“E VOI DOVE CAZZO VI ERAVATE NASCOSTI?” di Massimiliano De Giovanni

In questo mese di settembre spero di poter pubblicare tutti i quattro ricordi in programma dedicati a Luigi Bernardi
Dopo lo scrittore Sacha Naspini
e ad Andrea Plazzi, oggi avremo il piacere di leggere un ricordo di Massimiliano De Giovanni, uno dei quattro mitici Kappa Boys, fondatore della Kappa Edizioni.
R
ingrazio  Massimiliano per aver partecipato al mio invito con questo bellissimo ed emozionante ricordo.
mario benenati

Ricordi…

Per chi ci legge per la prima volta.
Questo progetto, dedicato a Luigi Bernardi,  ha raggiunto metà del suo percorso. La prima serie di scritti  estratti dalla rivista Nova express più un introduzione (19 puntate), infatti, l’ho già pubblicata tra l’11 gennaio ed il 14 luglio. Per chi non li ha letti, oppure per chi scopre questo progetto in questo momento ecco il link della pagina di questo blog dove sono elencati tutti i 19 articoli, https://fumettomaniafactory.net/appunti-di-critica-fumettistica/luigi-bernardi-e-nova-express-marzo-1991-novembre-1993/
Ad inizio ottobre inizierà la seconda serie di scritti, estratti dalla rivista Orient Express, saranno in tutto 30 puntate.

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“E VOI DOVE CAZZO VI ERAVATE NASCOSTI?”

di Massimiliano De Giovanni

Per molti Luigi Bernardi è stato un grande editore e talent scout. Io l’ho sempre visto come un mentore creativo, sempre in anticipo nel suo tempo. Aveva come un grande disegno nella mente. In realtà di disegni ne aveva ben più di uno, contemporaneamente.

A lui si devono fenomeni come Dylan Dog e Lupo Alberto, il debutto di grandi autori del fumetto nostrano e l’ingresso in Italia dei manga, naturalmente.

Non ha mai avuto paura di credere in un progetto che lo entusiasmava, rischiando in prima persona soldi e rapporti umani. Lo ha fatto anche quando a proporgli un’idea nuova sono stati quattro ragazzi poco più che maggiorenni. Ma andiamo con ordine.

Non avevo mai incontrato Luigi, anche se era cliente assiduo dell’edicola della mia famiglia. Si faceva mettere da parte tanti di quegli albi da essere soprannominato “Fumetti”. Un personaggio quasi mitologico. L’unico – a detta di mio padre – a leggere più giornalini di me.

Ricordo di averlo visto per la prima volta di persona sul finire degli anni Ottanta, in occasione di una conferenza a Bologna. Divideva il microfono con Fulvia Serra: due mostri sacri per un appassionato come me. Già in quella occasione non faticavo a schierarmi: ero stato lettore vorace di “Orient Express” e non trovavo la stessa passione (e cultura) di Bernardi nei “Linus” e nei “Corto Maltese” diretti dalla Serra.

Ero anch’io affascinato dall’idea di dirigere una rivista, scoprire nuovi autori e diventare io stesso uno sceneggiatore di fumetti. Forse è stata proprio quella conferenza a spingermi verso la creazione di una fanzine assieme a Barbara Rossi, Andrea Baricordi e Andrea Pietroni, poi divenuti con me i Kappa boys.

Da qualche anno avevamo amici in Giappone, ci eravamo procurati materiale originale e ci piaceva l’idea di divulgare la cultura dei manga e degli anime in Italia. Avevamo per questo dato vita a una fanzine in fotocopia: articoli battuti a macchina da scrivere, qualche immagine in bianco e nero, tanta passione e scarsissime risorse. Nemmeno un computer.

Per reclutare lettori (e abbonati) avevamo sparso volantini per tutta Bologna, ma non bastava. In quegli anni non potevamo contare sul supporto della rete, né su pubblicità virali. Sicuri che i veri appassionati di fumetti frequentassero la Children’s Book Fair, avevamo escogitato un piano ingenuo ma efficace: ci saremmo accampati nello stand dell’editrice giapponese Kodansha e ci saremmo messi a sfogliare (con grande trasporto) il primo numero del nostro “Anime”, attirando così l’attenzione dei curiosi. Con grande faccia tosta (e maleducazione, ora me ne rendo conto) abbiamo stazionato intere giornate in quello stand. Poi, una mattina, abbiamo visto entrare Luigi Bernardi e Roberto Ghiddi (che con Luca Boschi stavano per dare vita al progetto Granata Press). Li abbiamo osservati accomodarsi e iniziare una riunione con la responsabile dei diritti internazionali del colosso giapponese. Così mi sono avvicinato, senza dare troppo nell’occhio, per cercare di capire quali prospettive avrebbe avuto il manga in Italia. Certo, grazie a Glènat potevamo collezionare da qualche mese Akira, ma erano ben altri i manga di Kodansha che avremmo voluto leggere. E in edizioni più consone al modo e al ritmo di lettura dei fumetti giapponesi.

Al termine dell’incontro ci siamo precipitati da Luigi e Roberto, bloccandoli nel corridoio della fiera per sapere com’era andata. In bella vista tenevamo ovviamente la nostra fanzine. Quando i due la videro fummo subito apostrofati da un cordiale «E voi dove cazzo eravate nascosti?».

Per farla corta, avevano visto i nostri volantini ma non sapevano come contattarci, dal momento che nelle pubblicità non era specificato nessun indirizzo o numero di telefono (solo un’anonima casella postale).

Il primo confronto ufficiale con Granata Press è avvenuto in una redazione semivuota di via Marconi, in centro a Bologna. I mobili sarebbero arrivati qualche settimana dopo. Me lo ricordo bene perché sono stato uno dei “volontari” per il trasporto: sedie e tavoli caricati in spalla dalla redazione di “Dolce Vita” a quella di Granata Press.

Da giovani appassionati avevamo una visione dei manga diversa da quella di Luigi, più incuriosito da Crying Freeman piuttosto che da Lamù, attratto da titoli decisamente più adulti ed erotici rispetto a quelli che amavamo grazie alle loro trasposizioni animate. L’idea di tradurre manga c’era, bisognava solo affinare qualche dettaglio.

Ci sono state molte altre riunioni, progetti editoriali fatti e disfatti, la scelta di un formato, l’incognita sul distributore da edicola (troppi i veti messi da altri editori). Nel frattempo la nostra fanzine in fotocopia era diventata una prozine in stampa ribattezzata “Mangazine” (e sarebbe cresciuta ancora grazie a Luigi, approdando persino in edicola). I nostri passaggi in redazione si erano fatti sempre più frequenti. In attesa di partire con un parco testate autonomo, Granata Press fungeva infatti da agenzia di servizio per le edizioni Play Press, per le quali eravamo stati arruolati anche noi come traduttori e letteristi (quando ancora il lettering si eseguiva a mano sulle pellicole di stampa).

Poi, un giorno, arrivò per noi il grande momento. Era l’autunno del 1990 e “Zero” faceva il suo ingresso in società a Lucca Comics, unica pubblicazione al primo stand di Granata Press. Certo, la stampa e la brossura non erano delle migliori, ma avere un agguerrito Ken il guerriero in copertina era di per sé una bella dichiarazione d’intenti. La curiosità degli addetti ai lavori era tanta. Forse Luigi avrebbe preferito essere al festival con una rivista d’autore italiana (molti erano i progetti e gli autori che giravano nel frattempo in redazione), forse è per questo che non ricordo quasi la sua presenza allo stand, ma di certo fu orgoglioso del successo raggiunto (non solo a Lucca).

Eravamo la sua giovane nuova crew. Al Teatro del Giglio, per la serata di gala, alcuni giornalisti (a memoria Graziano Frediani, Luca Raffaelli, forse Ferruccio Giromini) ci chiesero se eravamo la nuova scoperta di Bernardi. Luigi ci guardò, li guardò e sorrise annuendo.

Il sodalizio durò poco, appena un anno. Ma fu un anno intenso, una gavetta formidabile. Necessaria. Luigi ci ha insegnato a stare in una redazione, a confrontarci con editor e autori. Anche a litigare, a sbattere la porta. È stato un momento personale importante, pieno di energia e di incontri, che ha aiutato me e i miei soci a crescere e a mettere in piedi un sogno che dura ancora dopo quasi trent’anni. Per questo ricordare Luigi è sempre emozionante.

BIOGRAFIA/BIOGRAPHY

MASSIMILIANO DE GIOVANNI

Sceneggiatore, editore, docente di Scrittura Creativa e Narrazione per Immagini all’Accademia di Belle Arti di Bologna, è stato titolare del ristorante Sushi Café Kappa a Bologna.
Le sue graphic novel sono pubblicate in Italia, Francia e Spagna. Vive a Ferrara, dove organizza catering e corsi di cucina.

KAPPALAB

Kappalab, la casa di produzione multimediale, e service editoriale creata da
Andrea Baricordi
Massimiliano De Giovanni
Andrea Pietroni
Barbara Rossi.

I fondatori, noti col nome di gruppo “Kappa boys” (e, successivamente, “i Kappa“), si avvicinano al mondo professionale del fumetto nel 1989 con la fanzine “Mangazine”.

Nel 1990 partecipano alla stesura del saggio enciclopedico “Anime, guida al cinema d’animazione giapponese”, il primo realizzato in Italia, ed è grazie alla loro passione e spirito pionieristico che il fumetto giapponese (manga) è stato introdotto in Italia attraverso alcuni dei maggiori editori italiani, raggiungendo negli Anni Novanta l’apice del successo, e negli Anni Duemila la consacrazione.

Da allora concentrano la loro attenzione soprattutto sui fumetti, producendo opere italiane d’autore attraverso il marchio “Mondo Naif” con la collaborazione di autori come Vanna Vinci, Andrea Accardi, Paolo Bacilieri, Roberto Baldazzini, Sara Colaone, Giulio Macaione, Keiko Ichiguchi, Davide Toffolo, Otto Gabos, Gianmaria Liani, mentre dalle etichette straniere traducono autori come Joann Sfar, Christophe Blain, Frederik Peeters, Ralf Koenig, Will Eisner, Inio Asano, Riyoko Ikeda, Akira Toriyama, Osamu Tezuka e molti altri ancora. Inoltre, hanno lavorato fianco a fianco con Kazuhiko “Monkey Punch” Kato, creatore del personaggio di Lupin III, e hanno dato origine a “Lupin III Millennium”, che presenta storie inedite di produzione italiana del famoso ladro nipponico.

Dal fumetto alla narrativa per ragazzi, il passo è stato breve: hanno portato per la prima volta in lingua italiana opere di fama internazionale come “Il castello errante di Howl”, “Conan il ragazzo del futuro” e “La città incantata”; hanno inoltre sviluppato un settore di saggistica, che ha lanciato gli interessanti e divertenti libri della serie “Perché i giapponesi hanno gli occhi a mandorla” di Keiko Ichiguchi, e pubblicano libri didattici su come imparare facilmente la lingua giapponese attraverso i fumetti.

L’esperienza professionale dei Kappa maturata a partire dalla fine degli anni Ottanta si evolve nel 2012 in una nuova realtà, Kappalab, per gestire prodotti multimediali, eventi, corsi e produrre attivamente opere audiovisive sul suolo italiano, in completa controtendenza (da sempre elemento distintivo dei Kappa) rispetto al resto del paese.

Informazioni: [email protected]


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