SUICIDE SQUAD presenta DEADSHOT: recensione

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Questo volume racconta le avventure in solitaria di Deadshot, quando, dopo aver ripulito la sua fedina penale grazie al suo lavoro con la Suicide Squad.
Pasquale Rasoli

Suicide Squad presenta Deadshot

Christos Gage (script)

Steven Cummings (art)


Jimmy Palmiotti (inks)


Traduttore:
F. Matteuzzi

Collana Dc Miniserie – Copertina flessibile, pag. 144

Edizione USA: febbraio-giugno 2005


Edizione italiana: RW Lion (23 set 2016


Recensione di Pasquale Rasoli

Introduzione al personaggio:

Non si conosce molto del passato di Deadshot, alias Floyd Lawton, lui stesso tende spesso a confondere le sue origini raccontando aneddoti distorti o imprecisi: sembra comunque che sia cresciuto a Star City con la famiglia, composta da padre, madre e sorella minore; sembra che il padre lavorasse come poliziotto, e che avesse la tendenza a bere e picchiare moglie e figlia. La grande passione per le armi da fuoco del padre la “ereditò” anche il piccolo Floyd, che cominciò ad allenarsi di nascosto usando le armi del padre. Date le continue violenze del padre sulla madre, Floyd all’età di 11 anni, uccise suo padre e fu dato in affidamento alle autorità di Gotham City.
Una volta cresciuto Floyd Lawton divenne un combattente del crimine, salvo poi scoprire che in realtà le sue mire sono quelle di sostituire in questo compito Batman. Incarcerato, in seguito cambia costume ed inizia la sua carriera da killer mercenario.
Nonostante non possegga veri e propri super poteri, in alcuni casi, mostra un’abilità praticamente sovrumane. In primis la sua mira, per la quale è conosciutissimo. Riesce addirittura a sparare sei colpi in successione a una distanza di diciotto metri centrando sempre lo stesso identico punto , e a colpire sezioni microscopiche, come per esempio la fibbia di una cintura, oltretutto facendo passare il proiettile per un parco gremito di persone.
I suoi riflessi sono eccezionali, può infatti colpire più persone assieme prima che esse riescano ad estrarre. Ha una sorta di sesto senso, o semplicemente quelli più convenzionali molto affinati (non è possibile prenderlo alle spalle, e sente anche a decine di metri il rumore di un proiettile che viene caricato in canna), che gli consente di sparare con precisione chirurgica anche attraverso i muri, poiché avverte la posizione precisa delle persone pur senza vederle. Oltre a questo, è sostanzialmente un vero e proprio esperto di armi da fuoco, e lo si è visto usare di tutto, dai bazooka, alle comuni pistole, ai fucili automatici e non; sa come usarle, smontarle e averne cura con la massima efficienza.

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Trama e considerazioni dell’opera:

Questo volume racconta le avventure in solitaria di Deadshot, quando, dopo aver ripulito la sua fedina penale grazie al suo lavoro con la Suicide Squad, e dopo aver concluso un lavoro particolarmente fruttuoso, scopre di avere una figlia che vive in un quartiere molto malfamato e decide di tenerla al sicuro ripulendolo a modo suo.

Il ghetto dove vivono è a Star City, città dell’eroe Green Arrow (Oliver Queen), ed è soprannominato “Il Triangolo” perchè è la zona della città dove si trovano a imperversare e combattere ben tre gruppi mafiosi: uno russo, uno ispanico e una mafia di afroamericani. La cosa che è però chiara sin dall’inizio e che non sono i mafiosi il problema maggiore di Deadshot, nè i poliziotti corrotti che vengono pagati da questi ultimi e che provano a minacciare Floyd attaccando Michelle e Zoe, la nuova fidanzata e la figlia di Deadshot. Perchè il vero problema di questo criminale improvvisatosi eroe è il suo stesso passato.

Il primo ad andare al Triangolo per fermare Deadshot, convinto che lui stia sgominando le bande locali per fare suo il territorio è proprio l’eroe cittadino, Green Arrow, che realizzerà il suo errore in un modo imprevisto. Ma, se sei un villain che sta provando a fare del bene, una volta affrontanto un eroe, bisogna prepararsi alle visite dei colleghi criminali. Difatti, una volta che il triangolo è ormai stato ripulito, il primo a fare visita a Deadshot con una proposta d’affari è l’ex-collega metaumano dall’incredibile forza fisica Closer, che costringerà Deadshot ad affrontare il problema con il suo stile, nonostante nel frattempo sia diventato il compagno di Michelle e la figura paterna di Zoe.

Per quanto l’opera possa sembrare superflua per i disegni non accurati di Phil Winslade, Christos N.Cage ci regala una storia ricca di azione e di fascino. La storia scorre fluida, i dialoghi sono brevi ma coincisi, l’annoiarsi è praticamente impossibile grazie al susseguirsi di colpi di scena.

L’opera di N. Cage non è incentrata esclusivamente sull’uccidere ed essere uccisi, ma è più una profonda discussione tra il racconto morale e umano. La figura di Deadshot che si mostra come maschera di un sicario professionista all’inizio del volume desideroso nel cercare la morte, e che invece ci fa capire, non tanto il distacco dal mondo e suoi sentimenti,quanto la morte in lui dei piaceri vivi,della sua vita basata nell’andare nei pub e nel godersi appieno la vita. Deadshot è un antieroe, e per la prima volta l’antieroe non è un elemento con il quale lo spettatore può identificarsi. Partendo con questo presupposto Deadshot ci mette sulle montagne russe: i poliziotti sono i cattivi e il sicario lotta per tornare dalla ragazza e dalla bambina.
Un vero peccato per un’opera che poteva essere una rivoluzione per Christos N.Cage, ma resa semplice, normale e banale per i disegni statici, deludenti e approssimativi di Winslade.
I colori di James Sinclair salvano leggermente il comparto grafico, ma il disegno si fa risentire soprattutto nelle scene di azione che dovrebbero essere la vera punta di diamante del volume.
Ho apprezzato quel tocco di genialità di N.Cage di far concludere lo scontro tra Floyd Lawton e Oliver Queen in una gara a freccette, come due vecchi amici desiderosi di divertirsi, raccontarsela e sfidarsi in qualcosa di cui sono considerati i migliori al mondo: la mira infallibile.

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PASQUALE RASOLI

Nato a Cosenza il 20 Giugno dell’85 e residente a Genova da 26 anni.
Con i fumetti ho imparato a leggere. Tutto è cominciato da lì. Sfogliando i vecchi fumetti della collana Oscar Mondadori, dedicati a personaggi dei fumetti degli anni ’50 e ho cominciato ad appassionarmi sin da subito allo stile del compianto Mort Walker. Crescendo, la passione per i fumetti mi ha spinto a conoscere sempre piu’ generi. Avrò avuto circa dieci anni, quando ho sfogliato il mio primo fumetto su Plastic Man della DC Comics e Tex della Sergio Bonelli Editore. Due generi e stili completamente diversi che mi hanno appassionato nel corso degli anni, e che continuano ad appassionarmi. La passione, sopratutto per il genere supereroistico americano della DC Comics, mi ha portato a trasmettere le mie conoscenze tramite i social network e le varie piattaforme web.

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