20° articolo tratto dal blog Fumetti di Carta, a cura di Orlando Furioso.
Leggerete tra poco nel bell’articolo di Orlando sui Fantastici Quattro, che: <<… i Fantastici Quattro – sia Quelli di Liverpool che la creazione di Lee – Kirby – sono stati per anni il mio gruppo preferito e persino negli anni, parecchi, in cui smisi di leggere fumetti cercavo sovente di informarmi su come stesse la mia quasi-famiglia adottiva.>>
Ed ancora: <<Quando, tempo fa, ho saputo che il ritorno dei Fantastici Quattro sarebbe stato scritto da Dan Slott mi sono sentito abbastanza fiducioso: questo autore è capace di scrivere sia grandi storie che ciofeche illeggibili, ma personalmente ho apprezzato moltissimo il suo ciclo di Superior Spider-Man, pubblicato in Italia nel 2013 – 2014.>>
Anch’io sono molto legato ai Fantastici Quattro e, seppure concordo con Orlando sul target di riferimento di molte serie di super eroi Marvel, sono spiaciuto di quelle sequenze di numeri che ho saltato nelle edizione italiane. Le storie di Dan Slott tutto sommato sono tra quelle che ho apprezzato.
Mario Benenati, direttore culturale del Magazine di Fumettomania Factory APS
P.S.: il sito-blog Fumetti di Carta era dedicato a Maria Grazia Perini, questa omonima sezione nella ‘stanza’ SCOPRI IL FUMETTO, continua ad essere dedicata a MGP.
L’Associazione FUMETTOMANIA FACTORY – APS, che opera dal 1991 a livello nazionale – senza mai dimenticare le attività svolte nel territorio della propria sede operativa a Barcellona Pozzo di Gotto (ME), – ha come finalità la promozione, la divulgazione e la valorizzazione delle tematiche correlate al linguaggio del fumetto.
La “mission” di Fumettomania, è quella di attrarre ragazzi di tutte le età promuovendo progetti a loro dedicati, che parlino di argomenti attuali e coinvolgenti, utilizzando il fumetto, che si profila come forma d’arte autonoma che contiene in sé il codice linguistico della letteratura (le parole), le sue modalità di fruizione, ma anche la sequenzialità del cinema e l’attenzione figurativa delle arti visive tradizionali.
L’impegno dell’Associazione – a 35 anni dalla fondazione – è quello di continuare a diffondere la cultura del Fumetto, e di continuare i progetti culturali e sociali sul territorio con laboratori rivolti a giovani appassionati e alle scuole, mostre personali e collettive dedicate al fumetto, all’illustrazione e affini, presentazioni di fumetti ed incontri con gli autori.
Fumetti di carta, è stato, dal 2001 fino al 2016, un sito-blog di recensioni e articoli sui fumetti, a cura di Orlando Furioso , originario di Torino, e con altri collaboratori sparsi. Il sito, trasportato nel 2009 circa su blogspot.com, ha avuto nel corso degli anni tante “incarnazioni” fino a diventare “Pensieri di carta”, blog quasi solitario di Orlando con scritti anche di libri, musica ed altro, e poi nel 2021 fu chiuso dal suo autore.
Nel 2017 anche il sito specialistico LO SPAZIO BIANCO aveva scritto di questo blog, in un speciale intitolato Pionieri della Critica fumettistica sul Web.
Fantastic Four Vol 6 (2018), i primi numeri
di ORLANDO FURIOSO (articolo originario del febbraio 2019)
Non ho chissà quanto da fare (un orario di lavoro un po’ più lungo di prima, niente di ingestibile comunque): è – semplicemente – che non leggo quasi più fumetti.
No, riformulo: è che non leggo quasi più fumetti nuovi; le mie letture extra-libri, da alcuni mesi a questa parte, sono per lo più limitate a ristampe e a qualche manga.
Troppo poco per poter portare avanti un blog con un minimo di costanza e quindi ecco i post che si distanziano da mesi l’uno dall’altro. Non che se ne senta la mancanza (io personalmente, non la sento).
Però, però… i Fantastici Quattro – sia Quelli di Liverpool che la creazione di Lee – Kirby – sono stati per anni il mio gruppo preferito e persino negli anni, parecchi, in cui smisi di leggere fumetti cercavo sovente di informarmi su come stesse la mia quasi-famiglia adottiva.
Ricominciai a leggere fumetti in modo massivo proprio con Fantastici Quattro n. 1 edito dalla Star Comics nell’ottobre 1988: cominciò con quell’albo una nuova fase della mia vita (talvolta i fumetti cambiano la vita, non ve l’avevano detto?…) e ridiventai un Lettore di Fumetti, con tanto di librerie dedicate, lettere scritte alle redazioni, tessere e abbonamenti in fumetteria, acquisto massivo di fanzine a tema ecc.
Tra l’altro, a mio gusto, quella prima storia, la prima che leggevo dei Fantastici Quattro dopo oltre un decennio, era abbastanza brutta, scritta da un Doug Moench non così in forma e disegnata da un prescindibile Bill Sienkiewicz (prescindibile in quel caso, s’intende), eppure io ero felice come un ragazzino…
Anzi: ero di nuovo felice proprio come quel ragazzino cui il papà comprò in un’edicola di Bologna nell’estate del 1970 il n. 7 dell’Uomo Ragno pubblicato dalla Editoriale Corno. Anche in quel caso la mia vita cambiò e non poco.
Ma il “mio” eroe non fu mai l’ottimo Spidey; furono invece, poco dopo, i Fantastici Quattro che probabilmente ebbero un così grande fascino sul me stesso ragazzino per svariati motivi, alcuni dei quali molto profondi. Per un certo periodo di tempo, diciamo dal 1971 fino a quando smisi di leggerli verso il 1978, essi furono veramente una sorta di “famiglia adottiva” per me e volevo loro bene come se esistessero veramente.
Dopo quel famoso re-inizio del 1988 grazie alla Star Comics ridiventai un fan, per mollare delusissimo al tempo della cosiddetta Rinascita degli Eroi.
E insomma, tra un tira e molla comprai e lessi i Fantastici Quattro sino al loro ultimo numero, uscito per Panini Comics nel dicembre del 2015.
Oggi come oggi l’unica testata Marvel che acquisto, ma non so ancora per quanto, è Thor: dunque sono la persona più ignorante del mondo per quanto riguarda evoluzioni, resurrezioni e quant’altro ha a che fare col Marvel Universe.
Però la curiosità riguardo il mio Vecchio e Grande Amore – il Quartetto appunto – era grande e così mi sono letto i primi sei albi della loro nuova testata americana.
Non so a che punto sia arrivata Panini Comics qui in Italia con la pubblicazione, quindi occhio perché pioveranno spoiler (vi rammentiamo che l’articolo è del febbraio 2019, NdR) come grandinasse!
Quando, tempo fa, ho saputo che il ritorno dei Fantastici Quattro sarebbe stato scritto da Dan Slott mi sono sentito abbastanza fiducioso: questo autore è capace di scrivere sia grandi storie che ciofeche illeggibili, ma personalmente ho apprezzato moltissimo il suo ciclo di Superior Spider-Man, pubblicato in Italia nel 2013 – 2014.
La vera ragione per cui ho letto questi primi sei numeri però è che sapevo (l’avevo letto da qualche parte) che ci sarebbe stato un matrimonio! E io, è noto, sono un romanticone.
Ma ci arriviamo.
Il mio background si limitava a questo: Sue Storm, alias la Donna Invisibile e suo marito Reed Richards detto Mr Fantastic insieme ai loro due figli Franklin e Valeria sono spariti dal Marvel Universe alla fine di Secret Wars, mentre Johnny Storm la Torcia Umana e Ben Grimm La Cosa sono ancora tra noi, ma a fare cosa non saprei.
L’ultima cosa che ricordo di Johnny è una intensa e passionale relazione con Medusa, regina degli Inumani e ex-moglie di Freccia Nera. Poi, per quanto mi riguarda, il buio e l’ignoranza.
Col primo numero di Fantastic Four Vol 6 ritrovo Johnny e Ben, i soliti “fratelloni”, impegnati ad atteggiarsi come rockstars in quel di New York. Sentendo, come è ovvio, la mancanza rispettivamente di sorella, cognato e nipoti i quali nel frattempo sono persi a viaggiare in innumerevoli Universi creati dall’immenso potere di Franklin Richards, il figlio maggiore di Sue e Reed. Insieme a loro, L’Uomo Molecola e tutta o quasi la Fantastic Foundation, mocciosi con superpoteri guidati da Dragon Man.
Ambientate a New York abbiamo poi una serie di pagine in cui non accade granché – un falso allarme/chiamata per i Fantastici Quattro palesemente ricalcato su quello apparso per la prima volta nel primo numero di FF nel 1961 – e nelle quali appaiono, magari per una sola vignetta, tutta una serie di Marvel characters, tra le quali Jennifer Walters, meglio conosciuta come la verdissima She-Hulk, protagonista di un indimenticabile e divertentissimo ciclo di storie ad opera dell’allora genio John Byrne.
Finalmente un lungo flashback mostra a chi come me non ha seguito granché gli eventi post Secret Wars, come Johnny Storm e Benjamin Grimm siano tornati nel nostro Universo (cioè, quello di carta della Marvel), precisamente a New York e perché invece gli altri membri della Fantastic Family siano ancora intrappolati altrove.
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E così ad un certo punto della storia Benjamin Grimm, la Cosa dalla rocciosa pelle arancione, fa la tanto sospirata e attesa proposta di matrimonio alla sua fidanzata Alicia Masters, la scultrice cieca figlia adottiva del malvagio Burattinaio: entrambi fecero la loro prima comparsa su Fantastic Four n. 8 del 1962, come potete vedere qui sotto:
Ben sente così tanto la mancanza della sua “famiglia” che vuole crearsene una sua, che non lo lasci mai solo. Fatto sta che la proposta di matrimonio arriva così, di botto, quasi senza meditazioni. Anche se, a onor del vero, un fidanzamento che dura in modo quasi ininterrotto da cinquantasette anni è giusto che finalmente si concluda in qualche modo.
Alicia, come potete vedere qui sotto, è totalmente presa dallo shock e dall’indecisione… non sa davvero cosa fare, forse la proposta le giunge inaspettata o forse ha dei dubbi sul fidanzato, o forse ancora… ma no, scherzo! Ecco la reazione:
Il romanticismo della scena è, a parer mio, molto indebolito da un disegno non bello, quasi sgraziato, che pare tirato via. Dato che la disegnatrice Sara Pichelli è invece bravissima e il suo lavoro in altre testate Marvel, primo tra tutti il suo splendido Miles Morales, è impeccabile, credo che in questo caso siano intervenuti problemi di tempo o chissà quali altri, perché vi assicuro che il suo normale livello di disegno è decisamente superiore a questo.
Dopo la proposta, momenti commoventi durante i quali la mancanza di Sue, Reed e dei ragazzi si fa sentire in modo ancora più forte, proprio perché la situazione è di quelle da condividere assolutamente con la propria famiglia. Pagine davvero tenere e commoventi, che si concludono con una speranza: un gigantesco “4” troneggia sul pianeta ed è di certo un segnale!
Ma il primo albo non è ancora concluso…
Una breve storia ambientata a Latveria e splendidamente disegnata da Simone Bianchi ci mostra una componente fondamentale del futuro (e del passato) dei Fantastic Four: il Dottor Destino, ovvero Victor Von Doom, ex sovrano di Latveria, ex- dio del mondo di Battleworld [vedi Secret Wars], di nuovo col volto sfigurato e, credo per la prima volta e per la gioia dei/lle suoi fans, in mutandoni verdi:
Il secondo e il terzo albo sono ambientati nei mondi alternativi creati dal superpotere di Franklin, il figlio mutante di Sue e Reed.
Non poteva mancare il supercattivone, anzi la supercattivona, personaggio con lo spessore di un foglio di carta velina e una potenza pressoché infinita, chiamata Entropy – o una cosa del genere – che distrugge gli universi creati da Franklin, uccide (apparentemente?) Molecule Man e viene sconfitta dal genio di Valeria e Reed Richards e da tutti/e gli/le ex membri dei Fantastic Four (e sono parecchi/e!), compresi Johnny e Ben, “convocati” da Reed tramite uno dei suoi mega-aggeggi spazio-cosi.
Quindi azione, battaglie, paradossi spazio temporali: tutto ciò che ha reso i FF ciò che sono.
Bello il ruolo dei ragazzi Franklin e Valeria, belli i loro pensieri e soprattutto le loro emozioni e sentimenti, che per me sono la parte più interessante del fumetto.
Col quarto albo, finalmente assistiamo al rientro del Quartetto a New York City, rientro per altro privo di qualsivoglia effetto drammatico.
La sorpresa, perché al rientro si trova sempre una sorpresa, è che il Baxter Building, storica sede dei Fantastic Four, è legittimamente occupato dai Fantastix, brutta copia più pop e più truce dell’originale Quartetto, impegnati in una battaglia contro i supercriminali più noiosi del Marvel Universe (battaglia che vincono, ovviamente).

Panini Comics – Aprile 2019 – fonte: comicsbox.it
Grazie al cielo questi/e Fantastix – premio per il nome più brutto – spariscono in fretta, ma qualcosa mi dice che non sarà l’ultima volta che li rivedremo. O che li rivedrete.
La Fantastic Family decide di trasferirsi a casa di Alicia Masters, in Yancy Street (una via ben conosciuta da chi ama da sempre il Quartetto).
La copertina “Wedding special” dell’albo 4.1 trae in inganno perché non è in questo numero che si celebrerà il tanto atteso matrimonio…
E’, invece, l’albo dell’addio al nubilato: nulla di particolarmente originale, ma comunque molto divertente da leggere, anche se non trovo eccelsa la qualità dei disegni – opera di Laura Braga e anche per lei vale quanto detto sopra per Pichelli; o più probabilmente è un mio limite, oggigiorno si disegna così ed è il caso di farsene una ragione. O di smettere di leggere supereroi.
Comunque un addio al nubilato che offre divertimento e spensieratezza, scazzottate e ubriacature, spogliarellisti e una sorpresa (…) dal sottosuolo per le signore con un tenerissimo finale per l’autista – Latveriano! – della limousine.
Conclude l’albo una storia davvero inquietante, che potrebbe riservare sorprese per il futuro. Disegnata da Mark Buckingham – altra prova grafica che non ho apprezzato – racconta di un tesissimo Ben Grimm che va a chiedere, e ottiene, la “benedizione” del patrigno di Alicia per il loro prossimo matrimonio… ricordo ancora che il patrigno di Alicia è il ‘malvagissimo’ e pericolosissimo Burattinaio.
Non dico come va a finire la storia, ma le ultime tre vignette sono davvero inquietanti e, a mio parere, mettono addirittura in dubbio tutto quello che sta succedendo e l’idea stessa che abbiamo di certi personaggi. A voi la scoperta.
E finalmente, coll’albo n. 5 (il 650 seguendo la numerazione progressiva), arriva davvero il matrimonio!
Purtroppo il lieto evento coincide con un altro evento, questa volta reale, che di lieto non ha avuto nulla: la morte di Stan Lee, per me il più grande supereroi di tutti, insieme al Re Jack Kirby.
Storia di Dan Slott e disegni iniziali (sempre non di mio gusto, anzi) di Aaron Kuder.
Inizio molto tenero: Ben Grimm chiede a Susan Storm di insegnargli a ballare, perché vuole farlo con Alicia il giorno del loro matrimonio. E’ l’occasione per un lungo flashback in cui vengono ricordate le origini dei Fantastic Four, splendidamente ridisegnate per l’occasione da Michael Allred e colorate dalla moglie Laura Allred (forse prima di sposarsi la signora non possedeva un cognome?…).
I personaggi disegnati da Allred sono sempre estremamente espressivi, tutt’altro che piatti e quindi molto comunicativi. Una gioia per gli occhi!
Insieme alle origini del Quartetto, nel flashback viene anche (ri)narrata la prima apparizione di Alicia Masters e i primi, timidi approcci tra lei e Ben Grimm – La Cosa: primi appuntamenti, prime sculture insieme, prime ruffianerie di Sue Storm… Tutto molto tenero e meravigliosamente disegnato.
Si torna infine ai preparativi del matrimonio, coi disegni di Adam Hughes (so che lo amate tutt*) e l’addio al celibato di Ben, con relativo poker strip tra omaccioni e relativo attacco “a sorpresa” (…) da un gruppo di supercriminali da strapazzo.
E’ normale, e credo molto giusto, che un albo dedicato ad un matrimonio contenga momenti di tenerezza, meditazione e pensieri più o meno profondi. Ebbene in questo albo c’è una chiacchierata tra Ben e Johnny che pur non raggiungendo abissi di profondità filosofica è ben scritta, efficace e in definitiva convincente. L’ho apprezzata molto e in un certo senso mi ha commosso.
Ho apprezzato il bilanciamento tra momenti ridanciani e anche un po’ assurdi (il ridicolo e telefonatissimo attacco durante l’addio al celibato) e momenti più introspettivi, o per lo meno buoni tentativi di momenti introspettivi. In fondo non è proprio questa una delle caratteristiche della Marvel?
Finalmente arriviamo alla location in cui si celebrerà il matrimonio: Benson, Arizona.
Ad accogliere tutta la Family, la strafamosa Zia Petunia, che non è più quella superfiga disegnata da John Byrne, ma un’adorabile anziana signora dai capelli bianchi, amata da tutta la Fantastic Family.
Ben ha voluto a celebrare la cerimonia lo stesso rabbino che celebrò il suo Bar Mitzvah.
Può un matrimonio nel Marvel Universe filare liscio? Ovviamente no, altrimenti nessuno comprerebbe i fumetti.
Dunque proprio nel bel mezzo della cerimonia si fa olograficamente vivo Destino, Victor Von Doom, per annunciare che non rovinerà il matrimonio, ma che anzi combatterà da solo la terribile minaccia che entro pochi minuti metterà in pericolo l’esistenza dello stesso pianeta!
Ecco che si rende utile la misteriosa invenzione su cui Reed Richards ha lavorato sino all’ultimo rischiando anzi di arrivare in ritardo al matrimonio del suo migliore amico, del quale è anche Best Man, cioè testimone di nozze. La sua invenzione permetterà lo svolgersi del matrimonio senza interferenze esterne, nemmeno se a minacciare la Terra fosse, tanto per dire, lo stesso Galactus.
Il matrimonio viene felicemente celebrato: ora Alicia Masters e Benjamin Jacob Grimm sono marito e moglie e la felicità si può toccare con un dito.
…e quindi i Fantastic Four partono immediatamente con la loro meravigliosa Fantastic Car per andare, ancora una volta, a salvare il mondo.
Questi sei albi potrebbero essere il mio commosso saluto al Marvel Universe odierno, chissà… Ho imparato a dire “mai dire mai”, ma ho anche imparato che ogni ciclo ha un inizio e un termine. Ho anche imparato a non giudicare severamente storie che evidentemente non sono concepite per me, ma per un pubblico che ha quasi una cinquantina di anni in meno di me.
E, davvero, nessuno può dire che alla Marvel non sappiano scrivere storie belle e coinvolgenti.
Excelsior!
O.F.
Note a Margine:
Fantastic Four # 1, 2, 3, 4, 4.1, 5 (650)
di Dan Slott,
Simone Bianchi,
Sara Pichelli,
Scottie Young,
Marte Gracia,
Stefano Caselli,
Nico Leon,
Erick Arciniega,
Gail Simone…
ed altri
Marvel Comics
(edizione USA)
Edizione italiana:
Fantastici Quattro 1: Fourever (Fantastici Quattro # 385)
e seguenti fino al n. 5 (390)
Dicembre 2018- Maggio 2019
Panini comics
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Biografia

Sono Orlando Furioso e col nome che mi ritrovo non ho mai avuto bisogno di un “nickname” 🙂
Leggo fumetti da 61 anni, avendo cominciato a 4 anni con Topolino e Almanacco Topolino. Ciò non fa di me uno specialista (non sono, ahimè, specialista in nulla), ma solo un appassionato o meglio: un innamorato.
Ho esplicitato questa mia passione dal 1992 al 1999 su una fanzine cartacea autoprodotta – una queerzine: Speed Demon – e dal 2001 al 2021 in un sito, poi blog, presente su vari “url” come Fumetti di Carta, chiuso poi nel 2021.
Ho sempre scritto con molto cuore e, giocoforza, poca tecnica e l’affetto di lettori, lettrici e collaboratori ha sempre colmato quell’inevitabile “gap” tra passione e (mancanza di) professionalità.
L’Amico Mario Benenati e l’Associazione Fumettomania mi concedono, e concedono alla vecchia Fumetti di Carta, la possibilità di avere ancora una affettuosa presenza in rete. A loro e a chi leggerà va il mio “grazie!”.
Orlando Furioso
TITOLI DI CODA
L’ARCHIVIO DI FUMETTI DI CARTA (2000-2021)
Cosi scriveva Orlando furioso nel 2009 circa , e nel 2025 conferma più che mai quelle parole di16 anni fa.
Questo blog (http://fumettidicartarchivio.blogspot.com/, nel 2009, Ndr) è stato creato unicamente per non perdere o disperdere i vecchi articoli del sito www (punto) fumettidicarta (punto) it, una webzine di recensioni, commenti, articoli sui fumetti e su tutto ciò che ai fumetti attiene.
Fumettidicarta NON è, invece, un “sito-di-critica” né tantomeno una “raccolta di news” sui fumetti: per queste cose ci sono già online ottimi siti che svolgono benissimo il loro “lavoro”.
Ma se siete capitati qui è molto probabile che conosciate già fumettidicarta e quindi sapete già cosa trovare e cosa non trovare qui, in questo archivio.
Un tempo le persone che componevano la redazione di fumettidicarta (o anche i collaboratori occasionali) scrivevano anche di libri, cinema, musica e politica; da circa due anni, invece, la webzine si occupa solo di fumetti e di argomenti ad essi strettamente collegati.
Questo archivio serve anche per non perdere quegli scritti che coi fumetti non hanno nulla a che fare, ma molto hanno a che fare col clima, anche “affettivo”, che per un po’ si respirò all’interno della redazione “allargata” di fumettidicarta.
Bei ricordi, teneri ed affettuosi, che non ci impediscono però di amare ancor di più la nuova strada intrapresa – quella solofumetto – che ci permette di esprimerci come vogliamo e come sappiamo, con la stessa libertà (e la stessa assenza di wannabe-ismo…) di sempre.
Buona ri-lettura! 🙂
O.F.
























