Nel n. 4 della Pro-zine Fumettomania (uno dei più bei numeri della nostra pubblicazione) uno degli approfondimenti che abbiamo pubblicato era dedicato ad Angoulême, ed all’edizione del 1993 del Festival, rileggiamone insieme in questa nuova puntata di Fumettomania Story!

In questa prima parte di questo Itinerario turistico, alla scoperta dei fumetti francesi, troveremo tanti protagonisti: Marcel Gotlib, Art Spiegelman, Isabelle Rabarot, ad esempio, ma anche Michel Edouard Leclerc, l’uomo d’affari che ha salvato Angoulême con 3,5 milioni di franchi e che ne ha investito altri 10 per il Centro Lecler per il ’92.

Ancora una volta abbiamo recuperato questi testi di archivio completando con immagini e testi.

Per i ricordi legati al Salone di Lucca del 1991, invece, bisognerà aspettare qualche altra settimana.

Mario Benenati, responsabile del Web Magazine Fumettomania.


AL DI LA’ DELLE ALPI
Itinerario turistico alla scoperta di Autori, tendenze, e fumetti francesi
PRIMA PARTE

Testo estratto dalla rivista cartacea fumettomania:

<<Ancora fortissimamente Angoulême
Non crederete ai vostri occhi. Rieccoci a parlare di Angoulême, per scrivere qualcosa di credibile ed interessante anche a distanza di sei mesi….. >>

La Lettre De Dargaud #2

La Dargaud ha iniziato a pubblicare nel settembre del ’91, la pubblicazione La Lettre, formato A4, ha (nel 1991, NdR) come obiettivo, di comunicare, informare e fustigare l’universo dei fumetti, e di dare la parola agli autori, ai lettori, ai giornalisti, ai librai … con 16/ 24 pagine in b/n è stampata in 12000 copie richiedibile presso Dargaud (fino a quando è stata stampata su carta, NdR) . 

Nel n. 2 (nov ’91, qui di lato la copertina, NdR) Michel Edouard Leclerc, l’uomo d’affari che ha salvato Angoulême con 3,5 milioni di franchi e che ne ha investito altri 10 per il Centro Lecler per il ’92, viene intervistato. Sotto viene riportato uno stralcio dell’intervista. 

Nel n.3 l’intervistato è uno dei migliori autori esistenti nel panorama internazionale, François Boucq, pubblicato più volte su COMIC ART, a proposito a quando uno yellow kid a Lucca? (intervista che prensenteremo e leggeremo tra due settimane, NdR). 

Nota: l’intervista di M. E. Leclerc era stata realizzata prima di Angoulême, per cui la composizione delle risposte è al futuro e non al passato. 

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Michel Edouard Leclerc – Prix Landerneau Découvertes et Roman 2015. © degli aventi diritti per gentile concessione

DARGAUD E … LA LETTRE

Domande di DIDIER CHRISTMANN, traduzione di Joe SOTTILE. (gen.- sett. 1992)

Lettre: II salone di Angoulême ha avuto, fino ad oggi, un’immagine un pò “Intello”. Contate di allargarlo alla vera realtà di mercato e farlo diventare un Salone di ‘specialisti’? Qual’è il vostro ruolo esattamente? 

M.E.L.: Lecler non cerca di dirigere il Salone. Ci siamo semplicemente consultati su tutte le decisioni, la struttura esistente è da modificarsi e da rinforzarsi, esiste infatti un Comitato strategico che raggruppa la città, i diversi editori, i collaboratori finanziari e i rappresentanti della vita associativa (particolarmente la Cassa di Risparmio e Leclerc). 

Esiste ugualmente un comitato artistico, dove Isabella Collombet è presente (rappresentante del progetto dei centri Leclerc in materia di librerie). Ciò che converrebbe fare, sarebbe di legare un pò più gli editori alla vita del Salone, per arrivare a far ‘muovere’ l’editoria dei fumetti (che è attualmente una grossa lacuna).

Fare del Salone di Angoulême un Salone mondiale del fumetto. Abbiamo constatato che regna in questo settore un aria di malinconia. Penso che ciò dipenda dal fatto che gli editori hanno una percezione malinconica del loro mestiere. Sono, in generale, una cattiva immagine di ciò che producono e hanno delle idee ugualmente sbagliate sui loro lettori. Alcuni dubitano, altri pensano che il fumetto è finito. 

Per noi, per Angoulême e dal punto di vista del grande pubblico, il fumetto ha ancora un gran seguito che permette l’accesso non d’elite alla cultura, una ventata d’aria fresca nelle pubblicazioni. Bisogna vivere ad Angoulême per sapere ciò che rappresenta realmente il fumetto e per apprezzare quanto questo pubblico del fumetto sia vario.

Detto ciò, è certo che ci sia una certa frustrazione da parte del grande pubblico, che viene ad Angoulême per scoprire autori e disegnatori ma che riparte spesso a mani vuote. In realtà A. non è abbastanza aperta sul mondo, non è abbastanza “mondiale”, non è abbastanza produttrice d’informazioni. E su ciò che dobbiamo, con gli editori. imperniare i nostri sforzi. 

L.: E il ritorno del fumetto per ogni pubblico? 

M.E.L.: Ognuno sa cosa converrebbe fare prima di tutto: allargare l’audience del salone, questo già succede nelle pubblicazioni per il grande pubblico. Bisogna andare a cercare il pubblico, restaurare la fiducia, e forse triturarsi un pò meno le meningi con il fumetto per adulti.

La nostra azione sarà d’aprire il pubblico al fumetto grazie all’azione dei negozi valorizzando, sul piano delle mediazioni, la novità, gli autori e i giovani e, perché no, gli editori stessi. 

Abbiamo previsto delle campagne pubblicitarie che porteranno i nostri punti vendita, a livello commerciale, a fare dei grossi sforzi sulla diffusione del fumetto prima, durante e dopo il Salone e, a livello di comunicazione, a far conoscere i nuovi autori. 

L.: Quali sono state le vostre prime letture fumettistiche? 

M.E.L.: Leggo fumetti da sempre. Devo avere a casa mia, fra quattro e cinque mila volumi. 

Per essere più precisi, ho dovuto leggere prima di tutto i grandi classici, quali Astérix, TinTin, I Puffi, Spirou. Sono ugualmente un grande divoratore di fumetti tipo Spiderman, Mandrake, Benoit Brisefer, ecc.

Devo dire anche che, grazie a PILOTE, sono arrivati sul mercato un certo numero d’autori che hanno prodotto su di verse pubblicazioni francesi, e che  mi hanno permesso di conoscere  meglio il fumetto. Amo molto gli  eroi come XIII, e egualmente i fu metti che parlano della Bretagna,  del mare, dei velieri …. Essendo  bretoni abbiamo passato la nostra infanzia in un piccolo porto del Finistere.

Già dividiamo la nostra  casa, un’ enorme abbazia chiamata  “La baia degli angeli”, con il disegnatore di Becassine. Mio padre,  stesso, ha molte collezioni. 

L.: Qual’è il vostro pensiero sull’ambiente che vi circonda e qual’è il vostro avvicinamento agli editori di fumetti? 

M.E.L.: Il problema è che gli editori si muovono in un microcosmo a se stante, sono troppo corporativisti (cosa che succede anche in Italia, a nostro avviso. N .d.R.). Ragionano in seno alla loro corporazione, predeterminando dei  bersagli di lettori, non cercano di soddisfare che questi bersagli e non sono pronti a cambiare metodi. Il cambiamento li spaventa. Per loro, l’editoria è qualcosa d’ essenzialmente familiare. 

FINE DELLA BREVE INTERVISTA

Georges Chavanes, Marcel Gotlib et Michel-Edouard Leclerc au Festival international de la bande dessinée d'Angoulême,en janvier 1992.
Archives Sud Ouest /Alain Bourron
Georges Chavanes, Marcel Gotlib et Michel-Edouard Leclerc au Festival international de la bande dessinée d’Angoulême,en janvier 1992.Archives Sud Ouest /Alain Bourron

NOTA EXTRA 1

La rivista La Lettre terminerà la sua corsa editoriale in formato cartacea con il numero 100 del 01/04/2008. Per ulteriori informazioni vi raccomandiamo il sito https://www.bedetheque.com/, continuando ad esistere solo nella versione digitale.

La Lettre De Dargaud #100 l'ultimo

Per quanto riguarda la Dargaud siamo stati attratti dalla serie Douglas Dunkerk .
Il Titolo del primo volume è Sharkville, di formato 24×32 cm. 58 pagine a colori, volume cartonato di 68 FF. 

Douglas Dunkerk - primo volume : Sharkville,

Douglas Dunkerk, è un designer, un poco squattrinato, come tutti i disegnatori dopotutto, con i suoi occhiali e il suo look da figurino. Ha anche una compagna, Miss Andalucia, che per mestiere fa la psicoterapeutica. Anche lei un bel tipino. Infine … c’è Sharkville, una città di 23 milioni di abitanti (mica pochini!’), tra le più dinamiche dell’impero, niente di più semplice. A cominciare dalla vita quotidiana, consumismo, divertimento e paura.

Paura degli Affari Speciali, una forza d’intervento antiterrorista dal potere mal definito; paura della polizia; paura del “Drapeau Brun” una banda di aderenti alle idee totalitarie.

Il nostro Douglas, sarà chiamato un giorno a disegnare e lanciare sul mercato una nuova medicina, gli abitanti di Sharkville adorano le medicine. Tutto questo lavoro dovrà essere sviluppato in condizioni tutt’altro che favorevoli.

Rifiutando il suo strano contratto, Dunkerk, sprofonderà allora nella clandestinità. I soggetti sono di Jean Paul Midant, i disegni di Patrick Lesueur, di lui ricordiamo che iniziò con la rivista PILOTE nel 1971. Insieme banno firmato alcuni manifesti cinematografici quali Saint Charlot, Bogey, Les Marx e Errol Flynn. 

Estratto dal n. 4 de La Lettre (Marzo-aprile ’92).

TESTE DI SERIE

Traduzione DI Anna Stagno (gen.- sett. 1992)

Patrick Lesuer e Jean-Paul Midant (già proprio loro!) sono andati ad incontrare a casa sua a Sharkville, Douglas Dunkerk, per fargli qualche domanda nel momento in cui il primo volume dedicato alle sue avventure esce in libreria. Dunkerk; anche se mal volentieri, specie nell’incontrare i suoi due autori, si è piegato al rituale dell’intervista. 

Passare l’atrio d’entrata degli uffici della “Douglas Dunkerk’s Graphics”, significa penetrare in una specie di palazzo dedicato a dieci di anni di produzione di arredamento per interni. Il nostro uomo è un designernon l’ho dimentichiamo, nella città più pazza del continente, quella dove la ricca borghesia è la più dinamica dell’impero. Una creatura da sogno, in realtà un androide di alto livello, ci indica la strada. li massimo è la pavimentazione che non presenta il solito marmo di Carrara. Decisamente moderno, Dunkerk, ci aspetta nel suo abito di lavoro. 

P.L. e J.P.M.: Parlaci della tua prima storia che esce questo mese in libreria. 

D.D.: Hum! Anzitutto, potete darmi del tu, dovete sapere che non ho mai desiderato figurare in un fumetto. E’ una vostra idea e ali’ inizio ero un poco terrorizzato di quello che mi aspettava. Voi d’altronde avete combinato di tutto, creato un casino nella mia vita privata, cambiato completamente il mio comportamento. Avevo finito per farmi una ragione, ma mi aspettavo di tutto tranne che mi avreste cercato per rivedermi così presto. 

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P.L./J.P.M.: Qual’è stata la reazione mentre noi disegnavamo e scrivevamo quello che ti stava succedendo? 

D.D.: E’ stata una esperienza abbastanza stremante. Non la vorrei rivivere tutti i giorni una storia come quella lì. Avevo delle difficoltà ad abituarmi alla sceneggiatura. Con i tagli che sono stati adottati, non sapevo mai veramente come avrei reagito. Ci sono stati dei momenti in cui avevo voglia di partire e subito dopo mi sentivo sempre più implicato in quello che facevo. 

In effetti più avanzavamo, più mi sentivo un buon personaggio, con delle reazioni più sane di quelle che avrei immaginato. A dire il vero, ho avuto l’impressione di divertirmi e nello stesso momento di maturare, sembrerà stupido ma trovavo un senso alla mia vita. 

P.L./J.P.M.: Raccontaci un pò quello che ti è passato per la mente quando tutto è cominciato? 

D.D.: Quando Carla Blaton è arrivata qui proponendomi di lavorare per gli Affari Speciali? 

P.L./J.P.M.: Si. 

D.D.: Ho avuto paura. Erano 10 anni che conducevo una vita tranquilla, facendo tutto quello che volevo e dove tutti mi apprezzavano. A forza di lavorare ero libero, soprattutto libero di dimenticare il passato. Di questo non dovrei parlarvene perché sarebbe come svelare un pò della storia …

Questa Carla mi ha sedotto adulando il mio ego, che è molto sviluppato, dovreste averlo capito. Ho capito nello stesso momento che lei ce l’aveva personalmente con me. Per tutto quello che avevo fatto. Prima. Ma mi sembrava talmente improbabile che lei fosse al corrente … E’ stato quando mi hanno tolto Andalucia che ho cominciato a scaldarmi veramente. 

P.L./J.P.M.: Chi è questa Andalucia? 

D.D.: Una mia amica. Una ragazza geniale che adoro, è una psicoterapista e nello stesso momento un pò medium. Lei ha trasmissione televisiva che si chiama “S.O.S psi”. E’ grazie a lei che mi sono rimesso. 

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P.L./J.P.M.: Che cosa hanno voluto farti fare quei marci degli Affari Speciali? 

D.D.: Oh, questo ve lo posso dire. Loro volevano che disegnassi un nuovo prodotto da lanciare sul mercato. Dovevo concepirlo dalla A alla Z, essendo un prodotto che secondo me avrebbe potuto servire a tutto e a niente, perché appunto non sapevo a che cose servisse …. 

P.L./J.P.M.: ??? 

D.D.: Il problema, era quello: mi mettevo al loro servizio (e voi sapete che non è tanto facile dal punto di vista degli scrupoli, di mettersi al servizio di questi cretini) e non facevo nessun imbroglio. P

Pensavo a un trucco irresistibile e dovevo trovare un espediente che piacesse a chiunque, per essere universale. Dalla loro parte, loro si impegnavano a fabbricare quello che avevo creato in milioni di esemplari. Una sorta di contratto con il diavolo se volete, perché loro avevano in mente un idea naturalmente. 

P.L./J.P.M.: E tu l’hai fatto ??? 

D.D.: Questo sarà il lettore a scoprirlo. 

NOTA EXTRA 2

Di questa serie uscì anche un secondo tomo, nel 1993, intitolato Douglas Dunkerk: Soulage moi endors. Per ulteriori informazioni vi rimandiamo alla pagina web https://www.bedetheque.com/BD-Douglas-Dunkerk-Tome-2-Soulage-moi-endors-toi-33365.html


PER ME EQUIVALE AL NOBEL”, Intervista a Marcel Gotlib

di Antoine Dreyfus – Traduzione di Gisella Medici (gen.- sett. 1992)

disegno di Marcel Gotlib_1992

Le Quotidien: Come ha accolto il Grand Prix attribuitole dalla città di Angoulême, l’anno passato? 

Marcel Gotlib: E’ molto strano, ma non sono mai stato così sollecitato dai mass-media in questo modo. Questo mi ricorda la ‘tournée’ che facevano Goscinny e Uderzo ad ogni pubblicazione di volumi di Astérix“. Goscinny ripeteva quasi sempre la stessa cosa ai giornalisti, rispondeva alle stesse domande, e alla fine, veniva sempre servito loro del cinghiale per ricordare i banchetti finali di Astérix. Goscinny mi ha sempre ripetuto che ha finito per odiare il cinghiale! 

Q.: Che cosa le ha portato il fatto di avere vinto il Grand Prix? 

M.G.: E’ un riconoscimento piuttosto onorifico. Non penso che importa granché, perché, a dire il vero, non ne ho veramente bisogno. Ma non bisogna sputare sul piatto e, quindi, ciò mi fa malgrado tutto piacere. L’ Alph’ Art è una distinzione, credo, più imporrante per un autore, perché equivale al Goncourt (un altro premio) in Letteratura. Per me, ho piuttosto ricevuto il Nobel. E’ divertente il fatto che per molta gente lo possedessi già. 

Q.: L’abbiamo visto spesso nei giorni del Salone …. 

M.G.: E’ vero che da qualche anno non ci avevo messo piede, ma ci sono andato comunque relativamente spesso. Per carattere, non mi piacciono troppo queste grandi adunanze di folle. Se lavorassi nel cinema, per esempio, non andrei mai a Cannes

Q.: In quanto presidente della giuria, ha dovuto leggere molti volumi di fumetti >… 

M.G.: Si abbastanza. Ma gli editori hanno, in effetti, già operato una prima selezione, perché gli organizzatori del salone chiedono alle case editrici di inviare quei volumi che reputano buoni, in funzione delle categorie. Da noi a “FLlJIDE”, la cosa si è fatta abbastanza rapidamente, perché produciamo pochi volumi. 

Sur les Traces de Marcel Gotlib - Signé par GOTLIB !!! da FRÉMION Yves [Responsable Catalogue]. Illustré par Marcel GOTLIB.: Très bon Couverture rigide (1992) Edition originale, Édition illustrée

Sur les Traces de Marcel Gotlib – Signé par GOTLIB !!! da FRÉMION Yves [Responsable Catalogue]. Illustré par Marcel GOTLIB.: Très bon Couverture rigide (1992) Edition originale, Édition illustré

Q.: Ha notato degli autori interessanti?

M.G.: Si, ma singolarmente, gli autori che mi hanno interessato di  più, li conoscevo già. Tranne nel campo del realismo puro. Non sono mai stato attratto da questo genere. Oso appena dirlo, mi vergogno un pò, ma ho letto pochissimi fumetti cosiddetti realistici. Li, sono stato obbligato ad sforzarmi un pò.

Da ragazzo, guardavo le pagine di Mandrake, Tarzan oppure, le grandi serie francesi come “I pionieri della speranza“, ma molto rapidamente mi accontentavo di guardare i disegni e non le leggevo le storie. Sono stato sempre attratto dai fumetti umoristici. 

Q.: Escludendo i membri del gruppo di Fluide Glacial ci sono dei giovani disegnatori che lei legge con piacere?

M.G.: Certo. Persone come Pétillon, Margerin o fra i più giovani, P’tiluc, Ce ne sono certamente altri presso i giovani, ma non li conosco tutti. Fluide Glacial possiede un certo monopolio in questo campo, perché abbiamo i migliori disegnatori umoristici, ma non siamo gli unici. Fortunatamente. Mi sarebbe piaciuto che Margerin o Pétillon collaborassero con “Fluide”.

Margerin è un autore legato agli UMANOIDI ASSOCIATI. Per quanto riguarda Pétillon, vi ha collaborato un pochino. Due, tre volte. Ma ha preferito la via del giornalismo. Lì, si entra nel campo della stampa di informazione satirica …

Q.: … Si tratta di un campo che raramente l’ha attirato. 

M.G.: Si, effettivamente. Ci fu un tempo in cui mi sarei benissimo potuto integrare alla squadra di “Charlie Hebdo”, visto che ero amico di tutta la banda. Ma, singolarmente, la mia famiglia era Goscinny e “PILOTE”.

Trattare dell’attualità anche sotto forma parodica non mi diverte molto. Preferisco la distorsione parodiaca o burlesca alla commedia umana o alla satira sociale. Il che non vuole dire che “Fluide Glacial” è il prolungamento dei miei lavori, perché qualcuno come Binet, con i “Bigaroni”, fa della satira sociale.

 

Ecco una dei volumi italiani con i lavori di Marcel Gotlib (2015) che può essere acquistato sul sito dell’editore (http://www.comicartcitybooks.com/)
Ecco una dei pochi volumi italiani con i lavori di Marcel Gotlib (2015) che può essere acquistato sul sito dell’editore (http://www.comicartcitybooks.com/)

Q.: Che cosa risponde quando si parla di contro-cultura citando i suoi fumetti?

M.G.: Non ho mai veramente avuto l’impressione di lavorare nella contro-cultura. Il fumetto fa ora parte della cultura. C’è stato forse un tempo, all’epoca dell’ underground. in cui si poteva parlare di controcultura, ma ho difficoltà a parlare di queste nozioni, perché quali sono le differenze tra cultura autodidatta, cultura con la “c” maiuscola e contro-cultura? Tutto questo si mischia un pò. Se questo si trova, ci sono dei grandi autori classici studiati oggi negli atenei o nelle scuole che, nei loro tempi, appartenevano a ciò che chiamiamo contro-cultura. 

Q.: Non disegna più da qualche anno a questa parte. Perché?

M.G.: Non vorrei sembrare miserabile. Dopo 25 anni di tavole di fumetti, per 10 ore al giorno, pago oggi i vasi rotti: soffro di dolori di schiena. Così ho smesso con il fumetto, ma non con il disegno. Il mio stile di fumetto piuttosto isterico richiede infatti una certa tensione fisica. Se voglio disegnare, devo essere in forma. 

Q.: Lei lavora ormai a ‘Fluide Glacìal’ nella redazione. Come spiega il successo di questo mensile che è l’unica rivista a fumetti a non essere in crisi?

M.G.: Semplicemente perché è un giornale di qualità. Divertente. Ben ancorato nella sua scia: l’humour, che è una delle cose più richieste oggi.

Q.: Si sente spesso dire che non è >conveniente scrivere per ‘Fluide Glacial’. E’ un giornale chiuso?

M.G.: E’ totalmente sbagliato. Si è detto la stessa cosa per ‘Charlie Hebdo’. E’ un’ impressione che viene dal fatto che ci sono pochi eletti e molti chiamati. Ma dal momento in cui un disegnatore collabora a ‘Fluide”, questo è automaticamente integrato. 

Q.: Lei riceve e consiglia i giovani?

M.G.: Praticamente mai. Sono incapace di dire a un giovane: “Ascolta, non è molto buono quello che fai, faresti meglio a fermarti”. Lascio questo compito ingrato ad altri. 

Q.: Molti umoristi come ‘les Nuls’ o ‘Pierre Des proges’ hanno spesso detto che Gotlib li aveva influenzati. Questo la lusinga?

M.G.: Non bisogna esagerare! Per ‘Ies Nuls’, è vero perchè me l’hanno detto. Per gli altri, non lo so. 

Q.: Che genere di evoluzione ha notato nel suo lavoro?

M.G.: Nella forma, non sono molto evoluto. E’ soprattutto sugli sfondi. Tra il 1968 e il 1980. E’ un pò normale, infatti, perché ho debuttato in riviste che si indirizzavano a giovani lettori. per orientarmi sempre di più verso i fumetti per adulti. 

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NOTE EXTRA:

MARCEL GOTLIB è morto nel dicembre del 2016.

Riportiamo il link di un articolo pubblicato nell’occasione della sua scomparsa, estratto dal sito fumettologica, https://www.fumettologica.it/2016/12/morto-fumettista-francese-gotlib/


ART SPIEGELMAN: I FUMETTI, I TOPI, E GLI UOMINI

Intervista di Mathieu Lindon, traduzione Tindara De Pasquale

Premessa

Dopo l’increscioso fatto avvenuto il 10 gennaio scorso, quando il consiglio della scuola McMinn County Schools in Tennessee ha votato all’unanimità per rimuovere il graphic novel Maus di Art Spiegelman dal programma di studi a causa di violenza e oscenità, nonostante tre professori avessero fatto sapere che il libro era essenziale per le loro lezioni sull’Olocausto (fonte sito Fumettologica.it, per leggere l’articolo completo digitare questa pagina, credo che la ri-proposizione in digitale di questo articolo-intervista, che risale al 1992, assume ancora più importanza.

Buona lettura

M.B.

Testo estratto dalla rivista cartacea fumettomania n. 4:

In concomitanza dell’uscita in Italia del volume intitolato “MAUS” per i tipi della RIZZOLI (anno 1992, Ndr)  siamo andati a conoscere il suo autore: Art Spiegelman

Non dirò niente di Maus perchè ancora Flammarion (l’editore del secondo volume) mi ha chiesto di non svelare niente“. In realtà Art Spiegelman non manterrà del tutto la promessa. E’ anche vero però che è il co-produuore e co-redattore in capo, con sua moglie Françoise Mouly, di ‘RAW’, il magazine per “damned intellectuals” che sostituisce oggi negli Stati Uniti il “MAD” del quale lui stesso andava pazzo in gioventù; è anche vero che Art Spiegelman è in grado di parlare di fumetti, che siano americani o francesi.

Il secondo volume arriva in Francia dopo 5 anni (il primo è del 1987), e dopo qualche mese dalla pubblicazione negli States.

Maus è il racconto della vita di Viadek Spiegelman (dagli inizi degli anni ’30 al 1945), il padre dell’autore, ebreo polacco che ha conosciuto Auschwitz e Dachau – e anche il racconto della difficile relazione, negli anni ’70, fra il giovane figlio (Art è nato nel 1948) e il “sopravvissuto”. Il titolo è tratto dal fatto che gli ebrei sono rappresentati come dei topi (MAUS si pronuncia come mouse, che vuol dire topo in inglese).

l tedeschi sono dei gatti e nel 2° volume, i francesi, ai quali Spiegelman non perdona ne la loro collaborazione ne l’affare Dreyfus, come delle rane. Se dovesse disegnare gli israeliti li farebbe come dei “porcospini”? 

Questo 2° volume è sottotitolato “And here my troubles begau (è qui le mie disgrazie sono cominciate), frase pronunciata dal padre dell’autore quando, dopo anni e anni passati ad Auschwitz, rievoca il suo ‘ arrivo a Dachau.

ll libro ha avuto un tale successo da essere messo sulla lista dei best-seller del New-York Times, come “Fiction”, finché una lettera dell’autore dimostrò che egli aveva fatto delle ricerche per più di 13 anni, e fece passare il libro nelle “non-fiction”. 

Spiegelman ha “sempre saputo” che i suoi genitori erano stati nei campi di concentramento ( sua madre che si è suicidata nel 1968, era stata a Birkenau), ma ha saputo più tardi che era ebreo, “quando ero piccolo e mio padre scherzava su degli uomini che praticavano la circoncisione. Era  importante per mio padre che io facessi la mia bar-mitzva, anche se a me non interessava molto.

Mi ricordo che a 13 anni, il giorno di Yom Kippour (il Grande Perdono, digiuno totale quel giorno, ndr.), ho lasciato all’improvviso la sinagoga per andare a comprarmi una pizza con salsiccia di maiale. E siccome la pizza era molto buona e non mi è successo niente, fu la fine della mia vita di ebreo religioso”.

immagine simbolo del capolavoro Maus

Liberation: Qual’è secondo lei, lo stato attuale del fumetto americano? 

Art Spiegelman: 6 mesi fa o un anno fa, la mia risposta sarebbe stata del tutto ottimista. Da allora però le cose sono cambiate in male. Naturalmente resta il fatto che è sicuramente molto più interessante, ora come ora, essere un disegnatore di fumetti negli U.S.A. che in qualsiasi altra parte in Europa. 

Le grandi case editrici di fumetti come MARVEL e DC, si sono resi conto che i posti dove vendono di più erano i piccoli magazzini dove i proprietari erano dei bambini anziani che adoravano le produzioni Marvel. Hanno dunque acquistato uno spazio sempre più enorme in quei magazzini. E siccome lo spazio non può essere esteso più di tanto, ciò ha creato un problema per il fumetto indipendente.

Detto questo, dobbiamo aggiungere che fortunatamente c’è stato un cambiamento di mentalità che ha aperto la porta ad altre possibilità. Quando Maus è stato pubblicato ha creato una certa confusione, ci è stato chiesto se era un fumetto oppure no, ma le persone che hanno aperto il volume lo hanno visto immediatamente: lo è.

Ora Maus è stato l’oggetto del supplemento letterario del New York Times, c’è una esposizione al Museo dell’ Arte Moderna di New York, tutte cose non abituali negli U.S.A. dove ci sono pregiudizi contro il fumetto. 

Molto più che in Francia dove si dice che è la nona arte anche se non è considerata come le altre. Essendo gli editori come i lemmings (topi che vanno in gruppi sui precipizi e sono pronti ad affogare tutti insieme). Durante i prossimi dodici mesi dovrebbero pubblicare enormi fumetti in volumi. Solo un fumetto o due saranno dei successi, e durante i 12 mesi successivi dovranno pubblicare solo pochissimi nuovi. E così via. 

Ma non c’è solo il commercio. Un numero ragionevole di disegnatori americani è di valore, e malgrado le ristrettezze economiche, fa un lavoro eccitante. 

Il problema è che molti lettori soddisfatti troppo facilmente perché non c’è una vera attesa quando si legge un fumetto ed è d’altronde questo che spinge tanti disegnatori a continuare. Non si considerano ne artisti ne romanzieri. Possono dire: “faccio semplicemente dei fumetti, sono solo un piccolo ragazzino molto ritardato“. 

RAW vende ora 35000 esemplari, che a 15 dollari la copia fa una sommetta piuttosto buona. Ha una reputazione solida. Ma è molto difficile trovare oggi degli autori che non 10 anni fa. Ed è meno divertente fare la rivista. Perché si prova a cambiare per non essere noiosi, e più fate una cosa, più diminuisce la possibilità di farla in modo diverso.

Cover dei un nnumero della rivista RAW, diretta negli anni 90 da Art Spiegelman

I disegnatori che si scoprivano qualche anno fa erano unicamente loro stessi e creavano una piccola ‘echo’ d’autori intorno a loro grazie al magnetismo della loro personalità. E difficile trovare dei talenti così originali.

Ora quello che piace è la fantascienza, il poliziesco, lo spionaggio e soprattutto il sesso per i ragazzini e per quelli più grandi. E c’è anche la gloria di essere psicopatico. Tutto questo nel nome della contro-cultura; ma secondo me questa non è della contro-cultura, ma della cultura di massa come il “Silenzio degli agnelli”.

Non sono puritano ma credo che una buona cosa da fare sarebbe quella di mettere la morale alle mode.

L.: Qual’è il suo rapporto con i grandi nomi dei fumetto americani e classici? 

A.S.: Matt Groening (the Simpsons) mi piace molto. E’ riuscito in qualcosa di ammirevole, essere fedele alla sua sensibilità traendo un enorme  successo commerciale. 

In un modo del tutto diverso, mi piace anche Doonesbury, eroe delle strip sull’attualità di Garry Trudeau,; che fanno regolarmente scandalo nei giornali in cui sono pubblicati – o non sono pubblicati – come quando recentemente abbiamo appreso che Dan Quayle era stato spiato prima di essere scelto da Bush come candidato alla vice-presidenza, ciò si è avverato.

L’ultimo volume, sulla guerra del golfo, è intitolato “Benvenuti nel club Scud!” N.d.R). Garry Trudeau, spesso non mi piace il suo disegno, non mi piacciono i suoi scherzi, non mi piacciono i suoi personaggi, ma mi piace il fatto che fa diventare le persone matte di rabbia, è una funzione importante del disegnatore di fumetti. 

Rispetto Bill Waterson, l’autore di Calvin e Hobbes, che riesce a fare qualcosa di vivo nel mondo assolutamente morto del fumetto dei quotidiani. Crumb, ora avete la fortuna che vive in Francia come forse farò anch’io se la vita negli U.S.A. continua in questo modo. Mi piace molto il fumetto classico di 20,30,40 anni fa.

D’altronde, molte persone fanno dei fumetti, perché da bambini adoravano i fumetti. Inoltre all’epoca dei classici, le condizioni erano molto diverse, c’erano cose che si potevano fare e altre no e questo per quanto riguarda i soggetti, il formato e le possibilità commerciali. Era dunque molto più difficile creare un personaggio proprio nel mezzo di tutte queste ristrettezze.

Oggi, le ristrettezza commerciali non delimitano più il lavoro o almeno non dovrebbero. I problemi che incontra un disegnatore di fumetti non sono molto di versi cli quelli di un romanziere. Ma ora ci troviamo davanti alla questione esistenziale: cosa fare di questa pagina bianca? Ed una domanda alla quale è molto difficile rispondere è anche quella: come fare per portare nuovi lettoti al giornale dove appare questo fumetto? 

L.: Qual’è la sua opinione sul fumetto francese? 

A.S.: Il livello medio in Francia è morto più elevato che negli USA. Un fumetto tipico francese è probabilmente superiore al 99% di ciò che si fa negli U.S.A. o almeno al 90%. Tuttavia, l’ultima volta che sono stato qui, tutto mi è sembrato triste e deserto. Non c’era vita, era un cimitero. In generale, gli unici disegnatori che facevo cose interessanti erano gli stessi che le facevano dieci anni fa: Loustal, Tardi, Bruno Richard, Pascal Doury, la gente di BAZOOKA.

E’ una conferma della forza di quegli autori e una condanna del sistema che supporta i nuovi autori. Il mercato che fa conoscere nuovi disegnatori non esiste, è completamente schiacciato. Non ho trovato quasi niente per RAW. Si, c’è comunque Max Cabanes che non ho mai pubblicato e che ammiro e senza dubbio uno o due altri. 

Hitler ss  volume. a fumetti didi Vuillemin

E c’è il caso Vuillemin. Con il suo libro su Hitler, ha voluto fare un volume stupido e c’è perfettamente riuscito. Ha calcolato anche le cose, il paese nel quale vive, è troppo facile fare una scandalo così.

Mi fa pensare a Erostrate, l’artista, il poeta che voleva essere celebre, non essendovi riuscito, ha distrutto una delle sette meraviglie del mondo affinché il suo nome restasse celebre. Uno dei miei amici dice che viviamo “l’età di Erostrate”, ed è un pò ciò che fa credere Vuillemin. Ha un buon talento, ma il talento comporta responsabilità. Non è come Schelling al l’infuori di tutto.

Vuillernin è nel mondo sociale ed è per questo che quello che ha fatto è probabilmente peggio che stupido, peggio che irresponsabile. 

L.: E lei? Lei che è il creatore dei ‘Crados’, che ha scandalizzato molta gente e di ‘Maus’ che si è rivelato ancora meglio. Cosa pensa di fare ora? 

A.S.: Non mi piace l’idea di essere un ragazzo buono. Non so se i Crados sono scandalosi, ma credo che siano molto sani, qualcosa di liberatore per i bambini. Ed è la stessa cosa per Maus, anche là si tratta di portare il liberare ad una comunione con le vittime anche se fra i due ci sono delle differenze enormi di spirito e d’intenzione. 

Mi propongono spesso di fare il cinema. Il mio agente ha delle istruzioni molto severe per rifiutare qualsiasi adattazione di Maus, così come d’abitudine questi progetti non arrivano neanche fino a me e non ne so niente. Ma ho qui (e fa vedere un sacco di lettere in disordine) una lettera di un produttore che dice: <<Va bene, rinuncio, Spiegelman non vuole un film tratto da Maus, Ma quale film vuole?»> Era un invito. Ma no. Sarebbe eccitante d’imparare qualcos’altro ma non ha la priorità perché il mio amore si ferma al nero su bianco. 

Un amico mi ha chiesto cosa avrei fatto e gli ho risposto che mi lanciavo in un altro progetto lungo guanto Maus, “Brutto piano di carriera”, mi ha detto perché ora qualsiasi fumetto sarebbe paragonato a Maus in modo sfavorevole e sarebbe stato meglio che facessi qualcos’altro, come il cinema. Ma è un fumetto che ho voglia di fare. Qual’è? E’ ancora troppo presto per dirlo. 

Quello che è sicuro è che ci sarà più fiction che in Maus, che non ci saranno animali e che non ci saranno ebrei. Per ora farò delle illustrazioni per un poema completamente sconosciuto degli anni ’20: sarà divertente e assolutamente non “bravo ragazzo”. 

L.: Qual’è l’influenza di Maus sul fumetto americano? E su di lei? 

A.S.: Credo che RAW ha avuto più influenza di Maus che è troppo particolare. Anche quello che ho fatto prima ha avuto più influenza sui disegnatori. Maus è troppo contro le tendenze che attraggono le persone nel fumetto: si realizzano perché ci piace disegnare e Maus è deludente da questo punto di vista, antitetico alla voglia di molte persone.

Il disegno è al servizio della struttura narrativa, c’è una sottomissione dell’immagine alla narrazione che non è certo ciò che i disegnatori ricercano abitualmente. Prima di Maus io stesso ero più impegnato nella ricerca grafica. E a poco a poco, la mia preoccupazione è diventata la struttura narrativa. Fare Maus mi ha obbligato a creare una narrazione che dava l’illusione di non avere interruzioni, di essere soavemente condotta. 

Prima volevo schiacciare la narrazione, ma non sono più la stessa persona ora, e ho scoperto le magie di creare una realtà convincente con dei personaggi dei quali ci preoccupa nel caso di situazioni vive. Questo ha aperto per me un dominio più intenso di quello che vivevo prona. Finire Maus mi ha lasciato dei sentimenti ambi valenti. E’ state un gran sollievo e un gran terrore.

foto recente di ART SPIEGELMAN
foto recente di ART SPIEGELMAN © degli aventi diritti

ISABELLE RABAROT da forza al colore

DI M.R. Traduzione  di Anna Stagno

Aquablue vol. 3 , Grisnoir, Palomita, i tre volumi della DELCOURT, hanno qualcosa in comune, la qualità del lavoro della loro colorista Isabelle Rabarot. Con lei, l’oscuro colorista si afferma come autore in tutti i sensi. Il meraviglioso universo blu di Acquablue n.3, è suo.

L’implacabile sole del deserto che spossa gli eroi del ‘Trio grande’, è lei, così come il nebbione delle isole anglo-normanne di Julien Boisvert, Insomma la sua colorazione esplode letteralmente dalle tavole di questi tre volumi. E’ una componente essenziale. se non determinante. della qualità della storia. Impossibile non apprezzare questo lavoro. D’altronde è una delle primissime volte che in un volume di fumetti il nome della colorista appare sulla copertina accanto a quelli di Lamy, disegnatore, Vatine e Clement, gli sceneggiatori (vedi Trio Grande). 

foto recente della colorista Isabelle Rabarot.

<<Sono stata io a rivendicare questo posto. Prima il colorista era lì per migliorare l’ordinario. Io voglio essere considerata come un autore in tutti i sensi>>, così si esprime la giovane artista. 

Per la stessa ragione insiste per partecipare al momento delle dediche. In questo modo i lavori di Lamy e Plessix realizzati durante il Salone hanno preso uno stupendo tocco colorato. 

<<Il colorista crea l’atmosfera, e ora nei miei contratti rivendico dei diritti d’autore. Non voglio che il mio lavoro sia retribuito secondo una percentuale. Veglio condividere gli stessi rischi degli altri autori>>
dice lei.

I suoi compagni di lavoro capiscono molto bene questo intervento e l’accettano volentieri.
<<Sono coscienti del mio apporto. Sono lì per creare gli ambienti. L’autunno, il vento, il mare, la pioggia creano l’atmosfera del Julie Boisvert. Allo stesso modo che il calore del deserte di Trio Grande deve essere sentito schiacciante >>.

Ma la colorista non vuole la copertina tutta per se. <<Un volume è un lavoro di squadra>>. Infine il fatto che “Trio Grande” sia stato premiato con l’Alph’art Coup de couer all’ultimo SaIone di Angoulême, è un’altro punto a suo vantaggio. 

In bocca al lupo Isabelle.

NOTA EXTRA 3

Per ulteriori informazioni sulla colorista Isabelle Rabarot , il riferimento è sempre il sito www.bedetheque.com, con questa pagina, https://www.bedetheque.com/biblio-auteur-472-BD-Rabarot-Isabelle.html

FINE PRIMA PARTE

“AL DI LA’ DELLA ALPI” CONTINUA TRA 14 GIORNI


L’INTERO NUMERO QUATTRO DI FUMETTOMANIA

FM#4 – Ottobre- Novembre 1992.
Copertina a colori. Illustrazione di Giuseppe Orlando

LO POTETE VISUALIZZARE E SCARICARE DAL SITO DALL’APP HyperComix


NOTE EXTRA

FUMETTOMANIA INDEX 1990 -2021

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