Continua la pubblicazione in digitale tutti gli articoli estratti dal n. 11, della nostra amata pubblicazione cartacea, che risale a dicembre 1998; con quel numero l’associazione iniziava un lungo percorso (l’idea di base era quella di dedicarsi a temi specifici), che durò fino al 2010. Con il n. 11 ci fu il ritorno ad una copertina vera e propria, le pagine passavano da 20 a 32, anche se la tiratura rimase invariata (cioè circa 350 copie).

Anche se con lentezza trasferirò in digitale tutti gli articoli tratti della nostra fanzine cartacea (1990-2012).

Oggi, presento dei testi realizzati a Cremona nel 1998, durante la nona edizione di “Nuvole a Cremona” che era un bel festival organizzato dal Centro fumetto “Andrea Pazienza. A quel tempo (che lavoravo con continuità, diversamente da oggi, e guadagnavo) riuscii ad essere presente e feci delle belle chiacchierate con Stefano Ricci, Giovanna Anceschi, Massimiliano De Giovanni,Otto Gabos, Vanna Vinci, Claudio Chiaverotti e con il compianto Carlo Ambrosini.
Questo articoli ed i prossimi che pubblicherò nelle prossime settimane li dedico a Michele Ginevra e a tutti gli amici che ho incontrato a Cremona (in particolare a coloro che non ci sono più) da quando ho conosciuto la loro bella realtà.

Si comincia con l’incontro di Stefano Ricci e Giovanna Anceschi, autori (a quel tempo) di una bella rivista chiamata MANO, pubblicata da Coconino Press. Ci dissero, nel 1997, delle cose interessanti (ad esempio l’ultima risposta, sulla critica) che, anche oggi a distanza di 26 anni, sono attuali ed altrettanto interessanti. Leggetele con attenzione.

Continueremo nelle prossime settimane con tutti gli altri autori.

Come sempre, buona lettura
Mario Benenati, curatore del sito Fumettomania Factory Magazine

Per chi ci legge la prima volta: I precedenti articoli tratti dal n. 11 cartaceo hanno riguardato: l’intervista agli autori messinesi di The Funky; un articolo sulle varie autoproduzioni del 1997-98, tra cui spiccavano le produzioni the Bonerest (con l’esordio di Matteo Casali e Giuseppe Camuncoli) e quelli della Factory; un testo legato alla Bonelli editore; ed una riflessione sul Cavaliero Oscuro, The Batman (che fece il suo esordio nel marzo-maggio del 1939, cioè 85 anni fa, NdR), una riflessione sulla produzione Marvel de fine anni novanta, una recensione-panoramica sui racconti di guerra realizzati negli anni 90 da un grande autore indipendente, Aleksandar Zograf, pseudonimo del serbo Sasha Rakezic.

Il sommario del n. 11 è riportato di seguito

NUVOLE A CREMONA
chiacchierate con Stefano Ricci, Giovanna Anceschi, Massimiliano De Giovanni,
Otto Gabos, Vanna Vinci, Carlo Ambrosini e Claudio Chiaverotti – PRIMA PARTE

di Mario Benenati – (ottobre 1998)

Foto scattata a Nuvole a Cremona nel 1998
Foto scattata a Nuvole a Cremona nel 1998 @ Archivio del BAM FUMETTO

Introduzione

Negli anni passati sono stato a Lucca e a Roma, entrambe bellissime manifestazioni, tanti autori di fumetti e tanti giovani con cui discutere. Quest’anno sono stato invece a Cremona dove si organizza una manifestazione interessante, che bada al momento culturale quasi allo stesso modo cui bada a quello commerciale.

Quest’anno (il 1998, NdR) la manifestazione mi sembrava, rispetto alle cose lette negli anni precedenti, un pò più leggera: una sola mostra espositiva, quella dedicata al grande Jacovitti, con dei disegni stupendi, esposti in maniera ineccepibile nei pannelli dislocati nel ‘Salone Alabardieri del Palazzo del Comune’ e materiale vario (disegni, gadget, diari ed altro) all’interno di teche orizzontali.

II patrimonio di Jacovitti era valorizzato al massimo, la mostra è stata una bella occasione per conoscere il lavoro di un grande artista; a completare il tutto cera anche un ottimo catalogo.
La seconda esposizione, era un piccolo su Andrea Pazienza, all’interno del ‘Centro Fumetto‘ (a quel tempo ancora con sede in via Speciano, NdR) spero sia stata un’occasione per far conoscere il Centro e ad avvicinare il visitatore all’opera di questo grande autore.
E poi c’era la sala contrattazioni, punto nevralgico della fiera. Uno spazio che mi ha colpito per due motivi diversissimi: la forte aggregazione dettata dalla morfologia del luogo e la mancanza di una vera e propria segreteria, che scandisse i momenti della manifestazione.

Passiamo agli incontri, cui ho assistito nei due giorni della manifestazione: aprirono i giovani di ‘Fagorgo, un’autoproduzione degna di nota, con buoni testi e disegni, che rivelarono un buona personalità oltre che una chiara influenza franco-belga. Poi tocco al pacato Stefano Ricci che presentò la rivista MANO n. 4 e a Otto Gabos, Vanna Vinci, Mattioli, e M. De Giovanni con la nuova (allora) rivista di Mondo Naif 2. Il giorno dopo fu la volta di Ambrosini con la serie ‘Napoleone’, di Chiaverotti che presentò la serie ‘Brendon’, entrambe pubblicate dall Sergio Bonelli Editore, NdR).

Vista la distanza temporale che separa l’ascolto di questi interventi, e la loro trascrizione sulla fanzine, ho preferito proporre: le classiche domande-risposte, delle cose in forma parlata, tra virgolette, ed anche degli interventi di ricucitura (quelli che trovate in corsivo) del sottoscritto.
Nota bene: Questa stessa soluzione l’ho lasciata inalterata anche per la pubblicazione su questo sito, che avviene a distanza di 26 anni.


MANO, la rivista.

di Stefano Ricci e Giovanna Anceschi

Stefano e Giovanna presentarono il n. 4 di Mano (Coconino Press), rivista di fumetti, scritti e disegni. Il Relatore dell’incontro era Gigi Rizzi, del Centro Fumetto “Andrea Pazienza”.

Gigi Rizzi: La rivista ha un taglio molto europeo, con un confronto fra tutti gli autori sul disegno ed una caduta delle frontiere.
Cosa ne pensano gli autori di questo taglio europeo, di questa novità?

Stefano Ricci: Quando abbiamo cominciato non c’era consapevolezza di una appartenenza ad un circuito europeo, in realtà invece, questa cosa esiste ed è condivisibile. Esiste adesso, connaturata al fatto che l’editoria indipendente in Europa, ed in Italia, è una cosa piuttosto recente. Puntiamo su questa complicità, autori europei e non, che due volte all’anno diventano complici di questa nostra idea, questa complicità è ha un suo peso nel lavoro redazionale, perché dà anche una lettura critica del lavoro che stai facendo.

G.R.: Nel n. 4 l’utilizzo della tecnica del taglio e combinazione di diversi giornali messi insieme (inventata da William Burroghs), prosegue per tutta la rivista.
Giovanna Anceschi: Si, già l’editoriale è una sorta di cut-up che si avvicina al nostro modo di lavorare. Anche la scelta dei materiali differenti, che hanno un unità o una disunità, è un nostro modo di lavorare. Anche sulle immagini c’è una scelta, un montaggio, un rimontaggio, altrimenti verrebbero fuori dei volumi spaventosamente grandi.

G.R.: La rivista ha anche un senso di bottega dell’artigianato, in senso tradizionale, con una cura estrema in qualsiasi cosa?
S.R.: Il lavoro editoriale è faticoso. Se per bottega si intende un luogo vivo, nervoso, dove occorre mestiere, in cui ognuno porta qualche cosa, allora, si è una sorta di bottega, di laboratorio. Il cuore del lavoro é proprio il montaggio di questi materiali, rinunciare alla propria giornata di disegnatore o sceneggiatore per mettere insieme dei materiali di altri è un annullarsi, ed anche un grosso apprendistato.
Sto leggendo un libro di una brava scrittrice, Agatha Christoff, la quale dice che “per diventare un bravo scrittore bisogna diventare niente”. Fare un lavoro redazionale può essere un buon insegnamento, è questo l’aspetto che conta nel lavoro che facciamo.

Un pò di tempo fa ho anche letto un libro dal titolo ‘Uomini tedeschi” di ADELCHI, scritto nel 1933. Una raccolta di lettere, lettere che uomini tedeschi di tre secoli scrivono ai loro amici. E’ un libro sulla Grande Germania, che racconta la Grande Germania nel momento in cui è pericoloso farlo, la differenza è che racconta una Germania molto diversa da quella raccontata da Hitler. E’ un libro che ha destato molto scalpore. Ecco è un testo completamente di montaggio, questo signore ha dimostrato che un grande libro politico, di racconti, può essere fatto semplicemente mettendo una cosa dopo un’altra. E’ stato il documento politico più fastidioso per il Terzo Reich, che nasceva allora e racconta la forza del montaggio e della lettura dei materiali.

Tavola tratta dalla storia “Quella notte d’agosto” di Yvan Alagbè (su Mano n.4 )
Tavola tratta dalla storia “Quella notte d’agosto” di Yvan Alagbè (su Mano n.4 ). Dall’Archivio del BAM FUMETTO.

Stefano, ha poi parlato di Chris Marker regista di ‘La jetée’, un film statico, bellissimo, fatto di immagini, che rinuncia al montaggio, di alcune cose che saranno presentate sul n. 5 della rivista Mano, tra cui una traduzione di un film mai fatto da un altro regista francese, una cosa grottesca, molto spassosa.
Secondo Stefano e Giovanna, l’autore di fumetti guarda molto al cinema, che con il suo storyboard, il montaggio, è molto vicino al fumetto, da cui differisce sostanzialmente per la musica.

G.R.: Una rivista di questo tipo potrebbe trovare una migliore collocazione in mostre come Angouleme che in quelle esistenti in Italia? Cosa ne pensate di queste realtà italiane e straniere?
G.A.: Si è vero, Angouleme, come a Bruxelles o in Svizzera, sono festival dove oltre il mercato ci si incontra e si discute.
S.R.: Io non sono d’accordo sul fatto che ad Angouleme la rivista starebbe meglio, l’ambientazione internazionale favorisce gli scambi culturali, ma in Francia, in particolare, non c’è quella apertura viva che invece trovo nel nostro paese, quella rilettura anche delle figure storiche nel campo dei fumetti.

Daniele Cauzzi, del centro fumetto: Sfogliando Mano mi accorgo che ha due livelli di approccio: quello immediato, emozionale, del disegno di Mattotti (per esempio), e all’estremo, c’è l’intervista lunga ed esaustiva della Giandelli (sul n.3), dove uno conosce e studia a fondo l’opera. Sarebbe bello vedere che Mano, visto che ha un sottofondo culturale impressionante, potesse passare da un libro che viene studiato ad un libro che insegna, magari aprendo uno spazio a gente come Barbieri, Faeti, gente che attraverso Mano insegnerebbe a chi la legge come leggerla. Non è un vostro scopo, vi è passato in mente?G.A. : E un pò quello che dicevo prima, sul come è costruita la rivista e sull’editoriale del n. 4. Il nostro lavoro critico, più che costruirlo attraverso pezzi di critici, di studiosi, lo facciamo nell’accostamento di materiali storici e non, nel montaggio di questi materiali…

D.C.: Quello che manca alla gente che legge è come leggere le cose, un fumetto, un disegno ecc., chi vede Mano dice “che cos’è questa cosa”, lo compra e poi va a casa …
G.A.: Probabilmente lo compra perché conosce un autore, poi leggendola ne scopre altri e trova un suo modo di accostarsi alla rivista.

Massimo De Giovanni (dei Kappa Boys): Io non capisco una cosa, io compro un CD, mi trasmette qualcosa; vedo un film, mi trasmette qualcosa; perché il fumetto deve avere dei codici di didattica e qualcuno mi deve spiegare come interpretarlo, il fumetto lo vivi.
S.R.: Noi non facciamo selezione del Reader Digest, la nostra è una rivista aperta, i nomi che hai fatto dall’inizio li abbiamo sempre evitati. Nel n.4, per esempio, c’è un testo di Alessandro Pessoli, che non è un disegnatore di fumetti, eppure il suo è un testo acutissimo; c’è una lettera aperta di Outlook Ipellie, un disegnatore eschimese, che dice cose oggettivamente vere per i fumetti.

Esiste una difficoltà a trovarsi e a condividere il tempo con i collaboratori, che partecipano a Mano; molte volte non ci sono cinque minuti per parlare delle cose che riguardano la rivista, nessuna di queste persone ci ha detto, “bello, brutto” oppure “ho una mezza pagina dell’ultimo lavoro di Andrea Accardi”, o di ‘Palestine’. E’ un dato oggettivo che noi non abbiamo deciso di fare una rivista in assenza di critica, anzi, gli incontri e le presentazioni sono preziosissimi e vi assicuro che, con i nostri mezzi, ne facciamo tesoro.

S.R.: Il ruolo della critica è altissimo, ci vuole del talento, ci possono essere degli anni in cui non ci sono autori che hanno una grande comprensibilità, cioè che sono capaci di fare grandi storie, molto dirette, può anche succedere che per degli anni non ci sia grande talento, dal punto di vista della lettura critica, cioè qualcuno che magari sia isolato dal mondo e ti dia una lettura dei materiali veramente rivelatrice, poi penso che il ruolo della critica non sia solo quello, credo che una persona deve essere lì dove le cose cominciano, nelle case delle persone che disegnano, nelle case di quelli che hanno fondato una casa editrice e stanno facendo il secondo libro, li devi incontrarle quelle persone. Se non li incontri questo significa qualche cosa, la loro mancanza in quel momento determina che vai a cercare altrove testi interessanti.

Tavola tratta dalla storia “le sorelle Zabîme” di Aristophane (su Mano n.4)
Tavola tratta dalla storia “le sorelle Zabîme” di Aristophane (su Mano n.4).

MANO, la rivista/libro fondata nel 1996 da Giovanna Anceschi e Stefano Ricci, frutto di una ricerca trasversale attraverso i generi e le arti, torna in libreria con un nuovo editore. Come sempre è il disegno il filo conduttore dell’itinerario, dove i materiali, fumetti scritti disegni tutti inediti in Italia, trovano negli accostamenti e nelle tangenze, nuove prospettive di lettura.

Tra i numerosi riconoscimenti la rivista ha ricevuto: a Roma per Libri in Campo il Premio Miglior Rivista dell’Anno 1996, il Premio ANAFI 1997, Il Premio Signor Bonaventura 1998, il Premio Attilio Micheluzzi 2000, e per l’innovativo progetto grafico e editoriale è selezionata per il Premio Compasso d’Oro 2001.

Stefano Ricci – BIOGRAFIA

(si ringrazia la Biblioteca Sala Borsa del comune di Bologna, dal cui sito abbiamo attinto la Biografia dell’autore)

E’ nato a Bologna nel 1966, vive e lavora ad Amburgo. E’ un artista eclettico, pittore, grafico, illustratore, fumettista, musicista.

Dal 1985 collabora a “Frigidaire”, “Linea d’ombra”, “Il Manifesto”, “Panorama”, “Nova Express”.

Pubblica Tufo per la Granata Press nel 1994, su sceneggiatura di Philippe de Pierpont, selezionato al Festival di Angoulême. Seguono Nina e Lili e Anita, quest’ultima edita nel 1998 dalla Kappa Edizioni in una nuova edizione ampliata.

Depositonero, centoventidisegni (Mano ed. e Freon ed., 1999) e Depositonero/2 (Infinito ed., 2002) raccolgono una scelta di lavori.

Dal 1994 firma progetti di immagine coordinata e di collane editoriali per le quali è stato selezionato dall’ADI, Design Index 2000, per il premio Compasso d’oro 2000.

Dal 1995 è curatore della collana “Edizioni Grafiche” della stamperia e galleria d’arte Squadro di Bologna ed è il fondatore e co-direttore della rivista “Mano und gestaltet Plakate”.

Nel 1996 fonda e dirige con Giovanna Anceschi la rivista “Mano. Fumetti scritti disegni”, edita ultimamente da Coconino Press.

Dal 2003 è direttore artistico di “Bianco e nero”, rivista del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Insegna disegno all’Università delle Arti Applicate di Amburgo. Dal 2008 dirige, con Anke Feuchtenberger, la casa editrice MamiVerlag.

Dal 2005 è docente della Fakultät Medien, Information und Design di Amburgo e dal 2004 è docente del corso di fumetto e grafica contemporanea al D.A.M.S. Gorizia, Università degli Studi di Udine. Autore conosciuto a livello internazionale da tempo sperimenta nuove forme creative salendo sul palco insieme a musicisti, per alimentare il flusso di segni e colori con le note. Nel 2017 partecipa alla Triennale di Milano. Nel dicembre del 2020 l’autore ha donato una sua opera originale realizzando delle stampe per il manifesto celebrativo del diciannovesimo compleanno della biblioteca Sala borsa


L’INTERO NUMERO UNDICI DI FUMETTOMANIA

L’Associazione FUMETTOMANIA FACTORY – APS, che opera dal 1991 a livello nazionale – senza mai dimenticare le attività svolte nel territorio della propria sede operativa a Barcellona P.G., – ha come finalità la promozione, la divulgazione e la valorizzazione delle tematiche correlate al linguaggio del fumetto.
La “mission” di Fumettomania, è quella di attrarre ragazzi di tutte le età promuovendo progetti a loro dedicati, che parlino di argomenti attuali e coinvolgenti, utilizzando il fumetto, che si profila come forma d’arte autonoma che contiene in sé il codice linguistico della letteratura (le parole), le sue modalità di fruizione, ma anche la sequenzialità del cinema e l’attenzione figurativa delle arti visive tradizionali.
L’impegno dell’Associazione – a 33 anni dalla fondazione – è quello di diffondere la cultura del Fumetto e, fra i nostri obiettivi, c’è la volontà di continuare i progetti culturali e sociali sul territorio con laboratori rivolti a giovani appassionati e alle scuole, mostre personali e collettive dedicate al fumetto, all’illustrazione e affini, presentazioni di fumetti ed incontri con gli autori


NOTE EXTRA

FUMETTOMANIA INDEX 1990 – 2012

ovvero, tutte le informazioni e tutti i contenuti relativi ai 20 numeri pubblicati della rivista cartacea Fumettomania.

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