CHIEDI CHI ERA BERNARDI di Andrea Plazzi

Le scansioni delle pagine con i testi di Luigi Bernardi (nei 30 numeri della rivista Orient Express), sono state completate durante questo mese di agosto; mentre sto preparando i primi post, con quei testi, stanno arrivando anche i 6 ricordi di alcuni amici di Luigi Bernardi.
Dopo lo scrittore Sacha Naspini oggi tocca ad una firma importante della Panini Comics, Andrea Plazzi, che molti conoscono per essere il curatore delle serie Rat-Man Collection e Rat-Man Gigante
R
ingrazio  Andrea per aver dedicato un po’ del suo tempo per questo bellissimo ed appassionante ricordo.
Aspetto i vostri commenti.
mario benenati

RICORDI …

Per chi ci legge per la prima volta.
Questo progetto, dedicato a Luigi Bernardi,  ha raggiunto metà del suo percorso. La prima serie di scritti (18 puntate), estratti dalla rivista Nova express più un introduzione, infatti, l’ho già pubblicata tra l’11 gennaio ed il 14 luglio. Per chi non li ha letti, oppure per chi scopre questo progetto in questo momento ecco il link della pagina di questo blog dove sono elencati tutti i 19 articoli, https://fumettomaniafactory.net/appunti-di-critica-fumettistica/luigi-bernardi-e-nova-express-marzo-1991-novembre-1993/
Ad inizio ottobre inizierà al seconda serie di scritti, estratti dalla rivista Orient Express, saranno in tutto 30 puntate.


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CHIEDI CHI ERA BERNARDI
di ANDREA PLAZZI

Mentre cerco di scrivere queste due righe, non ho proprio idea di chi possa dircelo motivatamente e certamente non sono tra i candidati. Ma vediamo cosa è rimasto tra un neurone e l’altro, e che idea se ne farà chi arriverà a leggere fino in fondo.

La prima volta fu a una piccola fiera di fumetto di cui avevo saputo casualmente e dove esordiva o quasi l’ISOLA TROVATA. Ovviamente il nome lo notai subito e mi piaceva per il riferimento gucciniano. Poteva essere presso la sede dell’allora Quartiere Mazzini in via Faenza? Autunno 1978? Il tempo di scriverlo e vorrei togliere qualche decennio. Parliamo di Bologna, naturalmente (e scusate il “naturalmente”).
L’ISOLA presentava le sue prime due uscite: I miti di Chtuluh di Alberto Breccia, che sarei stato in grado di leggere solo anni dopo (e che ancora è un problema serio e benedetto per qualsiasi lettore normale) e Indagini nell’Altroquando, un’antologia con diversi esordienti con cui, come per tutti gli esordienti, ancora non era chiaro se valeva la pena perdere tempo. Tipo Vittorio Giardino.
Era una casa editrice locale e questo bastava per renderla interessante: non si vive di sole improvvisate a casa di Magnus.
Così combinammo una piccola intervista insieme a un amico (oggi tra i massimi esperti europei di diritto d’autore e tuttora con una ragguardevole biblioteca di fumetti) con cui già si scribacchiava qualcosa per un fogliaccio ciclostilato che meno di due anni dopo si sarebbe montato la testa cambiando il titolo in FUMO DI CHINA.
L’intervista era all’editore, Luigi Bernardi, che fu molto gentile con i due pivelli. E da lì è nato un po’ tutto.

“Tutto” significa che per e con Luigi Bernardi, alla fine un po’ di cose le ho fatte, soprattutto nei suoi primi anni di attività. Vediamo:

1) lo importunavo regolarmente presso la redazione di via Lazio;

2) lo importunavo regolarmente presso la redazione di via Dozza;

2bis) qualche volta lo importunavo anche a casa;

3) ho tagliato un po’ di pellicole e forse anche montato (non ricordo se alla fine Luigi si fidasse; agli inizi ovviamente no) gli impianti di qualche numero di Pilot e poi di Orient Express; per nessun motivo preciso: passavo di lì e una mano faceva sempre comodo;

4) l’ho aiutato a sgomberare la redazione quando l’ISOLA si è trasferita a Milano; in particolare non gli sembrava vero di sbolognarmi un vecchio e ingombrantissimo tavolo da disegno tecnico di cui si sono poi perse le tracce (sua versione di parecchi anni dopo: “Ti piaceva tanto che te l’ho lasciato.”; la mia: “Mi avresti pagato pur di liberartene.”);

5) ci siamo ritrovati insieme in treno in alcune occasioni, durante le quali a un certo punto capii quanto potesse essere facile infastidire Luigi, che se la prendeva sempre molto (v. oltre); ma per quanto divertente, non ne ho mai approfittato;

6) nel 1992 ero a Lucca e seguivo John Byrne, allora Dio in Terra del comic book USA nonché ospite per il lancio della rivista Hyperion, che curavo. Luigi si sarebbe tagliato un dito pur di non ammettere che piaceva anche a lui quell’autore così brillante nel catturare e reinterpretare i fondamenti della narrazione popolare, con un disegno sempre leggibilissimo, tradizionale ma non conservatore e tecnicamente solido. Perché? Non ne ho idea. Tiro a indovinare: troppo americano, in un senso per lui deteriore; troppo poco sofisticato, in un senso meno facile da definire senza addentrarci (troppo, per questa occasione) nel Bernardi mindset; e – sospetto – troppo fresche le lavate di capo di Magnus per avere pubblicato Give me Liberty, disegnato dall’inaccettabilmente “sempliciotto” Dave Gibbons.
Ma era un papà, e borbottando fonemi incomprensibili si avvicinò allo stand dove cercavo di gestire l’afflusso ormai problematico del pubblico per Byrne, per poi scostarsi rivelando il figlio Marco, che – copia di Hyperion in mano – vedo qui e ora, mentre scrivo, nel ricordo congelato dell’atteggiamento speranzoso del fan appassionato e sincero che ancora non dispera in un autografo; spero di ricordare bene, e di averlo aiutato a ottenerlo (ricordo la faccia scurissima di Luigi che si allontana biascicando “grazie”, quindi probabilmente sì);

7) nell’inverno del 1995, in un freddo magazzino che era quanto restava di Granata Press, insieme a Edoardo Rosati salutammo Carlo Lucarelli che stava uscendo. Poi discutemmo con Luigi di non so bene cosa, mentre lui andò al sodo con la sua idea, che ci proponeva per l’etichetta PUNTOZERO, a cui stavamo pensando: una monografia sul Texone di Magnus. Avevamo in tasca una nostra intervista apparsa solo in minima parte sul Corriere. Non ho problemi a dirmelo da solo: era la più lunga e forse la migliore mai fatta a Magnus, con la possibile eccezione di una conversazione con Giulio Cesare Cuccolini di una dozzina di anni prima. Lo pensava anche Luigi e insistette perché la cosa non finisse lì, anche se detestava l’idea stessa del Texone, come aveva detto espressamente più volte e tornò a ribadire nel pezzo che ci regalò per Al servizio dell’Eroe, che alla fine fu il volume in questione. Un pezzo di grande dignità e orgoglio, l’orgoglio dell’editore di alcune delle cose più grandi e belle di Magnus;


8) fast forward. Inverno 2008. A una presentazione di Habemus Fantomas insieme a Onofrio Catacchio, lo irritai profondamente per la mia insistenza – in buona fede ma scambiata per provocazione – nel magnificare l’abilità di quest’ultimo nel ritrarre grugni di maiali e suini in genere. Ed è vero: adoro i porcelli di Onofrio, cosa che credo l’abbia sempre un po’ stupito ma anche gratificato (dove li trova complimenti così?).

Ma torniamo a 5).  Stavamo tornando insieme in treno da un incontro presso il nascituro (o neonato, non ricordo) Centro Fumetto Andrea Pazienza. Era quindi intorno al 1988 o poco dopo.
Non so come, la conversazione mi portò a citare Gödel, Escher, Bach di Douglas Hofstadter, mia lettura di una vita di cui ero allora ancora fresco: mi aveva accompagnato per tutta l’estate del 1985 e ancora ci tornavo sopra spesso, per approfondirlo e digerirlo come richiedono i Grandi Libri.  Luigi mi chiese di cosa si trattasse: non era ancora diventato il libro da salotto che sarebbe divenuto nel corso degli anni Novanta, citato da tutti e molto poco letto. Cercai di spiegarlo, alla meno peggio: il problema della coscienza, l’autoreferenzialità, l’intelligenza artificiale, etc. Non posso essere certo di essere stato chiaro, anzi, è molto probabile che non lo sia stato. In ogni caso, Luigi fu molto infastidito. Da cosa, esattamente? Non ne ho idea. Dal fatto che un libro del genere esistesse, apparentemente, e che io ci perdessi del tempo. Questo capii, ma mi sembrava così strano ed ero così perplesso che lasciai la cosa lì, nel dubbio che il problema fosse mio e che mi stesse sfuggendo qualcosa.

Ecco: negli anni successivi ho fatto molto male a non chiederglielo. Ho davvero sbagliato. Avrei capito qualcosa in più di Luigi.
Questo mi sento di dire: beato chi non ha sprecato le occasioni per conoscerlo meglio.
Ora gli interessati possono tornare alla prima riga.

Andrea Plazzi
– Bologna, agosto 2018

BIOGRAFIA/BIOGRAPHY

Andrea Plazzi
Laureato in Matematica. Si è occupato di ricostruzione di strutture biologiche da dati sperimentali e dello sviluppo di motori geometrici per sistemi di modellazione 3D. Si occupa di fumetti dal 1977. Ha organizzato mostre, collaborato con riviste e case editrici di settore, italiane ed estere (Star Comics, Panini,  DDark Horse), tradotto fumetti dall’inglese (Alan Moore, David Lapham, Paul Hornschemeier) e dal francese (Marjane Satrapi), in particolare comic book americani (Fantastic Four, Daredevil, Uncanny X-Men) e romanzi a fumetti. Con l’etichetta PuntoZero ha tradotto la maggior parte delle opere di Will Eisner, che ha curato per Kappa Edizioni (La forza della vita, Le regole del gioco, Racconti di Guerra, Archivi di Spirit) e Fandango Libri (Contratto con Dio, Dropsie Avenue, Affari di Famiglia, Piccoli miracoli). Dal 1997 cura le edizioni di Leo Ortolani, l’autore di Rat-Man.

ALTRI RICORDI DEL 2018

LUIGI BERNARDI, UN RICORDO DI SASCHA NASPINI

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