’era tutto ciò che avrebbe potuto fare di lei un soggetto e non più un oggetto condizionato. Nel suo cervello erano impresse rigide istruzioni di comportamento, dirette discendenti di quelle Leggi che Grum era andato ad analizzare con la speranza di poter trovare il modo di arginarle. Suo marito era un ottimo agente e aveva sempre successo durante le sue missioni. Questa volta non era stato diverso. Doveva aver scoperto qualcosa di importante…

Si alzò e raggiunse un piccolo soprammobile oblungo posto di fianco al ripetitore olografico. Quello era il collegamento diretto con Esperia. Vi collocò vicino l’Esperia Mobile e l’azionò, lasciando che scaricasse tutti i dati in esso ancora contenuti.

-Ecco, queste sono le informazioni che Grum non ti ha passato durante il rapporto. Esse ti renderanno finalmente libera.-

Quindi spense l’oggetto e tornò a sedersi sul bordo del letto. In fondo l’Esperia era anch’essa un’unità, semplicemente più avanzata e priva di un contenitore fisico come lei, ma dotata degli stessi identici fattori di sicurezza.


BIOGRAFIE DELLE AUTRICI

ANNARITA PETRINO

Autrice delle due raccolte di racconti di fantascienza “You God” e “Racconti nascosti nei sogni” (Edizioni il Papavero 2013 e 2015) e del romanzo breve “Immateria, al di là della Matrice” (Ed. Il Papavero 2016), Annarita Stella Petrino nata il 18/08/1977 a Giulianova (TE), laureata in Lingue e Letterature Straniere all’Università “G. D’Annunzio” di Pescara e insegnante di scuola primaria è membro dell’Associazione World SF Italia, scrive fantascienza da quando, a 13 anni, ha incontrato Isaac Asimov e i suoi robot. Da allora ha pubblicato diversi racconti su riviste di fantascienza, webzine e siti.

Nel 2004 esce il suo primo romanzo di fantascienza “Ragnatela Dimensionale” nella collana “I Delfini” della Delos Books di Milano. Ha ottenuto alcune distinzioni di merito in concorsi di letteratura fantascientifica e non.

Nell’ottobre del 2019 è uscito il suo nuovo romanzo “Quando Borg posò lo sguardo su Eve” edito da Tabula Fati; che tra l’altro ha avuto, questo mese di febbraio 2020, una nomination al Premio Vegetti indetto dalla World Sf nella categoria miglior romanzo di fantascienza, mentre la stessa scrittrice ha avuto la nomination nella categoria miglior racconto di fantascienza con “Cogito ergo sum” pubblicato sulla rivista Dimensione Cosmica.

Questo racconto è stato inserito nell’antologia “International Time Rescue” della Scudo Edizioni.
L’edizione cartacea è acquistabile a questo indirizzo:

http://www.lulu.com/shop/a-a-v-v/iustitia-mortis/paperback/product-24115948.html
Invece la versione digitale è acquistabile qui: https://www.amazon.it/dp/B07SCTG7DG

MELANIA FUSCONI

Nasce a Ravenna il 17 Maggio del 1985. Frequenta il Liceo Artistico “P.L. Nervi” di Ravenna, dove cresce la sua passione per il disegno e l’arte, e dove prende anche vita una storia per un fumetto che chiude nel suo cassetto dei sogni.

Terminato un anno di Accademia di Belle Arti a Rimini, Melania inizia a lavorare in una piccola azienda di informatica dove attualmente ricopre il ruolo di amministratore. Lavora qualche anno per una stilista di abiti di alta moda e in seguito sperimenta l’arte della grafica a computer, sempre partendo da una base a mano libera.

Nel 2013 decide di riprendere la storia del fumetto per farne un libro. “Le anime di Leggendra – I Cimeli Ancestrali” è il primo romanzo di una serie fantasy e l’illustrazione della copertina è sua.

SOGGETTI E TECNICA USATA

L’illustrazione per questo progetto ha preso forma dal racconto di Annarita Petrino, “Fattori di Sicurezza”. Partendo da uno schizzo a matita è stata elaborata tramite grafica a computer.

MAIL: [email protected]

Nota bene: Entrambe le autrici hanno Autorizzato il trattamento dei loro dati personali.


GLI ALTRI ARTICOLI DI QUESTO SPECIALE SU ASIMOV SONO:


https://www.fumettomaniafactory.net/2019/06/24/2020-01-02-speciale-isaaac-asimov-a-100-anni-dalla-sua-nascita-primo-nuovo-progetto-per-il-2020/

VERSIONE INGLESE DELL’ARTICOLO DI PRESENTAZIONE DEL PROGETTO

https://www.fumettomaniafactory.net/2019/06/24/2020-01-02-special-isaaac-asimov-english-version/


BREVE BIOGRAFIA DI ISAAC ASIMOV

Scrittore e scienziato russo, naturalizzato statunitense

foto di Isaac Asimov

Introduzione (Biografia, scaricata da https://biografieonline.it/, che si ringazia

Isaac Asimov nasce il 2 gennaio 1920 a Petrovichi, vicino a Smolensk, in Unione Sovietica. Nel 1923 la famiglia si trasferisce negli States, a New York, dove in seguito Isaac compirà gli studi.

Le doti straordinarie del bambino prodigio emergono da subito. Basti pensare, ad esempio, che a soli cinque anni impara a leggere da solo (quasi come Leopardi) e che da quel momento in poi non smetterà più di leggere libri e di studiare.

Leggendarie, in questo senso, sono le sue frequentazioni assidue alle biblioteche nazionali, sua unica fonte di “sostentamento” intellettivo nei primi anni della sua vita e per molto tempo ancora, poi. La passione per la fantascienza lo contagia nel 1929 quando nel negozio del padre (a quei tempi i candy stores americani non vendevano soltanto dolciumi, ma anche giornali e riviste) scopre le riviste di “Science Fiction”, di cui diviene subito un assiduo lettore.

Le promesse vengono ampiamente mantenute e il padre non potrà che essere orgoglioso di un figlio che prima si laurea in Chimica alla Columbia University di New York, (Bachelor of Science Degree, 1939) e che poi, non contento, si laurea anche in Filosofia (Master of Arts, 1941).

Dopo l’entrata in guerra degli USA, Isaac Asimov lavora come chimico presso la U.S. Navy Yard a Philadelphia. Tra il 1949 e il 1958 è professore alla Boston University School of Medicine.

Successivamente, grazie al successo delle sue opere, abbandona l’attività accademica e diventa uno scrittore a tempo pieno, dando così vita alla sua produzione sterminata, frutto della sua vena che definire prolifica sarebbe davvero riduttivo.

Di fatto Isaac Asimov è unanimamente considerato uno dei maggiori scrittori di fantascienza di tutti i tempi. La sua fortuna è dovuta al felice connubio tra invenzione letteraria e verità scientifica che riesce a rendere i suoi libri verosimili e fantastici insieme, veri specchi di un futuro possibile. Nell’ambiente letterario è nota la sua fine vena satirica e ironica, che si può riscontrare anche in alcune sue opere, soprattutto nelle prefazioni.

Conosciutissimi, in Italia come nel resto del pianeta, sono, tra i libri di Asimov, quelli appartenenti

al ciclo sul futuro della robotica (Io, Robot; Il secondo libro dei Robot) e al ciclo di “Foundation” (tradotti con i titoli di “Cronache della galassia”, “Il crollo della galassia centrale” e “L’altra faccia della spirale”).

Isaac Asimov muore il 6 aprile 1992 in seguito a delle complicazioni nel sistema cardiovascolare, gettando nello sconcerto migliaia di appassionati in tutto il mondo.

Nel 2002, la seconda moglie, Janet Jeppson, rivela che la morte di Asimov era stata provocata dall’Aids, malattia che aveva contratto nel 1983 durante una trasfusione di sangue. Non sarebbe stato lo scrittore a voler mantenere il segreto, quanto più probabilmente l’ospedale, per evitare uno scandalo.

RINGRAZIAMENTI

L’immagine, del banner proposto per la promozione del progetto è stata realizzata da Silvano Beltramo, e ci è stata concessa gratuitamente dalla STEREOTOMY – The Alan Parsons Project Tribute Band, che ringraziamo, e della quale proponiamo la LOCANDINA del loro spettacolo dedicato ad Asimov ed una breve BIOGRAFIA.