COMICS TRIBUTE 13 – IL 13 GIUGNO 2010 È USCITA DI SCENA L’ORFANELLA ANNIE

Questo comics tribute è dedicato ad una delle poche strisce americane con protagonista un personaggio femminile, una bambina. Una striscia che a giugno del 2010 ha chiuso il suo lungo percorso editoriale.
Questo articolo, fu scritto da Carlo qualche settimana prima della conclusione della striscia.
M.B.(9 luglio 2016)

13 Giugno 2010: esce di scena l’orfanella Annie


di Carlo Scaringi

(riproposta. prima pubblicazione 13-06-2010)

ct13_2010 - disegno di Little Orphan Annie, del suo creatore Harold Gray

Sinceramente pensavamo che ormai Annie, la piccola orfanella apparsa per la prima volta il 5 agosto 1924, fosse scomparsa dal mondo delle nuvolette. Invece è passata indenne attraverso tutti gli sconquassi del Novecento, superando crisi economiche, guerre (una mondiale e tante, troppe, cosiddette “locali”), tensioni sociali, politiche, razziali.
Ha visto salire alla Casa Bianca almeno un quindicina di presidenti (anche uno nero, ma ancora nessuna donna), ha salutato i progressi di una scienza che ha fatto volare gli uomini per oltre 300 mila chilometri, fino alla Luna, ma non riesce a tappare un buco in fondo all’oceano che erutta milioni di litri di petrolio. In questo mondo così vario e contraddittorio, Annie – o meglio Little Orphan Annie, come dice il titolo della striscia disegnata per decenni da Harold Gray – non si è mai trovata male, forse perché ha avuto la fortuna di essere stata adottata da Oliver Warbucks, grosso industriale, trafficante di armi e padrone di un ricco impero che nel corso degli anni diverrà una vera multinazionale. Con un padre simile, sia pure adottivo, Annie ha subito imparato la lezione, muovendosi in questo singolare universo che all’inizio le era estraneo e ostile, secondo i principi del più vieto capitalismo, passando imperturbabile in mezzo a tutte le cattiverie del mondo, che forse non vede, perché Gray l’ha sempre disegnata senza pupille, quasi volesse accentuare quel senso di vuoto che sembra riempire tutta la sua vita.
Annie è una bambina di dieci anni, cresciuta in orfanotrofio e poi vissuta nella lussuosa villa di Daddy Warbucks. Passa il tempo a giocare con un grosso cagnone di nome Sandy e ogni tanto emette sentenze, collocando operai, sindacalisti e lavoratori in genere in una dimensione piuttosto criticabile, mentre i ricchi, gli industriali o anche semplicemente chi ha studiato, rappresentano i modelli da imitare e magari invidiare.
L’intero ciclo, che si concluderà domenica 13 giugno, si srotola sempre lungo questi binari, anche quando la vicenda si colora di giallo e l’avventura assume ritmi più veloci. Alla morte di Harold Gray, nel 1968, la striscia è passata per qualche anno ad altri autori, prima di essere affidata nel 1979 – sulla scia del musical Annie, divenuto nel 1981 un film di John Huston – a Leonard Starr che seppure abbia un po’ ravvivato l’intelligenza e sveltito il comportamento della bambina, ha tuttavia mantenuto lo spirito conservatore, nazionalista e un po’ qualunquista delle prime storie. Spesso Leonard Starr ha inserito all’inizio di alcune strisce frasi celebri di uomini politici, da Adenauer a Krusciov, quasi pillole di saggezza, che spesso finiscono per accentuare gli ideali difesi, nel corso degli anni, dagli Stati Uniti.
La guerra fredda non era finita, né era caduto il Muro di Berlino, per cui era fin troppo logico sostenere che “quando i cattivi si mettono in combutta, anche i buoni devono farlo, se non vogliono cadere uno a uno”.

Per saperne di più

ct13_2010 Cover di un albo  di Little Orphan Annie.

Il disegnatore americano Harold Gray è nato il 20 gennaio 1894 ed è morto il 10 maggio 1968. All’inizio il personaggio principale doveva essere un bambino, ma il direttore del New York Daily News cui era destinata la striscia, gli consigliò – vista l’abbondanza di maschietti di carta – di trasformarlo in una trovatella. Nacque così la lunga saga di Little Orphan Annie, a lungo un grande successo americano. In Italia Annie è stata proposta saltuariamente negli anni Settanta da Linus ed Eureka e in alcuni tascabili, ma senza grandi risultati, forse perché molte storie, anche fin troppo lacrimevoli, apparivano troppo “americane”.
Alla morte di Gray, le strisce vennero continuate da alcuni autori quasi anonimi. Dopo una breve sospensione, si tentò il rilancio con Leonard Starr, ma ormai Annie appariva fuori tempo. Il declino lungo e lento, ma inevitabile, ha portato alla conclusione della saga ormai ultraottantenne. Ma restano la simpatia, l’ingenuità e un pizzico di cattiveria di Annie e degli altri personaggi.

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