SUICIDE ISLAND: recensione

una delle copertina del Manga SUICIDE ISLAND

Ancora una nuova recensione di un bel manga per adulti a cura del nostro amico Pasquale Rasoli, in attesa di poter rimettere nel sito i suoi tanti articoli sull’universo DC, scomparsi in estate per motivi tecnici ancora sconosciuti.

Mario Benenati


Trama

Sei si risveglia in una stanza di ospedale, e si rende subito conto di non esserci riuscito. Di nuovo. È il suo quinto tentativo di suicidio, e anche questa volta ha fallito. Una notizia ha invaso il web e si è diffusa sui giornali, uno scandalo per il governo giapponese: il numero di tentati suicidi ha raggiunto livelli mai visti, e la sanità pubblica fatica a trovare fondi per fronteggiare l’emergenza. Ma i giapponesi, pieni di inventiva come sempre, trovano ben presto una soluzione: il governo decide di confinare i pluri-aspiranti suicidi su un’isola, senza regole né leggi, sulla quale potranno decidere se finire quello che hanno iniziato oppure concedersi la possibilità di ricominciare da zero (letteralmente). A Sei non sembra vero: finalmente nessuno potrà arrogarsi il diritto di salvarlo, e dopo aver firmato i moduli direttamente nel letto dell’ospedale viene caricato su una nave e fatto scendere sulla famigerata Suicide Island. Qui però la sua decisione vacilla, e insieme a tantissimi altri si scontrerà con la difficoltà di sopravvivere in un ambiente ostile, lo spettro della “scelta facile” del suicidio sempre in agguato e, soprattutto, col buio profondo che si annida nel cuore degli esseri umani “liberi” dalle catene che la società impone.

Considerazioni post-trama: il genere Survival

Il genere “Survival” è una delle tante varianti del manga Seinen (per adulti). I tratti che lo contraddistinguono mettono i personaggi, tendenzialmente senza super poteri, in una situazione estrema. In “Suicide Island” ad esempio devono sopravvivere in un’isola deserta, mentre in altre storie devono uccidersi entro un limite di tempo. Il genere, è uno dei pochi in ambito manga a prestarsi ad una sorta di “critica sociale” raccontata tramite allegorie e metafore. Come è facilmente intuibile “Suicide Island” pone l’accento sul triste primato dei suicidi giapponesi, e sul valore vero della vita.  L’opera più rappresentativa del genere è sicuramente “Battle Royale” che da libro viene immediatamente convertito in manga ed in ben 2 film. Il successo di quest’opera è stato tale da travalicare le barriere del sol levante, generando tutta una serie di cloni più o meno riusciti. Il più celebre è la trilogia di “Hunger Games” che pur risultando blanda agli occhi di un veterano, ha riscosso un incredibile successo.

Sceneggiatura

pagina tratta dal Manga SUICIDE ISLAND

Il genere “Survival” è una delle tante varianti del manga Seinen (per adulti). I tratti che lo contraddistinguono mettono i personaggi, tendenzialmente senza super poteri, in una situazione estrema. In “Suicide Island” ad esempio devono sopravvivere in un’isola deserta, mentre in altre storie devono uccidersi entro un limite di tempo. Il genere, è uno dei pochi in ambito manga a prestarsi ad una sorta di “critica sociale” raccontata tramite allegorie e metafore. Come è facilmente intuibile “Suicide Island” pone l’accento sul triste primato dei suicidi giapponesi, e sul valore vero della vita.  L’opera più rappresentativa del genere è sicuramente “Battle Royale” che da libro viene immediatamente convertito in manga ed in ben 2 film. Il successo di quest’opera è stato tale da travalicare le barriere del sol levante, generando tutta una serie di cloni più o meno riusciti. Il più celebre è la trilogia di “Hunger Games” che pur risultando blanda agli occhi di un veterano, ha riscosso un incredibile successo.

Disegni

Se la narrazione è il punto di forza di questo manga, altrettanto non si può dire dei disegni. I personaggi infatti, risultano fin troppo simili tra loro, e non bastano gli abiti diversi a distinguerli. Quasi tutti hanno un fisico sottile, capelli lunghi o semilunghi, occhi grandi e naso pronunciato, donne comprese, al punto che in alcune vignette non si distingue il sesso dei personaggi. Nonostante questa carenza, alcune espressioni risultano particolarmente azzeccate, soprattutto per quel che concerne la follia. Buona invece la parte ”naturalistica” di ambienti e animali, che risulta credibile anche se non particolarmente dettagliata. Molto ben fatto invece è lo storyboard, sempre chiaro e comprensibile anche in situazioni concitate.

Considerazioni finali

altra pagina tratta dal Manga SUICIDE ISLAND

La sopravvivenza in situazioni estreme è stata declinata in mille varianti nel mondo del fumetto, e all’interno dei Seinen conta moltissimi esponenti. Tuttavia “Suicide Island” resta, a nostro parere, un must have: la profondità narrativa, il realismo spinto, l’attenzione maniacale nella gestione dei personaggi e dei loro rapporti, le tematiche “pesanti” affrontate con lucidità lasciano ampio spazio alla riflessione personale, rimanendo allo stesso tempo una lettura scorrevole e senza cadere nella trappola del puro esercizio di stile. Speriamo che tutto questo trovi conferma in un finale degno (per ora in Italia siamo all’ottavo volume), ma siamo più che fiduciosi.

Copertina del primo volume dell'edizione italiana, scaricata dal sito di wikipedia

DATI ESSENZIALI DELL’OPERA

Scaricati da Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Suicide_Island ) che si ringrazia.

Genere azione, drammatico, psicologico
Manga
Autore Kōji Mori
Editore Hakusensha
Rivista Young Animal
Target seinen
1ª edizione 14 novembre 2008 – 26 agosto 2016
Tankōbon (volumi) 17 (completa)
Editore it. RW Edizioni – Goen
Collana 1ª ed. it. Nyu Collection
1ª edizione it. 4 luglio 2015 – in corso
Periodicità it. mensile
Volumi it. 8 / 17 

PASQUALE RASOLI

Nato a Cosenza il 20 Giugno dell’85 e residente a Genova da 26 anni.
Con i fumetti ho imparato a leggere. Tutto è cominciato da lì. Sfogliando i vecchi fumetti della collana Oscar Mondadori, dedicati a personaggi dei fumetti degli anni ’50 e ho cominciato ad appassionarmi sin da subito allo stile del compianto Mort Walker. Crescendo, la passione per i fumetti mi ha spinto a conoscere sempre piu’ generi. Avrò avuto circa dieci anni, quando ho sfogliato il mio primo fumetto su Plastic Man della DC Comics e Tex della Sergio Bonelli Editore. Due generi e stili completamente diversi che mi hanno appassionato nel corso degli anni, e che continuano ad appassionarmi. La passione, sopratutto per il genere supereroistico americano della DC Comics, mi ha portato a trasmettere le mie conoscenze tramite i social network e le varie piattaforme web.

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