DYLAN DOG #372: IL BIANCO E IL NERO – Recensione

Domenico Alesci ha compiuto 18 anni lo scorso mese di agosto ed  è uno dei pochi giovani, tra quelli iscritti all’ass. culturale Fumettomania, veramente attivi e propositivi, non per niente tra qualche settimana diventerà il nuovo vicepresidente di Fumettomania.
Durante un viaggio, una vacanza, a fine agosto ha trovato il tempo di acquistare un albo di Dylan Dog e di scriverne una recensione.
Buona lettura
Mario Benenati


copertina di DYLAN DOG n. 372: 
IL BIANCO E IL NERO

DYLAN DOG n. 372: 
IL BIANCO E IL NERO

Soggetto: Paola Barbato
Disegni: Corrado Roi
Copertina:  Gigi Cavenago
Sergio Bonelli Editore

di DOMENICO ALESCI

Settembre, l’estate finisce e ricominciano le attivita.
L’autunno si avvicina e le belle giornate di sole sono a poco a poco sostituite dalle buie sere autunnali.
Il buio, sin dai tempi antichi ha affascinato e terrorizzato gli uomini a tal punto che ha ispirato la creazione di miti e leggende legati ad esso.
Questi racconti sono stati ripresi in Dylan Dog 372 scritto da Paola Barbato e disegnato da Corrado Roi.
La storia di questo mese ci riporta alla nostra infanzia trattando un argomento che spesso per noi è una semplice storiella ma che, pensandoci bene, per molti bambini puòessere una significante fonte di terrore e paura: l’uomo nero.
Anche se questa creatura esista nelle leggende di tutto il mondo (Babau, Krampus, ecc…) non è mai stata ben definita o qualcuno abbia mai cercato di descriverne le vere sembianze come spesso accade con altre creature paranormali (fantasmi, bigfoot, nightcrawler, ecc…).
La sfortunata sorte di questo “mostro” forse è dovuta al fatto che egli viene inteso come qualcosa di maligno e avvilente ma ognuno, sin da bambino, viene lasciato libero di immaginarlo come più gli pare.
Per questa numero l’uomo nero prende le sembianze di un mostro recente, da poco uscito nelle sale cinematografiche: il BABADOOK.

Locandina del film BABADOOK

Dylan Dog vive un’avventura onirica (o meglio dire un incubo) in cui farà la conoscenza di questo famigerato uomo nero che pero, chiede aiuto a lui, l’uomo bianco.
Anche se la storia si svolge in un ambiente tranquillo a volte quasi burlesco e comico il finale non mancherà di far riflettere buona parte dei lettori soprattutto i più affezionati che seguono Dylan Dog ormai da anni.

La scelta del titolo “il bianco e il nero” sembra essere una citazione a pennello al libro “il rosso e il nero” di Stendhal ambientato nella Francia napoleonica.
Dylan Dog prende rispecchia le caratteristiche di Julien Sorel, il protagonista del libro, un uomo umile ma colto, inesperto ma ambizioso.

Il nostro caro investigatore diventa artefice del suo bene e del suo male e, di colpo, tutte le avventure passate sembrano non significare più niente, egli ridiventa per una volta un giovane investigatore senza alcuna esperienza e gli è necessaria un pò di ingenuità per proseguire nell’avventura, semplice e banale istinto di sopravvivenza.
Nel libro l’amore (il rosso) viene imbrattato di nero (la morte) stavolta invece i due colori (il bianco e il nero) coesistono sullo stesso piano perché senza la paura e senza ingenuità Dylan Dog non può esistere.

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