Con questo articolo si apre, anche Fumettomania, l’anno dei festeggiamenti dei 50 anni dall’uscita del primo gioco (di ruolo) dedicato a Dungeons&Dragons!

Lo speciale Dungeons&Dragons 50th Anniversary, a cura del socio e super esperto Fabio Ciaramaglia (che non finirò mai di ringraziare per questo interessantissimo approfondimento), in realtà lo abbiamo fatto iniziare con molti mesi di anticipo. Questa infatti è la nona puntata dedicata alla trama principale di Baldur’s Gate e del DLC “Siege of Dragonspear” e ad alcuni cenni sui companion e il loro (possibile) coinvolgimento nella macronarrativa.

I precedenti 8 articoli di Fabio sono stati pubblicati il 26 marzo 2023, il 23 maggio 2023, il 7 luglio, il 4 agosto, il 9 ottobre, il 18 novembre, il 5 dicembre ed il 22 dic.. , trovate il link in fondo a questo articolo.

Per chi è interessato alla versione cinematografica, Fabio ha pubblicato un articolo dedicato al film ‘L’onore dei ladri (Honor Among Thieves)’ del 9 ottobre, e la genesi del gruppo dei “ladri d’onore” (del 4 agosto), prequel del film.
Vi rammentiamo, infine, che questo articolo come i precedenti è bilingue, in italiano ed in inglese, a beneficio degli amici/che stranieri che ci seguono.

Buona lettura
Mario Benenati, curatore del sito Fumettomania Factory Magazine

P.S.: Fabio Ciaramaglia è il curatore anche dello speciale su Tomb Raider, dal 30 dicembre 2022. Gli articoli su Lara Croft, 11 finora, sono in pausa da luglio, perché Fabio si sta dedicando a Dungeons & Dragons, torneranno nel corso di quest’anno.

L’Associazione FUMETTOMANIA FACTORY – APS, che opera dal 1991 a livello nazionale – senza mai dimenticare le attività svolte nel territorio della propria sede operativa a Barcellona P.G., – ha come finalità la promozione, la divulgazione e la valorizzazione delle tematiche correlate al linguaggio del fumetto.
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L’impegno dell’Associazione – a 32 anni dalla fondazione – è quello di diffondere la cultura del Fumetto e, fra i nostri obiettivi, c’è la volontà di continuare i progetti culturali e sociali sul territorio con laboratori rivolti a giovani appassionati e alle scuole, mostre personali e collettive dedicate al fumetto, all’illustrazione e affini, presentazioni di fumetti ed incontri con gli autori


SPECIALE APPROFONDIMENTO 2024:

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La trama principale di Baldur’s Gate e del DLC “Siege of Dragonspear” e alcuni cenni sui companion e il loro (possibile) coinvolgimento nella macronarrativa – parte 1

di Fabio Ciaramaglia

Ne abbiamo già parlato brevemente nei precedenti articoli, ma è necessario riprendere il discorso dei companion, anche perché alcuni di questi sono protagonisti non solo del recente terzo gioco, ma anche dei fumetti IDW che ne compongono una sorta di lungo e indiretto prequel.

Non ci sarà possibile, a meno di ulteriori sterili divagazioni, analizzare tutti i companion possibili e la ragione è fornita dai freddi numeri: in Baldur’s Gate sussiste un ventaglio di ben venticinque companion e con la “Enhanced Edition” ne vengono aggiunti altri quattro; nello step narrativo intermedio del DLC “Siege of Dragonspear” il numero scende a quindici (con alcuni che tornano dal primo capitolo); in Baldur’s Gate II il totale risale a venti (includendo tutte le possibilità anche di quelli temporanei, di quelli che ritornano dai precedenti capitoli e di quelli esistenti solo nelle “EE”).

Giochi più moderni hanno ancora un buon numero di companion ma generalmente ci si assesta in numeri ben al di sotto dei dieci (numero massimo di quelli che possiamo incontrare in BG3, appunto). Dovessimo dedicare anche sole poche righe a ognuno di essi, a mio avviso esuleremmo troppo da più interessanti analisi narratologiche.

Ci concentremo pertanto solo su quei comprimari che vanno a incidere maggiormente sulla trama principale e su quelli che poi hanno anche vissuto di vita propria in altri media legati al franchise, siano essi il terzo capitolo di Baldur’s Gate e i fumetti per la IDW.

La scheda del personaggio di Imoen in BG1
La scheda del personaggio di Imoen in BG1. Immagine utilizzata solo a fini divulgativi – © degli aventi diritti.

Il primo è sicuramente Imoen che, potenzialmente, ci accompagna fin dai primi passi del nostro personaggio a Candlekeep fino alla conclusione della saga. È una sorta di sorella minore, un po’ capricciosa all’inizio, ma che che funge da sorta di coscienza del nostro personaggio lungo il proprio percorso di conoscenza.

Dopo l’inizio del viaggio con il nostro padre adottivo Gorion e dopo la quasi immediata imboscata in cui questi viene ucciso, molto prima che possa spiegarci le ragioni della partenza da Candlekeep, è proprio Imoen che ci raggiunge per accompagnarci verso quello che è l’ignoto: il ritorno nella città-monastero, infatti, non sarà possibile senza la donazione di un libro di valore intellettuale -per le regole interne dei monaci-bibliotecari. Pertanto l’unica possibilità sensata è di andare verso la locanda Friendly Arm Inn dove Gorion prevedeva di incontrare due suoi amici, e alleati, Jaheira e Khalid, due membri degli Harper (su questi si vedano i precedenti articoli).

Proprio il coinvolgimento di questa organizzazione, di cui Gorion, faceva parte, ci fa comprendere, anche attraverso il nostro personaggio, che ci sia qualcosa di più importante in gioco che però è ancora ignoto. A questo punto il nostro gruppo è composto da quattro personaggi, ma come detto, è possibile impiegarne altri due. Inoltre, questa fase del gioco è relativamente libera poiché sebbene ci sia chiaramente una quest principale che consiste nel risolvere la “Iron Crisis” (una sorta di corruzione del ferro che lo rende friabile), nelle varie zone che si esplorano lungo la Sword Coast e il suo entroterra, è possibile incontrare altri NPC, alcuni dei quali potenziali companion, che forniranno altre missioni (come per esempio Minsc e la sua protetta Dynaheir, Coran, Viconia e Neera, solo per menzionare coloro che approfondiremo in seguito).

Jaheira e Khalid in BG1
Jaheira e Khalid in BG1. Immagine utilizzata solo a fini divulgativi – © degli aventi diritti.

Concentriamoci prima sulla storia principale.

La crisi del ferro è un’astuta macchinazione da parte dell’organizzazione commerciale e priva di scrupoli dell’Iron Throne, originaria di Cormyr ma con basi anche sulla Sword Coast, inclusa Baldur’s Gate. Avendo ingaggiato anche alcuni mercenari affinché rendessero poco sicuro il commercio, mentre soltanto loro erano in possesso di metallo non corrotto, fondamentalmente l’Iron Throne, guidato in questa fase da Reiltar Anchev, punta a un monopolio di questo mercato. Tuttavia, il figlio adottivo di Reiltar, Sarevok, che pure aveva aiutato il padre nell’esecuzione del piano, ne ha un altro, ovvero quello di creare tensioni internazionali affinché si possa scatenare una guerra tra Baldur’s Gate e il suo confinante a sud, Amn.

Quindi a mano a mano che il nostro personaggio cerca di risolvere il problema della crisi del ferro (viaggiando prima nelle miniere di Nashkel e poi nella foresta di Cloakwood), solo recandoci finalmente a Baldur’s Gate siamo impiegati dai Flaming Fist per investigare sull’Iron Throne stesso e alcuni nodi di questo complotto iniziano a sciogliersi. Le investigazioni ci portano a dove tutto era partito, a Candlekeep, dove i leader dell’Iron Throne si incontrano: ma la città-monastero è praticamente sotto un assedio interno poiché molti dei suoi abitanti sono stati sostituiti da pericolosissimi Doppelgängers, ovvero delle creature che possono prendere le sembianze di qualsiasi altro umanoide. Essi fanno parte del piano di Sarevok che dapprima si nasconde sotto l’identità di un tale Koveras (il suo stesso nome al contrario) e poi, utilizzando come capro espiatorio il nostro personaggio, uccide/fa uccidere suo padre adottivo Reiltar per prendere il totale controllo dell’Iron Throne: abbiamo anche la duplice agnizione qui della parentela del protagonista con Sarevok stesso attraverso il padre “reale” comune Bhaal, il dio dell’omicidio rituale.

La guerra che vuole scatenare tra Baldur’s Gate e Amn dovrà servire come omicidio di massa rituale affinché Sarevok possa ergersi a nuovo dio in sostituzione di Bhaal. Fermarlo non è semplice anche perché il nostro personaggio è ormai considerato un fuorilegge per il presunto omicidio di Reiltar, quindi al ritorno a Baldur’s Gate le guardie cittadine e i Flaming Fist, ormai plagiati da Sarevok e dimenticando tutti gli atti eroici compiuti, sono alle nostre calcagna. Oltretutto anche i Doppelgängers si annidano un po’ dappertutto per supportare il piano di Sarevok. Ma in D&D ci sono molti modi per viaggiare non visti, dagli incantesimi di invisibilità alle abilità di “stealth”, pertanto finalmente ci si avvia verso lo scontro finale che, pur con la sconfitta di Saverok ci lascia quel retrogusto amaro del nostro possibile DNA malvagio per quanto alla fine ne usciamo come “Hero of Baldur’s Gate”.

La trama alla base del primo gioco Baldur’s Gate è quindi molto complessa e ricca di colpi di scena e ha davvero dozzine di altre storie parallele nelle quali non potremo entrare nel dettaglio. La costruzione dell’ “Io” del nostro personaggio da semplice orfano a eroico o malvagio semidio è molto graduale e svariati indizi sono sparsi qua e là prima di arrivare all’effettiva ἀναγνώρισις; la scelta dei nostri companion e i dialoghi con loro ci fanno immergere anche meglio nel tipo di percorso che stiamo compiendo, puntellando con battute o anche solo atteggiamenti, le qualità eroiche o malvagie delle nostre azioni.

Siege of Dragonspear”, il DLC concepito per la “Enhanced Edition” del gioco a opera della Beamdog, ci offre un aggancio narrativo con Baldur’s Gate II che chiaramente non era presente all’epoca della Bioware.

La storia è vagamente più lineare ma esplora ancora più profondamente l’origine semidivina del nostro personaggio. In pratica, con la città di Baldur’s Gate ancora festante per la risoluzione della crisi del ferro e per la disfatta del pericolosissimo Sarevok, si presenta un nuovo angosciante problema, ovvero una sorta di crociata (“Shining Crusade”) indetta dall’aasimar (semiumani con retaggio celestiale) Caelar Argent, detta “The Shining Lady” (la donna spendente) che sta portando la guerra a tutta la Sword Coast: infatti non sarà la sola Baldur’s Gate a reagire ma tutta la Lords’ Alliance.

Caelar cerca dapprima di far uccidere il nostro personaggio da sicari ma successivamente cercherà sempre un confronto, diciamo, amichevole per convincerci a unirci alla sua crociata, offerta che viene puntualmente rifiutata. In tutto questo il nostro personaggio è afflitto da incubi in cui si trasforma in una creatura malvagia, lo “Slayer” (uno dei possibili avatar di Bhaal), e uccide i propri cari, come Imoen (che per gran parte del DLC è offscreen a studiare le arti magiche). Tra avventure di sabotaggio o spionaggio militare e alcune battaglie campali, il tutto puntellato dagli incubi e visioni che ci rimandano al nostro retaggio divino e malvagio, si arriva al confronto con Caelar che finalmente spiega il motivo di tutta la questione.

La crociata sulla Sword Coast è solo un elaboratissimo e cruento piano per attirare il nostro personaggio il cui sangue semidivino è parte integrante di un rituale che può aprire un portale in uno dei gironi infernali, Avernus, dove lei ha intenzione di proseguire la crociata per poter salvare suo zio Aun dalla prigionia del diavolo Belhifet (ovvero il villain di Icewind Dale). Nel confronto finale molti esiti sono possibili, possiamo comunque cercare di sconfiggere Caelar oppure unirci alla sua causa contro il diavolo, ma dobbiamo, successivamente, prendere un’altra decisione: la stessa Caelar era stata ingannata da alcuni suoi consiglieri che volevano che lei aprisse il portale per Avernus, ma con uno scopo opposto, ovvero quello di consentire alle orde infernali di riversarsi sulla Sword Coast. Pertanto, dopo la sconfitta di Belhifet, bisognerà scegliere chi lasciare indietro nell’Avernus, se Aun o Caelar, affinché il portale resti chiuso da ambo le parti.

L'alleanza con Caelar in Siege of Dragonspear
L’alleanza con Caelar in Siege of Dragonspear. Immagine utilizzata solo a fini divulgativi – © degli aventi diritti.

Ma la storia non finisce qua, anzi, ha un epilogo ben più drammatico. Sebbene per la seconda volta il nostro personaggio abbia salvato Baldur’s Gate da un destino infausto, e poco dopo i festeggiamenti per la risoluzione favorevole della Shining Crusade, siamo coinvolti in un omicidio. Tra sogno e realtà, ancora una volta ci ritroviamo trasformati nello Slayer e in questa visione viene uccisa Skie Silvershield (companion in BG1, ma solo NPC in “Siege”), figlia di Entar, uno dei quattro Granduchi di Baldur’s Gate.

Il problema è che l’uccisione non era un sogno e Skie giace morta accanto a noi al nostro risveglio. Nonostante la fama eroica, nonostante tutto ciò che abbiamo compiuto negli ultimi mesi, abbiamo serie difficoltà a farci scagionare: a seconda del grado di eroismo che abbiamo ottenuto nelle nostre avventure il nostro destino può andare dall’esecuzione capitale all’esilio, ma nel primo caso siamo comunque aiutati a evadere (dal deus ex machina Imoen). Il nostro destino, turbato sempre più dall’ombra oscura dello Slayer che ci ricorda l’origine malvagia legata a Bhaal, non è più a Baldur’s Gate e ci porterà altrove, sempre alla ricerca di noi stessi.

Sebbene Beamdog, come casa, sia più specializzata nell’aggiornamento di vecchi videogiochi per i moderni sistemi operativi piuttosto che in creazione di nuovi contenuti, essa ha fatto un egregio lavoro con questo DLC, mantenendo il “mood” dei giochi concepiti da Bioware nelle trame e nei dialoghi, aggiungendo qualche comprimario sempre seguendone la linea stilistica. Ma soprattutto crea un più approfondito raccordo narrativo sulla tematica di Baldur’s Gate II e le sue espansioni, ovvero la presa di coscienza e il tentativo del nostro personaggio di affrontare, nel bene o nel male, le proprie origini divine, peraltro presentandoci qua come contrappunto l’antagonista Caelar Argen, una paladina e un semi-angelo a sua volta, che pur nel tentativo di compiere del bene ha scatenato una sanguinosa crociata causa di molte vittime.

Il finale vero e proprio è sulla partenza in gran segreto da Baldur’s Gate per una destinazione ignota, e siamo accompagnati dai più fidati companion (Imoen in testa), tuttavia poco dopo siamo assaliti da nemici sconosciuti e presumibilmente rapiti. È questo l’aggancio finale con Baldur’s Gate II che inizia, per l’appunto, con una nostra prigionia.

Come anticipato, la storia di Baldur’s Gate e delle sue espansioni è di carattere epico e tragico, ci sono momenti di forte ascesa fino al trionfo seguiti da altri di caduta e di successiva resiliente rinascita. Nel prossimo articolo vedremo la conclusione di questa epopea e di come il sangue di Bhaal ci porti prima nel mirino di Irenicus e poi in quello di Melissan.

fine articolo n. 9

Sarevok sconfitto alla fine di BG1
Sarevok sconfitto alla fine di BG1. Immagine utilizzata solo a fini divulgativi – © degli aventi diritti.

Bibliografia minima

A.A.V.V., Baldur’s Gate, Bioware, dicembre 1998. Nel 1999 poi venne pubblicato un DLC dal titolo Baldur’s Gate: Tales of the Sword Coast. Il gioco è stato successivamente riadattato alle moderne piattaforme e sistemi operativi (inclusi quelli per Apple e per Android) nel 2012 dalla Beamdog, con Baldur’s Gate: Enhanced Edition, che ha a sua volta un DLC dal titolo Baldur’s Gate: The Siege of Dragonspear (2016) che, a distanza di anni, fornisce un ponte crononarrativo con Baldur’s Gate II.

Per chi volesse approfondire sulla città di Candlekeep si possono consultare:

A.A.V.V., Sword Coast Adventurer’s Guide, Wizards of the Coast, novembre 2015 (specificamente le pagine 74-77). Esiste la versione italiana Guida degli avventurieri alla Costa della Spada, Asmodee

A.A.V.V., Candlekeep Mysteries, Wizards of the Coast, marzo 2021. Non mi risultano al momento edizioni italiane.

Tanti dettagli sono presenti anche su https://forgottenrealms.fandom.com/wiki/Candlekeep

Biografia dell’autore

FABIO CIARAMAGLIA

Con una laurea in letteratura inglese con una tesi su Shakespeare nei fumetti (2000) e con un dottorato con una tesi su Shakespeare nella televisione italiana (2004), ho sempre cercato di occuparmi della relazione tra letteratura e altri media.

Ho collaborato con varie riviste di fumetti, da Fumo di China a Fumettomania nella sua precedente incarnazione, ma ho anche tradotto due fumetti per la Magic Press e alcune poesie inglesi.
Ho poi iniziato a insegnare inglese nelle scuole superiori prima a Roma e poi, dal 2015, a Trieste.

Non ho perso l’animo nerd nemmeno da insegnante, ma a partire dal 2006 ho virato più sul versante dei videogiochi, in alcuni dei quali, forse per deformazione professionale, ho riscontrato elementi degni di analisi che però prima di ora non avevo avuto il coraggio di affrontare con maggiore serietà.

L’articolo prosegue con la versione inglese …

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