Tutte le interviste di Filippo Marzo sono state bellissime, illuminanti ed a volte anche toccanti.

Quella di oggi ha qualcosa in più, rispetto alle altre, perché ai microfoni c’è un artista che ha stravolto la nostra esistenza (quando eravamo ragazzini) ed ha spinto tanti lettori a dedicarsi alla pittura, ad iscriversi alle Accademie di belle arti, alle Scuole del fumetto, perché volevamo essere come lui, trasmettere le sue stesse emozioni

Signori è con noi il mitico Bill Sienkiewicz!

Siamo fieri ed orgogliosi di averlo nostro ospite. un grazie di cuore a Filippo.

Buona lettura da Mario Benenati, curatore di Fumettomania Web Magazine

Nota bene: questa intervista la trovate anche sulla rivista cartacea Fumo di China n. 303, ancora in edicola, per gentile concessione di Filippo Marzo, di Comics Reporter e di Fumettomania Factory.

DIRETTAMENTE DAL NOSTRO INVIATO A MONTERREY (MESSICO)

Quattro chiacchiere con ..

banner intervista a Sinekiewicz

di Filippo Marzo, Vanessa Molina e Fabio Butera

Filippo Marzo: Salve a tutti amici di Comics Reporter, Fumettomania, oggi abbiamo un’intervista veramente strepitosa e straordinaria.
Siamo in compagnia del genio Bill Sienkiewicz, finalmente ospite ai nostri microfoni. Benvenuto Bill.

Bill Sienkiewicz: Grazie mille. Grazie per avermi invitato Filippo.

FM: Tutti conosciamo l’arte del grande Bill Sienkiewicz: “Elektra Assassin”, “Amore e Guerra” per Daredevil, Moon Knight, Wolverine, Nick Fury, la graphic novel Jimy Hendrix “Voodoo Child”, vincitore del Eisner Award nel 2019 e anche autore dell’adattamento di Moby Dick, di Stray Toaster, di Dune, di tantissimo altro.
Ha collaborato anche ad alcune produzioni  cinematografiche come “Unforgiven”, in italiano “Gli spietati”, per “The Green Mile”, “Il miglio verde”, e ultimamente è stato consulente illustratore per il film “The New Mutants”.

immagine promozionale del film

FM: A proposito di “The New Mutants”, cominciamo con la prima domanda.
Sei stato sul set del film di  N.M. ed hai realizzato delle illustrazioni. Sei stato anche consulente di questo pellicola. Cosa ne pensi di questo adattamento?

BS: L’ho amato: pensavo che il film fosse fantastico e ne sono ancora convinto. Penso che Josh Boone e tutto il cast al completo, abbiano svolto un lavoro fantastico. Anche il gradimento da parte del pubblico è stato buono. Dico… è il secondo in classifica, preceduto solo da “Tenet”, parlando di incassi al botteghino e considerando anche le circostanze in cui entrambi i titoli sono stati distribuiti nei cinema, questo è abbastanza eccezionale (al momento in cui è stata realizzata l’intervista, NdR).

È una buona notizia e, lo ribadisco, ho amato il film. Hanno davvero svolto un lavoro fantastico, non solo nel riuscire a rendere ciò che io e Chris (Claremont NDR) abbiamo realizzato nel fumetto, ma anche in questa idea di prendere un film supereroistico e trasformarlo in un film horror. È stato un bel cambio di ritmo.

Cover Elektra Assassin #1

FM: Benissimo. Bill, sei stato un illustratore per moltissimo tempo, ma c’è una storia o una copertina che ti è rimasta particolarmente nel cuore. Se sì, quale?

BS: Tra le copertine che ho fatto? È difficile scegliere, e non me ne vengono in mente alcune in particolare, in questo momento. Certo, tra le copertine che ho realizzato ce ne sono alcune che ritengo non potrei aver realizzato meglio di così. Di altre ne sono semplicemente contento, altre vorrei completamente dimenticarle.

Penso che ce ne siano alcune che non sono molto note al pubblico, anche rispetto alle serie per cui sono famoso, come, ad esempio, la copertina di New Mutants numero 18, con Dani e l’Orso alle sue spalle, meno iconica della copertina di Elektra Assassin numero 1.

Ero molto soddisfatto anche della copertina del numero 4 di Stray Toaster, che era una copertina interamente nera, a cui era stato applicato uno smalto, qualcosa che fino ad allora non era mai stato fatto. Mi piaceva l’idea di innovare anche nel campo della stampa tipografica e vedere cosa potesse accadere. Ma ho davvero realizzato così tante copertine lungo questi anni, che è difficile sceglierne una preferita.

È più probabile che ne possa scegliere una tra quelle che non vorrei mai più rivedere, piuttosto che tra quelle che preferisco.

Cover New Mutants #18

FM: Cominciamo adesso con le domande che ci rivolge il pubblico.
La prima domanda è di Mark Woodward : “Che strumento preferisci usare quando lavori? Penna, pittura, matita o una combinazione?”

BS: Beh, io provengo da una scuola… non so neanche se ci sia una scuola particolare in tal senso… il mio modo di pensare o di approcciarmi al lavoro è che ogni lavoro mi “indica” quale strumento usare, quale sia più adatto. Ovviamente ci sono delle pagine di fumetto che sono, di solito, realizzate in bianco e nero, a meno che io non voglia realizzare direttamente una storia dipinta per intero. Ma amo lavorare con tutti gli strumenti possibili.

Non penso neanche ai fumetti in termine di realizzazione delle matite ed inchiostrazione, che è il classico procedimento. Per me inchiostrare non è altro che disegnare a penna ed inchiostro. Non è una serie di procedimenti consecutivi, anche se ho realizzato diverse inchiostrazioni per altri artisti o rifiniture. Ad esempio, ho fatto molti lavori con Denys Cowan su diversi progetti e anche se sono un rifinitore sul suo lavoro in bianco e nero, devo tradurre il suo tratto a matita in inchiostro, sapete, non cercare di snaturarlo, cercare di aggiungere la giusta profondità, di saperlo interpretare.

Stray Toasters, 1991
mixed media comic illustraitions
dal sito https://www.mutualart.com/Artwork/Stray-Toasters/F29169BD16605F08

In definitiva, amo lavorare con qualsiasi strumento, mi piace lavorare con i colori ad olio, anche se non li uso più da anni, almeno per quel che riguarda tutto ciò che andrà stampato. In parte perché, da quando ho cominciato a lavorare con gli acrilici, questo era la maniera più veloce e rapida di finire una tavola, effettuarne una scansione e spedirla. Quindi il tempo lungo di asciugatura dei colori ad olio ha giocato una grande parte in questa scelta.

Con le tecnologie odierne probabilmente, potrei replicarne l’effetto, ma amo lavorare con qualsiasi mezzo mi permetta di raggiungere il mio fine. Anche la scultura o il collage, o la fotografia, tutto ciò che mi permetta di rendere, come dire, “vivido” il mio lavoro.

Page of Detective Comics #1027 - Odyssey_Emanuela Lupacchino e Bill Sienkiewicz

FM: Benissimo. Bill, saltiamo adesso un attimo le domande del pubblico, e ti facciamo una domanda, direttamente noi di Comics Reporter. È stato appena pubblicato il numero 1027 di Detective Comics.
Raccontaci la tua esperienza di lavorare con la nostra artista Emanuela Lupacchino.

BS: Oh, la storia che lei ha realizzato con Batman col transatlantico… ho dimenticato il titolo della storia… (Odyssey NDR). Quando mi hanno chiesto se volessi lavorare con Ema, non avevo ancora visto molto del suo lavoro prima di allora. Non per qualche ragione in particolare. Di solito è come se indossassi dei “paraocchi”, concentrato solo sul mio lavoro, quindi ci sono tanti artisti e tanti lavori che non ho occasione di vedere. Mi è piaciuto molto lavorare con lei.

Ho visto tutte le richieste di modifiche che le sono state chieste e lei ogni volta… non che io abbia mai pensato che lei stesse facendo qualcosa di errato… ma quando hai a che fare con una casa editrice così grande, e tutto ciò che comporta e, in particolare, con un titolo che ha la sua storia e il suo peso, perché è un numero speciale, è probabile che debbano essere fatte delle modifiche. Ci sono passato anche io, è prerogativa dell’editore proporre “puoi cambiare questo, puoi evidenziare quest’altro”. Ogni volta che ha dovuto farlo, ha sempre reso tutto migliore. È davvero molto talentuosa, ho amato lavorare con lei. E ho cercato al massimo di non intervenire nel suo lavoro per modificarlo.

Talvolta quando mi chiedono di rifinire il lavoro di un altro, vogliono che apporti alcuni dei tratti caratteristici del mio lavoro, come gli schizzi o i tratti abbozzati sui personaggi, in generale un tipo di approccio più impressionista. Ma il suo lavoro era già lì, definito, disegnato bene e quindi ho ritenuto semplicemente di “tirarmi fuori” e fare ciò che avrei potuto per essere “invisibile”, e catturare ciò che aveva realizzato.

Questo mi accade, di solito, quando il lavoro altrui è qualcosa che voglio mantenere rispetto alla sua realizzazione. L’ho fatto con Neal Adams. Con Denys c’è un’interazione molto più fluida, siamo un po’ come Miles Davis e John Coltrane nel modo in cui interveniamo l’uno sull’altro. Ma con Ema, e questo è bene, il mio scopo è stato quello di non coprire il suo stile. Spero realizzi ancora altre storie, è davvero fantastica.

il dipinto do Bull Sienkiewicz intitolato Sicily

FM: Parliamo del tuo rapporto con l’Italia. Hai visitato la città di Lucca, la città di Como, ma oltre a queste, quali altre hai visitato? Ricordiamo anche un tuo acquerello dal titolo “Sicilia”.

BS: Sto cercando di ricordare il dipinto, oh, è proprio questo. L’ho intitolato “Sicilia”, ma penso di averlo realizzato quando mi trovavo a Roma. Non sono mai stato in Sicilia, ma pensavo fosse interessante intitolarlo in questo modo, anche se è stato fuorviante, perché mi piaceva l’idea di giocare con le forme e semplificare gli aspetti di un’immagine, fino al più essenziale numero di elementi.

Ma, tornando alla tua domanda, amo l’Italia.

La mia prima esperienza è stata quando sono stato invitato a Lucca, all’epoca di Elektra Assassin. Quando si pensa all’Europa e alla Comunità Europea, che sono state la culla della cultura per migliaia di anni, rispetto agli Stati Uniti, parlando di qualcosa che ha circa 300 anni di storia, è solo considerata “vecchia” in quest’ultimi.

La copertina disegnata da Sienkiewicz (anno 1987)

La stessa cosa, in Europa, è invece, relativamente nuova. Quindi, visitarla e trovare così tanta storia… Pisa, andare al Vaticano a Roma, Milano, Firenze, visitare gli Uffizi ed innalzarmi attorno a tutta questa incredibile storia dell’arte, è stato… ecco, per me che provengo da una fattoria, una fattoria in un’area rurale del Nord America, l’idea di visitare l’Europa, specialmente visitare quella parte dell’Europa su cui avevo basato i miei lavori nei fumetti, era qualcosa che non avevo preso in considerazione.

Tutto quello che volevo era disegnare fumetti, volevo solo raccontare delle storie. E qualsiasi cosa legata al innovare lo stile del fumetto o aggiungere il mio tocco anche ai dialoghi o mostrare quanto ancora potesse essere realizzato nel mondo dei fumetti, non era un’intenzione. È semplicemente successo.

Ma penso anche a Como: questo sarebbe stato il mio secondo anno in cui mi ripropongo di partecipare, perché intendo partecipare ogni anno alla manifestazione, amo Lake Como. Mi ripropongo di fare qualcosa che, durante la mia prima visita non ho fatto, qualcosa che non faccio da tempo: ovvero restare qualche giorno in più e poter disegnare dal vero, non lo faccio molto spesso. Penso quindi di girare con i miei acquerelli, fermarmi, restare per qualche giorno, e dipingere quei paesaggi.

C’è un altro aspetto del visitare l’Europa. Quando ero agli esordi della mia carriera nel fumetto, negli Stati Uniti, avevo la sensazione di essere isolato, perché quella che era la mia sensibilità non era molto legata alla tradizione di ciò che era lo stile americano dei fumetti. Non avevo una conoscenza profonda dei fumetti europei, fino a quando non ho cominciato a lavorare da professionista.

Da bambino, i fumetti europei non erano facilmente reperibili in nessuno dei posti in cui stavo crescendo. Ovviamente conoscevo i grandi maestri sia del fumetto che delle belle arti, ma quando ho visitato per la prima volta l’Italia e, di seguito la Francia, è stato come sentirmi a casa. È stato come se avessi provato la sensazione di essere nato nel paese sbagliato, come se quel popolo capisse il fumetto e lo rispettasse e amassero l’arte. Avete artisti come Dino Battaglia, o altri come Breccia, sì non sono tutti italiani, e tutti gli artisti francesi come Moebius o François Boucher o così tanti altri da menzionare. L’amore nei confronti del fumetto, mi ha rinvigorito. E questo l’ho percepito anche quando sono stato in Italia.

Essendo americano… sapete, gli americani tendono a vedere il mondo con i paraocchi, e non sto dicendo che sono così, ma inconsciamente potrei farlo, e l’idea di vedere cosa fosse possibile realizzare ed essere impressionato ed influenzato dagli aspetti globali che il medium del fumetto contiene, mi ha ispirato e reso euforico. Mi manca viaggiare, questo è sicuro, ma decisamente mi manca l’Italia. Quindi spero di poter ritornare. Come si dice in questi casi: “tocchiamo ferro”.

immagine promozionale di Lake Como 2019

FM: Ok, Bill. Hai nominato l’artista ed amico Denys Cowan. Abbiamo avuto la fortuna di poterlo intervistare, qualche mese fa. Sappiamo che siete amici, puoi raccontarci un po’ com’è nata la vostra amicizia?

Questa domanda l’abbiamo posta anche a Denys, nella sua intervista.

BS: Oh, adesso sono curioso di sapere quale sia stata la sua risposta. Probabilmente gli dovevo dei soldi o qualcosa del genere…

Denys sostiene, e io non lo ricordo di preciso, che la prima volta sia stata ai Continuity Studios di Neal Adams. Neil stava esaminando il mio portfolio, Denys era tra le persone presenti nello studio. Io ero frastornato dall’esperienza. Da lì a poco, ricordo di aver rivisto Denys negli uffici della Marvel. Siamo diventati immediatamente amici. Mi ha mostrato alcuni dei suoi lavori e li ho amati da subito, proponendogli di lavorare insieme, qualche volta.

Sono sempre rimasto impressionato da ciò che è capace di fare. Quindi siamo diventati amici e abbiamo condiviso uno studio insieme a New York, proprio nello stesso piano, accanto ad Howard Chaykin, Walt Simonson e Frank Miller, che non ricordo se fosse con loro o se soltanto frequentasse il loro studio. C’era anche Jim Sherman. Ed anche io, Denys e Michael Davis.

Avevamo uno studio dove noi tre eravamo, come dire, gli esordienti, o qualcosa del genere e comunque, eravamo in mezzo a così tante altre persone che lavoravano già nel campo. In tutti questi anni, io e Denys abbiamo realizzato tantissimi progetti insieme. Inoltre, come amici, siamo usciti insieme, abbiamo avuto i nostri alti e bassi, ci siamo imbattuti con le difficoltà della vita reale e questo ha semplicemente solidificato la nostra amicizia, come fratelli.

Immagine dei giovani Bill Sienkiewicz e Denys Cowan

Rispetto il suo lavoro e quello che ha realizzato, anche in termini di quello che è il suo attivismo nel campo sociale, e il suo lavoro che realizza con la Milestone e anche il suo sostenere i fumetti per una nuova generazione di persone… lo amo davvero e penso sia incredibilmente in gamba. Il problema è che, di solito, siamo sempre molto occupati, e io stesso sono impegnato in così tanti altri progetti, che quando Denys mi chiede se io possa o meno lavorare con lui a qualcosa, anche se di fatto non potrei per via dei miei impegni, in qualche modo troviamo sempre un modo per poter collaborare. Perché mi piace l’idea di poter lavorare con Denys a qualsiasi cosa… ad esempio il lavoro su “The Question” che abbiamo appena finito di realizzare con lui e con Jeff Lemire, lo scrittore e Chris Sotomayor.

E abbiamo appena finito uno spot per il voto, che dovrebbe essere pubblicato in questi giorni. E questo lo abbiamo realizzato molto velocemente. Speriamo sempre, nuovamente “toccando ferro”, di continuare a collaborare per tutti gli anni che verranno. Con lui non può che migliorare, e anche il conoscere la sua famiglia, e il crescere insieme… sapete, quando eravamo più giovani, abbiamo sicuramente fatto delle “ragazzate” … quindi ognuno conosce dell’altro tante versioni, che sono maturate durante gli anni.

immagine promozionale di The Question”con Jeff Lemire ai testi.

FM: Veramente una persona simpatica, Denys, e molto amabile. Continuiamo Bill, approfittiamo del tuo tempo. Ritorniamo alle domande che ci pone il pubblico.
Questa volta c’è Calogero Lombardo, che ti chiede: “Bill, qual è stato il punto di svolta, dal punto di vista grafico? Secondo noi fans, si tratta dell’episodio di Moon Knight numero 26 “Hit it”. Anche per te è così? Confermi?”

BS: Per il numero 26 di Moon Knight, “Hit it”, ho lavorato con Doug Moench, che è uno scrittore fenomenale. Doug aveva il compito piuttosto scomodo, assegnatogli dal supervisore, di “fare da babysitter” al nuovo arrivato, di insegnarmi il mestiere. Doug ed io abbiamo trovato il modo di lavorare insieme. Lui si focalizzava di più nel accentuare alcuni aspetti della sceneggiatura. Non appena ho cominciato a lavorare sempre di più, mi sono accorto che preferivo più lavorare su un canovaccio, in modo da sentirmi più coinvolto.

All’idea di leggere un qualsiasi tipo di sceneggiatura dove in ogni vignetta è descritto esattamente cosa accada, come in un inseguimento, o in una scena in cui due personaggi saltano da un edificio all’altro, preferivo come raccontare la storia in maniera dinamica. Era come se tu mi dicessi da dove volevi iniziare e dove volessi finire, e lasciassi che fossi io a portartici, era come se fossi coinvolto anche io. Diversamente mi sarei sentito solo come un paio di braccia che eseguono il lavoro.

È stato anche lo stesso momento in cui ho concretizzato che volevo scrivere molti dei miei lavori, perché era qualcosa che avevo sempre fatto quando avevo realizzato fumetti per me stesso e per i miei amici.

Ovviamente quando entri nel campo dei fumetti, negli Stati Uniti, la compagnia ti inquadra in un determinato ruolo: questa persona sarà un disegnatore, quest’altra uno scrittore, o un colorista e via dicendo. Quindi era come se dovessi fare un provino o dare prova di me stesso come scrittore, e poi come assistente, come pittore, e oltrepassare tutti questi preconcetti e questi comparti in cui le compagnie tendevano ad inquadrarti. Perché per me, tornando a quello che è il sentire Europeo, era fondamentale saper realizzare tutti quegli aspetti di quella che è l’esperienza di realizzare un fumetto.

Quando sono giunto all’idea che mi ha portato a scrivere “Hit it”, stavo ascoltando molta musica jazz, e molte delle cose che si trovavano nel mio blocco schizzi, avevano a che fare con le belle arti, la musica e l’animazione… il pubblico mi considerava come un “clone” di Neal Adams, in assenza di un termine migliore. Volevo quindi portare qualcosa di quel blocco schizzi, qualcosa del mio lavoro personale, in quei fumetti.

Mi era stato detto di continuo che questo non poteva essere fatto. E non stavo ottenendo un buon riscontro, ad un certo punto, risultando solo un clone di Neal Adams. Mi sentivo “invisibile”. Ero cresciuto amando Neal Adams, e tutti gli altri maestri di questo campo, Buscema certamente Kirby, Romita, Gil Kane… ma Neal Adams era sicuramente il punto di riferimento a cui tendevo. La mia era una missione di riuscire a disegnare bene, tanto quanto lui. Catturare le emozioni come era capace di fare, raccontare le storie alla sua maniera.

Cover dell'albo Moon Knight #26

Quando ho cominciato a scrivere quella storia, o pensare alla trama di “Hit it”, avrei scritto anche la sceneggiatura, ma c’era un problema con le scadenze. Quindi Doug realizzò la sceneggiatura, anche se era basata su una mia idea. Volevo realizzare qualcosa che non fosse necessariamente supereroistico, dove possiamo trovare “l’antagonista del mese”. Perché, considerando le mie origini, avevo cominciato a pormi delle domande su quelle che sono le metafore e gli stereotipi del fumetto, dove ritrovi il “cattivo principale” e ci si comincia a prendere a pugni attraverso i muri.

Ho pensato che la violenza, nel mondo reale avviene in maniera molto rapida, ma le conseguenze restano davvero a lungo. Ho pensato “Non sarebbe interessante combinare l’aspetto musicale legato a tutto questo? Qualcosa come un flusso e riflusso, in termini musicali, ed inserire un concetto astratto come il ritmo o la battuta?”. Il termine battere può poi legarsi diversi significati: la battuta musicale, il battere del cuore umano, o il battere del percuotere qualcuno. Quindi giocando sull’ambiguità del termine, ci ritroviamo con questo personaggio che sta affrontando la morte del padre, carico di rabbia, non ha piani di dominazione mondiale, o qualcos’altro.

Avevo quindi preso coscienza che dovevo cercare di realizzarlo a modo mio, o dedicarmi a qualche altra forma d’arte. Amo i fumetti, quindi avevo bisogno di provare ad inserire tutto ciò che amavo, tirare fuori ciò che c’era del mio lavoro del blocco schizzi, e renderlo calzante al meglio che potessi sia nella maniera più tradizionale, che anche in maniere non convenzionali. Sentivo che nei fumetti, sicuramente nei fumetti americani, erano presenti dei blocchi, delle proibizioni, che per me non avevano senso.

Quando ho realizzato “Hit it”, soprattutto quando l’ho terminato, ho sentito che avevo realizzato tutto quello che avrei voluto fare. Moon Knight era quasi un aspetto secondario, anche terziario, in quella storia. La storia parlava di sé stessa, della costruzione della storia, come un brano in movimento, un brano musicale. E questa è stata la mia prima sperimentazione su quella che è la forma classica del fumetto.

E questo è stato il numero, grazie al quale ho ricevuto tantissime telefonate, alcune posso ancora ricordarle. Telefonate inaspettate dove le persone mi dicevano che avevo traghettato il fumetto in qualcosa di nuovo. Quello che però avevo capito è che avevo chiuso con Moon Knight. Sono rimasto ancora per alcuni episodi, fino all’episodio con Werewolf  (“Moon Knight” #30 NDR), solo per chiudere con un numero a cifra tonda e transitare alla pittura.

Avevo chiuso, dopo aver realizzato per tre anni una testata mensile. Avevo deciso di dedicarmi alle copertine o alla pittura o ad altre forme di sperimentazione. Ma poi, ovviamente, è arrivato Chris Claremont e mi ha chiesto di realizzare i tre episodi della saga del “Demone Orso”, ma questa è un’altra storia e mi sto dilungando. Ma sì, definitivamente questo è stato anche per me il numero della svolta. E penso sia stata la nota perfetta su cui terminare. Come ho già detto, ne ho realizzato alcuni episodi, dopo, ma, per me, quella è stata la storia più liberatoria e soddisfacente che avessi realizzato fino ad allora.

FM: Perfetto Bill. Purtroppo, il nostro tempo a disposizione sta per terminare. Abbiamo soltanto gli ultimi minuti. Ti vogliamo fare l’ultima domanda super rapida. Tornerai a disegnare presto qualcosa, nei tuoi progetti?

BS: Sto lavorando ad alcune mie idee per una storia. Ma sono stato davvero molto impegnato con “Parisian White” con Kelly Sue. Questo ha comportato una serie di interruzioni e ripartenze. Forse ci ho riflettuto su più del dovuto, ma il mio approccio a questo progetto è cambiato almeno sei volte durante la sua realizzazione. Penso questo possa accadere ancora, usando tutte le versioni che ne ho realizzato fino ad ora, fino a fonderle in una che viva di vita propria.

Perché se c’è una cosa che ho imparato è che la maniera migliore rispetto a quanto avevo pianificato di realizzare qualcosa, non è mai ciò che ho pensato possa essere. È sempre ciò che diventa fino ad assumere la sua forma naturale. E ho imparato, in tutti questi anni, a cercare di astrarmi, rispetto a ciò che il lavoro vuole diventare.

Quindi voglio continuare a realizzare dipinti, commissioni, ma continuare anche ad esplorare idee astratte, idee legate alla musica e alle forme meno convenzionali, su cui ho cominciato a lavorare qualche anno fa e su alcune a cui ho pensato più recentemente. Ma partecipando a molti progetti commerciali, come quello di “The New Mutants”, dove devo rappresentare le cose in modo realistico, mi piacerebbe l’idea di tornare indietro, di “ripulire” la realtà e riportarla all’interno dello stile fumettistico e divertirmi. Quello sarebbe il mio scopo.

Cover del volume Parisian White con Kelly Sue De Connick

Perché se realizzi fumetti o strisce a fumetti e non ti stai divertendo, allora perché lo stai facendo?

È uno strumento che è pensato esattamente all’intrattenimento. E dovrebbe intrattenerti: non vuol dire che non possa essere oscuro o avvincente o istruttivo. Ma è il veicolo perfetto per la perfetta forma d’arte per esprimersi. Perché non hai bisogno di una corporazione alle spalle: puoi semplicemente sederti al tuo tavolo da disegno, con la musica in sottofondo, magari un gatto, una tazza di caffè ed iniziare. Non hai bisogno di altro rumore o altri stimoli. Sono curioso tanto quanto chiunque altro su ciò che accadrà dopo. Sto cercando di fare spazio quanto posso, per poterlo realizzare. E scoprire ciò che sarà.

FM: Perfetto, Bill, non vediamo l’ora di vedere i tuoi prossimi lavori. Il tempo a nostra disposizione è realmente finito. Approfitto per ringraziarti. Da parte di Comics Reporter e FumettoMania è tutto. L’Italia ti ama, ti amiamo Bill.

BS: Ne sono onorato, grazie. È stato davvero delizioso parlare con voi. Amo tutti i fans italiani, e tutte le opere che provengono dall’Italia. E vi ringrazio per il vostro sostegno e la continua ispirazione.

Vi ringrazio anche di aver fatto coincidere le vostre scadenze per poter realizzare questa intervista. Magari riusciremo a farne una nuova e magari ad incontrarci di presenza e pranzare insieme, bevendo dell’ouzo o del vino.

FM: Grazie Bill, ciao

BS: Ciao e grazie.

Boleslav (William) Felix Robert Sienkiewicz, più comunemente noto come Bill Sienkiewicz, ha frequentato la Newark School of Fine and Industrial Arts nel New Jersey. Ha lavorato per le principali compagnie del mondo del fumetto come Marvel, DC e Dark Horse.

Sienkiewicz usa spesso stili come la pittura a olio, il collage, a differenza del normale nei fumetti.

Il suo primo lavoro accreditato all’interno della Marvel Comics è stato un numero dei Fantastici Quattro, che lo ha portato ad ottenere il regolare incarico di fumettista per Moon Knight. Il suo stile grafico non convenzionale e l’uso del collage nella serie gli hanno fatto guadagnare lo status di cult nel settore.

Nel 1983 ha iniziato a lavorare a The New Mutants con Chris Claremont. Lì è riuscito a catturare l’attenzione dei lettori, grazie al suo stile innovativo sia nel design dei personaggi che nelle copertine che ha realizzato. A quel tempo, Sienkiewicz disegnò le copertine di vari titoli Marvel, tra cui Rom, The Migthy Thor, Star Wars: The Return of Jedi e The Transformers. Inoltre, ha partecipato all’adattamento comico di Dune.

Nel 1986 ha realizzato il suo primo lavoro come scrittore di storia, “Slow Dancer”, all’interno della rivista Epic Illustrated. Nello stesso anno ha illustrato la miniserie Elektra: Assassin, scritta da Frank Miller, per la quale ha vinto il Kirby Award come miglior artista e il prestigioso Yellow Kid Award per “unire la sensibilità artistica americana ed europea”.

Sempre nel 1986, ha collaborato con Alan Moore alla graphic novel “Brought to Light“, e ha scritto e illustrato la miniserie “Stray Toasters“; Acclamato dalla critica, questo bizzarro spettacolo parla di uno psicologo criminale che indaga su una serie di omicidi.

Già nel 1988 Sienkiewicz e Alan Moore pubblicarono i primi due numeri di Big Numbers, un progetto molto ambizioso che non avrebbe mai potuto essere completato. Nel 1990 e all’interno della serie Classics Illustrated, Bill Sienkiewicz ha pubblicato la graphic novel Moby Dick.

Oltre al suo lavoro sui fumetti, Sienkiewicz ha lavorato in altri media. Nel 1995 ha illustrato la biografia di Jimi Hendrix, Voodoo Child: The Illustrated Legend of Jimi Hendrix. L’anno successivo ha disegnato l’album Charity Of Night di Bruce Cockburn. Ha anche pubblicato un libro per bambini intitolato Santa: My Life & Times (An Illustrated Autobiography), nel 1998, e il suo lavoro è stato pubblicato su riviste come Entertainment Weekly e Spin. Ha anche realizzato copertine di album come Bobby Digital In Stereo (1988), del rapper e produttore RZA, e Business As Usual (1990), di EPMD.

Sienkiewicz è stato nominato per un Emmy Award due volte, nel 1995 e nel 1996, per la sua produzione e il character design di Where in the World is Carmen Sandiego?


IL VIDEO DELL’INTERVISTA a BILL SIENKIEWICZ

In inglese con i sottotitoli in italiano

Nel caso non appaia l’anteprima del video ecco il link da digitare e/o cliccare per vederlo sul canale YouTube di Comics Reporter.

https://youtu.be/XBO6R4ts7m8

LE ALTRE “QUATTRO CHIACCHIERE” di FILIPPO del 2021

ANNO 2021

Sesta intervista https://www.fumettomaniafactory.net/giuseppe-camuncoli-il-segno-progredisce-anche-senza-che-un-autore-lo-controlli/

Quinta intervista https://www.fumettomaniafactory.net/intervista-a-jim-valentino/

Quarta intervista https://www.fumettomaniafactory.net/intervista-a-kevin-vanhook-co-creatore-di-bloodshot-valiant-comics/

Terza intervista https://www.fumettomaniafactory.net/intervista-a-bart-sears/

seconda intervista – https://www.fumettomaniafactory.net/italia-il-mio-posto-preferito-dave-mckean/

prima intervistahttps://www.fumettomaniafactory.net/con-i-personaggi-che-davvero-ti-interessano-ce-qualcosa-di-te-in-loro-sicuramente-intervista-a-jamie-delano/

ANNO 2020

Ventunesima intervista – https://www.fumettomaniafactory.net/chris-claremont-non-ho-ancora-finito-intervista-di-filippo-marzo-e-fabio-butera/

Ventesima intervistahttps://www.fumettomaniafactory.net/con-tom-defalco-torniamo-a-chiacchierare-della-marvel-degli-anni-80/

Diciannovesima intervista – https://www.fumettomaniafactory.net/mi-piacciono-molto-i-periodi-della-storia-dellarte-kevin-eastman-lintervista/

Diciottesima Intervistahttps://www.fumettomaniafactory.net/siamo-ununica-famiglia-nel-mondo-della-fantascienza-e-dei-fumetti-intervista-a-bob-layton/

Diciasettesima intervistahttps://www.fumettomaniafactory.net/justice-league-tantissimo-divertimento-a-volte-non-sembrava-neanche-di-lavorare-4-chiacchiere-con-jm-dematteis/

Sedicesima Intervistahttps://www.fumettomaniafactory.net/gli-italiani-hanno-un-grande-senso-dellumorismo-intervista-a-geof-darrow/

Le altre interviste le trovate accedendo alla stanza-pagina “QUATTRO CHIACCHIERE DI FILIPPO CON….


Filippo Marzo nasce nel 1975, grande appassionato fin da piccolo di cartoni animati e fumetti, da Topolino a Sturmtruppen fino a Beetle Bailey. Crescendo i suoi gusti si spostano verso i super eroi e il connubio durerà per moltissimi anni.

Collaboratore con fanzine locali, diverse fan page e siti con contenuti cinematografici, visto che il cinema è un’altra sua passione. Piccolo collezionista di opere originali  è curatore di due mostre di sketchbook di disegnatori di comics negli anni ’90, sposta ancora una volta i suoi interessi verso il fumetto maturo e dai contenuti artistici sopraffini, con un occhio di riguardo alle case editrici indipendenti, come Eclipse, Tundra, Fantagraphics e Dark Horse. Fan delle opere di Bill Sienkiewicz, Mike Mignola e John Byrne. Da  qualche tempo reporter e corrispondente dall’estero per quanto riguarda Comic Convention che hanno luogo in Messico e negli Stati Uniti.

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