FUMETTOMANIA STORY
Ovvero la storia di Fumettomania, della rivista creata nel 1989-90, dell’associazione siciliana fondata nel 1991.

Siamo arrivati alla fine degli anni novanta, e stiamo pubblicando i testi tratti dal n. 12 (dicembre 1999-gennaio 2000), dedicato per lo più alle autoproduzioni, con il quale festeggiammo dieci anni di vita editoriale; questo numero era di 32 pagine, formato comic book, in B/N e con una tiratura di circa 350 copie. La copertina era di Luca Bertelè con la partecipazione di Michele Duck.

Oggi è la volta della seconda intervista realizzata da Ambrogio Isgrò, socio storico dell’associazione, che nel 1999 si fece una bella chiacchierata con Matteo Casali e Giuseppe Camuncoli due autori di Bonerest un’altra bella autoproduzione di fine anni 90. La sua prima intervista, a Sauro “Palmiro” Ciampini e Andrea Camerini , è stata pubblicata la settimana scorsa.

Gli articoli tratti dalla fanzine cartacea Fumettomania continuano…
Come sempre, buona lettura
Mario Benenati, curatore del Magazine on line di Fumettomania Factory APS

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logo-scritta per l'anniversario dei dieci anni della fanzine

Il sommario del n. 12 è riportato di seguito


BONEREST
Intervista agli Autori: Casali e Camuncoli

di Ambrogio Isgrò – primavera 1999

BONEREST_002 (edizione originaria Innocent Victim, 1998)

Durante la Lucca primaverile ho scambiato quattro chiacchiere con due validi autori (Matteo Casali e Giuseppe Camuncoli) che hanno scelto di lanciarsi nel panorama fumettistico nostrano attraverso l’editoria indipendente.

Cosa avete realizzato prima di “Bonerest“?
Giuseppe Camuncoli: Sia io che Matteo, spinti alla passione, abbiamo frequentato il corso di fumetto tenuto dall’ARCI a Reggio Emilia. Qui ho avuto come insegnanti Onofrio Catacchio e Otto Gabos, mentre per Matteo, che l’ha frequentato l’anno precedente, c’erano Stefano Ricci e Francesca Ghermandi.
Lì ci siamo conosciuti ed abbiamo iniziato il nostro sodalizio artistico. Matteo è partito come autore completo per poi abbandonare il disegno.

Matteo Casali: Ho scoperto che ero molto più bravo a scrivere le storie, anche perché mi impegnavo molto di più in questo che nel disegnarle. Comunque, entrambi abbiamo pubblicato su “Arena“, una pro-zine pubblicata sempre dall’ARCI, dove in realtà non è che collaborassimo…

Dopo questa esperienza le nostre strade si sono divise, io ho cominciato a collaborare con Granata Press, dal ’93 fino a quando ha chiuso, per la quale scrivevo pagine e pagine di sceneggiatura senza mai trovare un disegnatore che potesse realizzarle. Poi, di questo progetto, hanno visto la luce, attraverso i Kappa Boys, una storia di Catacchio/Accardi (Progenie d’inferno) e una di Vanna Vinci. Questo perché erano già realizzate. Alla fine del ’94 mi ricordo di ave visto 33 tavole della storia di Vanna, alcune a matita altre già inchiostrate. Dopo che ha chiuso Granata, ci siamo riavvicinati.

Hai detto di aver scritto molte pagine di sceneggiatura, ti orientavi verso cose diverse da Bonerest?
M.C.: Si trattava spesso di storie autoconclusive, anche se in realtà lasciavano sempre intravedere un possibile seguito, adatte a mio avviso più al mercato francese che a quello italiano. Mi ispiravo a Peter Milligan, Alan Moore, oggi me ne sono distanziato perché mi sono stufato, anche se Moore resta un grande esempio.

Passata la grande passione per gli autori inglesi, ora cosa preferisci leggere?
M.C.: Ora leggo meno fumetti perché ho meno tempo, infatti sono indietro con alcune serie che seguo più per abitudine che per altro…
G.C:: Tipo Playboy (ridono).

BONEREST_001 (edizione originaria Innocent Victim, 1998)

Ti ispiri a tutto ciò che vedi o cerchi di trovare qualcosa dentro di te?
M.C.: Non lo so. Ci sono entrambe le cose, il problema è che c’è una terza via, che non riesco a spiegarti, che è quella giusta.
G.C.: Quello che lui è bravo a fare è tirare fuori da una situazione semplice, come può essere un incontro di lotta libera (si riferisce a Quebrada, ogni uomo per se stesso, da poco uscito in Italia e che sarà realizzato sulla storica rivista Heavy Metal ed. USA: NdR), dei personaggi che riescono a differenziarsi, riesce a dare espressione alle cose, non usando solo quello che vede o che sente.

M.C: Una sorta di schizofrenia, comunque, mi piace inventare personaggi e mi piace ancor di più farli parlare: una cosa a cui tengo tantissimo sono i dialoghi. Ci tengo in particolar modo perché ho una sfrenata passione per il cinema.

Fai una ricerca particolare nell’uso delle parole nei dialoghi?
M.C.: Questa avviene più a livello inconscio, perché è chiaro che Pippo parla diversamente da Topolino e anche senza vedere il disegno, ma soltanto leggendo il balano devi essere in grado di capire chi dei due sta parlando da quello che dice, a questo servono i doppiatori nei cartoni animati, Home (Simpson NdA) senza più quella voce non è più Homer…

Difatti quando cambiano i doppiatori è uno schifo…
M.C.: Vedi l’esempio di Boe…
Tu (Giuseppe, nda), sia a livello di storie che di disegni cosa preferisci?
G.C.: Mi piace tantissimo leggere libri di narrativa, poesia, cosa che faccio anche per motivi di studio, e mi trovo nei casini perché leggo anche molti fumetti, si accumula tutto e vengo sommerso dai libri più disparati. Mi piace di tutto, autori come Bukowski, Montalban e, per restare in tema, mi sto appassionando al giallo italiano, tipo Camilleri, Lucarelli che è uno sconosciuto (spero di aver scritto giusto Nda).

Come disegno guardo indifferentemente sia alla pittura che ai fumetti, per questi ultimi sono partito dai supereroi da piccolo, per poi, crescendo guardarmi intorno e scoprire disegnatori che hanno stili totalmente diversi da quelli classici, che sperimentano come Sienkiewicz, McKean

Comunque in prevalenza autori stranieri…
G.C.: Si, tra gli italiani mi piace Toppi (chissà perché è un nome ricorrente… NdA), che è stato uno dei primi in Italia a sperimentare, non uno alla Bonelli per intenderci. E’ un’artista straordinario, però è talmente unico, e forse è anche talmente lontano dalla mia sensibilità stilistica, che non mi sento di guardare a lui per ispirarmi: mi piace molto, certe cose a livello generale posso anche “prenderle”, però il mio lavoro è completamente diverso.

Avete mai provato a guardare i manga?
M.C.: Entrambi siamo rimasti colpiti dalla seconda ondata, quella di Akira per intenderci, però mi sono stancato velocemente. Lo storytelling giapponese è molto lontano dal mio gusto personale, però ha dei suoi punti di forza, non inventa nulla, però quando si sa rielaborare e, ancora meglio se lo si fa in modo personale, si può confezionare comunque un buon prodotto.

Una cosa di cui mi vanto a proposito di Bonerest, è che, se uno legge il sottotitolo (“La fine di un mondo”, Nda), che nasconde tutta una serie di implicazioni, capisce immediatamente qual’è il tema portante della serie (l’apocalisse of course Nda), ma, come nella pubblicità, mai uscita, di questo fumetto (“La fine del mondo è vicina, mettetevi comodi“), perché questa sarà divertente e soprattutto la più strana, credo, che abbiate mai visto.

Hai già un’idea di come finisce la storia?
M.C.: Ho la pagina finale in mente, mi mancano gli ultimi due-tre passaggi per arrivarci, anche perché non sappiamo ancora quale sarà il formato finale, non sappiamo se proseguiremo con archi di miniserie o se pubblicheremo in volumi.

Anche perché siete in contatto con varie case editrici (non solo italiane).
M.C: Si, anche se ogni giorno cambiano il come e il quando, e poiché l’uno dipende dall’altro, a noi interessa prima stabilire il come.

Preferite continuare da soli o avere un editore dietro le spalle?
M.C: Sicuramente ci piacerebbe molto chiudere la trattativa con un editore, soprattutto per motivi organizzativi, ciò ci permetterebbe, infatti, di poter concentrarci esclusivamente sulle storie, senza occuparci più di distributori, librai, contatti, pagamenti (lo dice con un tono quasi cantilenante che fa capire quanto sia stufo di stare dietro a tutte queste cose, Nda).

Si tratta di una grossa casa editrice?
M.C.: Si. Comunque, per me, questo è un fumetto che va pubblicato in serie, perché è un personaggio che può reggere il confronto con l’edicola e con la periodicità. Dico questo perché le indicazioni che ci vengono fornite dai sondaggi che abbiamo realizzato e dalle conventions a cui abbiamo partecipato (gli autori sono stati anche a San Diego, per la quale hanno realizzato un numero speciale dedicato a Mr. Vain, in inglese!, Nda), sono positivi.
Il personaggio principale è dotato di riconoscibilità, è, per usare le parole del nostro editor Gabriele Di Benedetto, “un amico che ti piace trovare in edicola”.

Come mangia?
M.C.: Gabriele o Bone? Gabriele mangia male (ride), Bone lo scopriremo più avanti.

Ma è ventriloquo?
M.C.: Peace (la ragazza di Bone, Nda) comunque dice che bacia bene, quindi qualcosa c’è.

 "Bonerest", "La fine di un mondo" volume edito da Magic Press. contiene il numero 2 della miniserie originale  la terza parte inedita e la storia "Mr. Vain".
“Bonerest”, “La fine di un mondo” volume edito da Magic Press. contiene il numero 2 della miniserie originale la terza parte inedita e la storia “Mr. Vain”.

Come è nato il personaggio? Non ha avuto bocca sin dall’inizio o questo è un particolare che è stato aggiunto (ma sarebbe meglio dire tolto) dopo?
M.C: La nascita di Bone è stata stranissima. L’ho realizzato graficamente nel ’93, oggi lo vedete nella versione rielaborata da Giuseppe, che l’ha reso “potente”, d’impatto. In genere io faccio gli schizzi dei personaggi e lui li rielabora dandogli la loro versione definitiva.
G.C.: All’inizio infatti il personaggio aveva due narici.

M.C.: Era come un cranio, da cui Bonerest. Avevo visto addosso ad una ragazza, brutta tra l’altro, una maglietta scolorita dei Guns’n’Roses, nella quale la faccia del cantante, che fumava una sigaretta, era diventata tutt’uno con la mano. Si vedevano solo le orbite nere degli occhiali Ray-Ban, quelli a goccia, ed il cappello da cow-boy che aveva in testa.

Sono arrivato a casa ed ho cominciato a schizzare decine di schifezze, finché dopo un po’ avevo un volto con un muso da cavallo, gliel’ho tagliato e il risultato mi pareva funzionare. Quindi è finito in un cassetto come principio base, fino a che una sera non è arrivato lui con un tovagliolino, su cui l’aveva disegnato, e mi dice di averlo disegnato in birreria e che voleva farci qualcosa perché gli piaceva.

Nella realizzazione delle storie aiuti Matteo?
G.C.: L’ho aiuto nella loro elaborazione.
M.C.: Io scrivo un soggetto, lui lo legge e mi fa tutti gli appunti del caso, ne parliamo, concordiamo le modifiche da apportare, c’è un interscambio continuo.

G.C: Ciò avviene non solo perché siamo molto amici, ci conosciamo bene, ma anche perché lui è stato disegnatore e studia arte al DAMS, mentre io studio letteratura, per cui entrambi siamo competenti nel campo dell’altro.
M.C.: La base generale della serie l’abbiamo prima discussa assieme fino a buttare giù le linee generali, poi l’ho elaborata a casa, quindi abbiamo rielaborato il materiale fin qui ottenuto ed infine ho fatto la stesura definitiva. Io scrivo, ma sempre a stretto contatto con lui.
G.C.: Molte idee vengono direttamente da cose mie, che mi sono segnato, che poi lui rielabora.

Per concludere, dopo Bonerest, visto che la storia è praticamente completa, hai qualche altra idea nel cassetto da sviluppare?
M.C.: Roba nel cassetto ne ho tantissima da poter utilizzare, rielaborare, ecc., però ci sono anche altre cose come quella storia di lottatori messicani di cui ti avevamo accennato prima.

Ambrogio: Non posso che augurargli buona fortuna, vista la bontà del loro prodotto e la disponibilità (e la simpatia) dimostrata nei confronti di chiunque si avvicinasse al loro stand, sperando che i loro contatti con editori ed autori stranieri fruttino bene (vi dicono niente nomi come Peter Milligan o Karen Berger?), in considerazione del fatto che Matteo predilige sceneggiare in inglese, perché si adatta meglio nel riportare certe sfumature.
Non mi resta che attenderli con i nuovi numeri di Bonerest, entro la primavera del 2000 dovrebbe uscire il terzo.

Copertina del volume "Quebrada, la città delle Maschere" di Matteo Casali ed autori vari (edizioni BD, 2007)
Copertina del volume “Quebrada, la città delle Maschere” di Matteo Casali ed autori vari (edizioni BD, 2007)

NOTE A MARGINE

Nell’articolo “C’è vita oltre le edicole”, di Michele Ginevra, publicato a Maggio, si parlava anche di questa minisierie.

NOTE EXTRA

BIOGRAFIA

MATTEO CASALI

Matteo Casali fa il suo esordio, insieme a Giuseppe “Cammo” Camuncoli, sulle pagine della serie BONEREST, pubblicata poi anche negli Stati Uniti dalla Image Comics.

Ha creato e scritto QUEBRADA, SILENT DANCE e SOTTO UN CIELO CATTIVO e collaborato, tra gli altri, con Coconino Press, Eura, saldaPress e RCS Rizzoli. Ha ripreso l’opera del maestro Hugo Pratt con GLI SCORPIONI DEL DESERTO e scritto LA NEVE SE NE FREGA, adattamento a fumetti del romanzo di Luciano Ligabue.

Collabora con la Sergio Bonelli Editore scrivendo per il DYLAN DOG COLOR FEST e per la serie regolare di DYLAN DOG.
Dal 2003, primo italiano a farlo, scrive diversi albi per DC Comics, come la miniserie BATMAN EUROPA e la graphic-novel 99 DAYS, vincitrice dello Spinetingler Award 2012 come Best Crime Comic. Nel 2009 realizza storie per WHAT IF? ASTONISHING X-MEN e per IRON MAN: TITANIUM per la Marvel Comics.

Insieme ad Alessandro Apreda, è il fondatore del Progetto RADIUM, realtà editoriale che ha finanziato con successo i quattro progetti presentati attraverso una piattaforma di crowdfunding, tra i quali QUEBRADA e ZEROI, quest’ultimo scritto insieme a Tuono Pettinato.
È stato ed è docente di Sceneggiatura e Storytelling presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna e le sedi della Scuola Internazionale di Comics di Firenze e Reggio Emilia, della quale è co-fondatore e Direttore Creativo.
Ha vinto il Premio Carlo Boscarato 2012 come Miglior Sceneggiatore e il il Romics d’Oro 2017.

GIUSEPPE CAMUNCOLI

Giuseppe “Cammo” Camuncoli, classe 1975, esordisce professionalmente in Italia con lo scrittore Matteo Casali sull’autoproduzione BONEREST, in seguito tradotta e pubblicata anche negli States da Image Comics.

Dopo alcune altre produzioni italiane, sbarca sul mercato americano con la serie SWAMP THING (scritta da Brian K. Vaughan).
Da allora lavora non-stop per DC Comics e Marvel Comics, disegnando, tra le altre, le serie HELLBLAZER, BATMAN, X-INFERNUS, WOLVERINE & THE X-MEN, BATMAN EUROPA e AMAZING SPIDER-MAN.

Ha co-creato con Max Landis GREEN VALLEY e con Scott Snyder e Charles Soule UNDISCOVERED COUNTRY (entrambe pubblicate in Italia da saldaPress).

È inoltre direttore artistico (e docente) alla Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia.


L’INTERO NUMERO DODICI DI FUMETTOMANIA

FM#12 – 2000

PER SCARICARLO SUL PROPRIO COMPUTER

https://www.fumettomaniafactory.net/wp-content/uploads/2024/06/FM_12_1999-2000.pdf

L’Associazione FUMETTOMANIA FACTORY – APS, che opera dal 14 maggio 1991 a livello nazionale – senza mai dimenticare le attività svolte nel territorio della propria sede operativa a Barcellona P.G., – ha come finalità la promozione, la divulgazione e la valorizzazione delle tematiche correlate al linguaggio del fumetto.
La “mission” di Fumettomania, è quella di attrarre ragazzi di tutte le età promuovendo progetti a loro dedicati, che parlino di argomenti attuali e coinvolgenti, utilizzando il fumetto, che si profila come forma d’arte autonoma che contiene in sé il codice linguistico della letteratura (le parole), le sue modalità di fruizione, ma anche la sequenzialità del cinema e l’attenzione figurativa delle arti visive tradizionali.
L’impegno dell’Associazione – a 34 anni dalla fondazione – è quello di diffondere la cultura del Fumetto e, fra i nostri obiettivi, c’è la volontà di continuare i progetti culturali e sociali sul territorio con laboratori rivolti a giovani appassionati e alle scuole, mostre personali e collettive dedicate al fumetto, all’illustrazione e affini, presentazioni di fumetti ed incontri con gli autori


NOTE EXTRA

FUMETTOMANIA INDEX 1990 – 2012

ovvero, tutte le informazioni e tutti i contenuti relativi ai 20 numeri pubblicati della rivista cartacea Fumettomania.

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