Nuova puntata di Fumettomania Story!

Oggi pubblichiamo due interviste del 1992, estratte dal n.4 della Prozine fumettomania. La prima ad Antonio Serra, co-creatore e sceneggiatore di Nathan Never, che faceva il punto sulla serie dopo 13 numeri, la seconda al mitico Giuseppe Palumbo, che a quel tempo insegnava alla Scuola del Fumetto di Milano. Buona lettura

Questo mese di marzo chiuderemo il capitolo legato ai testi estratti dal n.4 della rivista cartacea per passare a quelli del n. 5 (molto brevi, una sola puntata), in modo che ad aprile potremo pubblicare gli articoli estratti al n. 6 del 1995.

Per i ricordi legati al Salone di Lucca del 1991, invece, bisognerà aspettare qualche altra settimana.

Mario Benenati, responsabile del Web Magazine Fumettomania.


Introduzione estratta dal n. 4: <<Dopo lo speciale “Un anno di interviste” pubblicato nel numero passato, ci siamo trovati davanti alla possibilità di avere in ogni numero questo spazio per le interviste. 

FM … Intervista diventa la rubrica dedicata agli autori; vediamo di conoscere meglio coloro che ci deliziano ogni mese, con le loro storie e che ci fanno evadere dalla nostra quotidianità. 

In questo numero abbiamo chiacchierato con Ade Capone e del suo nuovo progetto: Lazarus Ledd (Ed. STAR COMICS), Dino Caterini (responsabile della Scuola internazionale del Fumetto di Roma), Antonio Serra (writer del ‘popolare’ Nathan Never (ed. SERGIO BONELLI), Giuseppe Palumbo (autore di Ramarro). >>

Dopo quella ad Ade Capone (la settimana scorsa), oggi è la volta di Antonio Serra e Giuseppe Palumbo.

M.B.

IO E NATHAN.
Intervista ad Antonio SERRA
(da Fumettomania n. 4, ottobre 1992)

di MARIO BENENATI

Dopo una serie di contatti telefonici, abbiamo avuto l’impressione che Antonio Serra, uno dei tre sceneggiatori di Nathan Never, avesse qualcosa da ribadire e punti da chiarire sulla serie dopo 13 mesi. E’ nata così l’idea di questa intervista, realizzata via posta. 

Fumettomania.: Biade Runner n. 10, Delta n. 1, le mostre di Lucca ’90, appuntamenti dell’ 8- 9 giugno ’91 sempre a Lucca, il 14- 15-16 ad Impruneta, a Montecalvoli il 6- 7 luglio, Fumettomania n. 2 (Cover di Castellini), Fumo di China n.10 (Speciale Nathan), il Nathan Never n.0 targato AD, Flex n.1, Nocturnia n. 5, Boomerang n. 1, City Light n. 2, Fumettando n. 1 e 2, ·Graffiti n. 14, Aleph n.  2, Comic Art n. 85 (nov. ’91), Lugano (dal 14 al 23 maggio ’92); FdC n. 13 … e chissà quante altre riviste …
Nathan Never è stato il personaggio del quale si è parlato di più negli ultimi 24 mesi, con quale risultato Antonio? 

A.S.: Nessun risultato, sostanzialmente, se non quello di aver deluso le aspettative di un certo gruppo di lettori. L’eccessiva attesa ha provocato un’aspettativa ingiustificata nei confronti del personaggio, cosa che poi ci ha tirato addosso molte critiche. Ma, come si può notare anche dal tuo elenco, la Casa editrice Bonelli ha fatto per Nathan esattamente lo stesso che fece a suo tempo per lanciare gli altri suoi personaggi.

Solo che stavolta l’ambiente del fumetto (e in particolare fanzine e pro-zine) è stato più sensibile facendo immaginare ai lettori più interessati chissà quale spaventoso lancio pubblicitario (che non è mai esistito) e chissà quale personaggio rivoluzionario (quando, fin dagli inizi, sulle pagine del progetto, noi avevamo scritto di volere un personaggio tradizionale che ripristinasse la figura dell’eroe buono e positivo, che ormai era andata perduta). 

FUMO-DI-CHINA-10 (luglio-agosto 1991)
FUMO-DI-CHINA-10 (luglio-agosto 1991)

Ritorniamo indietro nel tempo: Novembre ’90. Proprio tu ci dicesti (a me e a Vito Di Domenico, nel palazzetto dello Sport di Lucca) che il rispetto per i canoni bonelliani era solo nel formato e nella periodicità, è stato veramente così? A noi non sembra … (interpella la tua coscienza prima di rispondere). 

A.S.: Anche qui c’è un fraintendimento.

Noi (Michele, Bepi e io) abbiamo rispettato i nostri canoni. Se questi coincidono, almeno parzialmente, con quelli della Sergio Bonelli Editore, la cosa non è un caso … se avessimo aspirazioni diverse, se volessimo fare una “rivoluzione” totale nel campo del fumetto, non lavoreremmo per Bonelli.

Io penso, però che Nathan, per le sue caratteristiche, sia un personaggio che si distingue da tutti gli altri della Casa editrice, e questo è più che sufficiente. 

“Volevo la fantascienza” dice Sergio Bonelli a FdC n. l0, … ” quindi ho accettato con piacere la proposta dei tre sardi, anche perché, avendo delle radici diverse dalle mie e da quelle degli altri sceneggiatori della mia età li ritengo in grado di condurre il progetto seriamente”.

Ma è stato più facile convincere Bonelli o i lettori di Nathan, visto che quest’ultimi dimostrano una certa insofferenza sul vostro personaggio? E’ inutile che neghi ne abbiamo le prove. 

A.S.: E’ stato senza dubbio più facile convincere Bonelli.
I lettori (o meglio, i commenti dei lettori, dato che le vendite sono andate subito benissimo) sono stati un pò freddini, ma ora, dopo più di un anno, un certo entusiasmo per il personaggio sta cominciando a farsi strada, e le circa 200.000 copie vendute ogni mese lo dimostrano. Noi autori, comunque, aspettiamo di vedere come va a finire. 

Sempre in un intervista a FdC n.10, hai considerato le tue letture preferite: Il Corriere dei Piccoli, molte pubblicazioni francesi; le pubblicazioni della editoriale Corno ed ultimamente Byrne, Miller, Moore; e i manga in questa scaletta dove stanno, visto che molti lettori e ‘pseudo’ lettori ti rimproverano un Nathan Never “giapponesizzante” (non solo per l’ambito tecnologico), più che “amerikano”? 

A.S.: I giapponesi non sono stati per me una “lettura”. Non capisco un acca di giapponese, e guardavo solo le figure. Ho visto decine di cartoni animati in italiano (questo si ) ma il più delle volte la fantascienza dei cartoni giapponesi è ispirata a classici della letteratura di SF che io ho letto, quindi… 

Per quanto riguarda l’accusa di “giapponesizzante”, è ridicola. Anche Miller è “giapponesizzante”, ma nessuno lo ha rimproverato per questo. Mi sembra invece interessante avere un Italia un personaggio malleabile, pronto a raccogliere i suggerimenti che arrivano dalla fumetterie estere più avanzate, e in grado però di rielaborarle per suo conto. E non mi sembra poco. 

I disegnatori hanno avuto una certa difficoltà a seguire le tue indicazioni, specialmente quelle tecnologiche, da cosa dipende? 

A.S.: I nostri disegnatori, per quanto giovani, erano troppo legati a una visione del futuro “sudamericana” o, al massimo ,”Marvel”. Educarli a una visione· più realistica non è stato (e non è ) facile, ma speriamo di aver raggiunto una certa uniformità. 

Sappiamo che in redazione arrivano lettere di tutti i generi, anche quelle in cui il miglior complimento è  << andate a fare in c …. >>, come mai? Evidentemente la tua faccia è poco simpatica …. 

A.S.: La mia faccia per fortuna la vedono in pochi, e in ogni caso non c’entra nulla. Non è neanche vero che si ricevono lettere così “dirette” nel linguaggio (sarà capitato una o due volte al massimo).

Come ho detto sopra, l’accoglienza di Nathan è stata sicuramente fredda, soprattutto da parte dei lettori specializzati in fantascienza che avrebbero preferito (a giudicare dal tono delle loro lettere di protesta) degli adattamenti puri e semplici dei loro romanzi preferiti, piuttosto che un personaggio principale. 

nathan never di stefano casini (1991)

Facciamo una carrellata sui tredici numeri fin qui pubblicati.
Premessa: a nostro avviso tutte le storie superano abbondantemente la sufficienza, sia nei disegni che nelle storie, con delle punte molto alte nei n.ri 1, 7, 8, 11 e 12.

Numero Zero: A pag.14 Nathan Never “Sono un agente dell’Agenzia Alfa, e sono qui per riportarti a casa”. Risposta del numero zero “Casa? lo non ho casa signor agente … e non mi riporterai in uno squallido istituto dove gli scienziati giocano a palla col mio cervello “. 

Una prima impressione. Il primo impatto di Nathan: un ESP, un arma letale nelle mani di chiunque; cambiamo l’ambientazione, da una stazione orbitante a Washington, e mi ritorna in mente Martin Mystere n. 37/38 (La mente che uccide), C’è qualche legame tra i due racconti? 

A.S.: Nessuno. La storia (che è debole per mille altri motivi) da quel punto di vista è perfetta così. Gli ESP sono un argomento tipicamente fantascientifico e non vedo nessun collegamento con quella “classica” avventura di Martin. 

Nel NN n. 1  c’erano gli splendidi disegni di Claudio Castellini. In quel numero facciamo anche la conoscenza di Legs, che non mi sembra essere una di quelle donnine facili di Dylan Dog, ma … già, che cos’è Legs e fino a che punto sarà portato avanti questo personaggio? 

A.S.: Una premessa. Non farò commenti sulla considerazione che voi avete fatto sulle storie e ai disegni.. .. Bene … ora la risposta: Legs è una agente, come Nathan Never, ed è il primo caso di comprimario femminile “alla pari” nei fumetti bonelli (una vera “rivoluzione” di cui nessuno si è accorto (quasi nessuno), anche se esiste il precedente illustre di Bella, ideata da Gino D’Antonio, ma la situazione era diversa … Bella e Bronco si amano, Legs e Nathan no!).

Dove arriverà il personaggio? Ancora non lo sappiamo, ma cercheremo al più presto di raccontare la storia del suo passato, ricca di colpi di scena (speriamo) imprevedibili. 

Le leggi della Robotica ed Isaac Asimov, vedremo altre citazioni riprese dalla sua immensa opera, o è stato solo un caso? 

A.S.: Nessuno ha capito che quella storia (tra le righe) voleva dire cha Asimov aveva fatto il suo tempo, e che ormai le sue idee e i suoi libri sono superati (anche se, ovviamente, hanno fatto la storia della fantascienza). In ogni caso, per ribadire questo concetto, sto preparando un’altra storia, dove chiarirò meglio il rapporto tra i robot degli albi di N. N. e le leggi della robotica. 

NN n.2 “Il monolito nero” con Bonazzi ai disegni.
Pag. 76 Marcus Hackman ” … Gli uomini hanno bisogno di qualcosa in cui credere, Never …. ed io gliela offro … “. N.N. “Certo … per poi sfruttare i pellegrinaggi di migliaia di persone nella Suo Valley e guadagnarci sopra miliardi .. “; è la solita storia che si ripete da centinaia di anni a questa parte, una setta religiosa che sfrutta l’ignoranza del popolo per i suoi fini.

Volevate lanciare qualche messaggio particolare o era solo un modo per rendere noto questa ‘truffa’ tipica nella nostra era.? 

A.S.: Non capisco bene la domanda (colpa dell’intervista per lettera … N.d.R.).

Secondo noi l’idea di una setta che usa, nel futuro, come ” cargo cult” un film, o un elemento di un film del passato, era davvero buona (e ce lo hanno confermato anche Sclavi e Castelli, a cui la storia è piaciuta moltissimo). Quindi l’idea “nuova” c’era.

I fumetti poi sono fatti per divertire, non per lanciare messaggi (e infatti, vedi risposta precedente, quando ci provano falliscono in pieno). 

N.N.3 “Operazione Drago”, disegni di Stefano Casini.
Una trama scontatissima a nostro avviso. Pag.46 Reiser: “E’ una missione difficile, Nat … tu sei l’unico che può farcela” ed il generale Powers “Renditi conto che quei batteri rappresentano un pericolo per l’intera umanità; mi sembra di averla già sentita questa frase …. un infinità di volte!!
Sei d’accordo con me che Vigna poteva affrontarla meglio questa storia? 
Puoi dirci qualcosa? · 

A.S.: Rispondo: è una storia rivoluzionaria. E’ una avventura di spionaggio impostata come i film di James Bond. E’ la prima volta che si è fatto qualcosa del genere in ambito Bonelli, ma anche qui nessuno ha notato la cosa.

Oggi come oggi penso che Bepi la scriverebbe in modo diverso, ma io per primo riscriverei daccapo in numero uno … sono passati quasi due anni da quando queste storie sono state scritte e molte cose (tra cui anche Nathan) sono cambiate …. 

N.N. 5 “Forza invisibile”, disegni di Toffanetti. In un ambiente metropolitano futuribile non potevano mancare i mutanti e forse Medda (ammiratore del ‘mutante’ Claremont) era l’unico in grado di darci una sua personale visione. Ma con tutte le sue buone intenzioni, non mi sembra esserci riuscito (se mai ci ha provato).

Gli Esp sono invece una chiave di lettura per leggere di prostituzione e di una sensazione di malessere tipica dei giovani; ma niente a che vedere con i diversi di Claremont. Come la pensi tu sull’argomento mutante? 

A.S.: Perché, Claremont non usa i suoi mutanti per realizzare storie che sono metafore del mondo di oggi, e della gioventù americana di oggi? Non capisco proprio. 

N.N. 7 “La zona proibita”, disegni di Nicola Mari.
Questa storia ha aperto un varco non solo nell’ambientazione e nel personaggio di Nathan Never, ma anche nel modo di impostare un fumetto che dovrebbe essere ‘popolare’ ma che in realtà è molto di più. 

A Pag.65 Vivere …. è incredibile come ogni essere umano sia attaccato alla vita, come cerchi, sempre e comunque di restare su questo dannato mondo … in poche ore ho visto uomini rassegnati alla loro malattia, incattiviti.. .. con la mente ormai sconvolta o degradata a livello infantile e ciò nonostante vivi! E confrontandosi con loro mi sento un debole …. questi uomini sono riusciti ad adeguarsi a condizioni di vita nelle quali io forse mi sarei ucciso … ” e così via.

Mi sembra un inno a continuare ad andare avanti, un manifesto per la vita, ma specialmente il passaggio ad un Nathan maturo, è proprio così? 

A.S.: No. Anche se questa è la storia che preferisco tra quelle mie finora pubblicate, l’ho scritta prima di quella del numero uno, e il Nathan Never “maturo” deve ancora venire. Inoltre non è piaciuta granché ai lettori. L’accoglienza è stata buona, ma nessun entusiasmo. Un’altra “rivoluzione” mancata, secondo me. Il pubblico è un giudice spietato del tuo lavoro. 

N.N.8 “Uomini Ombra”. Non ho parole per elogiare la storia, vuoi aggiungere qualcosa tu; cosa hai lasciato fuori dal mosaico di questa storia da utilizzare in futuro? 

A.S.: Fuori è rimasto quasi tutto. In ogni caso, come avete potuto vedere, la trama della fratellanza Ombra si sta sviluppando, e le sorprese non sono certo ancora finite. 

N.N. 9 “Gli occhi di uno sconosciuto”, Stefano Casini ai disegni.
Interessante il legame musica/fumetto, sicuramente ben strutturato in una storia tutto sommato ben riuscita. Nathan Never sembra assumere una linea di riferimento abbastanza chiara: Medda cura delle storie più psicologiche, introspettive; tu quelle miste dove alla riflessione si miscela la sana avventura; Vigna quelle più classiche. Ma è e sarà sempre così? 

A.S.: No. E’ proprio falso. Aspettate e vedrete. 

N.N.10 “Inferno”, disegni di Dante Bastianoni. Ancora mutanti, ancora azione in una storia veloce nella lettura e nei disegni. 

E passiamo al N.N.11 “Fanteria dello Spazio”, disegni De Angelis.
La storia mi è sembrata buona anche i personaggi sono ben caratterizzati. Addirittura, se mi permetti, un fumetto bonelliano ha come protagonista delle donne: Susan Connery, Sonia Lockhart, Lupe Vasquez “E’ imperfetto, come tutti gli uomini…mi sono illusa inutilmente… non riuscirà mai a capire … ad accettare la nuova realtà di cui potevo renderlo partecipe … “. Cavolo non è cosa da poco, dicci qualcosa sulla genesi di questa storia sicuramente innovativa. Non mi raccontare le solite quattro balle su ALIEN! 

A.S.: La storia è nata da considerazioni fatte mentre ero militare. E’ piaciuta moltissimo ai lettori, ma io sono personalmente insoddisfatto. Non sono riuscito a metterci dentro tutto quello che volevo, soprattutto nel finale, che i molti hanno giudicato “militarista”.

Io, invece, volevo solo far notare che, se bisogna certamente fare tutto il possibile per la pace, è inutile illudersi che l’uomo la smetta di fare la guerra. E’ nato per quello, e non finirà mai di combattere contro i suoi simili (e il mondo di oggi ce lo dimostra con grande chiarezza). Non nego però che mi piacerebbe trovare qualcuno che mi dimostri il contrario. 

N.N. 12 (continuazione del n.11). La storia è veramente bella, mi ha suscitato una domanda che sicuramente ti avranno fatto un milione di volte.
L’ 11 il 12 sarebbero stati eccezionali a colori. Nathan mi sembra l’unico personaggio bonelliano che viene pensato e sceneggiato a colori, che poi ritroviamo solo in copertina. Ma mi rendo conto che 98 pagine a colori mensili sono impossibili da realizzare. Come cerchi di gestire questo handicap? 

A.S.: L’handicap non esiste, e i colori sono tecnicamente ed economicamente irrealizzabili in un albo mensile di circa cento pagine. 

Ti ringrazio per la pazienza dimostrata Antonio, Ciao. 

A.S.: Ciao Mario. 

FINE


Quella che vi accingete a leggere non è una vera e propria intervista, più che altro una chiacchierata tra alunni e professore. Mi spiego. Il sottoscritto frequenta la Scuola del Fumetto di Milano (nel 1992, NdR), dove studia come disegnatore e sceneggiatore. La classe è costituita praticamente da una manica di di pazzi che amano definirsi “disegnatori di fumetti” sebbene siano soltanto dei folli che si divertono a scarabocchiare fogli bianchi con matite, pennelli, pennini e tutto il resto. 

Unica speranza di salvezza è il professore Giuseppe Palumbo, noto disegnatore masochista e, aggiungerei, sadico visto che si diverte a seviziare i suoi alunni pur di farli disegnare in maniera decente … Queste sono le premesse, il resto lo potrete leggere da voi. 

Due anticipazioni che nell’intervista non sono inserite: 

1) Palumbo ha appena completato una storia di Martin Mystère, da lui scritta e disegnata, che forse verrà pubblicata sul prossimo Almanacco del mistero. 

2) Altro lavoro completo è “Assedio”, che presto uscirà in volume per i tipi della GRANATA PRESS. 

Ah, quasi dimenticavo! Nell’intervista troverete alcuni “personaggi” quali Natclem, Ivan, Balini ed Erika

  • Natclem è il battutista ufficiale della classe, solitamente coadiuvato da Ivan che invece, interessato ai discorsi fatti, ha cominciato a fare domande serie;
  • Balini è il capro espiatorio di tutto ciò che si combina in classe ed anche il disegnatore più spettacolare degli ultimi venti anni (ah! ah!) …
  • Erika è la classica ragazza calma e tranquilla, innocente vittima delle nostre continue battute …

GIUSEPPE PALUMBO TIENE LEZIONE! 
Se avete coraggio di chiamarla Intervista!
(da Fumettomania n. 4, ottobre 1992)

di VITO DI DOMENICO

dedica di giuseppe palumbo  a fumettomania (1992)

F.M.: Innanzitutto ti devi qualificare! Che studi hai fatto e tutto resto … 
PAL. (che non è un cibo per cani): Brigadiere Giuseppe Palumbo! 

F.M.: No, sul serio! Che studi hai fatto? 
PAL: Liceo Classico, poi laurea in Lettere antiche ed archeologia medievale. 

F.M.: Ah!Ah!Ah! Lettere Antiche … Questa è buona! 
PAL: Guarda che è vero! Puoi controllare all’Università di Bari 
Erika: Ma allora sei un mostro
Natclem: Incredibile! 

F.M.: Vabbè, mi fido. E col fumetto come è cominciata? 
PAL: E’ stato un malaugurato incontro! E ….. (pausa di 10 secondi) 

Natclem: Ma guarda, non sa più cosa dire! Si sta inventando tutto al momento è così indeciso! (Tutta la classe scoppia a ridere) 
PAL: Eh si! Vi sembra facile: “Come hai incontrato il fumetto?” L’ho fatto da sempre, non è che un giorno è arrivato e mi ha detto: “Ciao, sono il fumetto!”. 

F.M.: Okay, sono d’accordo, ma voglio dire: è una cosa che avevi in mente da sempre o è stata una scelta successiva? 
PAL: Praticamente da quando avevo 3 anni. … sto scherzando! Però ricordo che alle elementari mi facevo i miei bei fumettini. 

Natclem: lo invece mi facevo le bambine! 
PAL: Il solito maniaco sessuale! 

Natclem: Oh, se sono super-dotato non è colpa mia … è un dono di natura. E’ vero Erika? (Tutti ridono) 
F.M.: Tornando al fumetto …Qual’ è stato il primo approccio a livello professionale? 
PAL: Ho partecipato al concorso di Prato, sono arrivato in finale … 

Natclem: Tra i primi 100 finalisti (risate
PAL: Quello stesso anno si classificò secondo Vilella di Bari. lo intanto mi iscrivevo proprio all’università di Bari e così facemmo amicizia. Si unirono a noi anche Semerano e Catacchio e da lì cominciammo a muoverci in gruppo, a fare delle mostre, incitati anche da lgort che ci ha aiutati a farne altre. 

Dopo di che Vilella è finito su EUREKA; io, Semerano e Catacchio su TEMPI SUPPLEMENTARI e FRIGIDAIRE, dove in seguito ci ha raggiunto anche Vilella. 
Ah, poi avevo fatto anche un altro concorso prima di Prato, nell’84 … “Operazioni nuovi autori” di TOTEMMi pubblicarono. Una storia orrenda! 

F.M.: Inizialmente come era il tuo stile? Cioè, che tipo di tendenze avevi? 
PAL: Omosessuali! (Tutti quanti si sganasciano dalle risate) 

Natclem: Guarda che quello lo scrive su “FUMETTOMANIA”! 
PAL: Mi sembra giusto. 

Natclem: Allora è vero? 
PAL: NO (altre risate) 

F.M.: Stavamo dicendo … che tipo di impostazione aveva il tuo segno, allora? 
PAL: Più o meno quello che si vede anche adesso. I miei amori sono Magnus, Pazienza, Moebius, gli americani Jack Kirby, John Buscema ….. 

Natclem: … Natclem! 
PAL: E chi è Natclem? 

Natclem: Come “chi è”? 
F.M.: Non lo conosci? 
Natclem: Non devi dire “chi è”?, devi dire “Si!” 
PAL: “Si. Anche Natclem mi ha senz’altro influenzato.” 

F.M.: D’altronde è uno degli autori più rappresentativi! 
PAL: Senza ombra di dubbio. 

F.M.: Vabbè … hai detto che i tuoi punti di riferimento sono sempre stati quelli, però …. 
Natclem: Vito, perchè sei nervoso? 
F.M.: Non sono nervoso. Natclem: Ma se muovi i piedi in maniera continua! 

F.M.: Io muovo sempre i piedi. Mi serve a scaricare la … 
Natclem: Allora sei nervoso! 

F.M.: No, non sono nervoso! Ma per farti contento lo divento, così la finisci di rompere!!! 
PAL: Che manica di pazzi! Non ne faccio più di interviste, basta! 

F.M.: No, porca miseria! Non dire così! 
PAL: Va beh, va beh …. 

F.M.: Senti, che tipo di storie facevi agli inizi? 
PAL: Più o meno quelle che fanno tutti i disegnatori agli inizi. Storie autoconclusive: grandi menate esistenziali, sogni, cose di questo genere.

Poi, alla fine, quando te l’hanno detto almeno 250 persone che non gliene frega niente di quello che stai scrivendo e disegnando, allora capisci che devi cambiare genere. Al che iniziai a fare storie d’avventura. 

Ivan; qual’ è stata la prima casa per la quale hai disegnato? 
PAL: casa mia … (risate). No, è stata quella di TOTEM e poi di FRIGIDAIRE, come ho già detto. Anche se la prima uscita professionale fu su un quotidiano di qualche anno fa che si chiamava REPORTER e che durò solo un anno, se non sbaglio. 

martin mystere di palumbo

Natclem: Hai fatto fallire anche il quotidiano! 
F.M.: Che storia era? 
PAL: Una storia scritta da Daniele Brolli e disegnato da me. Si chiamava “Il gioco della morte”. Se la volete leggere la potete trovare in un fascicolo che raccoglie le mie primi storie si chiama “Double Trouble Comics”. Il fascicolo è in vendita presso ALESSANDRO DISTRIBUZIONI e costa solo 3000 (tremila) lire. 

F.M.: Da chi è pubblicato? 
PAL: Mah, un editore sconosciutissimo. 
Natclem: “BALINI ENTERPRISES” (risate di tutti) 

F.M.: Hai sempre lavorato da solo oppure hai seguito le indicazioni di qualcuno, magari, lavorando in qualche studio? 
PAL: No, in studio no. Però anche quando lavoravo da solo in realtà lavoravo in gruppo. Per cui buona parte dalla mia crescita è dovuta al contatto con gli altri. 

Natclem: Crescita? Ma quale crescita! 
Qualcuno mormora: …. questo qui vuole morire …. 
PAL: Ad esempio Sebastiano Vilella era già più avanti di me: era stato preso da EUREKA, era arrivato quasi primo al concorso di Prato …

Poi lui mi ha introdotto al gruppo VALVOLINE, e lì i transistor me li hanno raddrizzati sia Brolli sia lgort. Inoltre visto che ogni volta che andava in redazione da loro ci trovavo Filippo Scozzari che mi dava un sacco di consigli anche lui ha avuto una certa importanza nella mia formazione. 

F.M.: Che cosa mi dici di Brolli? 
PAL: Praticamente Brolli può scrivere’, e ha scritto, quasi ogni tipo di sceneggiatura italiani. Ha una capacità enorme di giostrare con i generi … potrebbe scrivere anche TIRAMOLLA

Certo, quello che mi interessa è ciò che stiamo realizzando insieme. Tanto per dirne una: la nuova storia di RAMARRO la sta scrivendo lui. 

F.M.: E Ramarro da cosa è venuto fuori? Qual’ è stato il processo che ha portato alla sua creazione? 
PAL: E’ stata una cosa abbastanza improvvisa, devo dire … come il caffè che arrivato ad un certo punto sale e viene fuori. A quel tempo c’era un grosso pubblico di persone cresciute con i supereroi che in edicola non si trovavano più anche se c’erano, non erano letti perché o, magari il publico si sentiva un pò più cresciuto e maturo. 

Anch’io facevo parte di questi orfani della MARVEL e quindi mi è venuto fuori questo personaggio che in pratica accontentava quel pubblico’ maturo. 
Questo forse spiega perché Ramarro abbia riscosso un pò di…

F.M.: …. Successo. 
PAL: No, successo no. Ha riscosso solo un pò di interesse. 

F.M.: In che anno è nato? 
PAL: La prima storia è stata pubblicata nel settembre dell’86, – poi sono seguiti 2 albi, il primo dei quali ha vino il premio “Bonaventura” a Treviso. E di questo me ne vanto (lancia un occhiata a Natclem) perchè quell’anno a concorrere al premio, c’erano albi di Pratt, Manara, Crepax, Pazienza, Scozzàri…

Natclem: …. Natclem!
PAL: … Natclem, esatto 
Natclem: che arrivò secondo. 
PAL: Insomma, era una bella gara. 

F.M.: Accanita! 
Natclem: Vabbè, diciamo pure che ti ho fatto vincere. Doveva rimanere un segreto, comunque …

F.M.: Devo dire la verità, sapevo che esisteva Giuseppe Palumbo e cheaveva fatto un supereroe masochista di nome Ramarro, ma la prima cosa tua che ho letto è stata “Miracoli” su CYBORG
PAL: Ah!Ah!Ah! Ci avrei giurato! 

F.M.: Beh, prima di qualche tempo fa difficilmente mi interessavo di un certo genere di fumetto …. anche perché ero un pò piccoletto! E comunque, a proposito di CYBORG, cosa ne sarà del materiale già pronto che non è stato più pubblicato per l’improvvisa chiusura?
PAL: Sarà pubblicato sul nuovo CYBORG. 

F.M.: Quello allegato a COMIC ART, o era L’ETERNAUTA?  
PAL: No, usciremo a Novembre come rivista indipendente per un editore che ci siamo creati noi TELEMACO

F.M.: Ah! Ma inizialmente si vociferava che sareste stati allegati …. 
PAL: Si, inizialmente dovevamo essere un inserto. Poi abbiamo deciso di uscire come rivista visto che ciò comporta tantissimi problemi e noi, ormai è risaputo, siamo masochisti! 

Ivan: Di un pò, preferiresti lavorare FISSO per UNA casa editrice o lavorare da freelancer, come stai facendo adesso? 
PAL: Preferisco il lavoro da freelancer. In questa maniera non ti annoi e, almeno in teoria, sei pagato meglio. In più puoi fare anche lavori in altri campi come la pubblicità, il design, l’illustrazione. E puoi anche venire ad insegnare alla SCUOLA DEL FUMETTO in una classe di scalmanati com la vostra! 

( A questo punto Ivan si alza e mostra a Palumbo il disegno che ha completato: la caratterizzazione di un “cattivo”. Palumbo dice che somiglia troppo al Joker, poi qualcuno parla di una presunta somiglianza con i soldati di Re Vega. E così ci ritroviamo a parlare di cartoni animati giapponesi …. ) 

F.M.: Noi siamo la generazione venuta fuori su con i cartoni giapponesi! Piacevano anche a te? 
PAL: Certo! Quando è uscita la prima serie di Goldrake sono letteralmente impazzito! 

Ivan: E Gundam? 
PAL: Eh, Gundam era stupendo … 

F.M.: Anche Lamù! 
PAL: Eccezionale! Anche se io faccio parte maggiormente della generazione de Gli Antenati, I Pronipoti e compagnia (la discussione degenera, ed è solo dopo un grande sforzo che riesco a riportarla a livelli normali … ) 

copertina del volume "Assedio " di Giuseppe Palumbo - Ggranata press
copertina del volume “Assedio ” di Giuseppe Palumbo – Ggranata press

F.M.: Tornando a CYBORG, con che intenzione eravate partiti e dove volevate arrivare? 
Natclem: Erano partiti con l’intenzione di fare soldi! 

F.M.: Ma figurati! Se volevano fare soldi non avrebbero pubblicato storie di quella difficoltà! 
PAL: Era un pò una scommessa. Noi provenivamo tutti dal “fumetto d’autore”, ovvero da riviste un pò particolari, però avevamo tutti quanti la passione per il fumetto che comunicasse. 

Così abbiamo cercato di trovare una formula che ci permettesse, attraverso una struttura precisa come quella del fumetto di fantascienza di discendenza americana, di comunicare delle cose che di fatto stavamo già cercando di comunicare da tempo. Tanto è vero che anche Ramarro, con l’apporto di alcune modifiche verrà pubblicato sul nuovo CYBORG

Ivan: Qual’ è la casa editrice con la quale ti è piaciuto di più lavorare? 
PAL: Francamente non saprei. Ogni casa editrice ha i suoi lati positivi e negativi. Ad esempio mi piace tantissimo lavorare con Sparagna di FRIGIDAIRE perché c’è un continuo scambio di idee, però no c’è un continuo scambio di assegni! (ridono tutti) 

Natclem: Però è anche positivo perché non glieli dai tu gli assegni! 
PAL: Ah, beh! Questo è il minimo! 

Cyborg n.1 della telemaco
Cyborg n.1 della telemaco

F.M.: Con qual autore vorresti lavorare o collaborare? 
PAL: Uhm … avevo cercato di collaborare con Pat Mills, l’autore di Marshall Law. Siccome anche lui ha creato un supereroe masochista, tale Gangrene nemico del Marshall, avevo pensato che si sarebbe potuto fare un incontro tra lui e Ramarro. Infatti gli ho fatto arrivare gli albi di Ramarro, la non mi ha mai risposto. 

Di conseguenza non sono neanche se i miei albi gli hanno fatto schifo o se ne è semplicemente dimenticato. Mi dispiace proprio perché poteva venirne fuori una bella storia. 

F.M.: Vediamo un pò …. Palombo e le donne! Parliamone. 
PAL: Ah!Ah!Ah! più che altro parliamo delle donne dei fumetti di Palumbo! Praticamente sono il perno di tutte le storie, se ci fai caso IN OGNI STORIA DI RAMARRO c’è una donna. 

Ad esempio in una storia c’è una donna che si innamora di lui. Si chiama Caina ed ha capito che l’unico modo per arrivare al cuore di Ramarro è per via intestinale. Cosicché si fa tagliare a pezzi da suo marito e si fa spedire a Ramarro, che se la mangia. Il marito, essendo un grande scienziato, la tiene in vita fino all’ultimo pezzo, dopo di che lei viene assorbita dal metabolismo del nostro eroe, arrivando al suo cuore. 

F.M.: Praticamente un finale romantico! Ma da quanto ho sentito dire tu vivi in casa con 2 donne! 
Natclem: Si, la mamma la zia. 
PAL: Hey, hey, calma … calma! Sono comunque fedele nei secoli, come i carabinieri! 

F.M.: Nellattuale panorama italiano … 

Ivan: Quale personaggio ritieni che possa sfondare? 
PAL: Se lo sapessi sarei ricco! beh, sono meccanismi molto strani, difficili da definire … il fenomeno dei MANGA è stata una cosa abbastanza improvvisa. 
Gordon Link, comunque, aveva tutte le premesse per essere un ottimo personaggio. Lo scrive una persona in cui ripongo estrema fiducia (Gianfranco Manfredi, n.d.a.) però, di fatto, non mi sembra abbia molte possibilità. 

Natclem: Dai Balini, fagli tu una domanda spettacolare! 
Balini: Perché non lavori per i mercati internazionali? 

PAL: Non è molto semplice, perché c’è bisogno di avere un contatto continuo con l’editore. 
Gli autori italiani che lavorano all’estero lo fanno perché hanno degli agenti che per loro tengono continui contatti con gli editori stranieri. Solo che l’agente li devi pagare! 

Però ti dico subito che l’altro ieri, alla Fiera del Libro di Bologna, ho preso contatti con la TUNDRA, casa editrice inglese, e con la DARKHORSE, americana. Entrambe sono interessate a “Miracoli”, per cui presto lo potrete vedere sui mercati anglosassoni. 

F.M.: Ora ricordo! Questa è una storia vecchia, c’era scritto su CYBORG che avresti lavorato per gli americani! 
PAL: Certo, perché la DARKHORSE è sempre stata interessata a CYBORG. Si pensava addirittura che l’avrebbe acquistata come testata … 

F.M.: Beh, spiacente interromperla qui, amici, ma l’ora di TECNICA DEL FUMETTO è decisamente finita. Palumbo è tornato a casa dalle sue due donne (cercherò di scoprire chi sono) e noi siamo rimasti in classe a scarabocchiare fogli con matite, pennelli, pennini e tutto il resto; Ma non preoccupatevi troppo, vi prometto Al più presto una nuova intervista con il suddetto autore. parola di …. 

Vito Di Domenico.  


L’INTERO NUMERO QUATTRO DI FUMETTOMANIA

FM#4 – Ottobre- Novembre 1992.
Copertina a colori. Illustrazione di Giuseppe Orlando

LO POTETE VISUALIZZARE E SCARICARE DAL SITO DALL’APP HyperComix


NOTE EXTRA

FUMETTOMANIA INDEX 1990 -2021

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