Il Crowdfunding di Fumettomania Factory – APS è terminato lo scorso 19 marzo, siamo soddisfatti perché l’obiettivo è stato raggiunto; nel giro di pochi mesi vedremo di essere operativi e di avviare la struttura del BAM FUMETTO nel frattempo torniamo a tempo pieno ad occuparci del nostro magazine, ed in particolare della pubblicazione in digitale degli articoli cartacei tratti dalla fanzine.

Oggi diamo spazio ad un articoli tratti dal n. 8 della nostra fanzine scritto da Lorenzo Fratini , giovane disegnatore ed appassionato di fumetti di Prato, che ci presentava Eightball un fumetto USA di Daniel Clowes, che ha i suoi estimatori anche qui in Italia;

Inutile dirvi che Eightball è un fumetti da recuperare, per chi non lo ha mai letto.

Mario Benenati,
curatore del sito Fumettomania Factory Magazine


Il sommario del n. 8 è riportato di seguito

Eightball

di Lorenzo Fratini (agosto-settembre 1996) 

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Eightball è una serie a periodicità altamente irregolare, che per quanto riguarda le ultime uscite potremmo definire semi annuale. E’ cominciata nel 1989; e per il momento siamo arrivati al numero 17 (le uscite eran  più frequenti in  passato, ultimamente si sono molto diradate.Ogni numero contiene generalmente una o più  storie auto-conclusive più un episodio di un serial, Ghost World, che ha come protagoniste due ragazzine adolescenti. In Italia non viene pubblicata, ma una raccolta di storie del suo autore,  incentrata sulle vicissitudini di LLoyd LLewellyn (un personaggio molto vicino per concezione e filosofia. a quelli che appaiono sulle pagine di Eightball) è stata pubblicata da TELEMACO

Ora, chi scrive ha avuto negli ultimi anni solo saltuariamente occasione di leggere qualche numero di questa serie, e solo quando ha avuto opportunità di recarsi all’estero, essendo il procurarsi certi fumetti dal nostro paese impresa molto più complicata di quanto si pensi.

Siamo, quindi, fuori del campo più facilmente. praticabile del “mainstream”, e questo è chiaro sin dalla prima occhiata, che basta a capire come Eightball sia improntato a una sorta di forte nichilismo stilistico e tematico, il disegno non indugia in estetismi autocompiacimenti e non mostra niente di più di quello di cui si parla, un’operazione di stilizzazione che però non vuole essere satirica: infatti non si ride leggendo Eightball, non è un fumetto comico, quello che più si avvicina al concetto di comicità sono brevi tavole generalmente auto-conclusive intrise di un umorismo volutamente sopra le righe, feroci nel definire una serie di personaggi molto molto marginali ma che nelle vite di qualcuno (avendo frequentazioni abbastanza equivoche) possono trovare precisissimi riscontri.

Se lo stile fosse un pò più indulgente nei confronti delle anatomie almeno Eightball si venderebbe come fumetto pomo. 

Ma gli accoppiamenti (frequenti) sono visti con freddo occhio da entomologo, come un momento qualunque nella insensata esistenza di esseri incomprensibili. Perché forse Eightball è proprio questo: un telescopio puntato sul genere umano dal lontano pianeta Clowes. 

Daniel Clowes è quello che generalmente viene definito un autore indipendente. I suoi lavori vengono infatti stampati in America sotto l’etichetta della FANTAGRAPHIC (casa editrice la cui indipendenza, indipendenza significa autonomia dalle politiche editoriali rispetto alle indicazioni del mercato, è al di sopra di ogni sospetto), ed egli ne detiene tutti i diritti. Inoltre, Clowes può essere definito un autore underground.

Questa definizione deriva da certe scelte tematiche e stilistiche (vedi sopra) che precludono in partenza la possibilità di raggiungere un’audience particolarmente vasta. Infine Daniel Clowes è un autore di fumetti. Cosa questo significhi è secondo me un argomento più complesso e meno scontato di quanto possa sembrare, ma se state leggendo (e lo state facendo) una fanzine, allora una vostra idea ce l’avete già ed è inutile stare qui a fare dell’accademia.

Daniel Clowes è quindi un autore indipendente underground di fumetti, e molti direbbero che le prime due condizioni sono indispensabili perché in presenza della terza si possa produrre “arte” (sospetto che a volte viene anche a me durante la lettura del novanta per cento del fumetto americano presentato in Italia, con una solerzia e un’enfasi che si confanno più a dei collaborazionisti che a dei collaboratori e che producono tra  l’altro effetti ridicolmente’ kitsch)

Se invece fosse finalmente possibile applicare il concetto di’ ‘genere” narrativo ai fumetti, e finora non abbiamo potuto perché il fumetto americano si è sempre identificato solo ed esclusivamente con il genere supereroistico, eppure l’idea di genere è molto utile se usata sistematicamente, e la suddivisione in generi che in ambito cinematografico ci permette di definire parimenti artisti John Ford e Akira Kurosawa), ci accorgeremmo senza stare a scomodare la maggiore o minore  indipendenza di chicchessia (ma indipendenza da che, poi …) che quella portata avanti da Clowes è solo un’operazione narrativa e poetica molto molto particolare, difficile se vogliamo, vicina da una parte a un certo tipo di realismo dall’altra al  diario  personale  e minimalista, che non vuole narrare ma descrivere il mondo, attraverso una stilizzazione del tratto e delle storie, uno stile scarno e trame che vivono o di niente o di assurdo ma sempre comunque di quotidiano. 

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Clowes ha rinunciato  a  spiegarsi  il mondo, e si limita a parlarci delle cos strane, che vi succedono, anche quando strane non sembrano per niente, dimostrando così ancora una volta le basi malferme dell’idea di normalità.

Niente satira di costume, quindi, anche perché, alla fine non si sfugge da quei due-tre temi, ricorrenti, tutti evidentemente ispirati da riflessioni autobiografiche; visto ché, sappiamo tutto sulle art-school o sugli ambienti degli artisti d’avanguardia californiani o su altre minoranze che comprendono cultori di leggende urbane, ragazzine disilluse e troppo ironiche e prevenute nei confronti.del mondo per poter essere serene (ma, il mondo fa schifo, è un mondo fantasma dal quale  fanno bene a stare alla larga), quarantenni falliti che girano per mercati vendendo caricature e che si fanno circuire, da ragazzine paranoiche.

Succede così che la reazione più comune alla lettura di Eightball non sia la risata; né lo stupore, o il disgusto, ma che una volta terminata una storia ci si trovi, proprio come i personaggi di Clowes, seduti a guardare fissamente nel vuoto.

 


L’INTERO NUMERO OTTO DI FUMETTOMANIA

File written by Adobe Photoshop? 5.0

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NOTE EXTRA

FUMETTOMANIA INDEX 1990 – 2012

ovvero, tutte le informazioni e tutti i contenuti relativi ai 20 numeri pubblicati della rivista cartacea Fumettomania.

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