Quand’ero piccino, mio padre mi parlava spesso di un fumetto chiamato “Bonaventura”, pubblicato in un giornale (così lo chiamava lui), dal titolo Correre dei Picccoli; da adolescente cercando di capire meglio la storia del fumetto italiano, nelle mie letture ho conosciuto anche “Marmittone”; ma mi era sfuggito un terzo personaggio, “Sor Pampurio”, che è stato anch’esso un pilastro della storia del fumetto italiano di inizio novecento a tal punto da esser parte integrante del linguaggio comune.
Carlo Bisi è stato il creatore di “Sor Pampurio” ed è stato celebrato sei anni dall’ANAFI (la più longeva ed importante associazione culturale nazionale dedicata allo studio del fumetto) con un Convegno a Reggio Emilia. 

M.B. (25-07-2016)

ct25_10 foto di Carlo Bisi

1890: Carlo Bisi, un maestro dell’ironia borghese

di Carlo Scaringi

(riproposta. prima pubblicazione 20-11-2010)

ct25_10 - sor pampurio uno dei primi personaggi inventati da CARLO BISI

Ci sono almeno tre personaggi apparsi sul Corriere dei Piccoli negli anni del Ventennio che al termine della loro vita di carta sono entrati, come modi di dire, nel linguaggio comune. Spesso infatti per indicare un uomo fortunato si dice che è un “Bonaventura”, mentre il soldatino pasticcione è senz’altro un “Marmittone” e il piccolo borghese perennemente insoddisfatto del proprio lavoro è un “Sor Pampurio” che cambia sempre alloggio. Sono tre figure emblematiche nel mondo delle nuvolette (anche se allora erano rigidamente bandite) che in pratica, con le loro semplici, ripetitive, ingenue avventure, hanno scritto significative pagine di quella piccola storia del costume italiano.
Il signor Bonaventura fu ideato nel 1917 da Sergio Tofano, all’epoca attor giovane in cerca di gloria, Marmittone nacque nel 1928, “figlio” di Bruno Angoletta, pacifista convinto e il Sor Pampurio apparve nel 1929, ideato da Carlo Bisi, che aveva già un passato da disegnatore.
A Carlo Bisi l’ANAFI ha dedicato, sei anni fa,  un convegno all’interno della tradizionale mostra-mercato di Reggio Emilia a 120 anni dalla nascita. Bisi è infatti nato nel 1890 a Brescello, il paesino della Bassa dove Guareschi avrebbe ambientato le avventure di Peppone e Don Camillo, ed è morto ultranovantenne nei primi anni Ottanta.

Sor Pampurio è stato il frutto di un’invenzione geniale, soprattutto per l’immagine senz’altro clownesca che offriva quell’ometto, con la calvizie nascosta da un cappello a cilindro, il volto a uovo di Pasqua incorniciato da due gomitoli di capelli che gli coprivano le orecchie. Come cravatta, un papillon gigantesco e triangolare, e indosso una lunga palandrana sopra abiti forse fuori moda. Non sappiamo che lavoro facesse, forse era un impiegato, ma non se la passava male in un’Italia dove si sognavano le famose mille lire al mese di una popolare canzone (oggi la musica è la stessa, basta sostituire le lire con l’euro): aveva un discreto alloggio, si poteva permettere una servetta, la moglie, i figli e i canarini. Ma non era mai soddisfatto e scaricava le frustrazioni del lavoro sul resto del mondo. All’inizio lo troviamo sempre “arcicontento del suo nuovo appartamento”, ma poi, poche vignette dopo sempre commentate da strofette in rima, eccolo “arciscontento che cerca un nuovo appartamento”. Basta poco per fargli lasciare l’alloggio: il pianto di un neonato, i vicini chiassosi e invadenti, l’arrivo della suocera, il rumore del traffico (negli anni Trenta), e ogni volta la storiella ricomincia, apparentemente sempre uguale, ma anche sempre diversa.
Come abbiamo detto, Pampurio è un piccolo borghese, con una vita decorosa, che spesso cede alle lusinghe del nascente consumismo, per cui si lamenta perché “i mobili senza un valido pretesto, cambiar si deve al più presto” oppure perché “lo stipendio lasciar si deve per andare sulla neve”. La sua insoddisfazione contagia anche la moglie: “la signora che sta sotto ha un bellissimo salotto, e quell’altra al piano nobile ha tre serve e l’automobile” sbotta ogni tanto la Pampuria, che talora non sopporta neppure la servetta che stregata dal cinema “s’interessa in modo vivo ora a questo ora a quel divo”, tralasciando le faccende di casa. Come si vede attraverso le tavole del Sor Pampurio, Carlo Bisi ha finito per raccontare, con umorismo e forse involontaria ironia, la vita degli anni Trenta e seguenti, senza trascurare il periodo della guerra, vista spesso attraverso le piccole storie che s’intrecciavano nei rifugi durante i bombardamenti. Ecco allora le malignità sulle vicine che scendono nel rifugio in pigiama o anche in abito da sera oppure fanno le scale a precipizio “aggrappandosi a Caio e Tizio”. Non mancano le incursioni gastronomiche, soprattutto per riaffermare la validità dei piatti nostrani, in anticipo sulla dieta mediterranea. C’è chi licenzia la servetta che prepara “i fegatelli in fricandò alla moda di rondò” e chi preferisce “le belle italiane tagliatelle, gli spaghetti, lo stracotto e l’ossobuco col risotto”. Così, tra una storiella e l’altra, il Sor Pampurio è entrato nella piccola storia del costume e Carlo Bisi in quella del fumetto.

ct25_10 - sor-pampurio

Per saperne di più

Ogni anno, nel primo fine settimana di dicembre, Reggio Emilia diventa  quasi una piccola capitale del fumetto italiano. Collezionisti e appassionati girano per gli stands della mostra-mercato dell’ANAFI a caccia di novità e di cimeli del passato, come qualche vecchia tavola di Carlo Bisi che oltre al Sor Pampurio ha disegnato anche le storie del dottor Piramidone, ingegnoso inventore, strampalato e sfortunato, e di Spocchio, un ometto pelato, diffidente, con un naso bitorzoluto che sospetta di tutti.
Nel 2011, per onorarne al meglio la memoria, l’Anafi, dopo aver organizzato il Convegno Un maestro dell’ironia borghese a lui dedicato e il relativo omonimo volume, ha aperto un piccolo sito web che porta il suo nome, sperando di fare cosa gradita a quanti hanno apprezzato, nel tempo, la persona e la sua opera.

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