Aggiornamento del 10 luglio 2022

E’ la prima volta che una serie di articoli pubblicati su questo sito trovino un pubblico così interessato da farci decidere, a pochi mesi di distanza, di pubblicare l’articolo anche nella versione in inglese. Merito di Fabio che ha focalizzato tanto interesse

Da oggi, dunque, ogni martedi o mercoledi continuerete a trovare il nuovo articolo di Fabio (nelle due versioni, inglese ed italiano), e la domenica, invece, ri-condivideremo gli articoli dall’1 al 13 di “DRAGON AGE, DAL VIDEOGAME AI FUMETTI!completi anche della versione in inglese.

Che dirvi se non buona lettura

Introduzione originaria del 16 gennaio 2022

La rivista Fumettomania (dal 1990 al 2012), e questo sito dal 2012 in poi, si sono distinti per aver pubblicato, quasi tutti gli anni, degli approfondimenti che attirassero il lettore.
Negli ultimi due anni tali approfondimenti si sono intensificati, sia per la situazione pandemica scatenatasi nel febbraio 2020, sia per tante nuove collaborazioni.

A pochi giorni dall’inizio del 2022 abbiamo il piacere di ospitare l’amico ed esperto Fabio Ciaramaglia, già apprezzato sullo storico sito Glamazonia (per alcuni suoi articoli su Sandman) per inaugurare questa nuova serie di articoli dedicati a :

Mario Benenati,
responsabile del sito Fumettomania Factory Magazine


DRAGON AGE, DAL VIDEOGAME AI FUMETTI!
(DRAGON AGE, FROM VIDEO GAME TO COMICS!)

Intro di Fabio Ciaramaglia

La serie di articoli che verranno pubblicati nei prossimi mesi hanno l’ambizione di cercare di capire un fenomeno che è tutt’altro che nuovo, ovvero quello della migrazione di testi narrativi da un medium a un altro, attraverso un esempio molto specifico, quello di Dragon Age.

Nel pieno della tradizione dei giochi di ruolo fantasy, questo videogioco ha avuto, e ha ancora, più vite che passano attraverso l’editoria tradizionale, le web series e i fumetti. Questa continua transizione, come vedremo, non è tuttavia così semplice e lineare e nei prossimi mesi la esploreremo insieme.

In the first article we attempt to understand the fantasy genre, but also to narrow its meaning especially in relations to the more classic role-playing games.

F.C.

Multimedial storytelling: the example of Dragon Age and its franchised products

foto dei libri e sui fumetti su Dragon Age

Introduction: Fantasy and Role Playing Games

Fantasy

When in the 2020s we mention the word “fantasy” we risk to create a big black hole which can attract a long series of names, titles, settings, subgenres and then different media, platforms and fandoms. Also thanks to works considered canon classics such as The Lord of the Rings by J.R.R. Tolkien or prospect future classics such as The Song of Ice and Fire by G.R.R. Martin, fantasy is a word which conveys some similar stylistic features to most people, such as the existence of imaginary worlds in which wonderful and incredible creatures live and where magics has its vital importance.

One might say this happens also in fables, in science fiction and in horror products, and it may happen some fantasy fiction is set in a world which is basically our own. Some people prefer using the word“fantasy” rather freely, more similar to “The Fantastic” defined by Todorov. Despite the label fantasy, or fantastic, can appear convenient, the same label used in this way can increase the pulling power of the aforementioned black hole. Within its range we could induct, without any further selection, Star Wars saga, Marvel and DC superheroes and Stephen King‘s novels.

There are elements of magics in the Jedi and Sith orders, in their far, far away galaxy, aren’t there? There are wonderful creatures among superheroes, able to fly or to control the weather, aren’t there? Stephen King’s Maine is an alternate, yet realistic, version of our world’s Maine, isn’t it? The black hole pulls and allures us, showing us the visages of Lemuel Gulliver and Viktor Von Frankenstein, Captain Nemo and Pinocchio, Ichabod Crane and Dorian Gray, Harry Potter and the protagonists of Once upon a Time, while further away in time Ulysses and Jason wave at us. And many others.

For the goal we want to achieve for this series of articles we need to be stricter and we have to do what Alexander the Great did with the Gordian Knot. Let’s start with the fantasy setting. Most people would agree that “real” fantasy is set in worlds which mimic the European Middle Ages and early Renaissance as far as social hierarchy, clothing and technology are concerned.

The imaginary creatures which dwell in those worlds are normally inspired by North-European (namely Germanic and/or Norse) mythology and folklore. Magics exists and it follows its own strict rules of cause-effect which does not defile the feeling of realism. The black hole seems to be pushed away. It is quite likely that when we use the word “fantasy” most people think about something very similar to what we have mentioned in this paragraph.

And most people might imagine a warrior in full plate armour, wielding a sword and a shield, who moves inside some underground tunnels looking for a treasure safely guarded by a huge dragon. If so, we are thinking about the first side-product of this type of fantasy, a low cost product mainly inspired by Tolkien’s works – in a time when even thinking about a film on his trilogy was impossible for the lack of technology.

About fifty years ago, fantasy bore Dungeons&Dragons (D&D) and role playing games.

Further readings

I don’t think it’s possible to provide a full list of sources on this topic, because any attempt of covering everything would fill thousand-page tomes. A shorter list could be a biased choice on what fantasy is or is not.

My suggestion is to read the classics, especially those mentioned in the article (which are even without any copyright by now), to have one own’s idea. In Italian I’ve dealt with this topic on the magazine Star Fantasy n.6 in July 2005 -but I think you can find something better.

For most of my approach about fantasy and the fantastic my guide has always been Tzvetan Todorov, The Fantastic: A Structural Approach to a Literary Genre.

END OF PART ONE

Biography

FABIO CIARAMAGLIA

With an M.A. degree in English Literature, with a dissertation on Shakespeare and comics (2000) and a Ph.D. with a dissertation on Shakespeare and Italian TV (2004), I have always tried to deal with the complex relationship between literature and other media.

I have written for comics magazines, such as Fumo di China and Fumettomania (in its previous printed version), but also translated into Italian a couple of American comics for the publisher Magic Press and some poems. Meanwhile I have begun teaching English language at High School, at first in Rome and then, after 2015, in Trieste.

I have never lost the nerdy attitude even as a teacher, but since 2006 videogames have attracted me more and in some of them, maybe for a personal inclination, I have found several elements which are worth of being analysed, though before this year I had never dared approaching more seriously.


ITALIAN VERSION

Narrare multimedialmente:
l’esempio di Dragon Age e dei prodotti a esso correlati.

foto dei libri e sui fumetti su Dragon Age

Introduzione: Il fantasy e i giochi di ruolo

Il fantasy

Quando si parla di “fantasy” nel 2022 si rischia di entrare in una sorta di buco nero che può attrarre una serie di nomi, titoli, ambientazioni, sottogeneri, per poi passare a differenti media, piattaforme e tipologia di utenza. Tuttavia, forte di opere ormai quasi canoniche della letteratura come The Lord of the Rings di J.R.R Tolkien e di nuovi e possibili futuri classici come The Song of Ice and Fire di George R.R. Martin, il fantasy tendenzialmente comunica a gran parte delle persone una serie di stilemi, come l’esistenza di mondi fantastici in cui creature meravigliose e incredibili vivono e dove la magia può avere un forte impatto.

Si potrebbe obiettare che ciò accade anche nelle fiabe, nelle favole, nella fantascienza e nell’horror, così come che certe tipologie di fantasy sono ambientate in un mondo somigliante al nostro contemporaneo.

Nella fluidità del presente c’è chi, come chi scrive, preferisce utilizzare una più ampia categorizzazione, ovvero quella di “letteratura fantastica”. Questa etichetta è assai più comoda, ma al contempo ingombrante poiché rischia di essere una delle forze principali dell’effetto buco nero di cui parlavo in apertura. Al suo interno possono finirci, indistintamente, la saga di Star Wars, i supereroi della Marvel Comics e della DC Comics e i romanzi di Stephen King.

Ma d’altro canto non c’è un qualche elemento magico nell’ordine dei Jedi e dei Sith nella loro galassia lontana? Non ci sono creature meravigliose tra i supereroi capaci di volare o controllare gli elementi?
Non c’è una reinvenzione del Maine reale in quello più fantastico dei libri di King?

Il buco nero ci attrae e ci seduce, mostrandoci le figure di Lemuel Gulliver e Viktor Von Frankenstein, il Capitano Nemo e Pinocchio, Ichabod Crane e Dorian Gray, Harry Potter e i protagonisti di Once upon a Time, mentre da più lontano ci salutano anche Ulisse e Giasone. E tanti altri.

Per lo scopo di questa serie di articoli dobbiamo essere più netti e dobbiamo, per ora, adottare la soluzione alessandrina per delimitare meglio il campo del nostro argomento. Partiamo dai mondi fantastici.

In molti concorderanno che il “vero” fantasy è generalmente ambientato in un mondo che imita il medioevo e il primo rinascimento europei, per ciò che concerne le gerarchie sociali, l’abbigliamento e la tecnologia. Le creature fantastiche che li abitano sono di ispirazione prevalentemente nord-europea, tratte dal mondo mitologico e folklorico germanico/scandinavo.

La magia esiste e segue delle proprie leggi di causa ed effetto che non limitano la verosimiglianza del tutto. Ci stiamo allontanando dal buco nero. È assai probabile che quando la parola “fantasy” viene menzionata, gran parte delle persone pensino proprio a qualcosa che si muova entro queste delimitazioni che abbiamo fissato.

Sarà facile immaginare anche un guerriero in armatura, spada e scudo che si muove in gallerie sotterranee alla ricerca di un tesoro custodito da un enorme drago.

Stiamo pensando al primo sottoprodotto di questa tipologia di fantasy, a basso costo, che derivava quasi direttamente dalla letteratura fantasy di ispirazione tolkeniana, quando era impensabile produrre un film sulla trilogia (per i costi e per l’obiettiva mancanza di tecnologia adeguata). All’incirca una cinquantina di anni fa il fantasy partorì Dungeons&Dragons (D&D) e i giochi di ruolo.

fine parte 1

Bibliografia minima:

Non credo possa esistere davvero una bibliografia “minima” su quest’argomento, poiché il tentativo di essere esaustivi coprirebbe molte pagine solo di riferimenti bibliografici. Essere più selettivi in merito vorrebbe dire decidere a priori cosa è fantasy e cosa non lo è.

Oltre ai classici citati, gran parte dei quali ormai anche fuori dai diritti d’autore, posso rimandare a un’altra riassuntiva introduzione fatta da me su Star Fantasy n.6 del luglio 2005.

Per le definizioni di letteratura fantastica il mio riferimento è da sempre Tzvetan Todorov, La Letteratura Fantastica, Garzanti.


Biografia

FABIO CIARAMAGLIA

Con una laurea in letteratura inglese con una tesi su Shakespeare nei fumetti (2000) e con un dottorato con una tesi su Shakespeare nella televisione italiana (2004), ho sempre cercato di occuparmi della relazione tra letteratura e altri media.

Ho collaborato con varie riviste di fumetti, da Fumo di China a Fumettomania nella sua precedente incarnazione, ma ho anche tradotto due fumetti per la Magic Press e alcune poesie inglesi. Ho poi iniziato a insegnare inglese nelle scuole superiori prima a Roma e poi, dal 2015, a Trieste.

Non ho perso l’animo nerd nemmeno da insegnante, ma a partire dal 2006 ho virato più sul versante dei videogiochi, in alcuni dei quali, forse per deformazione professionale, ho riscontrato elementi degni di analisi che però prima di ora non avevo avuto il coraggio di affrontare con maggiore serietà.

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