30° ANNIVERSARIO DI FUMETTOMANIA FACTORY! 

Insieme al nostro trentennale festeggiamo, questo mese, il 30° compleanno della serie bonelliana Nathan Never, il cui numero 1 uscì nelle edicole di tutta Italia il 18 giugno del 1991.

Oggi, dunque, i due trentennali si incrociano e si incontrano; estratti dal n. 2 di Fumettomania (aprile 1991), infatti, avremo modo di leggere 3 interviste che avevano come protagonista proprio lui, Nathan Never.

Questo tributo-anniversario si apre con una mega sorpresa, che ci verrà presentata da Giuseppe Orlando, co-fondatore della fanzine Fumettomania e copertinista della stessa.

Nota bene: II festeggiamenti per l’anniversario dei trent’anni dell’associazione culturale non si sono affatto conclusi! Nelle prossime settimane si pubblicheranno altre testimonianze di amici ed ex collaboratori. Inoltre, abbiamo tante idee e progetti legati ai 30 anni che speriamo di realizzare entro dicembre del 2021.

Mario Benenati, responsabile del Web Magazine Fumettomania.


Fumettomania da 0 a 30, Trent’anni straordinari!

Tralasciamo per questa puntata il breve racconto su “Com’era il Salone del Fumetto di Lucca nel 1990“, perché ci siamo spostati da novembre 1990 a fine aprile 1991, al momento in cui pubblicammo il n. 2 della fanzine Fumettomania con la sua sfavillante copertina nella quale spiccava una mega illustrazione di Nathan Never, disegnata da Claudio Castellini e colorata, per volontà dello stesso autore, dall’artista barcellonese Giuseppe Orlando, che in quegli anni muoveva i primi passi nell’ambiente professionale

Quelle che presentiamo oggi sono 3 interviste (riviste e corrette dai vari refusi, NdR) realizzate a Lucca tra l’1 ed il 2 novembre del 1990, nei mesi che anticipavano l’uscita del n. 1 della nuova collana della Bonelli Editore e che furono pubblicate in quel n. 2 della fanzine, diffuso nel circuito nazionale delle fumetterie circa due mesi prima del n. 1 di Nathan Never.

Noi di Fumettomania avevamo già visto, in quesi mesi (tra marzo e novembre del 1990) dei disegni preparatori, degli studi di Nathan Never. Fu naturale, dunque, che ne parlassimo con gli “attori protagonisti”, con l’editore Sergio Bonelli, con i giovanissimi co-creatori Antonio SerraBepi VignaMichele Medda, ed infine con l’artista che ne definì le caratteristiche principali e che firmò le bellissime copertine, cioè Claudio Castellini.

Mario

Tributo a NAthan Benver e Legs, dell'artista Palermitano Giovanni Brusca (1997)
Tributo di GiòBrusca (anno 1997)

Apriamo questo Tributo-ricordo, dedicato a Nathan Never. con una sorpresa!

Trent’anni fa Giuseppe Orlando era un giovane artista che ancora frequentava l’accademia delle Belle Arti di Firenze. Dopo 30 anni Giuseppe è copertinista per libri della Salani Editore, ed ha lavorato perGribaudo/Feltrinelli editore, Focus, Focus extra, CICAP, ed altri, non ha mai dimenticato il suo vecchio amico e mentore, Mario, che lo ha fatto debuttare nel 1990, e che in qualche modo lo ha stimolato.

Gli abbiamo chiesto:

<< Giuseppe, se tu nel 2021 dovessi colorare di nuovo il disegno di Claudio Castellini per farne un poster promozionale per il rilancio delle attività culturali di Fumettomania, dopo questo lunghissimo periodo di pandemia-emergenza sanitaria, come lo faresti?>>

Ecco la risposta di Giuseppe Orlando nella versione finale, insieme ad alcune fasi intermedie di lavorazione

Buon trentesimo anniversario a Nathan Never

il tributo colorato a Nathan Never ed alla  Copertina del n. 2 della fanzine Fumettomania (maggio 1991). Opera di Giuseppe Orlando

Backstage

Le 7 fasi di lavorazione del nuovo tributo di Giuseppe Orlando, realizzato con il software Photoshop.

Le settima fase di lavorazione del nuovo tributo di Giuseppe Orlando, realizzato con il software Photoshop.

Giuseppe Orlando

Nato a Barcellona Pozzo di Gotto nel 1969 è un illustratore, ha disegnato le prime copertine della rivista Fanzine “Fumettomania” successivamente dopo essersi Laureato in pittura all’Accademia di belle Arti di Firenze ha iniziato il suo percorso di illustratore ed insegnante di disegno, acquisendo negli anni una capacità tecnica sia con strumenti tradizionali che digitali il suo lavoro spazia dalla pubblicità,  all’illustrazione editoriale, per finire al concept design per il cinema, che lo impegna ultimamente in progetti al momento top secret made in USA ha collaborato con: Rai 2, Salani editore, Gribaudo/Feltrinelli editore, Focus, Focus extra, CICAP, ed altri

Trovate le sue opere nel sito http://www.giuseppeorlando.com/

Foto recente (2018) di Giuseppe Orlando

30 ANNI INSIEME A NATHAN NEVER!

INTERVISTE ALL’EDITORE ED AI CREATORI DI NATHAN NEVER
(da Fumettomania n. 2, aprile 1991)

di Vito Di Domenico e Mario Benenati

Copertina del n. 1 di Nathan Never, uscito in edicola il 18 giugno del 1991

1-2 Novembre 1990 – 18 giugno 2021: Sono trascorsi più di trent’anni da queste piacevoli chiacchierate avvenute nella hall dell’Hotel Giglio con Sergio Bonelli, e al nostro stand, al Salone del Fumetto di Lucca, con il” trio dei Sardi” e con Claudio Castellini

Sergio Bonelli parla di Nathan Never.

Pochi minuti nella hall dell’Hotel ‘Giglio’, a Lucca, e Sergio Bonelli come promesso ha iniziato insieme a noi questo 2 novembre. Il signor Bonelli, con molta cortesia, ha risposto ad alcune nostre domande.

Per ragioni tecniche, l’intera intervista sarà pubblicata nel prossimo numero, in questo riportiamo solo la parte in cui, inevitabilmente si è parlato di Nathan Never.

Vito Di Domenico: In un’intervista che le feci due estati fa (luglio ’89), nella sua redazione, le posi una domanda circa là possibilità di una testata di fantascienza. Lei mi rispose che fino a quel momento nessuno le aveva sottoposto un’idea così geniale da farne una testata. Evidentemente i tre giovani sardi hanno avuto questa idea.

Sergio Bonelli: Intanto, potrei scommettere, che so una pizza per dire, sul fatto dì non aver usato l’espressione “geniale”. Quasi sicuramente avrò detto “un’idea originale” perché non pretendo mai un’idea geniale da chi lavora con me (in realtà aveva detto proprio così).

Ritengo geniali le idee di Einstein o di chi inventerà il vaccino contro l’AIDS, così siamo tutti più tranquilli; nel nostro lavoro io mi accontento di originalità, creatività, cose insolite che possono appassionare per primi proprio noi stessi, addetti ai lavori e poi i nostri lettori. Poiché sono “costretto” a leggere tutti gli albi che pubblico, faccio in modo che almeno mi divertano.

Quindi questi tre ragazzi non hanno avuto UNA idea GENIALE, ma TUTTE le loro PROPOSTE danno una certa garanzia di ORIGINALITA’; in più hanno un modo di scrivere moderno, simile a quello di Berardi, Sclavi, Castelli … perciò mi è sembrato giusto dar loro la possibilità, essendo la prima carta che giocano, professionalmente, autonomamente.

V.D.D.: Perché Nathan Never ha questa ambientazione alla Biade Runner?

S.B.: Serra. che è al nostro stand, te lo saprà dire sicuramente meglio di me. Ti posso solo dire che mi piace molto perché è un tipo di fantascienza a cavallo tra quella dei mostri striscianti e un’altra troppo avveniristica.

Il futuro preannunciato da Blade Runner a me fa molta impressione perché non è così lontano e impossibile, La megalopoli spaventosa del film non è molto dissimile dalla Roma che ho lasciato ieri. Di conseguenza mi fa riflettere maggiormente una cosa che succede in una società come quella di Blade Runner che non in quella, magari lontanissima con alieni cattivi e sfavillanti astronavi, mostrati da un altro film.

L’ambientazione ha influenzato molto la mia scelta, soprattutto perché in una società del genere è ancora possibile far muovere un eroe umano.

Io desidero che i nostri eroi abbiano debolezze di ogni tipo, che possono essere quelle di mangiarsi una bistecca come Tex, di avere belle ragazze come Dylan Dog oppure di cantarsi una canzone come Mister No; mi sembra, quindi, che la misura sia stimolante per proporre una cosa di fantasia, ma anche per indicare un personaggio che ha una sua umanità. che parla e che diventa amico con il lettore.

V.D.D.: Effettivamente questa è una particolarità della BONELLI EDITORE.
Dalla fantascienza ci si aspetta quasi sempre che la storia ruoti attorno ad un gruppo di persone e ad un’astronave, ma anche se ce n’era l’opportunità la Bonelli non sta facendo un gruppo bensì un singolo personaggio. Come mai questa politica?

S.B.: Essendo io uno sceneggiatore dilettante … (sorridiamo a questa affermazione), sì dilettante perché lavoro di notte, di domenica e nei ritagli di tempo, mi rendo perfettamente conto che nei fumetti è difficile ‘muovere’ tre o quattro personaggi dando a tutti la stessa importanza.

Bonelli padre, che ne ha scelti quattro per il suo gruppo, Tex, Carson, Kit e Tiger Jack, deve necessariamente fare dei torti ora ad uno ora all’altro, mettendone uno o due in evidenza e affidando agli altri ruoli di minore importanza; così i lettori di Tex protestano perché magari hanno più simpatia per Tiger Jack e lo vorrebbero in prima linea. Ma se si desse a tutti e quattro i personaggi la stessa importanza, i testi sarebbero necessariamente lunghissimi e voi stessi vi stufereste di leggerli: quindi il gruppo presuppone inevitabilmente che uno faccia la parte del leone e gli altri siano le spalle, ecco perché non faccio gruppi.

Però mi piace, come in Nick Raider, che l’eroe abbia attorno un suo microcosmo in cui si muovono anche i suoi amici, ben caratterizzati ma che rimangono comunque dei personaggi di sfondo, in altro modo sarebbe dispersivo e i vari personaggi, come ho già detto, non verrebbero messi a fuoco per bene, cosa a cui io tengo molto; sono infatti un appassionato dei problemi dell’uomo e ritengo che sia importante sviluppare bene il carattere del protagonista, in modo da instaurare tra lui e il lettore un rapporto di comprensione e di amicizia che possa durare a lungo.

V.D.D.: Signor Bonelli, la ringrazio per questa chiacchierata e speriamo di poter recensire presto questa nuova e faticosa collana di fantascienza che lei si appresta a lanciare a Giugno.

S.B.: grazie a voi che mi avete dato l’opportunità di parlarne.


Stralcio foto con il nostro Stand, a Lucca comics (nov. 1990) con due giovanissimi Giuseppe Orlando e Mario Benenati
Stralcio foto con il nostro Stand, a Lucca Comics (nov. 1990) con due giovanissimi Giuseppe Orlando e Mario Benenati

Al nostro stand incontro con Medda (Michele), Serra (Antonio) e Vigna (Bepi)… Intervista

Ben conosciuti da chi legge Martin Mystère, sono stati contenti di parlare di Nathan; ci siamo seduti comodamente sulle gradinate del palazzetto e, mentre ognuno di loro faceva sfoggio delle proprie capacità figurative, abbiamo chiesto loro:

Mario Benenati: Qual è stata la “gestazione” di questo nuovo personaggio?

Parlando quasi in contemporanea e ad una velocità che ha messo in difficoltà chi scrive l’articolo abbiamo raccolto la maggior parte delle loro risposte:

Medda, Serra, Vigna: Nathan è nato dalla combinazione di alcune nostre idee da parecchio tempo vaganti nel limbo, queste idee si sono via via modificate, secondo anche alcune necessità di Bonelli e le nostre intenzioni che in alcuni casi entravano anche in conflitto con l’editore.

Ci dice Antonio Serra (ridendo di gusto): <<c’è rispetto dei canoni Bonelliani, ma solo nel formato e nella periodicità>>.

Una volta superate le varie divergenze, ad esempio: la quantità di alieni che devono apparire in ogni numero, si sono iniziate le sceneggiature.

M.B: chi sono i disegnatori facenti di questo progetto e sono stati imposti in qualche maniera?

M-S-V: No, i disegnatori non ci sono stati imposti, anzi siamo stati noi che ne abbiamo contattati alcuni inviando loro ricco dossier (che -si rifaceva alla cultura giapponese) sulle ambientazioni, sulle tecnologie e sui più piccoli particolari del progetto., una volta pervenuti i loro disegni abbiamo fatto una selezione e abbiamo messo a1 lavoro quei cinque che per ora ci danno più soddisfazioni, tra cui Claudio Castellini, Stefano Casini e Nicola Mari.

disegno di nathan never di roberto de angelis_1995

M.B.: Da alcuni mesi si parla costantemente di manga e la vostra proposta si rifà alla cultura nipponica, perché questa scelta?

M-S-V: La scelta è dovuta al progresso tecnologico dei giapponesi, e all’uso intelligente che ne fanno, inoltre la realtà tecnologica che fa da spunto all’ambientazione risulta la più vicina alla nostra, e agli sviluppi che la nostra potrà avere, insomma – dice Serra – una serie fantascientifica che non si discosti troppo la realtà attuale.

M.B.: Qualcosa simile al film Blade Runner insomma?

M-S-V: Perfetto! La Tokyo di Nathan Never non sarà così diversa dalla Los Angeles di Harrison Ford, tra l’altro c’è una ferma intenzione nel cambiare la rappresentazione del futuro, basta col fumetto post-atomico e alla precedente letteratura a cui esso è legato, il futuro sarà molto vicino alle nostre aspettative, presenterà gli stessi problemi d’oggi seppure ingigantiti: inquinamento, uso di droghe, AIDS, violenze di ogni genere.

Nella descrizione di prima c’è spazio per il fantastico, ma c’è pure ricerca metodologica, anche nei più piccoli particolari presentati.

M.B.: Parlateci un po’ dei personaggi comprimari.

M-S-V: – specifica Medda – non ci sono comprimari fissi; in genere Nathan lavorerà da solo, in ogni caso saranno legati al tipo di storia in cui essi appariranno di volta in volta.

M.B.: Riuscirà Nathan Never a ripetere il successo di Martin Mystère e di  Dylan Dog?

M-S-N: (risponde Antonio Serra), domanda da cento milioni di lire; (continua Vigna) noi speriamo di si, abbiamo creato un fumetto che sia popolare e d’autore.

Popolare nel formato, nella periodicità e nella serialità dettata dalle necessità pratiche, ma d’autore perché ogni autore imposterà il personaggio secondo le proprie caratteristiche e le elaborerà come meglio gli conviene, fermo restando che cercheremo di far rimanere medio-alto il livello delle storie.

M.B.: Ci sarà dello Splatter, e quindi mostri e alieni sanguinari?

M-S-N: No, non ci sarà splatter, e i mostri … forse sì ma determinati da esperimenti scientifici; – dice Antonio – spero che mi facciano apparire Godzilla (ridiamo per la sua naturale schiettezza).

M.B.: Ieri, intervistando Sergio Bonelli, gli abbiamo rivolto questa domanda <<da che cosa è stata dettata questa serie fantascientifica, forse da un’idea geniale? Cosa mi rispondete voi?

M-S-N: innanzitutto pensiamo che siete molto furbi (ridiamo), in realtà l’idea della serie non è dovuta tanto alla genialità ma all’originalità e in particolar modo al cambio generazionale che ha determinato la nascita dei vari Martin Mystère, Ken Parker, Dylan Dog e ora Nathan Never; tra l’altro in Nathan cadrà un altro tabù di casa Bonelli “la CONTINUITY”, il personaggio ricorderà tutti gli avvenimenti passati.

<<ricorderà anche troppo – ci dice Serra-. Ed ancora le storie si dirameranno su due-tre albi, quindi preparatevi a storie mo1to lunghe, era logico che una storia di SF non si poteva concludere nell’arco di 96 tavole.

M.B.: Tutto questo lavoro, che vi impegna tantissimo, non da forza a qualche giusto timore oltre a che a molta responsabilità?

M-S-N: Touché, si effettivamente abbiamo molte responsabilità ma anche tanto coraggio e fiducia, ampliata dall’aver avuto da Sergio Bonelli la Direzione di una serie così importante; siamo alla prima esperienza autonoma, speriamo ci possa far salire alla ribalta nel panorama editoriale italiano.

Dopo una foto ricordo (la vedete sotto) abbiamo salutato il trio che con un proverbiale ‘in bocca al Lupo”; nei giorni seguenti ci siamo incontrati spesso e la serata della premiazione l’abbiamo seguita in loro compagnia e insieme a, Claudio Castellini, a dimostrazione della disponibilità e della umiltà di questi giovani autori del fumetto italiano. Grazie Antonio, Michele e Giuseppe.

Palazzetto di lucca, novembre 1990:  foto ricordo  con Medda (Michele), Serra (Antonio) e Vigna (Bepi),
Palazzetto di lucca, novembre 1990: foto ricordo con Medda (Michele), Serra (Antonio) e Vigna (Bepi). Ai lati ci sono Vito Di Domenico e Mario Benenati

Subito dopo il trio “dei Sardi”, anche Claudio Castellini ci ha raggiunto allo stand, e mentre disegnava un inedito Nathan Never ha risposto ad alcune nostre domande;

INTERVISTA A CLAUDIO CASTELLINI.

Fumettomania: Prima della “Casa Infestata” (albo di Dylan Dog, sul quale ha debuttato Claudio Castellini, NdR), cos’hai fatto? Parlaci del tuo passato.

Claudio Castellini: Dal punto di vista professionale non è che ci sia molte da dire; la Casa Infestata è stato il primo lavoro pubblicato in assoluto.

Nel Febbraio 1986 avevo vinto la 7ª edizione del Concorso Nazionale per autori di fumetti a Prato ed è grazie a questo premio che ho avuto la possibilità di conoscere, tramite la Comic Art, nella persona di Rinaldo Traini, la Sergio Bonelli Editore e di entrare, espletate le prove del caso, nello staff di Dylan Dog.

Negli anni in cui studiavo da Geometra non ho abbandonato la passione del disegno, in me innata, e continuavo ad esercitarmi nell’uso del pennello, nello studio della figura umana, delle ombre, ecc., Disegnare, per me è in un certo senso un “dono di natura”; le tecniche, come è ovvio, le ho apprese (e le sto apprendendo) negli anni con l’esercizio continuo.

FM: Come ti sei trovato con i soggettisti delle due storie che hai finora disegnato? Sciavi e Medda-Serra-Vigna?

C.C.: Non ho trovato grandi differenze: aldilà di quello che può essere un giudizio critico di sceneggiatura, lo stile di scrittura è molto simile, nel senso che così come Sclavi anche i Sardi forniscono molte indicazioni e suggerimenti al disegnatore, sono dettagliati ed intervengono a volte con battutine sdrammatizzanti, autoironiche o di elogio nei confronti del disegnatore.

FM: Prima (che iniziassimo la registrazione audio, NdR) ci hai spiegato gli antefatti della “Casa infestata”, ci riferiamo alle suggestioni grafiche; ti sei rifatto a qualche disegnatore? Si nota un po’ di Neal Adams e di John Buscema, cosa dici a tua discolpa?

C.C.: Niente, mi dichiaro colpevole! (ridiamo insieme). Nel senso che Neal Adams e John Buscema sono i miei maestri ispiratori, i modelli stilistici che hanno influenzato il mio lavoro. Trovo che, in fatto di dinamismo, nessuno meglio dì loro sappia rendere le figure umane in movimento, nessuno sappia disegnare con tanta spettacolarità e potenza grafica.

A queste caratteristiche tipiche del fumetto ”americano” cerco di unire quellì che, dal mio punto di vista, sono i principali pregi del fumetto più propriamente ”europeo”; ovvero la mig1iore caratterizzazione dei personaggi, la maggiore cura degli sfondi e delle atmosfere.

disegno di nathan never di claudio castellini_1990_lucca_RID

FM: Passiamo ad altro. Ti ·sei divertito a disegnare dei personaggi cinematografici avventurosi come Rambo, Alien ecc. in “Horror Paradise”?

C.C.: Si, mi sono divertito molto nel disegnare effetti speciali, mostri e affini; più si gioca di fantasia e più mi diverte disegnare. Non mi sento molto ‘tagliato’ per fare western o giallo, meglio fantascienza e horror!

FM: Prima accennavi alla fantascienza, pochi minuti fa il trio Serra-Medda-Vigna ci faceva notare che nello staff di Nathan Never ci sei anche tu e che stai realizzando il primo episodio di questa nuova serie; cosà puoi dirci a riguardo?

C.C.: Per quanto riguarda la descrizione generale e la veste grafica oserei dire che è ormai di pubblico dominio nel mondo dei fumetti grazie alla meritoria opera pubblicitaria di fanzine come la vostra. Nathan Never è una specie di “007 del futuro”, un agente investigativo con incarichi speciali, a metà strada tra il poliziotto e il detective privato.

E’ un personaggio molto umano che si discosta per certi versi dalla vecchia figura dell’eroe monolitico senza macchia e senza paura: è un uomo chiaramente indurito dal suo mestiere, che reagisce con sangue freddo di fronte ad una situazione dì pericolo, ma capace di esserne coinvolto, di avere paura. Per ulteriori informazioni vi ‘torturare’ il trio Medda-Serra-Vigna.

FM: Disegnerai solo il primo episodio e le copertine o ti vedremo più spesso che in DyD?

C.C.: Penso che dovrei fare i momenti salienti delle serie, gli Special, ed eventuali storie fuori serie, ecc.

FM: Un’ultima domanda. Negli albi della Sergio Bonelli non esiste la continuity, sappiamo che nella nuova serie di Nathan Never, invece, sarà introdotta; cosa ne pensi da lettore più che come disegnatore?

C.C.: Sono convinto che sia la formula migliore per attirare il pubblico, lo stesso meccanismo alla “soap-opera” tanto per intenderci, che ha fatto la fortuna dei fumetti statunitensi e di alcune serie in, particolare, dove più fitto era l’intreccio degli avvenimenti (vedi X-Men, New-Mutants, X-Factor ecc.). Come lettore, quindi, penso sia una scelta più che indovinata.

A questo punto Claudio ci ha dedicato un disegno di Nathan a suggello di questo piacevole incontro; a lui ed al trio dei Sardi va il nostro ‘in bocca al lupo’. Qualche mese dopo abbiamo contattato Claudio e su gentile nostra richiesta ha disegnato la COVER di questo numero, ancora grazie.

Il disegno orginale poi diventato ala Copertina del n. 2 della fazine Fumettomania

L’INTERO NUMERO DUE DI FUMETTOMANIA

Copertina del n. 2 della fazine Fumettomania, disegni di Claudio Castellini, colori di Giuseppe Orlando
Fumettomania #2 – Aprile 1991

LO POTETE VISUALIZZARE E SCARICARE DAL SITO DALL’APP HyperComix


NOTE EXTRA

DALL’ARCHIVIO DI QUESTO WEB MAGAZINE

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